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Presentazione introduzione "Promessi sposi" (cap. I-VIII)

chiara.luisi

Created on September 7, 2023

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Transcript

PRESENTAZIONE

CAPITOLI I-VIII

DI CHIARA LUISI

INDICE

Riassunto

Capitolo V

Capitolo I

Capitolo VI

Capitolo II

Capitolo VII

Capitolo III

Capitolo VIII

Capitolo IV

CAPITOLI I-VIII

RIASSUNTO TRAMA

E' la sera del 7 novembre 1628. Don Abbondio, anziano parroco di un paesino vicino a Lecco sul lago di Como, sta tornando a casa quando viene fermato da due "bravi", uomini di malaffare al servizio di don Rodrigo, un prepotente signore del luogo. I due malviventi gli intimano di non celebrare il matrimonio fra Lucia Mondella e Renzo Tramaglino, pena la morte: il loro padrone si è infatti invaghito della ragazza e ha scommesso con il cugino di riuscire a sedurla.Il pavido curato accondiscende e cominciano così le disavventure dei "promessi sposi", che tentano di ottenere giustizia e trovare una soluzione al loro problema: prima per via legale da Azzecca-garbugli, un avvocato che chiude loro ogni strada, poi con l'aiuto di fra Cristoforo, un religioso di alta e attiva virtù cristiana al servizio degli umili, che sarà sempre il loro più valido alleato. Falliti i vari tentativi, Renzo e Lucia decidono allora di ricorrere a un sotterfugio, cioè a un «matrimonio a sorpresa» di fronte a don Abbondio. La stessa notte in cui i due giovani si recano dal prete per mettere in atto il loro piano, don Rodrigo manda a casa di Lucia i suoi bravi per rapire la ragazza. Entrambi i loschi progetti falliscono, ma i promessi sposi, insieme ad Agnese, la madre di Lucia, sono costretti a lasciare il paese: fra Cristoforo organizza per loro una fuga notturna e i loro futuri rifugi.

CAPITOLO 1: "Questo matrimonio non s'ha da fare"

- Tempo: La sera del 7 novembre 1628- Luoghi: Stradicciola lungolago verso il paese dei promessi sposi; casa di don Abbondio - Personaggi: Don Abbondio, due bravi di don Rodrigo, Perpetua - Sequenze narrative: * «Quel ramo del lago di Como»: i luoghi della storia. * La passeggiata serale di don Abbondio e l'incontro con i bravi. * «Questo matrimonio non s'ha da fare»: i bravi impongono a don Abbondio di non celebrare il matrimonio fra Renzo e Lucia. * La vita e il carattere di don Abbondio. * Il ritorno a casa di don Abbondio e il suo colloquio con Perpetua.

Analisi

I personaggi: Sulla scena compare subito uno dei principali protagonisti della vicenda: don Abbondio, l'anziano curato del paese dei "promessi sposi", che sarà presente lungo tutto il romanzo fino alla soluzione finale. A lui è dedicata nel capitolo la prima pagina magistrale di Manzoni sulla descrizione psicologica dei personaggi. Accanto, e contrapposti a lui, i due bravi. Si tratta di figure generiche, ma che rappresentano significativamente, una categoria di persone che parteciperanno attivamente e continuativamente alla storia, come esecutori di malvagie intenzioni e come specchio di una corrotta struttura sociale. Nelle ultime pagine del capitolo, si presenta Perpetua, la domestica di don Abbondio, personaggio minore ma di brillante caratterizzazione, che accompagna a lungo la vicenda facendo da vivace controcanto al suo "padrone".

II tempo e lo spazio:Il tempo è indicato in modo chiaro e preciso: la storia inizia il 7 novembre 1628, verso sera. L'indicazione è importante non solo per l'ordine logico della trama, ma soprattutto perché il secolo XVII, con le sue caratterizzazioni storiche-sociali è uno degli elementi centrali della vicenda. Lo spazio è costituito dai territori rivieraschi del lago di Como, e più precisamente dalla zona di Lecco sul ramo orientale del lago. Il paese di don Abbondio e dei "promessi sposi" non è ancora specificato, a parte la casa del curato nelle ultime righe. Ambientazione contadina, dunque, che caratterizza subito l'opera di Manzoni come romanzo di popolare realismo. Ma anche precisa ambientazione geografico-politica, nella Lombardia settentrionale sotto il dominio spagnolo; e quindi, è questa anche la prima caratterizzazione del racconto come "romanzo storico".

