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I NUOVI GENERI ARTISTICI DEL 600
Angelica NanniZucchini
Created on September 25, 2023
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Transcript
I nuovi generi artistici del 600
I NUOVI GENERI DEL 600
Angelica Nanni Zucchini, 3H
Author: Name Surname Advisor: Name Surname
Final Project
Date
Contesto storico
Il Seicento è il secolo della crisi, caratterizzata innanzitutto dalla perdita della visione antropocentrica propria dell’età umanistico-rinascimentale, ossia della fiducia nelle potenzialità dell’uomo di dominare la natura e l’universo e di essere artefice del proprio destino. Con l’affermarsi del modello eliocentrico, che soppianta quello geocentrico, l’uomo del Seicento scopre di non essere più al centro dell’universo e di non avere pertanto dei saldi punti di riferimento.
In secondo luogo, la dilatazione dei confini geografici del mondo, dopo la scoperta dell’America e lo spostamento conseguente del baricentro economico dal Mediterraneo all’Atlantico, determinano la decadenza economica dell’Italia, l’emergere di nuove potenze commerciali e coloniali (Paesi Bassi e Inghilterra) e la crisi della centralità dell’Europa.
Il Seicento è infine segnato dalle sanguinose guerre di religione, dalla Guerra dei Trent’anni, dalle epidemie di peste e dalle crisi economiche. Di qui il senso di profondo smarrimento, di insicurezza, di instabilità del reale, delle ingannevoli apparenze e di transitorietà del tutto che caratterizza questo secolo.
Inoltre, con il Seicento, vengono meno anche i tradizionali punti di riferimento politici e religiosi; la composizione dell’Europa, rispetto ai secoli precedenti, è caratterizzata da una diffusa frammentazione sia politica che religiosa. Nel Seicento trova compimento, infatti, il processo inarrestabile di crisi che aveva investito le due istituzioni cardine del Medioevo, la Chiesa e l’Impero. All’unica chiesa cattolica si sono affiancate numerose chiese riformate (luterana, calvinista ecc.) e all’impero numerosi stati nazionali, più o meno estesi.
Il progresso scientifico: le importanti personalità del 600
ISAAC NEWTON1642-1727
CARTESIO 1596-1650
GALILEO GALILEI1564-1642
KEPLERO 1571-1630
Parlando del 600 sorge spontaneo menzionare anche il progresso scientifico. Gli scienziati del 600 iniziarono, istruiti dal metodo di Galilei, a verificare le ipotesi con esperimenti scientifici: l'osservazione empirica conduceva a formulare ipotesi spontanee che solo un'analisi accurata del fenomeno poteva confermare e chiarire o contraddire. Questo metodo è ancora oggi alla base della nostra scienza. Questo nuovo modo di vedere le cose e un approccio generale alla realtà sempre più scientifico condizionarono anche la produzione artistica dell'epoca.
Il mondo dell'arte
Nonostante il 600 sia stato un secolo problematico, non si esaurisce in questo l’identità di un’epoca che è, al contempo, di grande ricchezza e complessità e che vede emergere alcune caratteristiche di quella che siamo soliti chiamare “modernità”: il Seicento è il secolo del razionalismo, della rivoluzione scientifica (favorita da importanti studiosi di scienza come quelli elencati nella pagina precedente) e del Barocco. Per quanto riguarda l'arte è anche il secolo in cui si affermano, come generi del tutto autonomi, nuovi ambiti pittorici: la natura morta, la pittura di paesaggio e quella della scena di genere.
