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Il settecento

Francesca Armenante

Created on September 26, 2023

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Transcript

Il settecento

L'ottocento

Il novecento

Il settecento

Palazzina di caccia di Stupinigi

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Reggia di Caserta

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Il ritorno del Bucintoro al molo davanti a Palazzo Ducale

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Capriccio con porticciolo rosso presso una città turrita

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Antonio Canova

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Dedalo e Icaro

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Paolina come Venere Vincitrice

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Amore e Psiche

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Jacques-Louis David

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Il giuramento degli Orazi

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La morte di Marat

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Bonaparte valica il Gran San Bernardo

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L'Ottocento

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Il Romanticismo

L'Impressionismo

L'architettura in ferro e vetro

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Il Romanticismo

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Caspar David Friedrich

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Abbazia del querceto

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Croce in montagna

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Il mare di ghiaccio

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Viandante sul mare di nebbia

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Francisco Goya

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La famiglia di Carlo IV

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Il parasole

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Saturno divora i suoi figli

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Fucilazione del 3 maggio 1808

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Francesco Hayez

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Il bacio

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Théodore Géricault

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La zattera della Medusa

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Gli alienati

L’alienato con la monomania del furto

L’alienata con la monomania del gioco

L’alienato con la monomania del rapimento di bambini

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L’alienato con la monomania del comando militare

L’alienata con la monomania dell’invidia

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Eugène Delacroix

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La libertà che guida il popolo

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L'Impressionismo

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La Grenouillère

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Impressione, sole nascente

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Claude Monet

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Ninfee, riflessi verdi

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La cattedrale di Rouen

Effetto sole,tramonto

In pieno sole

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Pierre-Auguste Renoir

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Ballo al Moulin de la Galette

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Vincent van Gogh

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I mangiatori di patate

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Dodici girasoli in un vaso

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La camera da letto ad Arles

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Notte Stellata

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Gustav Klimt

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Il bacio

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L'architettura in ferro e vetro

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Crystal Palace

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Tour Eiffel

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Palazzo della Secessione

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Il Novecento

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L'Espressionismo

Il Cubismo

Il Futurismo

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L' Astrattismo

L'Espressionismo

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Autoritratto tra le maschere

James Ensor

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L'urlo

Edvard Munch

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Marzella

Ernest Ludwig Kirchner

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Autoritratto con mano sulla guancia

Egon Schiele

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Pablo Picasso

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Il periodo blu: Vecchio cieco e ragazzo

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Periodo rosa: Famiglia di acrobati con scimmia

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Il periodo africano: Les demoiselles d'Avignon

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Il Cubismo

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Case all'Estaque

Casetta in giardino

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Cubismo

Cubismo sintetico

Cubismo analitico

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Ritratto di Ambroise Vollard

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Bicchiere e bottiglia di Suze

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Ritratto di Olga in poltrona

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Guernica

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Il Futurismo

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Rissa in galleria

Umberto Boccioni

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Giacomo Balla

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Lampada ad arco

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Ragazza che corre sul balcone

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Umberto Boccioni

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Gli stati d'animo II Gli addii

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Forme uniche della continuità nello spazio

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La carica dei lancieri

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L'Astrattismo

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Vaisilij Kandinskij

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Senza titolo ( primo acquerello astratto)

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Vienna

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Vienna

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Vienna

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Vienna

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Vienna

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Vienna

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Vienna

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Vienna

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Vienna

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A mezzogiorno
Effetti di luce mattutina
Primo sole

