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Infografica interattiva Giotto e Giovanni Pisano

Francesco Balletta

Created on September 12, 2023

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Giotto e Pisano: vita, contesto e committenza

Giotto, padre dell'arte rinascimentale italiana e non solo, naque a Colle di Vaspignano nel 1267 e morì a Firenze nel 1337. Si dice che sia stato istruito da Cimabue in persona, ma come gran parte delle storie che lo riguardano, pare che sia una leggenda. Fu un pittore ed architetto italiano e, ancor più che italiano, fiorentino nel primo e più significativo momento di sboccio dell'Umanesimo trecentesco, affermando attraverso tecniche figurative completamente nuove una delle teorie umanistiche per eccellenza: la centralità dell'Uomo rispetto al creato.
Come si usava al suo tempo, Giotto si formò in bottega, seppur non partendo già da un contesto familiare borghese, e col tempo scalò tutte le posizioni della gerarchia della sua Arte, fino adiventare egli stesso mastro della sua bottega,potendo così esportare le sue innovazioni in tutta la fervente Italia comunale e borgese. Essendo senza dubbio un genio compreso e apprezzato dalla sua epoca, dispose sempre del lusso di poter sceglierei suoi clienti, dando sempre priorità e precedenza nell'ambito sacro agli ordini monastici più ricchi e moderni, come quello francescano (molto popolare al tempo), nell'ambito profano a quell'intraprendente classe sociale alto-borgese formata da banchieri, notai, avvocati e professionisti cittadini che sempre di più si stavano ritagliando uno spazio nella società del tempo, godendo così di una quasi totale libertà artistica che non avrebbe avuto sotto alle rigide regole papali o rege.
Figlio di Nicola Pisano, altro noto scultore medievale toscano, Giovanni, nato nel 1248 a Pisa e morto a Siena nel 1315, riuscì a sviluppare la tecnica artistica del padre e, almeno fino all'arrivo di Giotto, fu uno degli artisti più rivoluzionari della sua epoca. Cresciuto a Pisa, Giovanni fu fortemente influenzato dal fiorente ambiente culturale toscano e dalla forte presenza di sculture e sarcofagi romani, prendendo elementi stilistici sia dall'arte plebea latina e dal suo pullulare di elementi caricaturiali e decorativi, sia dall'arte gotica francese, che ebbe modo di conoscere grazie all'influenza francese a Siena e Pisa.
Si ipotizza anche che tra il 1260 ed il 1270 abbia visitato personalmente la Francia. Ebbe una committenza piuttosto varia e, come Giotto e gran parte degli altri artisti umanisti, predilesse gli acquirenti altoborghesi ed appartenenti al nascente ceto imprenditoriale cittadino.

Giotto: la grande innovazione

Per comprendere al meglio la grande influenza di Giotto su tutta la storia dell'arte a lui successiva è utile confrontare al suo celebre Cristo di Santa Maria Novella un crocifisso estremamente simile dal punto di vista compositivo ed iconografico realizatto dal Cimabue e risalente a soltanto 20-30 anni prima di quello di Giotto, che tuttavia presenta numerossime differenze. Bisogna tuttavia evidenziare che già in Cimabue c'è un forte distacco tematico rispetto agli altri crocifissi medievali: il cristo non è più triumphans, trionfante e massimamente divino, né morto e destinato a resuscitare, è invece dolens, agonizzante e più umano che mai.
In Giotto Gesù prende una vita completamente nuova: la posizione viene notevolmente naturalizzata e la figura umana di Cristo acquista un peso molto più fisico: tutte le parti del corpo (disegnate utilizzando stavolta il chiaroscuro per evidenziare la tridimensionalità plastica delle stesse) gravano sui chiodi e più in generale sul soggetto, contorto in una posizione di dolore molto umana. La luce, in tre quarti rispetto al soggetto, evidenzia il pessimo stato di salute di Cristo e ne mostra -nuovamente- la forte umanità.

Giotto: il genio compositivo

Il Dono del mantello, opera giovanile giottesca, è un ottimo esempio dell'idea di composizione giottesca, che dalla tradizione medievale prende l'allegoria, il messaggio che va al di là dell'immagine visibile, ma aggiunge a ciò una dimensione fortemente terrena: il ciclo delle storie di San Francesco è avvenuto qui, sulla terra, e sono testimonianza di ciò il cielo azzurro, le architetture storicamente accurate nello sfondo e le pose naturali dei personaggi.

La rivoluzione della prospettiva

Le Nozze di Cana sono un ottimo esempio del genio compositivo giottesco: la prospettiva, costruita ad intuito e non per mezzo di calcoli scientifici, rende la stanza tridimensionale ed il posizionamento dei personaggi bilancia costantemente l'opera. C'è una certa attensione alla trinità: gli elementi sono disposti a gruppi di tre (tre anfore, tre personaggi con l'aureola, tre personaggi seduti a tavola senza l'aureola) e la disposizione è quasi cinematrografica, con tutti gli elementi disposti lungo un semicerchio immaginario.
Un altro esempio della piena coscienza di Giotto nel concetto di prospettiva, intesa non solo come tecnica pittorica di realismo ma anche come effettivo sistema di concezione della realtà tridimensionale, sono le volticelle della cappella degli Scrovegni, posizionate sulle pareti minori che affiancano l'abside, le quali vanno intese come un vero e proprio gioco prospettico, un'illusione ottica che dimostra non solo che l'artista, con genio tecnico, sapesse ben rappresentare la realtà, ma che avesse un certo grado di universalizzazione di tale teoria, intendendo la prospettiva come regola generale dello spazio tridimensionale, non come pura tecnica.

