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promessi sposi
Emma Meroli
Created on September 18, 2023
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Transcript
I promessi sposi
A cura di Gandolfi Anna e Meroli Emma
Alessandro Manzoni
Vita
Alessandro Manzoni è stato un grande poeta e scrittore italiano, considerato il principale esponente del Romanticismo in Italia. Nacque nel 1785 a Milano e trascorse la sua giovinezza tra studi di letteratura, storia e filosofia presso l'università di Pavia.Manzoni era profondamente devoto alla fede cristiana ed era fortemente ispirato dalla cultura cattolica: nella maggior parte delle sue produzioni si possono rintracciare elementi religiosi, il tema centrale delle sue opere è sempre quello dell'amore umano vissuto sotto l'influenza divina, dove amore non significava solo sentimento ma anche amicizia, generosità verso gli altri. Si è sposato due volte: nel 1818 si sposò con Enrichetta Blondel di Parigi; quindici anni dopo, nel 1833, si risposò con Teresa Borri Stampa di Camandona. Entrambe le mogli erano parte della buona società milanese. Insieme hanno avuto tre figli: Carlo (nato nel 1819), Giulia (nata nel 1821) ed Adelaide (nata nel 1830). Alessandro Manzoni morì a Milano il 22 maggio 1873 all'età di 88 anni.
Idee
Le sue opere sono fortemente influenzate dalle idee proposte dall’illuminismo, una corrente culturale che cercava di promuovere il pensiero critico attraverso la ragione. Manzoni ha aderito alla filosofia illuminista attraverso la ricerca della verità, ma anche con l’esaltazione dell'amore per la patria e le tradizioni locali. Il suo metodo nell’affrontare questioni letterarie e politiche è razionale e analitico. Critica i pregiudizi e le superstizioni ma, a differenza degli illuministi, Manzoni è segnato da una profonda disillusione verso la Storia.
Opere minori
Inni sacri
Le tragedie
- Il progetto originario doveva comprendere dodici componimenti dedicati alle principali festività dell’anno liturgico, ma Manzoni ne scrisse solamente cinque (fra il 1815 e il 1822) e che recano i seguenti titoli: Resurrezione, Il nome di Maria, Il Natale, La Passione, La Pentecoste.
Conte di carmagnola
- Il racconto è ispirato ad un episodio delle guerre tra gli Stati regionali italiani nel Quattrocento. In questa tragedia si dispiega il tema classico dell’eroe contro un fato avverso incontrollabile.
Adelchi
Le odi
- La stesura della tragedia Adelchi si colloca tra il settembre di quell’anno e il maggio 1822. La protagonista femminile della vicenda è Ermengarda, sorella di Adelchi e moglie ripudiata di Carlo; insieme alla Lucia del romanzo, impersona l’ideale manzoniano della donna: pudica e riservata ma al contempo forte e volitiva.
Il 5 Maggio
- Composta quando Manzoni venne a conoscenza della morte di Napoleone Bonaparte. Il cinque maggio, una delle odi più note di Alessandro Manzoni, presta l’occasione all’autore per riflettere sulla vanità delle azioni umane sulla terra e sulla possibilità di una redenzione nella fede che è riuscita a placare anche l’animo bellicoso di Napoleone lasciandolo morire in pace.
Marzo 1821
- Ispirata alla speranza, disillusa, della liberazione di Milano dagli austriaci per opera del re sabaudo Carlo Alberto. Il fatto non avvenne e anzi la città fu sottoposta a una dura repressione e censura ma nel 1848 venne pubblicata dal suo autore con l’incitamento agli italiani di unirsi per liberare il Paese.
Opere minori
Le poesie patriottiche
- La canzone Aprile 1814 fu composta tra il 22 aprile e il 12 maggio 1814 in seguito all’impresa, miseramente fallita, degli «Italici puri» che, guidati da Federico Confalonieri, lottarono per l’indipendenza della Lombardia.
Gli Scritti linguistici inediti
- Nel 1835 Manzoni iniziò, dapprima con Grossi e in seguito solo, il trattato noto con il titolo Sentir messa. Lo scritto, rimasto inedito, era volto a difendere il Marco Visconti, romanzo pubblicato da Grossi con gran successo di pubblico.
Le opere giovanili
Gli scritti linguistici editi
- Dopo il trasferimento nel collegio dei Nobili a Milano, il giovane Manzoni entrò in contatto con gli esuli politici rifugiatisi in città, qui scrisse uno dei suoi primi componimenti: Il poeme1tto Del trionfo della libertà. In questi anni compose anche alcuni sonetti: l’Autoritratto (1801), A Francesco Lomonaco, Alla Musa (1802) e Alla sua donna (1802), ispirato all’«angelica Luigina» Visconti, di cui il poeta era innamorato.