La sua vita è stata afflitta da un malessere psichico non definito con certezza; quel che è certo è che l’artista soffrisse di attacchi di panico e allucinazioni alle quali reagiva con atti di violenza e tentativi di suicidio, seguiti da uno stato di torpore. Il tutto era aggravato dall’alcool. Van Gogh era infatti un amante dell’assenzio. Vincent aveva un fratello, Theo, che per anni lo sostenne economicamente motivato dallo stretto rapporto fra i due (tale legame è testimoniato dalle oltre 600 lettere che Vincent inviò al fratello). Nel 1888 van Gogh si trasferì ad Arles, nel sud della Francia per vivere con il pittore Gauguin, amico di Theo. A causa dell’instabilità emotiva di van Gogh le liti fra i due erano frequenti. Pare che, dopo una discussione avvenuta nella casa di Arles, l’artista olandese inseguì l’amico in strada con un rasoio minacciando di aggredirlo. La loro relazione tuttavia degenerò del tutto quando una sera, ubriaco e in preda alla rabbia, Vincent scagliò un pesante bicchiere contro l’amico. Probabilmente la causa del litigio fu Rachele, una prostituta che lavorava in un bordello frequentato dall’amico Gauguin, di cui Vincent era innamorato. Quel giorno Gauguin decise di lasciare Arles. Uno degli episodi più famosi della vita di van Gogh è proprio legato a Rachele: nel 1889, Vincent in preda alle allucinazioni e folle di gelosia si mozzò con un rasoio metà dell’orecchio sinistro e lo spedì a Rachele, come pegno di amore. Qualche giorno dopo Vincent si ritrasse con una vistosa fasciatura a coprire l’orecchio mutilato. Si dice che la morte di van Gogh sia avvenuta per sua volontà, suicidandosi con un colpo di rivoltella a soli 37 anni. C’è però chi sostiene che non si sia trattato di un suicidio ma di un incidente, legato all’abitudine che aveva Van Gogh di passeggiare di notte nei campi di grano. L’ipotesi è che l’artista possa essere stato ferito da uno di quei proiettili, per poi trascinarsi, ferito e sanguinante, nella sua camera. La comunità accademica tuttavia non ha accolto questa ipotesi.

Secondo il mito, Minosse per punizione rinchiuse Dedalo e suo figlio all’interno del Labirinto da lui stesso progettato. L’unico modo per uscire era evadere volando: così il saggio uomo costruì delle ali di cera, raccomandando al figlio di non volare troppo vicino al sole. Ma il giovane ingenuo, un po’ temerario, disobbedì e il calore del sole sciolse le creazioni. Icaro così cadde in mare, trovando la morte.

Al Museo dell'Orangerie sono custodite otto composizioni delle grandi Nymphéas [Ninfee]di Monet realizzate a partire da diversi pannelli assemblati tra di loro.

Il giuramento degli Orazi racconta la vicenda leggendaria dei tre fratelli romani Orazi avvenuta durante il regno di Tullio Ostilio. Tra loro e i tre fratelli Curiazi di Albalonga si verificò uno scontro armato per decidere le sorti della guerra. I fratelli Curiazi morirono mentre sopravvisse un Orazio che determinò la vittoria di Roma. Jacques-Louis David raffigurò il momento nel quale gli Orazi giurano al padre di combattere fino alla loro morte sacrificando la vita per Roma. L’artista prese in prestito la leggenda per esaltare l’impegno politico ed eroico del singolo a favore del bene comune. Sentimenti, questi, che saranno determinanti durante la rivoluzione che scoppierà in Francia pochi anni dopo.

È il famigerato pomo della discordia, che secondo Omero diede origine alla guerra di Troia. Secondo il mito Minerva, Venere e Diana si contendevano il primato della bellezza. L’uomo più bello della terra, il principe troiano Paride, fu chiamato a risolvere la controversia assegnando alla prescelta una mela. Il favore di Paride andò alla dea dell’amore, scatenando le ire delle altre e il conflitto più celebrato del mondo antico.

Monet acquista una proprietà a Giverny dove inizia importanti lavori per costruire lo stagno dove pianterà le ninfee. Esso e la vegetazione diventeranno il luogo dei suoi studi sulla luce e sui riflessi

Inizia così la leggenda che narra la storia di Amore e Psiche. Psiche era bellissima, la sua grazia e il suo splendore erano tali da attirare le invidie di Venere (Dea della bellezza) che, per vendicarsi, decise di chiedere aiuto a suo figlio Amore (Cupido). L’invidiosa dea chiese a suo figlio di colpire Psiche con una delle sue infallibili frecce e di farla innamorare dell’uomo più brutto della terra. Amore accettò ma, una volta arrivato di fronte alla fanciulla, rimase così incantato dalla sua bellezza da distrarsi al punto che una delle sue frecce lo colpì, facendolo innamorare perdutamente della splendida fanciulla.

