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LUCREZIO

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Created on September 27, 2023

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Transcript

Taedium

LUCREZIO

Taedium vitae 〈tèdium vìte〉 locuz. lat. (propr. «mal di vivere»)

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De rerum natura, III

L'inquietudine dell'uomo

L'uomo è inquieto perché non conosce se stesso e ad allontanarlo dalla consapevolezza sono vane preoccupazioni.

[...] iam rebus quisque relictis naturam primum studeat cognoscere rerum, temporis aeterni quoniam, non unius horae, ambigitur status, in quo sit mortalibus omnis aetas, post mortem quae restat cumque, manenda.

De rerum natura, III, 1071-1075

L'inquietudine dell'uomo

la morte e le leggi naturali

[...] ciascuno, messo da parte ogni pensiero, si impegnerebbe innanzitutto a conoscere la natura, giacché delle condizioni dell'eternità si discute, non di un'ora, nella quale debbano trascorrere i mortali tutto ciò che rimane dopo la morte.

  • L'uomo è perennemente inquieto poiché non è consapevole del proprio destino, ovvero non sa cosa lo aspetta dopo la morte.
  • Come Epicuro, Lucrezio ritiene che non ci sia motivo di essere preoccupato della morte.
  • E che questa preoccupazione ostacoli il raggiungimento della felicità poichè distrae da ciò che è davvero importante per l'uomo.
  • Ovvero la conoscenza della natura e delle sue leggi.

De rerum natura, III, 1071-1075

Decadenza morale e naturale

LA morte dell'universo

LA vita degli uomini primitivi

E ormai appunto la nostra età è spossata, e la terra, sfinita dal partorire, a stento genera piccoli animali, essa che tutte le stirpi generò [...] Triste anche il coltivatore della vigna vecchia e avvizita accusa il corso del tempo e maledice la propria epoca, e brontola che gli uomini d'una volta pieni di pietà, molto facilmente durarono in vita entro angusti confini, benché per ciascuno allora la parte di terra fosse minore.

Ma la razza umana che visse allora nei campi fu molto più dura come doveva essere una stirpe creata dalla dura terra, costrutta dentro l'ossa più grandi e più salde, [...] non facile ad esser domata dall'arsura e dal gelo, né da insolito cibo né da malore del corpo. Ciò che davano loro il sole e le piogge, quanto la terra spontaneamente creava, era dono bastante a placare il loro animo.

De rerum natura, V, 925-930, 938-939.

De rereum natura, II, 1150-1151, 1168-1172

E non afferra che tutte le cose a poco a poco si consumano e, fiaccate dal lungo corso dell'età, vanno alla tomba.

De rerum natura, II, 1173-1174

La legge della natura

tutto nasce e tutto muore

Greci:concezione ciclica del mondo e del tempo; sofferenza dell'uomo, condannato per natura a morire e veder morire tutto ciò che lo circonda.

Questo è un paragrafo pronto a contenere creatività, esperienze e storie geniali.

οὐροβόρος

"serpente che si morde la coda" οὐρά (coda) e -βόρος (che morde)

L'inquietudine dell'uomo

TAEDIUM, IL VIVERE MALE

Così ciascuno cerca di sfuggire a se stesso, ma al se stesso al quale, come succede, non si può - è ovvio - sfuggire, con maggiore sofferenza s'attacca e lo odia [...]

  • Conoscere le leggi della natura equivale a conoscere se stessi.
  • L'uomo, distratto da insignificanti valori che ricerca all'esterno, sfugge dal suo essere rimanendone ignorante.
  • Di fatto quando l'uomo fugge è perchè teme l'ignoto.
  • È quindi l'inconsapevolezza del proprio essere a rendere gli uomini perennemente insoddisfatti e a spingerli a concepire odio verso se stessi.

+info

De rerum natura, III, 1068-1069

Io quando scopro chi sono

Valori insignificanti

Nell'antichita'

ai GIORNI NOSTRI

  • Abbigliamento;
  • Importanza del parere altrui;
  • La popolarità;
  • I social.

MOS MAIORUM

  • Religione;
  • Valore militare (morte gloriosa);
  • Perseveranza della ricchezza;
  • Morte e dolore.

«La libertà consiste nell’essere padroni della propria vita e nel curarsi poco delle ricchezze»

Platone, Repubblica

“Dei beni ai quali non è mai venuto in mente a un uomo di aspirare, egli non sente la mancanza.”

Arthur Schopenhauer

"Conosci te stesso"

Anna Federico, Arianna Grandi, Ester Meka

Hoc se quisque modo fugit, at quem scilicet, ut fit, effugere haut potis est, ingratius haeret et odit.

De rerum natura, III, 1068-1069