La scrittura:Il capitolo è un primo ampio esempio delle diverse componenti espressive e narrative del romanzo. In ordine di scrittura, incontriamo prima la descrizione naturalistica. Il preciso e oggettivo ritratto di un paesaggio, costituisce uno degli elementi propri del realismo del romanzo. La seconda componente espressiva che incontriamo è quella della trattazione storica. Per spiegare e circostanziare la vicenda, Manzoni inserisce spesso nel racconto delle pagine di documentazione e analisi storica, come avviene in queste prime pagine a proposito dei bravi e dell'amministrazione della giustizia nel Seicento. Questa particolare forma di narrazione rende subito esplicito il carattere dei "Promessi sposi" come "romanzo storico". Ulteriore e principale componente espressiva è poi quella della narrazione vera e propria, costruita con l'immediatezza realistica dei dialoghi e dei personaggi, con l'attenzione all'analisi psicologica delle situazioni e dei loro attori attraverso le parole, gli atteggiamenti e i gesti, con la precisa ricostruzione delle scene. Costante in tutta l'opera è la presenza dei commenti personali che Manzoni esprime sui fatti e sui personaggi da lui descritti. Si tratta di una componente espressiva determinante: contribuisce a stabilire una distanza "oggettiva" fra il lettore e la storia e costituisce il punto di vista, il giudizio ideologico-morale che l'autore propone rispetto ai contenuti della propria opera, con il quale anche il lettore deve misurarsi. Allo stesso scopo di esprimere il suo giudizio sulla realtà, l'Autore fa uso già da subito dell'ironia, strumento prediletto per raccontare e colpire, con simpatia o amarezza, i piccoli e grandi vizi insiti nella vicenda.

I temi: Domina in queste pagine il tema della storia e della società del tempo in cui è ambientata l'avventura. Attraverso le dissertazioni sulle grida contro i bravi e sui rapporti sociali del tempo, Manzoni descrive la corruzione politica, morale e istituzionale del regno lombardo nel Seicento, sotto la dominazione spagnola: è questa la realtà che farà da sfondo a tutta la storia. La polemica è comunque trattata con toni ironici, che conferiscono anche a questo tema quel carattere di buon senso, di giudizio chiaro, con il quale l'autore tratterà la sua materia.

CAPITOLO 2: "Sapete voi quanti siano gl'impedimenti dirimenti?"

- Tempo: mattina di mercoledì 8 novembre 1628- Luoghi: Casa di don Abbondio, casa di Lucia e Agnese - Personaggi: Don Abbondio, Renzo, Perpetua, Lucia,
Agnese - Sequenze narrative: * La tormentata notte di don Abbondio. * Primo colloquio fra Renzo e don Abbondio: il curato con un pretesto rimanda il matrimonio. * Incontro di Renzo con Perpetua. Renzo intuisce l'inganno.
Secondo colloquio di Renzo con don Abbondio: Renzo viene a sapere dell'intrigo di don Rodrigo. * Renzo si avvia a casa di Lucia. * A casa di Lucia, viene annullata la festa di nozze.

ANALISI

La trama e la struttura:Il capitolo si presenta omogeneo, compatto, concentrato sul racconto specifico della vicenda e dei suoi personaggi. Tutto si svolge nel breve arco di tempo dalla notte del 6 novembre 1628 alle prime ore del mattino seguente, giorno del matrimonio fra i promessi sposi, negli spazi circoscritti della casa di don Abbondio e di quella di Lucia, e vengono narrate le prime conseguenze della prepotenza dei bravi di don Rodrigo: la notte tormentata di don Abbondio, il burrascoso colloquio di questi con Renzo, la sospensione del matrimonio. Alla fine, come elemento di suspence che collega il capitolo con quello successivo, c'è anche il sospetto di Renzo che Lucia sappia qualcosa a proposito dell'accaduto e che glielo abbia tenuto nascosto. A occupare la scena è comunque l'incontro fra Renzo e don Abbondio, con il quale inizia il turbamento del normale svolgimento della vita che avrebbe previsto un semplice matrimonio di paese, e che quindi mette in moto il meccanismo romanzesco.

I personaggi:Entrano in scena nel secondo capitolo i principali protagonisti del romanzo, Renzo Tramaglino e Lucia Modella. Soprattutto il primo ha qui occasione di presentarsi nel vivo delle azioni, e l'autore ce ne fornisce una vera e propria "carta d'identità" (età, condizione familiare, stato sociale, aspetto fisico, ecc.); poi, nell'agire e nel parlare, Renzo mostrerà la propria personalità, la propria natura. Renzo è il personaggio che più degli altri si andrà formando nel corso della vicenda, che si configura come il "romanzo di formazione" dell'uomo. Anche Lucia comincia ad affacciarsi nella vicenda; la sua descrizione per ora è quella illustrativa, folclorica, di una giovane contadina vestita per le nozze; ma già traspare dalle sue poche battute quella sensibilità, purezza e onestà d'animo che saranno sue costanti virtù. Infine, fa la sua comparsa Agnese, la madre di Lucia, che assumerà un ruolo da protagonista.

La scrittura: Nel capitolo prevalgono le forme espressive del dialogo e del linguaggio quotidiano popolare, ed è la naturale conseguenza della sua struttura; vi si tratta infatti degli incontri fra personaggi semplici e umili, che l'autore vuole riprodurre con realismo e immediatezza. Il livello linguistico sarà dunque quello del parlato, ricco di espressioni gergali, interruzioni, sgrammaticature tipiche del linguaggio orale.Ma nell'incontro fra don Abbondio e Renzo il dialogo e il linguaggio diventano anche strumento di riflessione: il curato infatti è detentore di una maggior cultura, che esprime attraverso le formule latine e la conoscenza delle norme ecclesiastiche; ma si tratta di un uso subdolo, perché tende a confondere le idee e a ingannare Renzo. Prende da qui spunto per la prima volta la polemica del Manzoni, costante in tutta l'opera, nei confronti della cultura e del linguaggio come strumento di prevaricazione anziché di verità.