Per vivere il suo amore “mortale” il Dio, di nascosto dalla madre, portò Psiche nel suo palazzo senza rivelarle la sua identità. Ogni sera, al calar del sole, Amore andava dalla fanciulla e, senza mai mostrarle il volto, i due vivevano intensi momenti di passione. La giovane principessa aveva accettato il compromesso ma, si sa, la curiosità è donna e una notte, mentre Amore dormiva, Psiche si avvicinò al suo volto con una lampada restando folgorata dalla bellezza del suo amante. Mentre ammirava il profilo di Amore, però, una goccia d’olio della lampada cadde accidentalmente sul giovane che, risvegliatosi, scappò via abbandonando la fanciulla.

Quando Venere venne a sapere dell’accaduto scatenò la sua ira su Psiche che, per punizione, venne sottoposta dalla Dea a difficili prove. La principessa superò brillantemente le prove, anche grazie all’aiuto di vari esseri divini, e questo fece ancora più infuriare Venere che le pose un’ultima prova: discendere negli inferi e chiedere alla dea Prosepina un po’ della sua bellezza. Come ordinatole dalla Dea, Psiche si recò negli inferi ma, stavolta, fallì.

Nonostante le fosse stato ordinato di non aprire l’ampolla donatale da Prosepina la fanciulla, incuriosita, aprì il l’ampolla dalla quale uscì una nuvola che fece cadere Psiche in un sonno profondissimo. Intanto Amore, preso dalla nostalgia, andò alla ricerca della sua amata e, quando la trovò, la risvegliò. Per non rischiare di perderla di nuovo Amore condusse Psiche sull’Olimpo dove, grazie all’appoggio e all’aiuto di Giove, la giovane principessa, dopo aver bevuto dell’ambrosia, divenne una dea. La leggenda si conclude con il matrimonio dei due innamorati e la nascita di una bellissima bambina che prese il nome di Voluttà.

Il dipinto rappresenta un momento degli avvenimenti successivi al naufragio della fregata francese Méduse, avvenuto il 2 luglio 1816 davanti alle coste dell'attuale Mauritania, a causa di negligenze e decisioni affrettate da parte del comandante Hugues Duroy de Chaumareys che, oltre a non navigare da circa venticinque anni, non aveva una buona conoscenza di quelle acque, cosa che portò la fregata ad incagliarsi sul fondale sabbioso. Oltre 250 persone si salvarono grazie alle scialuppe, le rimanenti 150, la ciurma, dovettero essere imbarcate su una zattera di fortuna, lunga 20 metri e larga 7, e di queste soltanto 15 fecero ritorno a casa.

Si intravede la nave della salvezza

"Può essere stato dipinto solo da un pazzo"

Saturno, secondo il mito, per paura di essere sostituito dai figli iniziò a divorarli uno ad uno. Intanto, la moglie riuscì a salvare Zeus, il sestogenito e lo nascose sull’isola di Creta. Qui Zeus crebbe, nutrito dalla ninfa Adrastea con il latte della capra Amaltea, e diventato adulto affrontò il padre, lo obbligò a restituire i figli ingoiati e lo spodestò dal trono, diventando il signore supremo di tutti gli dei. Goya dipinse con grande efficacia la ferocia e la crudeltà di Saturno che, infatti viene rappresentato nel buio simile a un mostro. Il volto del dio è stravolto dall’ossessione e nonostante la vittima sia uno dei figli ne dilania il piccolo corpo.

Vasilij Kandinskij creò il proprio linguaggio scrivendo saggi sulla sua poetica creativa. Famoso il suo testo intitolato “Punto linea e superficie “.