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Giotto e Giovanni Pisano

Alice Zucchini

Created on September 6, 2023

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Transcript

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Giotto e Giovanni Pisano

Alla scoperta di due grandi artisti innovatori

go!

Presentazione realizzata da Alice Zucchini
Prima di cominciare...

...un po' di contesto storico

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Giotto, Nozze di Cana, dettaglio, 1303-1305, affresco, Padova, Cappella degli Scrovegni

Giotto

Nacque a Colle di Vespignano nel 1267 da una famiglia di contadini e morì a Firenze nel 1337. Fu un pittore e architetto attivo in tutta Italia: lavorò a Firenze, Padova, Milano, Roma, Napoli, Rimini, Assisi. Fu uno dei principali esponenti della scuola fiorentina, corrente della pittura gotica italiana, e padre della pittura rinascimentale italiana, poiché superò i canoni dell'arte bizantina, che dall'Alto Medioevo si era imposta sull'arte antica. Per questo fu ricercato dai potenti di moltissime città italiane importanti, come dai Visconti a Milano, Roberto d'Angiò a Napoli, Enrico degli Scrovegni a Padova, nonché da Firenze per la costruzione della cattedrale e il campanile di Santa Maria del Fiore, dall'ordine francescano per i 28 affreschi della chiesa di San Francesco di Assisi.

Giotto, Crocifisso di Santa Maria Novella, 1288-1290 ca, tempera e oro su tavola di pioppo, Firenze, Basilicata di Santa Maria Novella

Giotto

Nonostante la sua importanza artistica di lui non si hanno molte informazioni. Si ritiene, senza tuttavia avere documenti a testimonianza, che si sia formato nella bottega di Cimabue e che ne abbia dunque subito l'influenza. Questo, oltre al diverso contesto sociale da cui proveniva, può spiegare la svolta decisiva che diede alla pittura italiana. Gli esperti, inoltre, nominano tra i punti di riferimento di Giotto Nicola Pisano, Arnolfo di Cambio, Duccio di Buoninsegna e Pietro Cavallini, che furono a loro volta influenzati dal suo stile. Da ciò e dalla sua immensa ed importante committenza, sempre proveniente dalla sfera dei potenti, nonché dalle numerose testimonianze degli intellettuali del tempo, possiamo asserire che ha avuto fin da subito un'altissima fortuna presso i suoi contemporanei, che è rimasta intatta fino ai giorni nostri.

+ info

Giotto rimutò l'arte di dipingere di greco in latino e ridusse al moderno

Cennino Cennini, Libro dell'arte, fine XIV secolo

Credette Cimabue ne la pittura tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, sì che la fama di colui è scura.

Dante Alighieri, Purgatorio, XI canto, vv.94-96

Stile e opere

capiamo lo stile attraverso le opere...

go!

1.Crocifisso di Santa Maria Novella

3. Nozze di Cana

Attraverso quest'opera possiamo osservare il nuovo stile che Giotto introdusse nella pittura. Grazie a lui a partire dal '300 il realismo e lo studio della natura ripresero gradualmente il loro primato nella pittura, fino ad arrivare al Rinascimento.

2.La predica davanti a Onorio III

4.Maestà di Ognissanti

Giotto e Cimabue: un confronto

Sebbene Cimabue abbia dato l'avvio alla riconquista del naturalismo, è con Giotto che si crea la strada che porterà la pittura a raggiungere il verismo del Rinascimento. Questo si vede per esempio nel differente uso del chiaroscuro. Infatti mentre in Cimabue è usato per dividere la musculatura in placche, secondo l'uso bizantino, invece in Giotto viene sfruttato per unire le parti del corpo e dare volume alla figura, facendola sembrare staccata dalla croce. Grazie a questo, inoltre, il volto di Cristo sembra più umano e verosimile, definendo meglio le sue emozioni. Anche la postura diversa delle due figure crea un diverso effetto di naturalismo: infatti mentre in Cimabue è ancora presente l'artificiosa e bizantineggiante curva del corpo , le mani sono inverosimilmente aperte e i piedi seguono due direzioni diverse, invece in Giotto il corpo ricade verso il basso, le mani sono semirichiuse e i piedi seguono la giusta posizione, sottolineando così la morte di Cristo.