I temi:Il primo tema da rilevare ci sembra essere proprio quello dei rapporti di forza fra i personaggi, che rispecchiano poi i rapporti di violenza nella società del Seicento di cui l'autore aveva parlato nel capitolo precedente. Come già i bravi nell'incontro con don Abbondio, anche qui i due attori principali, appunto il curato e Renzo, instaurano un rapporto di "violenza", vogliono cioè imporre la loro volontà sull'altro con gli strumenti a loro disposizione. Na-turalmente, ben diversa è la violenza di don Abbondio che, usando la propria autorità e cultura, vuole ingannare Renzo, e quella quasi involontaria del giovane che solo vuole sapere la verità e avere giu-stizia. Da qui deriva il secondo tema, suggerito dalla riflessione di Manzoni alle righe 300-302: la prepotenza di don Rodrigo ha già cominciato a mettere in moto tutta una serie di altre violenze e istinti negativi che porteranno a più gravi disgrazie e malvagità; anche questa è una linea di interpretazione morale che ha qui la sua origine e che poi troverà conferma e approfondimenti nell'intera opera.

CAPITOLO 3: "Cercate il dottor Azzecca-garbugli"

- Tempo: Mercoledì 8 novembre 1628- Luoghi: Casa di Lucia e Agnese; casa del dottor Azzecca-garbugli a Lecco - Personaggi: 
Lucia, Renzo, Agnese, Azzecca-garbugli, fra Galdino - Sequenze narrative: * Lucia rivela la persecuzione di don Rodrigo. * Renzo da Azzecca-garbugli. * Fra Galdino a casa di Lucia. Il racconto del miracolo delle noci. * Renzo ritorna dalle donne dopo il deludente incontro con Azzecca-garbugli.

ANALISI

I personaggi: Partendo da fra Cristoforo, di quest'ultimo si accenna soltanto, suggerendone però subito la forza della personalità e l'importanza del ruolo. Fra Galdino è un incontro solo occasionale, testimone di una realtà e di una cultura religiosa popolare. Personaggio minore ma centrale nel capitolo è l'avvocato Azzecca-garbugli: resterà come figura esemplare di una concezione meschina e corrotta della legge. Ben altro rilievo hanno invece le figure di Agnese e soprattutto di Lucia. La giovane promessa sposa si presenta in queste pagine con molte delle caratteristiche e virtù che ne fanno l'eroina del romanzo. Per un verso, si rivela come umile ragazza timorosa e fragile; ma per altro verso dimostra subito una personalità chiara nei principi. In lei opera una fede semplice e sicura, che in ogni occasione la convince a gesti e pensieri di pura, caritatevole religiosità. Ma è anche un personaggio in grado di intuire le reazioni dell'animo umano. Fin da queste prime pagine, dunque, Lucia è figura non di "santa giovane" immobile, ma di personalità definita, sia pur smorzata nel pudore. Accanto a lei si muove, da subito, Agnese: donna semplice, vitale, senza ombre, sicuramente buona, con quei piccoli vizi naturali della furbizia, della gelosia materna, del gusto per il pettegolezzo .

La trama e la struttura:Il capitolo si articola in tre momenti: 1. Lucia informa dell'incontro con don Rodrigo e della sua persecuzione; 2. Lucia, Agnese e Renzo si propongono come prima soluzione di ricorrere alla giustizia, nella persona dell'avvocato Azzecca-garbugli, ma il tentativo fallisce; 3. Lucia predispone l'intervento di padre Cristoforo. Il primo momento fa riferimento a un episodio accaduto prima dell'inizio della storia raccontata, e ne costituisce la necessaria spiegazione. Il secondo momento riporta l'azione al presente: si ricorre alle autorità competenti, alla legge; anche se non porta ad alcuna soluzione positiva, l'episodio diventa comunque motore della trama, proprio in quanto ostacolo: da questo momento, i protagonisti sanno di non poter fare appello alla giustizia ufficiale. Infine, l'attesa fiduciosa di fra Cristoforo apre ai futuri sviluppi narrativi.

I temi:Ancora una volta, il tema centrale è il rapporto ingiusto fra gli umili offesi e la legge dei potenti. Nel colloquio fra Renzo e Azzecca-garbugli questo problema si manifesta in modo scandaloso: l'uomo dotto che dovrebbe essere al servizio della giustizia dichiara apertamente di essere dalla parte della prepotenza. La polemica contro l'inefficacia della giustizia costituisce uno dei punti saldi della critica manzoniana contro la società del tempo. Sta di fatto che da questo momento in poi la soluzione del dramma di Renzo e Lucia non verrà più cercata in ambito "legale" e anzi, ogni volta che nel corso delle future vicende i nostri personaggi si dovranno imbattere nella legge, sarà sempre a loro danno. Diventa allora particolarmente emblematica la frase che Renzo ripeterà ossessivamente nel finale della sequenza, «a questo mondo c'è giustizia, finalmente», con l'amaro commento conclusivo del narratore: «Tant'è vero che un uomo sopraffatto dal dolore non sa più quel che si dica». Altrettanto emblematico sarà allora l'altro tema del capitolo, sia pure appena abbozzato attraverso la figura di Lucia: l'affidarsi alla religione e al giudizio di Dio. Si tratta del più grande messaggio morale del romanzo, la risposta effettiva ai problemi di Renzo e Lucia, e dell'uomo in generale.