LA SCENA DI GENERE
NATURA MORTA
IL PAESAGGIO
La natura morta
La natura morta è un tipo di rappresentazione pittorica che rappresenta esclusivamente oggetti inanimati (frutta, fiori, crostacei, pesci e selvaggina morta, libri, strumenti musicali e oggetti di vario tipo), collocati nello spazio in una forma indipendente dalla logica del racconto. Nel 600 vanno delineandosi due correnti artistiche molto diverse tra loro: il classicismo, corrente che tende a una concezione universale e immutabile della bellezza ideale, ispirandosi ai grandi modelli del passato, e il realismo, corrente che si pone l'obbiettivo di rappresentare la realtà indagandola nella sua normalità, fino agli aspetti più banali o drammatici. La natura morta ha origini realiste. Questo genere è infatti legato alla realtà piuttosto che ai grandi modelli e temi del passato, sacri o mitologici. La natura morta è la rappresentazione esclusiva degli oggetti, senza la presenza umana. Oggetti che però talvolta sono tramiti di significati simbolici.
Pieter van Boucle, Natura morta, prima metà del XVII sec.
Francisco de Zurbarán, Natura morta con limoni, arance e una rosa, 1633, olio su tela, Museo Norton Simon, Pasadena
Le origini
Quadri raffiguranti nature morte sono sempre esistiti ma, in epoca moderna, questo genere si diffonde e diventa autonomo: la natura morta non è più solo parte del quadro o elemento subordinato alla scena narrativa, ma diventa protagonista. Le sue origini si rintracciano nella pittura fiamminga del 500, tipo di arte molto dedito ai particolari, e nel 600 si diffonde in tutta Europa. I maggiori produttori di natura morta li troviamo nei Paesi Bassi, ma anche altri paesi hanno apportato il loro contributo per la diffusione di questo genere di pittura: la Spagna con i caratteristici bodegònes (termine utilizzato per indicare la rappresentazione di interni di cucine con vivande e utensili), ma anche la Francia e l'Italia.
Articolo sul bodegòn, la natura morta spagnola
Felipe Ramírez, Natura morta con cardi, 1628, Museo del Prado, Madrid, Spagna
Juan Sanchez Cotan, Bodegon, olio su tela, 1602
La denominazione
Il termine "natura morta" nacque nel 700 e in origine il suo significato era spregiativo, conrapposto alla "natura vivente" delle opere a soggetto narrativo, uniche degne di rappresentare la "grande" pittura, in senso accademico. Nella terminologia secentesca delle botteghe transalpine invece, questo genere veniva indicato tramite l'espressione olandese "still-leven", in tedesco stilleben e in inglese still-life, letteralmente "vita senza moto, vita silenziosa". Anche se una "natura morta" era presente anche nell'antichità, l'origine storica del termine impone di attenersi il più possibile a una precisa circoscrizione sei-secentesca del fenomeno, con radici nel secondo Cinquecento e con una ripresa dalla metà dell'Ottocento.
Francisco de Zurbaran, Natura morta, 1650
Rembrandt Harmenszoon van Rijn, Bue macellato, 1655, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi
La simbologia
I quadri di natura morta spesso non erano solo a scopo decorativo, ma nascondevano un profondo significato simbolico.
La tavola ricca di cibo, magari in parte consumato, è un augurio di abbondanza.
I fiori e i vasi, perfetti ma fragili, alludono alla transitorietà della bellezza.
Jan Bruegel il Vecchio, Vaso di fiori con gioiello, monete e conchiglie, 1605
Abraham van Beyeren, Natura morta con un vaso da vino d'argento e un ritratto riflesso dell'artista, 1657
Gli strumenti musicali impolverati ricordano quanto le passioni e i divertimenti siano passeggeri.
