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Giotto e Giovanni Pisano

Lara Zucconi

Created on September 10, 2023

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Transcript

Giotto e Giovanni Pisano

Presentazione di Lara Zucconi

Introduzione a Giotto

Giotto è stato un pittore e architetto toscano nato a Firenze, attivo negli ultimi decenni del 200 e nei primi tre del 300. Tramite la sua arte, è stato in grado di segnare una svolta fondamentale nello sviluppo dell'arte occidentale. Nelle sue opere infatti, Giotto, restituendo volume alle figure e cercando di rappresentarle in modo realistico, superò la pittura bidimensionale e simbolica tipica dello stile bizantino: in questo modo diede un importante impulso ad un nuovo orientamento realistico. Ad oggi abbiamo scarse notizie sui primi anni della vita di Giotto, ma sappiamo che probabilmente l’artista da giovane svolse l'apprendistato a Firenze, lavorando nella bottega di Cimabue; egli viaggiò poi molto, recandosi a Roma, Padova, Arezzo, Rimini, Assisi e a Napoli.

Per chi ha lavorato Giotto?

Potendo scegliere per quali fra le tante commitenze lavorare, Giotto preferiva avere a che fare principalmente con gli uomini dell’alta borghesia piuttosto che con l'aristocrazia, dunque con persone di mentalità aperta. Nell’ambito della chiesa invece, preferiva lavorare per i francescani, appunto perché questi erano di più larghe vedute rispetto al papato e ai domenicani, che erano molto conservatori. Interfacciandosi prevalentemente con questo tipo di clientela, l'artista riusciva a proporre le sue idee innovative e all’avanguardia. I suoi cicli pittorici più importanti sono il ciclo della cappella degli Scrovegni e le storie di San Francesco.

La fortuna di Giotto

La considerazione critica di Giotto è sempre stata molto alta. L’artista Cennino aveva detto che Giotto "mutò la pittura dal greco al latino", intendendo che egli si staccò dalla tradizione bizantina, sviluppando una pittura italiana con delle regole stilistiche completamente diverse. Morto da poco Giotto, anche Giovanni Boccaccio parlò di lui definendolo "eccellente" per la sua capacità di rappresentare le cose esattamente per quello che erano. Con Giotto, dopo ben mille anni di medioevo, sembra tornare lo stile naturalistico dei greci e romani: torna la qualità dell’arte antica. Questa cosa succede solo in Europa, e tutt’ora è ciò che più caratterizza la pittura Europea e la rende la più importante del mondo. Il 300 è un secolo della storia in cui c’è la consapevolezza di essere in un periodo di rivoluzione per l’arte, dunque gli artisti erano i grandi innovatori e, a differenza di altri secoli della storia, non vennero ostacolati: tutti erano pronti per Giotto, per il suo naturalismo ed il rinascimento.

Cappella degli scrovegni

La Cappella degli Scrovegni si trova a Padova ed è nota in tutto il mondo per lo straordinario ciclo pittorico realizzato da Giotto: qui si trova il massimo capolavoro ad affresco dell'artista e testimonia la profonda rivoluzione che il pittore toscano portò nell'arte occidentale. La prima grande rivoluzione compiuta da Giotto è nella rappresentazione dello spazio: si possono ammirare esempi di "prospettiva" e di resa della terza dimensione che anticipano di cent'anni le teorie rinascimentali. La seconda è l'attenzione rivolta alla rappresentazione dell'uomo, nella sua fisicità ed emotività.

I due coretti della cappella degli Scrovegni

I due coretti sono quelle finestre che notiamo sui due lati dell’arco trionfale. Sono i primi due riquadri che vediamo all’altezza della fascia di affreschi più bassa delle pareti laterali. Sembra che Giotto voglia aprire l’arco che ci conduce all’altare per farci vedere qualcosa che sta oltre questo spazio. In questi due dipinti l'artista mostra un precocissimo interesse per la prospettiva: precoce per il fatto che qui non si tratta della prospettiva intuitiva che utilizza nelle sue altre opere, ma della prospettiva geometrica introdotta da Brunelleschi nel Quattrocento, che diventerà una tecnica sistematica a partire dal Rinascimento.