Scelte linguistiche e stilistiche: Nonostante la gravità dei temi, prevale comunque tono comico, legato alla figura "ridicola" di Azzecca-garbugli e alla presenza dei capponi sbatacchiati avanti e indietro. Il realismo di Manzoni opera in questo modo, sdrammatizzando i contrasti con la quotidianità delle situazioni, l'umanità dei personaggi e la semplicità del linguaggio.

CAPITOLO 4: "Nel mezzo vile meccanico"

- Tempo: Mattina di giovedì 9 novembre 1628. Flash-back sugli avvenimenti della vita di fra Cristoforo- Luoghi: La strada fra il convento di Pescarenico e il paese dei promessi sposi; la città della giovinezza di fra Cristoforo; casa di Lucia - Personaggi: fra Cristoforo (Ludovico), il domestico di Cristoforo, il cavaliere nemico, il fratello del cavaliere, il padre cappuccino, Lucia e Agnese - Sequenze narrative: * Padre Cristoforo si avvia all'alba dal convento verso casa di Lucia. * Biografia di fra Cristoforo: le origini familiari e la giovinezza. * Il duello: la morte del servo Cristoforo e l'uccisione del nobiluomo nemico. * Lodovico si rifugia presso una chiesa dei cappuccini: la vocazione e la decisione di farsi frate. * La festa del perdono. * Fra Cristoforo giunge a casa di Lucia.

ANALISI

La trama e la struttura:II capitolo ha una struttura circolare: comincia con fra Cristoforo in cammino verso casa di Lucia, prosegue con la sua biografia, per tornare nel finale all'arrivo del frate dalle donne. È costituito quasi per intero dal racconto della vita di padre Cristoforo, organizzato in precise sequenze narrative: - le origini familiari; - la gioventù; - il duello e la conversione; - la visita del perdono; - la vita di predicazione e assistenza. La biografia interrompe dunque per un momento lo svolgimento della vicenda (occupa idealmente il tempo da lui impiegato per recarsi dal proprio convento alla casa di Lucia), ma è a questa funzionale perché ci spiega il carattere di questo grande protagonista rispetto ai futuri sviluppi della trama.

Il tempo e lo spazio:Per quasi tutto il capitolo ci troviamo in un tempo e in uno spazio diversi da quello della storia: mentre fra Cristoforo si reca dal convento alla casa di Lucia, l'autore ne racconta la vita. In generale si tratta del periodo che va dagli anni maturi del padre di fra Cristoforo fino appunto al momento presente, in una città imprecisata dello Stato di Milano: ma in effetti la storia si concentra in un periodo preciso, quando fra Cristoforo, che ancora si chiama Lodovico, ha trent'anni. Gli ambienti sono quelli cittadini della strada dove avviene il duello, del convento dove Lodovico si rifugia, e del palazzo nobiliare dove si svolge la "festa del perdono", ambienti che incontreremo spesso nel corso del romanzo. I personaggi: Fra Cristoforo, che occupa praticamente da solo tutto il capitolo, è il primo personaggio "storico" del romanzo, cioè la prima di quelle figure realmente vissute che Manzoni riprende e adatta alla sua opera letteraria (tali saranno la monaca di Monza, l'innominato, e il cardinale Federigo Borromeo). Nell'opera la figura di fra Cristoforo si muoverà poi con personalita autonoma e indipendente dalla fonte storica, e vive di una continua tensione fra la sua indole, onesta insieme e violenta, e il richiamo santo della fede all'umita, al perdono. Da qui deriva gran parte del suo fascino: si tratta della caratteristica principale del personaggio, che ritroviamo costantemente ribadita nel capitolo (nello sguardo, nei costumi, negli atteggiamenti sociali prima e dopo la vocazione, nei suoi sentimenti). La scrittura: Due sono le principali caratteristiche compositive del capitolo: 1 appartenenza al genere della "biografia", e più in particolare a quello della "agiografia"; 2 tecnica del flash-back. Prevale il racconto esterno del narratore, su cui intervengono però tre dialoghi (fra Lodovico e il suo rivale, il padre guardiano e il fratello dell'ucciso, quest'ultimo e Lodovico) che sintetizzano la vicenda e i valori principali del capitolo: la violenza, la diplomazia tipica nei rapporti sociali del tempo e il sentimento religioso.