- Il primo testo è la lettera-trattato al lessicografo piemontese Giacinto Carena del 26 febbraio 1847, pubblicata però tre anni dopo. Per la prima volta, qui Manzoni affermò esplicitamente che il modello della lingua comune italiana doveva essere il fiorentino vivo.
Finalità dell'autore
La storia che Manzoni scrive è estremamente realistica, ma soprattutto racconta la società vista dalla parte degli ultimi, degli umili. I personaggi di cui tratta sono persone reali, che si potrebbero trovare in una qualsiasi città.Manzoni per scrivere questo romanzo si diede tre obbiettivi principali affinchè l'opera funzionasse :
- doveva essere veritiera, decide di ambientare la storia nel 1600 molto simile alla società ottocentesca in cui vive, gli avvenimenti e i luoghi sono tutti realmente esistiti e accaduti. Dà voce ai suoi personaggi e li descrive in modo molto realistico, tant’è che alcuni di loro sono effettivamente esistiti: fra loro, il Cardinale Borromeo e la Monaca di Monza...
- doveva essere utile per scopo, non soltanto con l'obbiettivo di intrattenere, ma con quello di insegnare e trasmettere dei buoni principi;
- doveva essere interessante per mezzo, rendendola più avvincente per poter coinvolgere di più il lettore.
I promessi sposi:
la genesi
- Alessandro Manzoni inizia la stesura del romanzo il 24 aprile 1821, ma successivamente lo modificherà 2 volte, fino ad ottenere, nel 1840, l'edizione definitiva. Manzoni, inoltre, aggiunge un'appendice dedicata al processo degli untori durante la peste del 1630.
- La vicenda è ambientata a Milano e dintorni tra il 1628 e il 1630, tratta di vicende storiche come: la carastia, la peste, la discesa dei lanzichenecchi, i tumulti di San Marino.
- Scelse di ambientare la storia in quel periodo perchè la Lombardia del Seicento presentava aspetti di somiglianza con quella dell'Ottocento. Inoltre, la polemica manzoniana contro il mondo della storia e l'irrazzionalità umana, poteva svilupparsi più facilmente nei confronti del Seicento, periodo già sotto accusa per il trionfo dell'irrazionalità.
- L'autore finge che la storia di tutti i personaggi sia vera, in quanto testimonianza da un anonimo manoscitto da lui ritrovato e trascritto in lingua moderna.
Edizioni
- La prima stesura risale al 1821-23 con il titolo di “Fermo e Lucia” edizione subito dopo rivista dall’autore dando vita alla seconda stesura del 1823-27 pubblicata con il titolo di “I Sposi Promessi” nel 1827 con differenze notevoli rispetto a quella iniziale .
- Nell’edizione del ’27 cambia l’intreccio, che diviene più agile e mobile; varia la lingua, la scelta infatti cade sul toscano; predomina sul romanzesco un tono realistico, che comporta l’evidenza del quotidiano, ma anche un approfondimento psicologico nella rappresentazione dei personaggi.
- Gli anni compresi tra il 1827 e il 1840 sono dedicati a una attenta ricerca di un linguaggio vivo: la lingua è ancora rinnovata in direzione del fiorentino.
- Nel 1840 esce così la versione definitiva intitolata “I Promessi Sposi”.
Trama
In un piccolo paese del lago di Como, due giovani operai, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, si stanno preparando al matrimonio. Un signorotto del luogo, però, don Rodrigo, ha messo gli occhi su Lucia e ha scommesso con suo cugino Attilio che la farà sua. Alla vigilia delle nozze, due malviventi al servizio di don Rodrigo ordinano al parroco, don Abbondio, di non celebrare il matrimonio, minacciandolo di morte. Il sacerdote, impaurito, rinvia le nozze con un pretesto, ma poi è costretto a rivelare a Renzo la verità. Il confessore di Lucia, padre Cristoforo, cerca di far cambiare idea a don Rodrigo, ma questi non si convince e, anzi, tenta di far rapire la ragazza. Il tentativo fallisce ma a questo punto padre Cristoforo aiuta i due giovani a fuggire: Lucia si nasconderà in un convento, sotto la protezione della monaca di Monza; Renzo invece potrà rivolgersi a un frate cappuccino di Milano. Renzo a Milano è coinvolto nei tumulti popolari scoppiati a causa della lunga carestia e, scambiato per uno dei capi della rivolta, è costretto a fuggire. Lucia, tradita dalla monaca di Monza, viene fatta rapire, per conto di don Rodrigo, da un potente signore, detto l’Innominato. Questi però dopo averla conosciuta ha una crisi di coscienza, così invece di consegnarla a don Rodrigo, la consegna al vescovo di Milano, Federigo Borromeo, che, a sua volta, la affida a una pia donna. Intanto, in Lombardia scoppia la peste. Renzo, dopo averla contratta, ne esce fortunatamente guarito. Lucia è invece al lazzaretto di Milano, tra i convalescenti. Renzo la raggiunge lì. Nel lazzaretto, Renzo prima incontra fra Cristoforo, che lo convince a perdonare don Rodrigo ormai moribondo; poi il frate scioglie Lucia da un voto fatto alla Madonna durante la prigionia nel castello dell’Innominato. La peste termina, Renzo e Lucia possono finamente sposarsi e vanno a stabilirsi nel bergamasco, dove trovano lavoro e prosperità economica.