Le nozze di Cana

Le Nozze di Cana è un affresco di Giotto, databile al 1303-1305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. Tutti i corpi dipinti, (caraffe, personaggi, ecc) hanno un proprio volume, una tridimensionalità. Il pittore approfitta anche in questo caso della profondità che percepisce l’occhio umano, facendo un gioco di chiaroscuro e sovrapponendo gli elementi. Giotto utilizza una prospettiva intuitiva, detta a "lisca di pesce"Per darci l’idea di realismo l'artista dipinge anche due personaggi di spalle: questi non avevano importanza, non erano nessuno, ma servono per farci percepire lo spazio e la profondità. Dunque lo stile di Giotto è improntato su questa nuova spazialità, attraverso forme di prospettiva ancora molto intuitive.

Le tre ragazze al fidanzamento di Maria

Ci troviamo sempre nel ciclo della cappella degli Scrovegni, in particolare nella rappresentazione del fidanzamento di Maria. Giotto qui utilizza un chiaroscuro molto forte e potente per dare profondità, e dipinge i volti delle ragazze in modo che non siano tutti e tre uguali fra loro: un viso è più schiacciato, uno più paffuto, e hanno pelli, carnagioni ed espressioni facciali differenti. Tutto ciò testimonia una grande cura e attenzione al dettaglio da parte dell'artista. Qui Giotto utilizza la tecnica a tratteggio.

Altre opere...

Mosaico della navicella

Compianto sul Cristo morto

Il Compianto del Cristo morto è un affresco realizzato da Giotto tra il 1303 e il 1305 nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Il soggetto è tratto dalla Passione di Cristo, anche se i Vangeli canonici praticamente non ne parlano. Illustra il momento in cui Gesù, appena deposto dalla croce, è circondato da una serie di personaggi che lo piangono rendendogli omaggio.

Su richiesta di Papa Bonifacio VIII, Giotto ha eseguito il mosaico raffigurante la Navicella, posto in San Pietro. La scena mostra Cristo che salva gli apostoli dalle acque fluttuose, con a destra la visione di una città in riva al mare e sulla sinistra un pescatore. In primo piano, è presente il Messia che salva Pietro e rappresenta la concezione del papato, nonché la sua derivazione da Cristo.

Confronto fra Cimabue e Giotto

Nel Crocifisso di Santa Maria Novella Giotto abbandona ogni elemento bizantino a favore di un linguaggio nuovo, un linguaggio che valorizza il reale. Il corpo di Cristo infatti, si accascia come un corpo vero, pesante e tridimensionale; l’artista da al crocifisso un andamento spezzato, che risulta essere sicuramente più verosimile rispetto ai crocifissi del maestro Cimabue. Dal costato sprizza sangue vivo, rosso e abbondante. Le braccia non sono stese orizzontalmente, come in Cimabue, ma sono inclinate per il peso del corpo morto. Le mani non sono spalancate, ma leggermente richiuse, poiché prive di vita. I piedi sovrapposti e tenuti da un solo chiodo, invece di due, hanno una posizione naturale.

Crocifisso di San Domenico (Cimabue)

Crocifisso di Santa Maria Novella (Giotto)

Introduzione a Giovanni Pisano

Giovanni Pisano nacque intorno al 1250 a Pisa e fu uno dei più importanti scultori e architetti italiani del periodo gotico. Egli lavorò principalmente in Italia, ma la sua influenza si estese anche in altre parti d'Europa. Ricevette la sua formazione artistica da suo padre, Nicola Pisano, e fu influenzato dallo stile gotico che quest'ultimo aveva contribuito a introdurre in Italia. Pur essendo un seguace dello stile gotico, Giovanni nelle sue opere introdusse anche elementi del Rinascimento italiano, contribuendo così alla transizione tra questi due periodi artistici. La sua opera più celebre è il pulpito del duomo di Pisa, che scolpì tra il 1302 e il 1310.