Giotto e Cimabue:un confronto

Inoltre, Cimabue si serve ancora del tipico drappo lumeggiato d'oro bizantino per coprire Gesù, mentre Giotto lo riveste di un tessuto quasi trasparente, che aumenta il naturalismo della figura. Persino il diverso modo di rappresentare il sangue stillante e il diverso colore usato fanno la differenza: infatti quello di Giotto é di un rosso vivo che sprizza dal costato, cosa che non viene rappresentata da Cimabue, e scivola dalle mani sugli avambracci di Cristo, mentre in quello del suo maestro cade inverosimilmente solo in basso. Infine in Giotto si può notare un simbolismo assente in Cimabue: infatti nel Crocifisso di Santa Maria Novella, in fondo sotto le rocce, è nascosto un piccolo cranio, che simboleggia la rimozione del peccato originale da Adamo grazie al sangue di Cristo.

La predica davanti a Onorio III

Questo affresco fa parte delle 28 scene della vita di San Francesco presenti nella Chiesa Superiore nella Basilica di San Francesco ad Assisi, quasi tutte attribuite a Giotto, che ci lavorò dal 1290 al 1296. L'inizio della narrazione comincia in fondo alla navata, sulla parete destra e, continuando in senso orario, si conclude sulla parete sinistra opposta a quella di partenza. Il ciclo di affreschi è diviso in tre pannelli per campata e uno per la controfacciata, tranne per la prima, che ospita quattro pannelli sui lati e due nella controfacciata; i pannelli sono divisi tra loro da tre colonnine dipinte, che reggono una cornice anch'essa dipinta. In questi affreschi si possono notare le innovazioni introdotte da Giotto, come il recupero della tridimensionalità grazie all'uso del chiaroscuro, l'uso intuitivo della prospettiva, che rende più verosimili e concreti gli spazi rappresentati, la resa naturale delle emozioni, che donano umanità e realismo ai suoi personaggi.

La predica davanti a Onorio III

In questo pannello si può notare innanzitutto lo studio della prospettiva, che con Giotto fa grandi passi avanti. Infatti lui stesso migliora e integra i suoi studi da un pannello all'altro, passando dall'uso di un asse di fuga, dove le direzioni dei vari elementi laterali convergono verso un unico asse centrale, al punto di fuga, più corretto, nel quale le direzioni degli elementi convergono in un solo punto. Nonostante questo ci sono ancora delle imperfezioni, poiché la tappezzeria della parete destra e il disegno del pavimento non seguono ancora la giusta direzione. A dare spazialità all'affresco, oltre alla prospettiva, contribuiscono i personaggi stessi, grazie alla disposizione su più piani di profondità, che rende l'idea della terza dimensione, al chiaroscuro di ciascuno, che dà loro concretezza. Molto importante per questo è anche il panneggio di ognuno, che rende tridimensionalità e realismo ai personaggi. Inoltre, Giotto rende molta umanità alle sue figure grazie a uno studio anatomico molto accurato. Si può vedere questo nel particolare del volto del papa, a cui aggiunge le rughe intorno agli occhi strizzati e il corrugamento della fronte, per mostrare la sua concentrazione.

Nozze di Cana

La cappella fu fatta edificare da Enrico degli Scrovegni per espiare le colpe di cui si era macchiato il padre, Reginaldo degli Scrovegni, facendo l'usuraio e arricchendosi oltre misura. Perciò commissionò a Giotto un ciclo di 39 affreschi, che raccontano scene della vita di Maria e di Cristo. Per farlo lo fornisce del blu oltremare, il pigmento più prezioso in circolazione, poiché creato dalla frantumazione del lapislazzuli, una pietrasemi preziosa del vicino Oriente e per questo chiamato oltremare.

Dunque questo colore collega gli affreschi e la volta stellata del soffitto, dando unità e continuità all'ambiente. Oltre a ciò in questi nuovi affreschi si possono notare gli ulteriori progressi dei suoi studi sulla profondità, che li portano a un altro livello rispetto a quelli di Assisi. Infatti Giotto si serve per la prima volta, dopo secoli, del trompe l'oeil, ovvero un espediente illusionistico, per la realizzazione di due coretti ai lati dell'abside, che non sono altro che due finte logge con volte a crociera dipinte che danno l'illusione che siano davvero scavate nella roccia.

