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De avaritia, Poggio Bracciolini

Carla Borrometi

Created on October 4, 2023

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Transcript

DE AVARIZIA - POGGIO BRACCIOLINI

AUTORE

RIASSUNTO

TEMI

Analisi dei 5 temi principali da evidenziare nell'estratto

Estratto del libro De Avaritia, 1429

Poggio Bracciolini, uno dei più grandi umanisti e storici dell'epoca

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L'AVARIZIA

VISIONE MEDIEVALE

VISIONE UMANISTICA

L'avarizia, il desiderio smodato di possedere ricchezze

La cultura Medievale, Dante Alighieri

La cultura Umanistica, Poggio Bracciolini

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Poggio Bracciolini, ormai portavoce di una visione laica (ma non necessariamente avversa alla religione), caratterizzante della cultura umanistica, considera il desiderio di arricchirsi una naturale disposizione dell'uomo, espressione della sua "virtù", intesa come tendenza ad affermare le qualità, l'eccellenza dell'individuo, a produrre opere d'arte, a rendere più vigorose le città. All'ideale di povertà medievale si contrappone nel periodo umanistico la valorizzazione di una vita agiata e raffinata, resa piacevole dalla ricchezza, dal lusso, dalle bellezze artistiche.

Nell’estratto del dialogo De avaritia, composto nel 1429, Poggio Bracciolini introduce, attraverso la conversazione di quattro personaggi, il tema dell'avarizia, ovvero del desiderio smodato di possedere ricchezze, affermando che tutti i desideri, essendo naturali, devono essere valorizzati e considerati positivi e benevoli. Bracciolini considera il desiderio di arricchirsi necessario e lo rende quasi un valore. Esso è motore della vita lavorativa e sociale e individuale e importante mezzo per lo splendore cittadino.

1. Riflessione sull’avarizia 2. Critica alla chiesa umanistica 3. Riflessione sul godimento della bellezza 4. Messa in discussione delle autorità classiche 5. Esaltazione della vita attiva

Uno dei quattro personaggi si rivolge ad un altro interlocutore e afferma che sant’Agostino, nel suo “Sul libero arbitrio”, sosteneva che l’avarizia consisteva nel desiderare più del necessario. Egli afferma che se ciò fosse vero, l’avarizia sarebbe naturale, poiché tutti i desideri derivano dall'influenza della natura. Egli suggerisce quindi all’interlocutore di chiedere a chiunque incontrasse cosa desiderasse davvero e che sarebbe stato raro trovare qualcuno di puro. Sostiene inoltre che i frati degli ordini mendicanti siano degli ipocriti e degli imbroglioni, poiché predicano il principio della povertà e del disprezzo dei beni, anche se, senza far molto, si arricchiscono a spese dei cittadini. Se tutti facessero solo il necessario, l’unico lavoro contemplabile sarebbe la coltivazione dei campi, poiché basta al sostentamento minimo di una famiglia. Tuttavia, ciò genererebbe una confusione generale, poiché nessuno sarebbe più generoso e benevolo, non potendo offrire all’altro niente. Anche la bellezza e il vigore delle città ne risentirebbero. Stando quindi al pensiero di sant’Agostino, le città sono tutte formate da uomini avari e tentare di cacciare l’avarizia vorrebbe dire raderle al suolo.

La cultura medievale condannava il desiderio di ricchezza e celebrava l’ideale di povertà (come possesso del necessario). Nel primo Trecento, Dante aveva incarnato nella lupa, una delle tre fiere, quello che considerava il più pericoloso tra i peccati capitali, l’avidità, in quanto radice di tutti i mali della società sul piano morale, politico e religioso.

Giovanni Francesco Poggio Bracciolini, nome umanistico di Poggius Florentinus, è stato uno dei più brillanti umanisti dell'epoca. È ricordato per aver rimesso in circolazione, sottraendoli a secoli di oblio, diversi capolavori della letteratura latina, tra cui il De rerum natura di Lucrezio, l'Institutio oratoria di Quintiliano e le Silvae di Stazio. In conseguenza dei suoi incarichi nella Curia romana, Poggio ebbe l'opportunità di effettuare molte ricerche nelle biblioteche dei monasteri delle aree vicine a Costanza, nelle quali riscoprì molte opere dell'antichità. In Germania si sapeva che le abbazie e i conventi contenevano opere latine, ma nessuno le aveva trascritte né diffuse.