I temi:Intorno alla figura di fra Cristoforo si articolano i tre temi dominanti del capitolo. 1. La violenza dei rapporti sociali nella società del Seicento. Si tratta di una violenza che si manifesta in molti modi: nello scontro fisico, nella prepotenza e arroganza sociale, negli atteggiamenti verbali. 2. Il sentimento religioso. Accanto, al di sopra della violenza agisce però nella società la forza superiore della fede. È nel sentimento religioso, qui come altrove, che solo si trova soluzione e armonia: la conversione di fra Cristoforo è "provvidenziale” perché risponde a una reale esigenza dell'uomo Lodovico, gli indica l'unica strada buona e giusta di fronte allo "scandalo" della violenza subita e imposta, e diventa simbolo della soluzione a ogni contrasto umano. 3. La natura umana. Nella figura di fra Cristoforo si manifesta in misura specifica l'attenzione dell'autore alla natura umana, alle sue debolezze e alle sue virtù, alle sue varie componenti psicologiche. Qui si tratta di una personalità molto articolata, e anche questo fa parte del realismo dei Promessi sposi.

CAPITOLO 5: "Sentenzio che questo è l'Olivares de'vini"

- Tempo: Mattino e pomeriggio di giovedì 9 novembre 1628- Luoghi: Casa di Lucia, palazzo di don Rodrigo - Personaggi: Fra Cristoforo, Lucia, Agnese, Renzo, anziano servitore di don Rodrigo, don Rodrigo, il conte Attilio, il podestà, il dottor Azzecca-garbugli - Sequenze narrative: * Colloquio di fra Cristoforo con le donne e con Renzo. * Fra Cristoforo giunge al palazzo di don Rodrigo. * Il banchetto. Una questione di codice cavalleresco. * I commensali discutono della guerra tra Francia e Spagna e della carestia. * Don Rodrigo e fra Cristoforo si ritirano in una stanza appartata.

ANALISI

La trama e la struttura:Strettamente legato alle pagine immediatamente precedenti attraverso la figura di fra Cristoforo, il quinto capitolo è soprattutto connesso con quello successivo, insieme al quale costituisce un'unica sequenza narrativa: l'incontro e il colloquio del frate con don Rodrigo inizia qui, per poi riprendere e concludersi nel capitolo VI. Al suo interno, il capitolo si divide in due parti, in due quadri principali: il colloquio di fra Cristoforo con le donne e con Renzo e la salita del cappuccino al palazzo di don Rodrigo. L'incontro con il signore viene preparato dalla scena del banchetto con la galleria dei personaggi convitati e con i prolungati discorsi mondani tenuti intorno alla tavola. Infine, si annuncia al lettore l'imminente confronto privato fra il cappuccino e il signorotto. Si tratta dunque di un capitolo in cui, rispetto alla vicenda centrale, sembrano accadere poche cose e lentamente; siamo infatti ancora in una fase preparatoria nella presentazione di personaggi, ambienti, valori. Dal punto di vista della trama questo capitolo e il successivo rappresentano comunque un punto nodale: viene infatti qui narrato il secondo tentativo per risolvere la questione del matrimonio, dopo quello fallito con il dottor Azzecca-garbugli.

Il tempo e lo spazio:Questo capitolo riprende a muovere la vicenda, che resta comunque tutta concentrata nella mattinata dell'8 novembre 1628, fino all'ora del pranzo. Assistiamo dunque ancora al procedere dell'azione in tempo quasi reale, come d'altra parte è naturale quando lo svolgimento della narrazione si basa sulla riproduzione realistica di colloqui e dialoghi. Un nuovo spazio domina invece la scena, in contrapposizione con quello semplice e ormai consueto della casa di Lucia: il palazzo di don Rodrigo. Da una parte lo spazio dei poveri e dei deboli, dall'altra quello dei ricchi e dei potenti. Imponente e minaccioso, il palazzo riflette già nel suo aspetto architettonico quell'immagine di potere maligno che l'Autore ha già lasciato intuire rispetto al padrone. In apparente contrasto con il severo silenzio esteriore del maniero è la chiassosa "folla" del banchetto di cui risuonano le sale interne; in effetti, si tratta delle due facce della pomposa rappresentazione del potere nella sua veste ufficiale e in quella privata. I commensali arroganti e meschini blaterano, discutono e gridano, rivelando la loro volgarità morale.

I personaggi: La figura principale del capitolo è ancora fra Cristoforo. Ritroviamo qui confermati negli atteggiamenti, nelle parole, nei pensieri, tutte le caratteristiche del personaggio già descritte nel capitolo precedente. Ma questo è soprattutto il capitolo in cui entra direttamente in scena don Rodrigo, il "cattivo" del romanzo. Del suo potere, della sua prepotenza, della sua malvagità abbiamo già visto i segni e le prime tristi conseguenze nelle pagine precedenti; qui però compare di persona. Fin dall'inizio egli ci appare come figura che solo trova sicurezza nel suo ruolo di padrone di casa e nella prepotenza dei suoi privilegi. Infastidito dalla visita del frate, bada soprattutto a mantenere nei limiti di una formale correttezza l'atmosfera intorno alla tavola. Questa indefinitezza caratteriale sarà un dato costante del personaggio. Per quanto riguarda invece la figura del cugino, il conte Attilio, anche lui è presente e attivo a lungo nel romanzo, anche se in una posizione decisamente minore. Fin dalla prima apparizione, il conte Attilio dichiara la propria assoluta immoralità e il carattere arrogante e violento, che ispirerà ogni sua azione.

