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MACHIAVELLI ITALIANO
Silvia Sardella
Created on October 3, 2023
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Transcript
Machiavelli
IL PRINCIPE
Capitolo XVI
De liberalitate et parsimonia.
Introduzione
Nel XVI capitolo Machiavelli tratta della liberalità e della parsimonia. La liberalità, traducibile anche con generosità, se usata in modo appariscente è dannossa, perchè sebbene all’inizio fa avere una buona fama, finiti i soldi ci sarà la necessità di alzare le tasse, e il principe verrà disprezzato da tutti. Mentre, un principe non deve temere di essere visto come misero perchè grazie alla sua parsimonia riuscirà a difendersi dalle guerre con i suoi soldi. Machiavelli qui fa degli esempi quali papa Giulio II, l'attuale re della Francia, Luigi XII, e l'attuale re di Spagna, Ferdinando. Tuttavia vi è anche un momento nel quale bisogna essere liberali, ovvero quando ci si impadronisce d bene altrui come fecero Ciro e Cesare. Alla fine del capitolo Machivelli considera che è più saggio farsi considerare avaro, attirandosi cattiva fama, ma non odio; piuttosto che voler essere considerato generoso e diventar rapace attirandosi, oltre alla cattiva fama, anche l’odio.
Nel capitolo Machiavelli analizza la liberalità e la parsimonia in qualità di virtù che un principe deve possedere. In particolare un principe deve non essere troppo generoso perchè rischerebbe di divenntare povero e ciò lo costringerebbe a chiedere tasse più alte ai suoi cittadini. E' preferibile quindi che un principe abbia parsimonia con la gestione del so denaro perchè quello è l'unico modo nel quale può mantere il potere sul suo principato.
Analisi
Il capitolo è suddiviso in cinque sequenze:
- Tesi: la liberalità è dannosa quindi un principe dovrebbe essere parsimonioso
2.
Argomentazioni a favore della tesi: un principe parsimonioso riesce a difendersi dalle guerre con i suoi fondi.
3.
Argomentazioni a favore della tesi con esempi: Vengono presi come esempi papa Giulio II, Luigi XII e Ferdinando il Cattolico.
4.
Antitesi e confutazione dell'antitesi: Machiavelli confuta l'antitesi che sostiene che alcuni principi considerati liberali avessero fatto grandi cose sostenendo che tali principi poterono essere considerati tali solo per aver speso il denaro non loro e dei loro sudditi.
Conclusione: E' meglio essere parsimoniosi ma non odiati che voler essere liberali arrivando poi a essere odiati.
5.
Per tanto è più sapienzia tenersi el nome del misero, che partorisce una infamia sanza odio, che, per volere el nome del liberale, essere necessitato incorrere nel nome di rapace, che partorisce una infamia con odio.
E se alcuno dicessi Cesare con la liberalità pervenne allo imperio, e molti altri, per essere stati et essere tenuti liberali, sono venuti a gradi grandissimi; rispondo: o tu se principe fatto, o tu se in via di acquistarlo: nel primo caso, questa liberalità è dannosa; nel secondo, è bene necessario essere tenuto liberale. E Cesare era uno di quelli che voleva pervenire al principato di Roma; ma, se, poi che vi fu venuto, fussi sopravvissuto, e non si fussi temperato da quelle spese, arebbe destrutto quello imperio. E se alcuno replicassi: molti sono stati principi, e con li eserciti hanno fatto gran cose, che sono stati tenuti liberalissimi, ti respondo: o el principe spende del suo e de' sua sudditi, o di quello d'altri; nel primo caso, debbe essere parco; nell'altro, non debbe lasciare indrieto parte alcuna di liberalità. E quel principe che va con li eserciti, che si pasce di prede, di sacchi e di taglie, maneggia quel di altri, li è necessaria questa liberalità; altrimenti non sarebbe seguíto da soldati. E di quello che non è tuo, o di sudditi tua, si può essere più largo donatore: come fu Ciro, Cesare et Alessandro; perché lo spendere quello d'altri non ti toglie reputazione, ma te ne aggiugne; solamente lo spendere el tuo è quello che ti nuoce. E non ci è cosa che consumi se stessa quanto la liberalità: la quale mentre che tu usi, perdi la facultà di usarla; e diventi, o povero e contennendo, o, per fuggire la povertà, rapace et odioso. Et intra tutte le cose di che uno principe si debbe guardare, è lo essere contennendo et odioso; e la liberalità all'una e l'altra cosa ti conduce.
