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Lezione 4 e 5 - Eraclito e Parmenide

Francesca Campoli

Created on September 23, 2023

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Transcript

UDA 1 - La natura come problema filosofico Lezione 4

Eraclito di Efeso (535-475 a.C.) e il Lògos come principio

Trimestre - Settembre 2023

Chi era Eraclito? Un ritratto d'autore.

Vissuto a Efeso tra il VI e il V secolo (quasi contemporaneo di Parmenide). Autore di un'opera in prosa Sulla Natura, di cui ci sono stati tramandati un centinaio di frammenti dallo stile enigmatico: per questo, ma anche per la sua misantropia e il suo eremitismo, il filosofo fu soprannominato "l'oscuro" dagli studiosi successivi.

lettura

Come pensa Eraclito? Il concetto del divenire.

Egli è spesso definito "il filosofo del divenire", in contrapposizione a Parmenide, detto il "filosofo dell'essere". Eraclito intuisce che l'essere non è immobile, statico, puro: la vera natura di tutte le cose esistenti, che tende a nascondersi dietro alla permanenza e all'identità, è il divenire. Ma per quale motivo Eraclito giunge a negare l'essere unitario e indeterminato come principio della realtà?

lettura

Qual è il principio per Eraclito? Il Pòlemos è il Lògos.

La legge nascosta dell'universo risiede dunque nella interdipendenza degli opposti che, in quanto tali, sono in contrasto tra loro.La lotta (pòlemos) da cui tutto ha origine e in cui tutto ritorna è il "lògos", ossia la struttura dell'esistente in quanto divenire universale*, oltre l'apparente permanenza e univocità delle cose.

lettura

*Notiamo che, per Eraclito, vi è una corrispondenza tra realtà, pensiero e linguaggio: nella mentalità arcaica, ontologia, logica e gnoseologia coincidono.

Svegli o dormienti? La vera conoscenza per Eraclito.

La sapienza appartiene agli "svegli", ossia a coloro che osservano la realtà con coraggio, senza pre-giudicare la verità con la propria opinione su come dovrebbero stare le cose.Ad un'osservatore scevro da pregiudizi, sarà evidente che tutto diviene e nulla permane, e quindi che l'uno e il tutto sono lo stessa cosa, poiché da tutte le cose deriva l'uno e dall'uno derivano tutte le cose. Il dormiente, al contrario, non coglie le leggi comuni e universalmente vere, ma si ferma ad una osservazione particolare, contingente, delle cose.

Lògos, divenire, unità dei contrari: analisi di frammenti filosofici

Lettura e commento, in gruppi, di alcuni frammenti scelti.

correzione

Eraclito: glossario e riepilogo

Divenire

Il divenire è, per Eraclito, la vera forma dell'essere: tutto ciò che esiste muta continuamente, tende ad altro, si trasforma nel proprio contrario. Il divenire si genera dal conflitto tra forze opposte: esso corrisponde alla vita stessa, che non ha bisogno di un principio definito, compiuto e immutabile per essere giusta. Secondo il filosofo di Efeso, il cosmo è quindi una totalità in continuo divenire, la cui legge universale è il lògos (cioè l'ordine rappresentato dall'inscindibilità degli opposti) e il cui principio fisico è rappresentato dal fuoco, elemento mobile e distruttore per eccellenza.

Eraclito: glossario e riepilogo

Lògos

in greco indica la "parola", il "discorso razionale", ma anche l'"anima" delle cose. Anche per Eraclito, come per gli ionici, il lògos è uno, eterno e immutabile: ma Eraclito osserva che l'unica cosa che permane nell'universo è il divenire, generato dal conflitto tra forze contrastanti (in greco: pòlemos). Il lògos per Eraclito consiste quindi, in sintesi, nella natura razionale e nascosta delle cose: ossia che nulla esiste in sé, ma tutto si trasforma in altro, rigenerandosi continuamente nel conflitto tra forze opposte.