La scrittura:Riprende nel capitolo la narrazione oggettiva della vicenda, in cui ritroviamo elementi compositivi ben noti, tra cui uso del dialogo, descrizioni, annotazioni psicologiche sui personaggi (dirette o attraverso i loro comportamenti), monologhi interiore, riflessioni generali dell'autore e trattazioni storiche. Dal punto di vista dello stile e del linguaggio, indichiamo ancora la novità rappresentata dal dibattito conviviale a casa di don Rodrigo. Ci troviamo di fronte a uomini di presupposta cultura formale alle prese con alcune delle questioni di onore e di politica proprie della gente di potere, e quindi vi incontriamo espressioni proprie del linguaggio alto (con cenni di latinismi), di sintassi complessa ed elaborata. Vedremo spesso questo tipo di linguaggio usato come strumento di inganno e ipocrisia, soprattutto negli atti di manipolazione contro i più deboli.

I temi: Per la prima volta nell'opera entra in scena direttamente il mondo dei potenti. Tutto il romanzo potrebbe essere letto in effetti come la storia del contrasto, della lotta fra gli umili e i potenti, vista naturalmente dalla parte dei primi per la posizione dei protagonisti. Qui entriamo nel primo dei "palazzi del potere", con i suoi personaggi, i suoi valori, il suo linguaggio, i suoi ambienti. Ed il giudizio di Manzoni è sicuramente negativo. Al di là infatti delle formali cortesie e cultura, è un mondo che presenta subito i tratti della violenza e della vanità. Si comincia con l'ambiente esterno (il palazzo minaccioso con le sue alte mura e i loschi guardiani), e si prosegue con la prepotenza dei toni e dei contenuti nei discorsi intorno al tavolo, con l'ipocrisia e la meschinità dei personaggi. L'altro tema qui introdotto è quello della situazione storica contemporanea con la guerra tra Francia e Spagna; si tratta di un fattore attivo nella trama, poiché determinerà traumaticamente le vicende dei protagonisti.

CAPITOLO 6: "Verrà un giorno..."

- Tempo: Pomeriggio di giovedì 9 novembre 1628- Luoghi: Palazzo di don Rodrigo, casa di Lucia, casa di Tonio, osteria - Personaggi: Don Rodrigo, fra Cristoforo, l'anziano servitore di don Rodrigo, Lucia, Agnese, Renzo, Tonio, Gervaso - Sequenze narrative: * Il dialogo tra don Rodrigo e fra
 Cristoforo. * L'incontro di fra Cristoforo con l'anziano servitore di don Rodrigo. * Agnese propone ai fidanzati il «matrimonio a sorpresa».
 Renzo convince Tonio a fargli da testimone. * Resistenze da parte di Lucia.

ANALISI

La trama e la struttura:Il capitolo è costruito su due sequenze, su due quadri paralleli: il colloquio di fra Cristoforo e don Rodrigo nel palazzo e l'ideazione del matrimonio a sorpresa a casa di Lucia. Il primo episodio è essenziale alla trama almeno per due motivi: - la vanità del tentativo di risolvere pacificamente la questione del matrimonio; - la natura e l'ostilità dei due personaggi. La proposta del «matrimonio a sorpresa» mette in movimento psicologico e reale i protagonisti più umili della storia: da un lato le resistenze di Lucia, dall'altro l'entusiasmo di Renzo. Ed è quest'ultimo che passa subito alla fase organizzativa, coinvolgendo l'amico Tonio. Intanto, con l'episodio del domestico di don Rodrigo e con l'imbroglio matrimoniale di Agnese, il capitolo ha fornito due elementi di futuro sviluppo narrativo.

I personaggi: Dominano nel capitolo le figure violentemente contrapposte di don Rodrigo e di fra Cristoforo, che si rivelano nella loro natura più vera. Il primo infatti ostenta subito l'arrogante coscienza del proprio potere, la prepotenza e l'immoralità, la tendenza all'uso della violenza; ma accanto a questi atteggiamenti, si insinua anche un'insicurezza di carattere. Di fronte a lui, fra Cristoforo alterna il rispetto e l'umiltà alla forza morale dei propri principi religiosi, fino alla coraggiosa veemenza con cui proclama le richieste, le accuse e le profezie di giustizia in nome di Dio: il personaggio vive sempre e drammaticamente di queste due tensioni che si fondono in ogni suo atteggiamento, e che determinano il fascino della sua personalità.

La scrittura:Prevale, nelle modalità narrative, il ricorso al dialogo. Ne individuiamo quattro: - fra don Rodrigo e fra Cristoforo, - fra il cappuccino e l'anziano domestico, - fra Renzo, Lucia e Agnese, - fra Renzo e Tonio. A ognuno di essi corrisponde un nodo importante della vicenda: il fallimento di una soluzione positiva del matrimonio, la promessa di un intervento, l'ideazione dello stratagemma del matrimonio a sorpresa e la sua iniziale organizzazione. Diverso è il livello linguistico, a seconda degli interessati: fra Cristoforo e don Rodrigo adottano un codice espressivo alto ed elaborato, mentre i personaggi umili usano un linguaggio semplice. I temi: Oggetto ideologico centrale del capitolo è il contrasto fra bene e male, fra giusto e ingiusto; viene proposto due volte, nello scontro fra il frate e il nobile e nelle nuove macchinazioni a casa di Lucia. Nel primo caso, la situazione è chiara: alle richieste di onestà e giustizia del religioso, don Rodrigo risponde con un rifiuto violento e meschino. Più complesso il secondo caso: di fronte all'ingiustizia subita, Agnese e Renzo cercano di reagire "facendosi giustizia", cioè ricorrendo a un sotterfugio poco corretto. Un certo spirito pratico può rendere accettabile tale soluzione, ma il pensiero dell'Autore è evidentemente affidato a Lucia, con i suoi dubbi e le sue diffidenze per ogni azione sospetta di poca onestà e chiarezza.