Machiavelli, in questa sezione, confuta la tesi che sostiene che vi furono anche dei principi liberali che ebbero fatto grandi cose. Presenta due tipi di principi, quello che già lo è, per il quale la liberalità è dannosa, e quello che lo deve diventare per il quale la munificenza diventa necessaria, come Cesare. Inoltre, aggiunge che un principe deve essere liberale solo se spende il denaro altrui, come furono Ciro, Cesare e Alessandro, e nel caso contrario deve essere parsimonioso. Questo perchè la liberalità porta alla povertà e al venire odiati e non vi è di peggio per un principe.
Uno principe, adunque, non potendo usare questa virtù del liberale sanza suo danno, in modo che la sia conosciuta, debbe, s’elli è prudente, non si curare del nome del misero: perché col tempo sarà tenuto sempre più liberale, veggendo che con la sua parsimonia le sua intrate li bastano, può defendersi da chi li fa guerra, può fare imprese sanza gravare e' populi; talmente che viene a usare liberalità a tutti quelli a chi non toglie, che sono infiniti, e miseria a tutti coloro a chi non dà, che sono pochi.
Cominciandomi, adunque alle Prime soprascritte qualità dico come sarebbe bene essere tenuto liberale: non di manco, la liberalità, usata in modo che tu sia tenuto, ti offende; perché se ella si usa virtuosamente e come la si debba usare, la non fia conosciuta, e non ti cascherà l'infamia del suo contrario. E però, a volersi mantenere infra li uomini el nome del liberale, è necessario non lasciare indrieto alcuna qualità di suntuosità; talmente che, sempre uno principe cosi fatto consumerà in simili opere tutte le sue facultà; e sarà necessitato alla fine, se si vorrà mantenere el nome del liberale, gravare e' populi estraordinariamente et essere fiscale, e fare tutte quelle cose che si possono fare per avere danari. Il che comincerà a farlo odioso con sudditi, e poco stimare da nessuno, diventando povero; in modo che, con questa sua liberalità avendo offeso li assai e premiato e’ pochi, sente ogni primo disagio, e periclita in qualunque primo periculo: il che conoscendo lui, e volendosene ritrarre, incorre subito nella iniania del misero.
Immaginazione Verità effettuale
Ne nostri tempi noi non abbiamo veduto fare gran cose se non a quelli che sono stati tenuti miseri; li altri essere spenti. Papa Iulio II, come si fu servito del nome del liberale per aggiugnere al papato, non pensò poi a mantenerselo, per potere fare guerra. El re di Francia presente ha fatto tante guerre sanza porre uno dazio estraordinario a' sua, solum perché alle superflue spese ha sumministrato la lunga parsimonia sua. El re di Spagna presente, se fussi tenuto liberale, non arebbe fatto né vinto tante imprese.Per tanto, uno principe debbe esistimare poco, per non avere a rubare e' sudditi, per potere defendersi, per non diventare povero e contennendo, per non essere forzato di diventare rapace, di incorrere nel nome del misero; perché questo è uno di quelli vizi che lo fanno regnare
Tutti gli esempi riportati da Machiavelli sono di persone che usarono la loro parsimonia a loro vantaggio facendo così grandi cose. Papa Giulio II, mantiene il nome di liberale, e quindi generoso, solo fino al momento del bisogno, ovvero solo per diventare papa, dopodichè non pensò di mantenerlo per fare guerra. Il re di Francia, Lugi XII, non ebbe mai il bisogno di aumentare le tasse per far guerra grazie alla sua lunga parsimonia. Il re di Spagna, Ferdinando il Cattolico, non avrebbe vinto tante imprese se fosse stato liberale.