Pulpito del duomo di Pisa

Il pulpito per il Duomo impegnò molto Giovanni che vi lavorò dal 1301 al 1310. Su un basamento circolare prendono posto otto colonne, alcune delle quali poggiate su leoni stilofori. La colonna al centro vede le tre Virtù Teologali che sormontano la rappresentazione della Filosofia e delle Arti Liberali. Sopra i capitelli possiamo trovare pennacchi con profeti, apostoli ed evangelisti, accompagnati da mensole e motivi decorativi fitomorfi. Al di sopra troviamo la cassa, formata da pannelli rappresentanti scene tratte dal Nuovo Testamento, separate da piccole statuine rappresentanti profeti, apostoli e angeli. Le scene ritratte sono: l’Annunciazione, la Visitazione e la Nascita del Battista, la Natività e l’Annuncio ai pastori, il Viaggio, l’Adorazione e il Sogno dei Magi, la Presentazione al Tempio, i Re Magi davanti ad Erode, Fuga in Egitto, la Strage degli Innocenti, la cattura e Passione di Cristo, Crocifissione e Giudizio Finale.

I volti di Giovanni Pisano

Giovanni Pisano aveva la capacità di rappresentare i suoi personaggi con una grande esprissività: sembrano guardarti dritto negli occhi e spesso portano sul volto un'espressione accigliata che coinvolge gli spettatori. L'artista sembra quasi voler riprendere lo stile dei ritratti romani (egli infatti era molto preparato sull'arte antica).

Confronto fra Giovanni e Nicola Pisano

Nicola e Giovanni Pisano (padre e figlio) possono essere annoverati tra i maggiori protagonisti della scultura italiana nella seconda metà del Duecento. La differenza tra le due personalità è profonda: nelle opere di Nicola domina una misura classica, nutrita di esempi classici e federiciani; Giovanni invece, pur essendosi formato con il padre, introduce una visione più gotica ed espressiva.
Pulpito di Giovanni Pisano
Pulpito di Nicola Pisano

Sculture nella cappella degli Scrovegni

Il gruppo scultoreo venne realizzato da Giovanni Pisano probabilmente dopo gli affreschi giotteschi della cappella: le sculture infatti sembrano presupporre la conoscenza del ciclo pittorico di Giotto deviando dalla più consueta produzione di Giovanni per una minore insistenza su certi stilismi gotici e la volontà di una maggiore caratterizzazione naturalistica. La veste della Vergine tende a cadere più verticalmente senza concedere troppo ad eleganze decorative, il Bambino mostra una posa più disinvolta mentre osserva con un tenero sguardo la madre. Ai lati gli angeli reggi candelabro, che in antico erano compresi di ali dorate, occupano lo spazio con grande sicurezza e le vesti più semplici scendono mollemente e con leggerezza sul loro corpo assecondandone la lieve torsione.

Il ciclo affrescato da Giotto in soli due anni, tra il 1303 e il 1305, si dispiega sull’intera superficie interna della Cappella narrando la Storia della Salvezza in due percorsi differenti: il primo con le Storie della Vita della Vergine e di Cristo dipinto lungo le navate e sull'arco trionfale; il secondo inizia con i Vizi e le Virtù, affrontate nella pozione inferiore delle pareti maggiori, e si conclude con il maestoso Giudizio Universale in controfacciata.

Il giudizio universale

La vasta composizione si stende sull'intera controfacciata e costituisce il punto d'arrivo della simbologia morale, del cammino di salvazione rappresentato nella Cappella. Più che l'accentuazione mistica o il senso di orrore per le pene dei dannati appare dominante il tema della giustizia. Il Giudizio di Giotto, come si diceva, è dominato dall'idea della giustizia divina, impersonata dalla grande figura di Cristo. Con gesto pacato ma sicuro divide nettamente due settori: a destra gli eletti; a sinistra i reprobi, travolti da un fiume di fuoco che li fa precipitare all'Inferno. La divisione tra bene e male è anche separazione tra ordine e caos: gli eletti, seguendo le indicazioni degli angeli, si dispongono in schiere regolari, mentre tra i demoni e i dannati regna la massima confusione.