Evaristo Baschenis, Natura morta con strumenti musicali, 1670
La natura morta nell'Italia del 600
Caravaggio, Canestra di frutta, 1600, olio su tela, Pinacoteca Ambrosiana
Evaristo Baschenis, Natura morta con strumenti musicali, olio su tela, Accademia di Carrara, Bergamo
Maestro di Hartford, Alzatina con fichi, pesche e uva, vaso di fiori e frutta, 1600-1602 ca., olio su tela
Carlo Dolci, Vaso di fiori e bacile, 1662, Galleria degli Uffizi, Firenze
Cristoforo Munari, Allegoria delle arti, datazione incerta, olio su tela
Vanitas
La vanitas, in pittura, è una natura morta con elementi simbolici allusivi al tema della caducità della vita. Il nome deriva dalla frase biblica vanitas vanitatum et omnia vanitas, un ammonimento all'effimera condizione dell'esistenza. Questo genere pittorico ha avuto il suo massimo sviluppo nel Seicento, soprattutto in Olanda, strettamente correlato al senso di precarietà che investì il continente europeo in seguito alla guerra dei trent'anni e al dilagare delle epidemie di peste. Gli elementi caratteristici di tali composizioni possono essere: - il teschio, la candela spenta o il silenzio degli strumenti musicali, in quanto simboli di morte; - la clessidra o l'orologio, come simboli del trascorrere del tempo; - le bolle di sapone, simbolo sia della transitorietà della vita sia della transitorietà dei beni terreni; - un fiore spezzato, come un tulipano o una rosa, simbolo della vita che come quel fiore prima o poi appassirà (anche nel famoso Canestra di frutta di Caravaggio la mela bacata, oltre che indice di crudo realismo, sta ad indicare la caducità); - dipinti o manoscritti, simboli dei piaceri vani dell'uomo.
Simon Renard de Saint-André, Vanitas, circa 1650
Vanitas, Pieter Claesz, 1630, olio su tavola
Philippe de Champaigne, Natura morta con teschio, 1671, olio su pannello, Musèe de Tessè, Le Mans, Francia
La natura come simbolo della Vanitas, Abraham Mignon, 1665-1679, olio su tela
Il paesaggio
La pittura paesaggistica o pittura di paesaggio è un genere che ha come soggetto ambienti aperti, ritratti dal vero, o inventati, o idealmente ricostruiti. Se in passato il paesaggio veniva considerato lo sfondo scenografico sul quale proiettare la rappresentazione di personaggi divini o umani (come abbiamo visto nella pittura veneziana), nel XVII secolo esso diviene un genere pittorico autonomo e codificato. Questo paesaggio moderno, non subordinato ad altro soggetto, nasce a Roma, soprattutto ad opera di artisti stranieri, come ad esempio Mattheus e Paul Bril, Jan Bruegel il Giovane, Sebastiaen Vrancx e il tedesco Adam Elsheimer, ammaliati dal fascino classico della capitale e dalla luce delle sue campagne circostanti. È tradizione a questo punto distinguere due filoni fondamentali: quello del paesaggio ideale e classico, che dall’italiano Annibale Carracci porta al Domenichino e ai francesi Nicolas Poussin e Claude Lorrain, e quello del paesaggio “preromantico”, colto soprattutto nelle opere di Salvator Rosa.
Claude Lorrain, Paesaggio con Ascanio che uccide il cervo di Silvia, 1682, olio su tela, Ashmolean Museum di Oxford
Il paesaggio ideale è quello che adotta i criteri compositivi classici di equilibrio e armonia. Il paesaggio reale e naturale, dopo essere stato osservato a lungo, viene poi filtrato e rielaborato secondo un concetto di bellezza ideale, identificata nei parametri classici di ordine e di equilibrata sintesi. Figura chiave nella nascita del paesaggio ideale è il bolognese Annibale Carracci, presente a Roma dal 1595. Nelle due lunette eseguite per la cappella del palazzo Aldobrandini (soprattutto ne La fuga in Egitto) assistiamo a una composizione caratterizzata da solennità e armonia, che si distinse subito nella Roma del 600. Il paesaggio naturale viene reinventato e ricostruito idealmente, pur mantenendo una verità di visione, per la luce, il colore e gli effetti atmosferici.
