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CANTO 13 INFERNO

Fabiola Lo Presti

Created on September 24, 2023

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Transcript

Divina commedia: inferno

CANTO XIII
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Fabiola Lo Presti 4^eu

Indice

Ambientazione e tempo

Sintesi narrativa

Settimo cerchio, secondo girone . 1300

Colpa e pena

conclusione

Violenza contro se stessi. Cespugli-cagne fameliche

Personaggi

Video

Dante, Virgilio, Pier della Vigna, Lano da Siena e Giacomo da Santo Andrea

Dante e Virgilio che entrano nella selva

Ambientazione

Siamo nel secondo girone del settimo cerchio, nel quale sono punite le anime dei violenti contro se stessi , nella persona (suicidi) e nelle cose (scialaquatori). Siamo nel 1300 --> prime ore del 9 aprile (sabato santo).La scena prende luogo in un bosco fitto, buio e terrificante, dove non ci sono piante ma solo intricati cespugli neri e dove abitano le Arpie e le cagne infernali.

Le Arpie e attorno anche le cagne infernali

Colpa e pena

colpa

violenza contro la propria persona = i suicidi

violenza contro se stessi

violenza contro le proprie cose = scialacquatori

pena

i suicidi, avendo rinunciato alla vita umana, sono trasformati in cespugli --> arpie che tormentano

diversa pena per diversa colpa

Gli scialacquatori, poichè in vita hanno dilapato i loro beni, sono inseguiti e smembrati dalle cagne fameliche.

Personaggi

3.cagne infernali

1.Arpie

Creature con volto umano di donna e il corpo di rapace, personificazione delle tempeste.

fameliche e veloci come cani da caccia appena sciolti

4. Giacomo da Sant'Andrea

3. Lano da Siena

probabile soprannome per Arcolano da Squarcia, uomo che disperse tutto il suo patrimonio.

Nobiluomo di Padova che dilaniò in poco una fortuna ereditata.

Sintesi del canto

vv. 1-45/ vv. 46-78/ vv. 79-108/ vv. 109-151

‘Io credo ch'ei credette ch'io credesse...’

- Dante Alighieri

Grazie per l'attenzione

Versi 1-45. Il centauro Nesso ha traghettato Dante e Virgilio al di là del fiume Flegetonte; i due si incamminano per una folta selva, sui cui alberi nidificano le Arpie. Dante ode dei lamenti, ma non riesce a scorgere chi li emette; Virgilio lo invita allora a spezzare un ramoscello da uno degli alberi: dalla ferita escono sangue e parole, sono gli alberi stessi le anime. Compare la figura di Pier della VignaVersi 45-78. Virgilio invita il cespuglio a rivelare la propria identità in modo tale che Dante, una volta tornato sulla Terra, possa ricordarne il nome ai vivi. L’anima si presenta come Pier della Vigna, uno dei più fedeli segretari dell’imperatore Federico II di Svevia, caduto in disgrazia per l’invidia dei cortigiani e suicidatosi per non aver saputo sopportare la vergogna dell’accusa. Versi 79-108. Virgilio chiede allora a Pier della Vigna com’è possibile che le anime si tramutino in piante e se c’è la possibilità che ne fuoriescano. Il dannato risponde che le anime dei suicidi germogliano in piante selvatiche non appena giungono al VII Cerchio e che, nel giorno del Giudizio Universale, esse riprenderanno i propri corpi ma non potranno rivestirli: le appenderanno ognuna all’albero dove è imprigionata. Versi 109-151. Dante e Virgilio sentono dei rumori provenire dalla selva e, improvvisamente, scorgono le anime di due scialacquatori che fuggono inseguite da delle cagne nere ed affamate. Si tratta di Lano da Siena e di Iacopo da Sant’Andrea; il primo cerca di sfuggire alle belve nascondendosi dietro un cespuglio, ma viene raggiunto e dilaniato. Il cespuglio dietro cui si era nascosto Lano appartiene a un’anima suicida di Firenze, che si impiccò nel segreto della propria casa.

Pier della Vigna

Entra far parte della corte di Federico II di Svezia. Fu poeta della scuola siciliana. Nel 1249 accusato di tradimento per contatti con Papa Inocenzo IV. Incarcerato a Pisa, accecato e si suicida. Ha quasi il ruolo dell'alter ego di Dante --> exul immeritus. Per questo l'autore ne giustifica il suicidio, visto più come una rivendicazione nei confronti dei potenti.

Sequenze

Il canto è suddivisibile in tre macrosequenze:
  • vv.1-108: i suicidi, anima di Pier della Vigna
  • vv. 109-129: gli scialaquatori, anime di Lano da Siena e Iacopo di Sant'Andrea
  • vv. 130-151: di nuovo i suicidi, anima di un fiorentino