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De Avaritia di Poggio Bracciolini
Luca
Created on October 3, 2023
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Transcript
Poggio Bracciolini
De Avaritia
Il desiderio di arricchirsi non è da colpevolizzare, perchè è naturale
In questo testo di Poggio Bracciolini l’autore parla dell’avarizia tramite la conversazione di quattro personaggi, l’avarizia non è più vista come un peccato ma come una virtù dell’uomo. Uno dei personaggi sostiene che, grazie anche alle parole di Sant’Agostino nell’opera “sul libero arbitrio”, tutti gli esseri umani nascono avari in quanto non può esistere nessuno che non desideri più del necessario ma se fossero tutti in questo modo non esisterebbero le città, le arti, le nuove invenzioni poiché nessuno sperimenterebbe per uscire fuori dagli schemi desiderano qualcosa di più di quello che già ha. Nel testo si fa anche riferimento ai frati degli ordini mendicanti assoggettandoli come degli “ipocriti buffoni” dato che predicano agli altri la povertà ed il disprezzo dei beni mentre loro guadagnano tanto procurandosi da vivere senza fatica.
Analisi
L'esaltazione della vita attiva
L'avarizia nel medioevo
L'avarizia come valore
Medietas e mediocritas
All’ideale di povertà teorizzato nel medioevo si contrappone nel rinascimento la ricerca di una vita agiata e lussuosa, infatti i beni materiali non venivano ripudiati, in quanto contribuivano al benessere del mondo. Ciò nonostante non erano promossi gli eccessi, in ogni caso sbagliati perché in disaccordo con i valori della medietas e della mediocritas, cioè l’equilibrio.
Tuttavia Bracciolini, portavoce di una visione laica, considera il desiderio di arricchirsi una caratteristica intrinseca dell’uomo e in quanto naturale e concernente l’uomo, analizzato sotto tutti i suoi diversi punti di vista, non doveva essere soppressa, ma anzi valorizzata e intesa come espressione della virtù.
Un altro tema fondamentale del testo è l’esaltazione della vita attiva, utile al popolo. Si tratta di un topos molto preso in considerazione tra gli umanisti, per questo motivo Bracciolini attacca aspramente i frati degli ordini dei mendicanti, che valorizzando la povertà, vanno contro l’ordine delle cose in natura.
L'avarizia può essere intesa come il desiderio smodato di possedere averi e ricchezze, intesa secondo la concezione dantesca come la più pericolosa tra le disposizioni peccaminose ed incarnata nella sua opera più famosa, la Divina commedia, nella figura della lupa magrissima, minacciosa e feroce che tormenta e terrorizza Virgilio.