CAPITOLO 7: "Don Rodrigo si destò don Rodrigo"

- Tempo: Tardo pomeriggio di giovedì 9 novembre e l'intera giornata di venerdì 10 novembre 1628, fino al tramonto- Luoghi: Casa di Lucia, palazzotto di don Rodrigo, il paese, l'osteria - Personaggi: Fra Cristoforo, Renzo, Lucia, Agnese, Menico, don Rodrigo, il conte Attilio, il Griso e i bravi, l'anziano servitore di don Rodrigo, Tonio e Gervaso - Sequenze narrative: * Fra Cristoforo a colloquio con le donne e con
Renzo. * L'organizzazione del «matrimonio a sorpresa». * Strane visite a casa di Lucia. * Don Rodrigo e il Griso organizzano il rapimento di Lucia. * Preparativi del «matrimonio a sorpresa». Renzo, * Tonio, Gervaso e i bravi all'osteria. * I promessi sposi, con Agnese, Tonio e Gervaso, iniziano la loro spedizione.

ANALISI

Il tempo e lo spazio:Dalla sera del giovedì 9 novembre alla sera del giorno successivo. Lo svolgimento cronologico non è però del tutto lineare dato che la descrizione delle due azioni principali è costruita su un evidente flash-back. Quando infatti durante la mattinata i bravi, travestiti da viandanti, si recano a spiare la casa di Lucia, questo loro comportamento è già conseguenza delle trame di don Rodrigo per rapire Lucia. Le due azioni ritornano in sincronia verso la fine del capitolo, con l'episodio all'osteria. I luoghi della vicenda sono i soliti, ma la trama annuncia ormai l'esigenza di nuovi spazi. Se il matrimonio a sorpresa dovesse riuscire, infatti, i due giovani pensano già di recarsi altrove; e se invece fosse don Rodrigo a raggiungere il suo scopo, la vicenda si esaurirebbe o richiederebbe imprevedibili sviluppi. Un richiamo particolare deve essere fatto all'ambiente dell'osteria. Come spesso accadrà nel corso del romanzo, l'osteria si presenta come luogo ambiguo di passaggio, di sospetto e di inganno. Vi aleggia un'atmosfera di corruzione, dove gli avventori bevono, giocano e si osservano con diffidenza..

La trama e la struttura:Capitolo molto vario, di passaggio e di preparativi agli avvenimenti concitati e decisivi del prossimo. Concluso in modo negativo il tentativo di fra Cristoforo presso don Rodrigo, si mettono in moto tre nuove azioni narrative: - i promessi sposi progettano il «matrimonio a sorpresa»; - don Rodrigo organizza il rapimento di Lucia; - il domestico di don Rodrigo si reca da fra Cristoforo per avvertirlo delle azioni del suo padrone. All'inizio, dopo la comunicazione del frate presso don Rodrigo, assistiamo alla dibattuta decisione di Renzo, Lucia e Agnese di mettere in atto per il giorno successivo il matrimonio a sorpresa, che provoca subito una concitata serie di preparativi. Sullo sfondo, a scandire i tempi della vicenda, vediamo l'anziano domestico "trotterellare'" verso il convento di Pescarenico per avvertire fra Cristoforo del pericolo imminente. Poi, verso la fine del capitolo, le varie situazioni si sovrappongono e finiscono per coincidere nell'incontro all'osteria di Renzo, Tonio e Gervaso con i bravi. La struttura del capitolo è dunque complessa, è il risultato di un intrecciarsi di vicende, che imprimono un ritmo movimentato alla narrazione.

I personaggi:Continuano a definirsi i caratteri dei principali protagonisti. Renzo conferma l'ingenua irruenza d'animo, mitigata dalla fondamentale onestà e dal sentimento di amore per Lucia; e questa, accanto al timore per ogni violenza, ribadisce il proprio istintivo senso religioso e morale. Anche don Rodrigo viene osservato più a fondo, soprattutto nella sua malvagia determinazione al male. La novità del capitolo, però, è la comparsa sulla scena di un personaggio che avrà un peso determinante nella storia: il Griso, capo dei bravi di don Rodrigo. Per ora, veniamo a sapere della sua vita passata, della sua abilità e prontezza ad assecondare i disegni malvagi del padrone. Ma già qui la figura del Griso si presenta come esemplare della tipologia storica del bravo: probabilmente un assassino, trova scampo sotto la protezione di un nobile altrettanto immorale che fa uso dei suoi servigi per imporre con la forza il proprio prepotere.