Nozze di Cana

In questo affresco Giotto racconta uno dei miracoli compiuti da Gesù durante un matrimonio: la trasformazione dell'acqua in vino. Infatti si vede Cristo seduto al tavolo di sinistra, vicino allo sposo e a un apostolo, che benedice l'acqua racchiusa nelle anfore, ripresa classicheggiante, disposte a destra. Vicino ad esse c'è una servitrice, intenta a versare dell'acqua nelle anfore, rappresentata di scorcio. Al centro dell'opera c'è la sposa, seduta accanto a Maria. A destra, dietro le anfore, c'è il maestro di mensa, mentre assaggia il vino, testimoniando il miracolo di Gesù. Possiamo vedere dunque come Giotto non segua più neanche la gerarchia bizantina, dato che Gesù, il vero protagonista, è grande quanto gli altri ed è seduto a sinistra anziché al centro. Questo personaggio, insieme al ragazzo dietro di lui, sono

stati i più apprezzati dagli studiosi successivi per il loro grande realismo, dovuto alla naturalezza delle pose, al chiaroscuro che vivifica le forme, alle espressioni dei volti, ai vestiti che li ricoprono. Si noti per esempio le pieghe che crea la mano del ragazzo aggrappata all'abito del maestro di mensa. E' presente inoltre il caratteristico colore blu sullo sfondo in alto, rappresentante il cielo, che, insieme alle grate lignee traforate e alla tappezzeria delle pareti, colloca in una dimensione terrena un momento altrimenti astratto, avvicinando così il credente alla scena. I drappi scelti, poi, e i vestiti impreziositi della sposa e degli altri commensali raccontano la quotidianità del Trecento, con il proposito di rendere familiare la scena a un osservatore contemporaneo a Giotto. La costruzione prospettica della stanza, la disposizione delle brocche e dei tavoli rende la profondità e la giusta tridimensionalità, donando coerenza spaziale all'affresco.

Maestà di Ognissanti

La Maestà di Ognissanti è una pala d'altare originariamente realizzata per una cappella laterale della Chiesa di Ognissanti a Firenze, ora invece conservata nella Galleria degli Uffizi. L'opera rappresenta la Madonna col Bambino seduta sul trono, attorniata da santi e con due angeli ai piedi. A differenza delle opere fino ad ora considerate, questa presenta degli elementi tradizionali, come lo sfondo dorato adimensionale e le proporzioni gerarchiche probabilmente dovute alla committenza religiosa anziché laica. Infatti la Madonna e il Bambino sono visibilmente più grandi dei santi dietro di loro. Nonostante queste scelte, che danno meno verosimiglianza alla rappresentazione, a salvare il realismo dell'opera e lo stile di Giotto sono la prospettiva e le emozioni dei personaggi. Infatti possiamo notare che il trono non è più in assonometria, rappresentazione in cui le linee che nella realtà sono parallele rimangono tali anche nel dipinto, ma è in prospettiva, ovvero le linee parallele convergono in un punto di fuga. Inoltre, come sempre, Il chiaroscuro, il panneggio e la disposizione dei personaggi danno tridimensionalità e spazialità alle figure. Infine, come accennato prima, Giotto regala a ciascuno un'espressione umana e una posa naturale, che dona più verismo all'opera.

Giovanni Pisano, la Temperanza, Pulpito, 1302-1310, marmo, Cattedrale di Pisa

Giovanni Pisano

Figlio del rinomato Nicola Pisano, nacque a Pisa nel 1248 ca e lì morì nel 1314/20 ca. Fu anche lui, come il padre, un architetto e scultore famoso e apprezzato dai suoi contemporanei. Seguendo l'usanza medievale, fu formato dal padre nella sua bottega e fu spesso suo collaboratore. Nonostante l'influenza paterna, tuttavia il figlio si distaccò presto dal suo stile, sviluppandone uno autonomo e unico, caratterizzato da una forte influenza della scultura gotica francese, dovuta alle tante statuette francesi che giravano in Italia o forse a un viaggio in Francia, dall'arte antica e prendendo dalla classicità del padre solo un'espressività più patetica.