Struttura
I promessi sposi di Alessandro Manzoni presentano una struttura narrativa costituita da 4 parti legate tra loro da 3 blocchi, che fungono da cerniera tra le sequenze stesse.
- PRIMA PARTE Cap. I – VIII
- Blocco cerniera: la storia di Gertrude ( Monaca di Monza) CAP IX – X
- SECONDA PARTE Cap. XI – XX
- Blocco cerniera: la storia dell’Innominato – Cap. XX – XXI
Struttura
- TERZA PARTE Cap. XXII – XXVI
- Blocco cerniera: epidemia della peste – Cap. XXVII – XXXII
- QUARTA PARTE – Cap. XXXIII – XXXVIII
Temi trattati:
giustizia
- È uno dei temi portanti del romanzo, dal momento che l'intera vicenda prende avvio da un sopruso esercitato da un nobile ai danni di due poveri contadini, che saranno in seguito costretti a separarsi e a lasciare il loro paese.
- Lo stesso Renzo sperimenta di persona la corruzione dilagante nelle attività legali quando si reca dall'avvocato Azzecca-garbugli, il quale, scambiandolo per un bravo che ha commesso un reato, gli spiega in cosa consisterà la sua difesa. Al sentire il nome di don Rodrigo, poi, l'avvocato caccia via il giovane su due piedi e successivamente si capirà il motivo, dal momento che il dottore è amico del signorotto e siede da commensale alla sua tavola. Ciò fa capire che il povero Renzo non ha alcuna speranza di vedersi dare ragione dal sistema legale che dovrebbe proteggerlo.
- Il sistema giudiziario è fin troppo sollecito a mettersi in moto per colpire in modo cieco e spietato i personaggi umili, quando vi siano buoni motivi per mostrare quella forza e quell'efficacia di cui esso è normalmente privo: è ancora Renzo a sperimentare questo lato negativo della giustizia. A causa della sua ingenuità è rimasto coinvolto in un tumulto a Milano, il giovane non ha commesso nessun delitto ma viene addocchiato da un polizziotto dopo aver fatto un discorso, anche se successivamente riuscirà a scappare. Il tutto è una parodia grottesca della giustizia, poiché Renzo, che è vittima di un sopruso e dovrebbe essere protetto dal sistema legale, viene invece perseguito per qualcosa che non ha fatto.
- Attraverso le vicende del romanzo l'autore critica l'arretratezza e l'inefficienza del sistema giudiziario dell'Italia del XVII secolo, anche se alla giustizia terrena viene sempre contrapposta quella divina, infallibile e inesorabile, che ripartirà equamente premi e castighi nell'Aldilà
Temi trattati:
carestia
- L'autore apre una digressione storica per spiegare le ragioni della carestia, che ha fatto seguito a un anno di raccolta scarsa (il 1627) in cui le scorte precedenti hanno in parte attenuato la penuria, mentre il 1628 è stato un anno ancora più scarso per colpa del cattivo tempo e dell'azione degli uomini. Tutto è da ricondurre all'insensata guerra del Monferrato, a causa della quale sono state imposte tasse troppo alte e si sono sottoposte le terre alle devastazioni delle truppe alloggiate nei paesi. Il rincaro dei prezzi è sempre più ingente, questo spinge la popolazione a pensare alla presenza di accaparratori che vengono accusati di farne incetta e di rivenderlo ad un prezzo maggiore. Il popolo chiede ai magistrati di attuare dei provvedimenti, viene fissato il prezzo massimo di alcune merci ma ovviamente questo non risolve il probelma della carestia. Il popolo è sempre più arrabbiato e affamato, la città è amministrata da Antonio Ferrer, gran cancelliere spagnolo. Egli pensa che sia giusto far sì che il pane abbia un prezzo ribassato, quindi fissa per legge un calmiere sul prezzo del grano, scatenando però i fornai che affermano che prima o poi la cosa sarà impossibile da attuare. Ciò li convince a rialzare i prezzi acquitando fornai, ma facendo imbestialire il popolo, che la sera del 10 novembre 1628, prima dell'arrivo di Renzo, si riversa in strada dove si formano gruppi spontanei, tutti uniti dalla rabbia e dall'avversione per la revoca del calmiere. Questo porta all'assalto del forno delle Grucce che viene assaltato e saccheggiato. In seguito la folla decide di sostarsi verso la casa del vicario di Provvisione il quale viene però messo in salvo da Ferrer che finge di volerlo portare in prigione.