Annibale Carracci, Paesaggio con la fuga in Egitto, 1602-04, Galleria Doria Pamphilij, Roma
L'origine classicista
Come abbiamo visto che la natuta morta ha origini realiste, il paesaggio del 600 ha origini classiciste. Per i classicisti, la semplice rappresentazione del "paesaggio vero", reale, deve essere subordinata al filtro dell’idea, che consiste nella capacità dell’artista di conferire perfezione a ciò che è imperfetto, ordine al caos, bellezza al deforme. Il processo di imitazione idealizzante diviene il cardine della rappresentazione artistica; il fine di quest’ultima è quello di selezionare il meglio della natura, comunicando un senso di bellezza e di delizia meglio di quanto possa fare la natura stessa.
Claude Lorrain, Paesaggio con satiri e ninfe danzanti, 1641, Museum of Art, Toledo
Claude Lorrain, Paesaggio con ninfa Egeria, 1669, Museo e Real Bosco, Capodimonte
Un importante contributo alla diffusione di questo genere è sicuramente quello di Claude Gellée, conosciuto come Claude Lorrain o Il Lorenese. Claude, nato in Francia a Champagne ma trasferitosi poi a Roma, dal 1625 dedicherà la sua intera attività alla rappresentazione della campagna romana (si narra che passasse intere giornate nei campi a disegnare), colta nel mutare delle stagioni e nelle variazioni della luce naturale attraverso disegni dal vero, poi rielaborati in studio secondo i principi del modello letterario classico, in particolare quello evocato dai poeti Virgilio, Orazio e Ovidio, che esaltavano la vita pastorale e bucolica, quell’arcadia felice caratterizzata dall’armonia assoluta tra uomo e natura, ormai irrimediabilmente perduta. Un paesaggio idilliaco senza tempo, la cui rievocazione, allora letteraria ed ora pittorica, si accompagna sempre a un sentimento di struggente nostalgia per una condizione appartenente al passato.
Claude Lorrain, paesaggio con pastore, c. 1629-32, Norton Simon Museum
Claude Lorrain, Porto al tramonto, 1639, Museo del Louvre, Parigi, Francia
Claude Lorrain, Paesaggio con Apollo a guardia delle greggi di Admeto e Mercurio che le ruba, 1645
La campagna romana è oggetto di studio anche per il francese Nicolas Poussin, che probabilmente è l’artista che spinge al massimo grado l’idealismo della pittura di paesaggio. Egli sottopone la natura a un rigoroso filtro intellettuale e formale, per attingere quell’armonia e quel decoro che per Giovan Pietro Bellori, scrittore, storico dell’arte nonché amico del pittore, costituiscono le caratteristiche della bellezza ideale. I suoi paesaggi trascendono il dato naturale per diventare idea, oggetto di solenne contemplazione, immagine della ragione, trasposizione in termini filosofici della vita interiore dell’uomo.
Nicolas Poussin, Paysage par temps calme, 1651
Nicolas Poussin, Paysage avec ruines, 1634, Museo del Prado
Nicolas Poussin, Paysage avec homme buvant, 1637, National Gallery, Londra
Nicolas Poussin, Paesaggio con Piramo e Tisbe, 1650-51, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut
Nicolas Poussin, Paesaggio con i funerali di Focione, 1648
Un'altra proposta paesaggistica
Mentre si delinea come genere autonomo il paesaggio ideale,è importante tenere a mente anche che il 600 è un secolo importantissimo per lo sviluppo di un altro filone paesaggistico, quello dei preromantici. Pittori pre-romantici come Salvator Rosa saranno figure imprescendibili per la nascita del paesaggio romantico ottocentesco. Salvator, con i suoi paesaggi "di fantasia", raffigura scenari naturali intesi come luoghi immaginari in cui proiettare i sentimenti e le inquietudini umane, privilegiando dunque gli aspetti più drammatici e di cupa bellezza.