UDA 1 - La natura come problema filosofico Lezione 5

Parmenide di Elea (544-450 a.C) e le vie della conoscenza

Trimestre - Settembre 2023

Eraclito: glossario e riepilogo

Svegli e dormienti

Nella sua teoria della conoscenza, Eraclito distingue tra "svegli" (filosofi) e "dormienti" (uomini che non ragionano, ma seguono opinioni e apparenze). Da un lato ci sono i filosofi, che indagano la natura delle cose (che ama nascondersi) e colgono così le leggi universali e indiscutibili che regolano il cosmo, ragionando a partire dall'osservazione sensibile. Dall'altro c'è l'opinione privata dei dormienti, basata cioè su opinioni personali che sono come le visioni dei sogni: non sono dotate di verità incontrovertibile e non colgono le cause (ossia la ragione profonda delle cose), ma solo le apparenze immediate.

Il poema di Parmenide: una lettura del Proemio.

Lettura partecipata e commento di alcuni passi scelti (da Introduzione a Parmenide, A. Capizzi, Laterza 1986; dal libro: testi a p.63, 65, 66 e 67).

La via della verità lettura e parafrasi

La ricerca della verità p. 63

L'essere come Persuasione: una lettura esistenziale di Parmenide

La via della verità: lettura e commento

Gli attributi dell'esserep. 66

Verità e opinione p. 65

Una cosa è reale solo se pensabile e dicibile. Ma viceversa, è pensabile e dicibile solo ciò che è. Il nulla non è pensabile, poichè è nulla (intrinsecamente contraddittorio). Se il discorso sulla realtà, per essere vero, deve evitare ogni contraddizione, allora esso deve riguardare solo ciò intorno a cui non si può produrre alcuna negazione, cioè l'essere. Ma se dell'essere si può dire solo che esso è e null'altro, come definirlo? Usando strumenti esclusivamente razionali.

È necessario dire e pensare che l'essere sia: infatti, solo l'essere è; il nulla non è. Parmenide afferma che l'unica via di ricerca che produce una conoscenza dotata di verità presuppone la validità di due principi logici connessi: a) identità: ogni cosa è se stessa (A=A); b) non-contraddizione: è impossibile che una stessa cosa sia e nello stesso tempo non sia ciò che è. Ad esempio, se diciamo che l'uomo è animale è non è vegetale, stiamo affermando che lo stesso soggetto (l'uomo) può contemporaneamente essere e non essere.

Parmenide: glossario e riepilogo

Essere

in Parmenide, l'essere viene sostantivato (con l'aggiunta dell'articolo determinativo) e diventa un concetto astratto. L'essere non è più riferito a cose o soggetti particolari, ma indica la realtà in generale. Possiamo dunque trovare in Parmenide l'origine di quella branca della filosofia che chiamiamo "ontologia", cioè studio dell'essere nelle sue caratteristiche universali.

Mappa concettualep. 62

La via dell'opinione: lettura e commento

La fisica delle apparenzep. 68

Le opinioni dei mortalip. 67

L'esperienza sensibile, tuttavia, rappresenta un problema per Parmenide, che cerca un modo per "salvarla" e giustificarle: introduce così una terza via basata su ragione e sensi, che chiama la via dell'"opinione plausibile". Essa afferma che tutto è essere, anche gli opposti apparentemente contraddittori. Tuttavia, questa realtà sensibile non è dotata di verità incontrovertibile.

I sensi percepiscono la molteplicità e il movimento, e ci convincono che le cose stiano così: prima qualcosa è, poi non è più. Prima è in un modo, poi nell'altro. Ma ciò genera contraddizioni e induce in errore il pensiero: solo l'essere è oggetto della ragione (lògos), mentre il non-essere è impensabile e inconoscibile, se non come apparenza.

Parmenide: glossario e riepilogo

Attributi dell'essere

Partendo dalla tesi della non-esistenza del nulla, Parmenide inferisce una serie di connotati o "attributi" che necessariamente ineriscono all'essere. L'essere è ingenerato, imperituro, eterno, immutabile, unico, omogeneo e finito. Questi attributi sono incontrovertibilmente veri, poiché sono puramente pensabili: non abbiamo bisogno di vedere tutto ciò che è per definire i caratteri propri dell'essere, poiché ne deduciamo le caratteristiche solamente ragionando di conseguenza a partire dalla tesi principale: "l'essere è e non può non essere".

Le origini dell'ontologia fra Eraclito e Parmenide

Lettura e commento di pag. 5 e 6 nel Quaderno del sapere filosofico.