- La carestia affligge anche il territorio di Bergamo in cui Renzo si rifugia dopo la sua fuga da Milano e i cui effetti si presentano al giovane poco dopo aver superato l'Adda: lungo la strada che lo porta al paese del cugino Bortolo egli incontra poveri e mendicanti vittime della stessa povertà che ha lasciato nel suo paese.
Temi trattati:
peste
- La peste è la terribile epidemia che si scatenò nel Nord Italia tra il 1630 e il 1631, decimando la popolazione. L'epidemia si propagò facilmente anche grazie allo stato di estrema povertà e privazione in cui il popolo si trovava dopo due anni di terribile carestia.
- I cronisti dell'epoca si affannarono a citare il nome del soldato che, entrando a Milano con un fagotto di vesti comprate dai fanti tedeschi, contribuì a diffondervi il mortale contagio: si trattava di un certo Pietro Antonio Lovato e, ammalatosi, morì tre giorni dopo all'ospedale dove fu ricoverato. Sul suo corpo fu riscontrata la presenza di un bubbone sotto un'ascella, segno inconfondibile della malattia, così il Tribunale di Sanità ordinò di bruciare tutte le sue suppellettili e di internare al lazzaretto le persone che erano entrate in contatto con lui, anche se questo rallentò e non impedì la diffusione del morbo. Tuttavia il popolo continuava a ignorare la realtà attribuendo i decessi ad altre malattie.
- La paura fece nascere nella moltitudine nuovi pregiudizi e iniziò così a diffondersi l'assurda credenza che alcuni uomini spargessero appositamente unguenti venefici per propagare la peste, Personaggi immaginari noti col nome di untori. Manzoni ricostruisce la vicenda giudiziaria di Giangiacomo Mora e Guglielmo Piazza nella Storia della colonna infame, il saggio storico pubblicato in appendice al romanzo.
- Il continuo aumento dei decessi spinsero i decurioni (i magistrati di Milano) a chiedere al cardinal Borromeo l'autorizzazione a svolgere una solenne processione per le strade, in cui fosse si invocasse così il soccorso divino per porre rimedio alla terribile calamità. Questa processione ottenne l'effetto contrario e il numero dei morti aumentò vistosamente, ma diedero ancora colpa agli untori.
Temi trattati:
nobiltà e potere
- Manzoni non rinuncia a rivolgere un'aspra critica nel romanzo ai membri dell'aristocrazia, accusati di condurre una vita gaudente e dissipata che li porta a compiere abusi e ingiustizie. Il rappresentante più tipico di questa nobiltà improduttiva che vive sulle spalle delle classi più umili è naturalmente don Rodrigo, il quale, non contento di trascorrere un'esistenza oziosa nel suo palazzo circondato da servi e bravi, inizia a infastidire Lucia per una sciocca scommessa fatta con il cugino. Occasionalmente questi aristocratici di provincia arrivano a coinvolgere nelle loro malefatte anche membri influenti del governo milanese dell'epoca, come fa il conte Attilio quando si rivolge allo zio che fa parte del Consiglio Segreto ed è quindi un esponente di spicco dell'alta politica dello Stato: il conte zio eserciterà indebite pressioni sul padre provinciale dei cappuccini perché trasferisca fra Cristoforo da Pescarenico.
- Un altro esempio che fa Manzoni riguarda la storia della monaca di Monza, Gertrude, che viene obbligata dal padre, un grande aristocratico, il quale la obbliga ad entrare in convento per non intaccare il patrimonio della famiglia che sarebbe spettato al primogenito. Molti sono infatti gli esempi di personaggi storici che, posti a ricoprire un incarico pubblico di grande responsabilità, hanno poi dimostrato la loro inefficienza con gravi conseguenze per la popolazione amministrata, come il gran cancelliere Antonio Ferrer, che impone in maniera dissennata durante la carestia del 1628 un calmiere sul prezzo del pane, provocando così indirettamente il tumulto di S. Martino a Milano.