Giovanni Pisano: influenze

Le città di Pisa e Siena, patrie artistiche di Pisano erano situate sulla Via Francigena, una strada che connetteva Roma all'Île de France non solo commercialmente, ma anche culturalmente ed artisticamente. La Francia duecentesca e gotica nelle sue chiese presentava infatti numerosissime statue di ornamento sopra a pilastri, contrafforti ed archi rampanti esterni; a queste Pisano seppe ispirarsi per quanto riguardava l'espressività drammatica delle figure ed il loro valore artistico, che ai tempi dello stile romanico era stato senz'altro relegato a pura decorazione dei complessi architettonici.
L'altra grande influenza di Pisano fu l'arte romana, da cui seppe prendere la pienezza dei complessi ed il pullulare di elementi sovrapposti al fine non solo di decorare e riempire lo spazio, ma anche di dare dinamismo alle opere.

Il pulpito del duomo di Pisa

Rivoluzionariamente circolare in quanto carico di un messaggio di supremazia della scultura sull'architettura, il pulpito del duomo di Pisa presenta un'infinita molteplicità di elementi e sembra quasi un'evoluzione di quello di Pistoia, mostrando una grande quantità di innovazioni. Le lastre del parapetto, con incise le Storie di Cristo, sono incurvate, al posto degli archi di sostegno sono presenti mensole a volute, al posto di alcune colonne sono presenti delle figure-cariatidi. Il pulpito, diventando un continuum di elementi scultorei differenti e pieni, risponde così alla necessità di aggiungere sempre più messaggi teologici.

La pienezza dei complessi scultorei

Nella Strage degli Innocenti non può che risuonare lo stile decorativo dell'arte romana, eppure c'è qualcosa di innovativo: l'attenzione quasi teatrale alle espressioni facciali dei personaggi, che vengono esaltate e fatte emergere dalla massa di corpi, braccia e gambe che si confondono tra di loro, facendo quasi da sfondo ai volti; si nota così un distacco rispetto a modelli quali il sarcofago Grande Ludovisi, in cui -si nota a colpo d'occhio- le figure sono tutte sullo stesso piano e di esse emerge con la medesima potenza tutto il corpo, indistintamente.
Altro elemento di innovazione quasi rivoluzionaria è l'atteggiamento delle figure secondarie, spesso iconograficamente nuove, rispetto alle scene principali. È un esempio di ciò una delle Sibille poste al di sopra dei capitelli del pulpito di Sant'Andrea a Pistoia, la quale reagisce direttamente alla scena a cui assiste e rivela uno sguardo di turbamento e stupore all'angelo rivelatore che le suggerisce delle profezie, come se fosse una persona vera "incatenata" alla colonna su cui è posta.

Giovanni Pisano: il classico diviene nuovo

Al di là del contesto geo-storico, Pisano trattò le sue influenze artistiche in maniera decisamente propositiva ed innovativa, prendendo una molteplicità di elementi dal mondo classico e riportandoli nel suo contesto medievale e cristiano. Anche se la postura della Temperanza assomiglia molto a quella di una Venus Pudica, l'espressione della prima è estremamente più teatrale, patetica e umana, decisamente meno idealizzata dell'astratto sguardo della Venere.
A sinistra, il complesso delle Quattro Virtù Cardinali Personificate, si trovano difatti in ordine la Forza, la Temperanza, la Giustizia e la Prudenza, qualità che, come spiegato da Giovanni Pisano stesso, vanno allegoricamente estese al di là del loro mero significato, esse rappresentano infatti una visione tetradica del mondo: sono per Pisano quattro le età della donna, i fiumi del paradiso e le parti del mondo.

La naturalezza umana tra Francia ed Italia

Guardando due esempi di Madonne con bambino, a sinistra francese e a destra di Pisano, si notano molte affinità ma anche alcune differenze. Gli elementi francesi di naturalezza, importati da Pisano in Italia come una grande novità, sono senz'altro in comune: lo sguardo di intesa e complicità tra la Madre ed il Figlio, il gesto di reggersi la gonna e la posizione rilassata e non ieratica... D'altra parte si notano subito delle differenze: da un lato l'elegantissima Madonna francese sembra astratta dalla reatà, regge il bambino senza avvertire alcun reale peso ed equilibra la composizione con il piede destro leggermente in avanti, dall'altro quella di Pisano fa notare un'espressività piuttosto greve, la figura è piegata ad S per sostenere il peso del bambino e ciò che essenzialmente emerge è la conoscenza da parte di Giovanni della reale struttura ed organicità (fisica e psicologica) del corpo umano. Mentre la Maria francese guarda il figlio semplicemente compiaciuta, quella di Pisano è preoccupata, e seppur amorevole sembra intravedere già il futuro del figlio. In sostanza, l'originalità della traduzione artistica di Pisano sta soprattutto nel risalto che viene dato al sentimento delle figure umane ed al raccordo tra tale sentimento e la mimica del corpo. Viene così da lui rivalutata la scultura e posta quasi al di sopra dell'architettura, che deve farle da contorno, seguendo così una tendenza diversa da quella romanica e gotica francese.

Grazie per l'attenzione

Bibliografia: Wikipedia Da Cimabue a Morandi, Roberto Longhi Arte nel Tempo, Il Medioevo, Pieruluigi de Vecchi ed Elda Cerchiari