Conclusioni del confronto: l'essere e il divenire sono inconciliabili

Secondo Parmenide, Eraclito compie un errore decisivo: osserva il mondo tramite i sensi e poi prova a dare una spiegazione razionale. Secondo Parmenide invece, il lògos ha una struttura tutta sua, che esclude totalmente la conoscenza che deriva dall’osservazione della natura. Il lògos e la natura sono in qualche misura separati: Parmenide ritiene che l'essere sia la sola cosa pensabile, e quindi esistente; di conseguenza, il divenire è impensabile, così come tutto ciò che sperimentiamo nell'esperienza (molteplicità, cambiamento, movimento).

Confronto: Pillole di Storia e Filosofia

UDA 1 - La natura come problema filosofico Lezione 5

Zenone di Elea (489-431 a.C.) e i paradossi sul movimento

Trimestre - Settembre 2023

Paradossi... o paralogismi?

"Quattro sono i ragionamenti di Zenone intorno al movimento, i quali mettono di cattivo umore quelli che tentano di risolverli. Primo è quello sulla inesistenza del movimento, per la ragione che il mosso deve giungere prima alla metà che non al termine." (Aristotele, Fisica, Libro VI, cap. 9).

Trimestre - Settembre 2023

Paradossi... o paralogismi?

"Quattro sono i ragionamenti di Zenone intorno al movimento, i quali mettono di cattivo umore quelli che tentano di risolverli. Primo è quello sulla inesistenza del movimento, per la ragione che il mosso deve giungere prima alla metà che non al termine." (Aristotele, Fisica, Libro VI, cap. 9).

Trimestre - Settembre 2023

Il metodo dialettico: "reductio ad absurdum"

Aristotele considera Zenone il padre della "dialettica": argomentazione a favore o contro una determinata tesi tramite confutazione - cioé la dimostrazione necessaria della contraddittorietà e quindi della falsità - della tesi opposta. La tecnica dimostrativa utilizzata da Zenone per difendere la tesi del maestro Parmenide si chiama "riduzione all'assurdo": consiste nell'assumere ipoteticamente una certa premessa, ricavandone conseguenze contraddittorie, e dimostrando così la falsità della premessa medesima.In altri termini, si tratta della confutazione del contrario di ciò che voglio affermare. Lessico: "necessario", in filosofia, indica il contrario del "possibile" (o "contingente"). Aristotele definisce come "necessario" qualcosa che "non può essere altrimenti da come è".

Contro il movimento: la dicotomia, l'Achille, la freccia, lo stadio.

Per difendere la tesi di Parmenide "che l'Essere è (uno, immobile, immutabile, eterno)", Zenone inizia col dimostrare che il movimento e la molteplicità (che deriva dal movimento) non esistono, o sono illusori.

Contro il movimento: la dicotomia.

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Il paradosso animato: la dicotomia e la soluzione

1. Argomento della dicotomia o dello "stadio" (unità di misura greca): Un corpo non giungerà mai all'estremità di uno stadio partendo dall'estremità opposta.

Contro il movimento: Achille e la tartaruga.

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Il paradosso nel cinema: Takeshi Kitano (2008)

2. Argomento di Achille Dati 10 metri di vantaggio alla tartaruga, Achille piè veloce non la raggiungerà mai.

Infatti, quando Achille si trova nel punto A0, la tartaruga è in T0 (ipotizziamo 10 metri più avanti). Achille corre per raggiungerla e arriva in A1. La tartaruga nel frattempo si è spostata in T1, avendo percorso la metà della distanza di Achille, ma restando ancora in vantaggio. Il procedimento dicotomico si ripete apparentemente all'infinito e sembra che Achille non possa mai raggiungere la tartaruga.

Alcune confutazioni dei paradossi sul movimento

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La spiegazione del matematico P. Odifreddi

Zenone immagina qualcosa che non esiste, ossia un infinito in atto (compiuto e costituito da infiniti elementi dati): in questo caso, le infinite parti che Achille dovrebbe superare per raggiungere la tartaruga. L'infinito, però, esiste solo in potenza (si possono sempre aggiungere elementi, ma in numero finito - es. +1) e quindi Achille non avrà problemi a vincere la gara. In effetti, una distanza finita AB può venire suddivisa indefinitamente a metà (1/2 di AB, 1/4 di AB, 1/8 di AB ecc.), ma tale progressione non potrà mai superare la quantità finita iniziale (cioè AB). Applica alla vicenda di Achille e la tartaruga la nozione di convergenza di una serie infinita: se sommiamo una metà, un quarto, un ottavo e così via otteniamo 1. In questo modo Achille raggiunge matematicamente la tartaruga.