- Secondo l'autore chi è chiamato ad esercitare funzioni di governo e dominio su altri uomini è naturalmente portato a provocare sofferenze negli umili, per malvagità, incuria o semplice incompetenza: non è un caso che la sola eccezione in questo senso sia rappresentata dal cardinal Federigo Borromeo, che è di nobile origine e ricopre un'alta carica ecclesiastica senza macchiarsi di alcuna colpa, per quanto egli non eserciti alcuna posizione di governo.
Temi trattati:
chiesa e religione
- Nei personaggi dei Promessi Sposi la religiosità assume svariate forme: si incontrano figure giudicate "negative", che quindi fanno parte della cattiva Chiesa, come la Monaca di Monza e Don Abbondio e altre giudicate "positive", che quindi appartengono alla buona Chiesa, come Fra Cristoforo e il Cardinale Federigo Borromeo. Le quattro figure, si dividono a loro volta, in alta e bassa società di provenienza. E infatti il clero dimostra nella vicenda del romanzo molti difetti, a partire da quel don Abbondio che si è fatto prete per viltà e desiderio di quiete e, dunque, si dimostra inadatto a ricoprire l'alto ministero per cui non ha sentito una sincera vocazione. I frati cappuccini invece rappresentano una vita semplice passata ad aiutare i bisognosi, trasportati da una reale vocazione, neppure loro sono tuttavia esenti da macchia, dal momento che il padre provinciale subisce le pressioni politiche del conte zio e accetta di trasferire padre Cristoforo da Pescarenico.
- Tale compiacenza degli alti prelati verso il potere dell'aristocrazia e della politica è proprio anche della badessa del monastero di Monza, la quale è costretta a prendere il velo in assenza di una sincera vocazione e a trascorrere un'esistenza infelice che la porterà al peccato e al delitto, la sua vicenda è anche esemplare dell'uso distorto della religione in nome di una malintesa concezione del decoro nobiliare. L'unica eccezione fra gli esponenti dell'alto clero sembra essere il cardinal Borromeo, il quale si comporta in modo impeccabile e senza venir mai meno ai suoi doveri pastorali, nonostante ricopra un'alta carica ecclesiastica e appartenga a una delle famiglie più nobili della Lombardia: egli è anzi il solo personaggio "potente" che non si macchia di gravi colpe dovute a malvagità.
La Divina Provvidenza
- La Divina Provvidenza è uno strumento che Manzoni utilizza per guidare in qualche modo le azioni dei protagonisti del romanzo secondo il volere di Dio. La religione diventa quindi una via di salvezza dall'ingiustizia del mondo. L'esaltazione dei temi religiosi ha il suo apice in Lucia che, talvolta, costituisce l'elemento provvidenziale nei pensieri altrui. Renzo trova in lei l'equilibrio morale, l'Innominato e Don Rodrigo sono attratti da ciò che non riescono ad essere, ed "invidiosi" di tanta innocenza.
- La divina Provvidenza è intesa come la mano di Dio che interviene nelle vicende umane, li porta a comprendere che i guai cercati o subiti devono essere accettati e che “la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore“. La Provvidenza sembra, nel romanzo, più vicina al “caso” che non a un disegno di cui si capisca bene il senso: essa, con l’aiuto della peste, fa ritrovare i due fidanzati, ma, sempre con l’aiuto della peste, toglie di mezzo padre Cristoforo, campione della carità cristiana, e lascia in vita don Abbondio, eroe dell’egoismo.
- In quest' equilibrio fra forze positive e negative si rispecchia il lavoro che la Provvidenza svolge dall’inizio fino alla conclusione del romanzo manzoniano, la Divina Provvidenza proviene dalla profonda fede dell’uomo, quella fede che dà a tutti un senso di umiltà e fiducia nel trionfo del bene.
- I personaggi del romanzo sui quali la Divina Provvidenza agisce maggiormente: Renzo, il quale, dopo aver assistito alla vicenda rivoltosa di Milano, è condotto verso le rive del fiume Adda, proprio dall'intervento provvidenziale. Il confine geografico tra il ducato di Milano e quello di Venezia, nella vicenda del personaggio, è metaforicamente confine tra ingiustizia e giustizia. Lucia, alla quale si presenta la provvidenza nel momento in cui deve lasciare a malincuore il suo paese. Non si da per vinta ma si affiderà completamente nelle mani di Dio. L’Innominato, la cui conversione è da considerarsi l'evento provvidenziale per eccellenza.