La scrittura:La struttura complessa e la tensione narrativa di queste pagine è scandita su precise tecniche: il flash-back, la sovrapposizione delle azioni descritte, l'intervento di nuovi personaggi, le sospensioni, la suspense. Una presenza importante è anche quella degli interventi diretti e delle riflessioni generali dell'autore a commento dell'azione, presentati a volte come commenti dell'anonimo autore del manoscritto, altre volte come colloquio con il lettore, altre ancora come sue esplicite riflessioni sulla vicenda: hanno in comune la funzione di creare un momento di giudizio su quanto avviene.

I temi:Il capitolo è incentrato soprattutto sullo sviluppo della storia. Possiamo però indicare alcuni altri temi sottolineati anche da quelle riflessioni esplicite dell'Autore di cui abbiamo appena parlato: - la religione e la fiducia in Dio; - la complessità dell'animo umano, misurata soprattutto sulle figure di due innocenti, di due semplici come Renzo e Lucia; - l'inquietudine dell'attesa e del sotterfugio morale che accompagnano le due "imprese" del matrimonio a sorpresa e del rapimento di Lucia, e che determinano l'atmosfera tesa e sospesa di tutto il capitolo

CAPITOLO 8: "Addio monti, sorgenti dall'acque"

- Tempo: La notte fra giovedì 10 e venerdi 11 novembre 1628 - Luoghi: Il paese dei promessi sposi, la casa di don Abbondio, la casa di Lucia, il convento di Pescarenico, "quel ramo" del lago di Como - Personaggi: Renzo, Lucia, Agnese, Perpetua, don Abbondio, Tonio, Gervaso, Ambrogio il sacrestano, il Griso, i bravi, la gente del paese, Menico, fra Cristoforo - Sequenze narrative: * Il tentativo di matrimonio a sorpresa. * Il tentato rapimento di Lucia da parte dei bravi di don Rodrigo. * Il fallimento del matrimonio a sorpresa. * Il paese in subbuglio. * Fuga dei promessi sposi e loro arrivo a
Pescarenico. * Renzo, Lucia e Agnese lasciano il paese in barca sul lago.

ANALISI

La trama e la struttura:Il capitolo costituisce un nodo importante e decisivo nella trama dell'intero romanzo. Si conclude infatti qui il primo blocco del racconto, per due fondamentali motivi: - da questo momento in poi cambierà lo scenario della storia; la vicenda si muoverà e si aprirà in nuovi e più ampi spazi, a cominciare da Monza e Milano; - l'annunciata separazione di Renzo da Lucia, i promessi sposi: d'ora in poi seguiremo le loro storie individuali. La compattezza e l'efficacia del capitolo sono in gran parte da collegarsi proprio alle strutture spazio-temporali dell'azione descritta. La narrazione si concentra infatti tutta nelle ore serali del 10 novembre, segue momento per momento l'accavallarsi degli avvenimenti, ed è costruita sulla contemporaneità, sugli incastri coincidenti fra le diverse situazioni e luoghi: innanzitutto il tentato matrimonio e il tentato rapimento, poi l'intervento di Menico e dei compaesani, e infine la fuga dei promessi sposi. I personaggi: Accanto ai personaggi maggiori, nel capitolo agiscono da "protagonisti" alcune "figure collettive": la brigata dei bravi e la folla del paese. Manzoni si dilunga qui nella descrizione della psicologia di massa, cioè sui comportamenti delle persone quando si trovano in gruppo a misurarsi con situazioni insolite e di pericolo: da un lato risalta la paura dei bravi di fronte a una minaccia ignota, dall'altro vengono descritte le confuse reazioni dei paesani prima svegliati dal suono delle campane e poi interdetti sul da farsi di fronte all'intrusione dei briganti in casa di Lucia.

La scrittura:Nell'elaborata costruzione stilistica del capitolo, vogliamo sottolineare tre evidenti soluzioni espressive: - i contrasti luce/ombra, silenzio/rumore, lentezza/velocità conferiscono drammaticità e ritmo alla narrazione; - uso di modalità sintattiche particolarmente adatte per rendere l'immediatezza e la tensione delle azioni raccontate nel loro svolgersi, come se avvenissero in quel momento sotto gli occhi del lettore; - uso del linguaggio militare per descrivere le due spedizioni notturne dei promessi sposi e dei bravi, accentuando così il carattere avventuroso delle loro private e non oneste imprese.

I temi:Capitolo avventuroso, però evidenti indicazioni morali. Due azioni "disoneste", anche se sostanzialmente diverse, non hanno successo ma provocano comunque gravi conseguenze: i protagonisti devono fuggire e abbandonare il proprio paese. Il senso profondo della vicenda si esprime nell'atteggiamento di Lucia, quando si ritrova di fronte a fra Cristoforo che li accoglie al convento ignaro del sotterfugio del fallito matrimonio a sorpresa: «Nessuno lo disingannò, nemmeno Lucia, la quale però sentiva un rimorso segreto d'una tale dissimulazione, con un tal uomo; ma era la notte degl'imbrogli e de' sotterfugi.»

GRAZIEPER LA LETTURA