1. Aristotele e l'infinito
2. Gregorio di San Vincenzo e la convergenza

Eredità dei paradossi di Zenone

L'ipotesi dell'infinita divisibilità dello spazio è matematicamente scorretta, ma logicamente legittima: per questo, l'argomento di Zenone è tutt'ora motivo di dibattito.

  • Il filosofo e matematico Bertrand Russell (1872-1970) nei suoi Principia mathematica (1903) sostiene che Zenone abbia il merito di aver individuato una reale difficoltà del pensiero umano: la relazione, appunto, tra piano del pensiero (logico) e piano della realtà.
  • Il concetto parmenideo della divisibilità all'infinito avrebbe posto le primissime basi del calcolo infinitesimale (prima branca dell'analisi matematica), poi sviluppato da H. Newton e W. G. Leibniz nel XVII secolo. Grazie al calcolo infinitesimale, è stato infine possibile elaborare una soluzione su base matematica dello stesso paradosso di Zenone, conservando il carattere infinito della somma di addendi.

È persuaso chi ha in sé la sua vita: chi non è persuaso non potrà mai comunicare la persuasione, in quanto “la sua voce non è la sua voce”, cioè egli non è realmente se stesso. Ma, nella quotidianità, l’uomo ha l’illusione della persuasione: “questa continua deficienza – per la quale ogni cosa che vive, muore ogni attimo continuando – ogni cosa che vive si persuade esser vita”. In questo caso, la “deficienza” è la vita, intesa come continua mancanza, che “muore ogni attimo” perché il rinvio costante alle cose corrisponde più alla morte che alla vita. E così, questa deficienza, questa mancanza, crede di essere la vera vita (qui “si persuade” è usato in senso negativo). C. Michelstaedter, La persuasione e la rettorica, 1913,

La filosofia di Eraclito si comprende sullo sfondo del problema aperto da Anassimandro: come può il determinato sorgere dall'indeterminato? Il divenire è la risposta di Eraclito: "Dalla guerra degli opposti sorge ogni divenire: le qualità determinate, che ci appaiono come durevoli, esprimono soltanto la momentanea prevalenza di uno dei due combattenti, ma [...] la lotta continua per l'eternità [...]" (F. Nietzsche).

In altri termini: non c'è un essere eterno e immutabile da cui derivano tutte le cose finite e mortali; l'origine e ciò che è da essa originato non sono su due piani diversi, ma sono forze equipotenti.

La lotta e l'opposizione dei contrari conduce a una visione ciclica del tempo: anche l'universo (kosmos), infatti, è in lotta con il suo opposto (il caos). Ciclicamente, il mondo fa ritorno al caos primigenio, da cui riemergerà per contrasto. Solo in questo eterno divenire-altro-da-sé la vita conserva se stessa. Il divenire non è altro che l'eterno ritorno dello stesso.

"Fra gli uomini Eraclito era, come uomo, incredibile; e anche se lo si poteva vedere mentre prestava attenzione ai giochi di bambini chiassosi, nel far ciò egli pensava senza dubbio a quello che mai altri uomini avevano pensato, ossia al gioco del grande fanciullo cosmico Zeus. [...]A lui non importava nulla di tutto ciò che si poteva chiedere agli uomini, e che gli altri sapienti prima di lui si erano preoccupati di domandare. [...] Ciò che egli ha contemplato, la dottrina della legge nel divenire e del gioco nella necessità, dovrà d'ora in poi essere eternamente contemplato: egli ha alzato il sipario su questo supremo spettacolo" (F. Nietzsche, La filosofia nell'epoca tragica, Adelphi, pp. 305-306).

Per Eraclito, la conoscenza che ci arriva tramite i sensi non è da rigettare completamente. L'esperienza immediata, infatti, ci dà prova della verità in modo evidente, se posta sotto la guida della ragione.