Salvator Rosa, Grotta con cascata, 1640
La scena di genere
La pittura di genere, che si traduce nella pratica delle scene di genere, è una rappresentazione pittorica che ha per soggetto scene ed eventi tratti dalla vita quotidiana: ad esempio mercati, faccende domestiche, interni o feste. Si tratta prevalentemente di quadri che ritraggono aspetti o situazioni minime e secondarie della vita in città o in campagna, i mestieri artigianali, i contadini, il lavoro domestico, l’esistenza degli emarginati oppure momenti di svago e di socialità. Per quanto non si tratti di quadri a scopo morale o celebrativo, talora si può capire la posizione personale dell’autore nei confronti del soggetto rappresentato. (posizione che può essere di partecipazione o di disinteresse, può avere carattere umoristico o satirico oppure intenti descrittivi o di analisi ambientale e psicologica.) L’intenzione realistica e l’uso di modalità stilistiche di tipo naturalistico, rimangono comunque caratteri comuni del genere anche nella diversità degli autori.
Caravaggio, I bari, 1595, olio su tela, Kimbell Art Museum, Texas, Stati Uniti
I prinipali iniziatori della scena di genere
Uno dei primi maestri di questo genere è Pieter Bruegel il Vecchio. Autore di quadri con banchetti nuziali, danze, battute di caccia e pattinaggio su laghi ghiacciati, racconta un'umanità florida e spensierata, guardata con ironia ma anhe con partecipazione. Seguirà quella tradizione, ma con uno stile raffinato e intimista anche l'olandese Jan Vermeer. La merlettaia intenta al suo lavoro, illuminata delicatamente da destra, ne è un tipico esempio. In Italia invece il grande iniziatore della scena di genere è Caravaggio. Nel suo caso i soggetti sono spesso personaggi poco raccondabili, che pare che nella sua vita frequentò in diverse occasioni, come la donna che legge la mano a un giovane facoltoso e i tanto gli sfila l'anello.
Jan Vermeer, La merlettaia, 1669-1670, olio su tela, Museo del Louvre, Parigi, Francia
Pieter Bruegel il Vecchio, Banchetto nuziale, 1568, olio su tavola, Kunsthistorisches Museum, Vienna
Caravaggio, La buona ventura, 1595, olio su tela, Museo del Louvre, Musei Capitolini, Parigi
Le origini
La scena di genere nasce nei Paesi Bassi, dove l'emergente borghesia mercantile , non sentendosi rappresentata dalle scene sacre (meno richieste anche per via della Riforma protestante), diede un forte impulso alla rappresentazione di interni domestici o luoghi urbani nei quali gruppi di persone o singoli svolgono attività più o meno ordinarie. In realtà già dall'antico Egitto e nell'arte classica si raffiguravano attività lavorative o scene quotidiane. Il fine tuttavia era di tipo celebrativo o estetico, non si trattava di rappresentazioni della realtà fini a sè stesse. Quando questo genere spopolò nel 600, scatenò molti giudizi negativi da parte dei classicisti. La concezione classicista sostiene la divisione gerarchica dei generi pittorici: al primo posto di questa classificazione ci sono i dipinti di soggetto storico e religioso e i temi sublimi ed edificanti, e cioè uno stile idealizzante fondato sulla purezza e sulla classicità del linguaggio. La teoria classicista, quindi, considerainferiore la pittura di genere non tanto perché tratta scene di vita quotidiana, quanto perché questa realtà viene trasferita sulla tela in chiave esclusivamente naturalistica, senza idealizzazioni, rifiutando cioè la funzione educativa e morale dell’arte. Nonostante il giudizio negativo dei classicisti, la pittura di genere ebbe però un grande consenso di pubblico, attirando committenti e collezionisti di ogni classe sociale.
Pieter de Hooch, Donna con serva in un cortile, 1660
Pieter de Hooch, Un cortile olandese, 1658/1660, olio su tela, Collezione Andrew Mellon
Jan Vermeer, Due gentiluomini e una fanciulla con bicchiere di vino, 1660, olio su tela, Herzog Anton Ulrich Museum, Braunschweig
Jan Vermeer, Donna che legge una lettera davanti alla finestra, 1657, olio su tela