Giovanni Pisano

Lavorò per lo più in Toscana: gli venne affidata, in qualità di capomastro, la costruzione del Duomo di Siena e la cattedrale di Pisa, di cui realizzò anche il pulpito, il secondo, dopo quello della chiesa di Sant'Andrea a Pistoia. Ricevette inoltre come committenza la realizzazione di statuette di Madonne col Bambino, come quella richiesta da Enrico degli Scrovegni per la sua cappella. Fu dunque questo il cambiamento che apportò alla scultura del tempo: in un periodo, il medioevo, in cui la scultura era subordinata all'architettura, battè per primo, grazie al suo stile unico, la strada che riportò l'indipendenza alla scultura, con le statue a tutto tondo di Donatello nel Rinascimento.

Giovanni Pisano, Pulpito di Sant'Andrea, 1298-1301, marmo, Chiesa di Sant'Andrea a Pistoia

(...) il Pulpito di Giovanni Pisano è stato uno dei primi grandi passi nella scultura verso il Rinascimento ed è stato apprezzato e studiato per secoli dai grandi artisti come modello di ispirazione stilistica.

La Presidente dell'organizzazione no-profit "Friends of Florence" Simonetta Brandolini d'Adda

Stile e opere

capiamo lo stile attraverso le opere...

go!

1.Pulpito di Sant'Andrea

3.Madonna col Bambino: Cappella degli Scrovegni

2.Pulpito Cattedrale di Pisa

Pulpito di Sant'Andrea

Il pulpito della Chiesa di Sant'Andrea a Pistoia è la sua prima grande opera. La realizza con una forma esagonale e archi trilobati a sesto acuto. Nonostante possa sembrare simile al primo pulpito realizzato dal padre, questo ha proporzioni d'insieme più slanciate, secondo il gusto gotico, e più drammatiche, tratto unico di Giovanni Pisano, sviluppato a partire dalla plasticità e pathos delle opere di Nicola Pisano. Si nota anche una certa influenza dell'arte antica sul suo stile. Questo si può vedere in una delle scene rappresentate su questo pulpito, ovvero la Strage degli Innocenti (in alto a destra), dove i molti personaggi sono colti in pose dinamiche, drammatiche, in torsione, dove regna il caos, ma allo stesso tempo le figure sono disposte in un certo ordine e sembrano poter uscire dal marmo da un momento all'altro. E' una scena paragonabile, per plasticità, dinamicità, disposizione dei personaggi, pathos, alla scena di battaglia tra Romani e Barbari sul Sarcofago grande Ludovisi (in basso a destra), ritrovato in una tomba presso la Porta Tiburtina nel 1621. Si noti il forte uso del chiaroscuro, che vivifica la scena, attraverso l'uso del trapano.

Pulpito di Sant'Andrea

La stessa cosa si può dire della sibilla (a destra), che decora uno degli spazi sopra le colonne. Grazie a essa si vede la forte influenza che il gotico francese ha esercitato su Giovanni Pisano e come lui lo ha rielaborato in uno stile tutto suo. Infatti, partendo dalle statue-colonne della Cattedrale di Chartres, ancora tra il gotico e il romanico, sottili, statiche e più stilizzate, e arrivando alle statue-colonne della cattedrale di Reims, in pieno stile gotico, classicheggianti, con un panneggio variamente elaborato e una posa leggermente sinuosa, praticamente a tutto tondo, Giovanni Pisano crea statue decorative a tutto tondo, che potrebbero essere certamente scollate dalla struttura architettonica, sinuose e dinamiche, ancora più espressive e reali, attingendo anche all'arte antica, oltre che allo stile del padre, almeno all'inizio, per poi approdare a un gotico maturo e personalizzato.

Pulpito Cattedrale di Pisa

Quello della Cattedrale di Pisa è il secondo pulpito di Giovanni Pisano, realizzato tra il 1302 e il 1310. Rispetto al primo è più monumentale e massiccio, ma anche più equilibrato, grazie alla sua forma circolare, le mensole con volute al posto degli archi, i telamoni centrali e le cariatidi. Una di esse rappresenta la Chiesa e per questo ai suoi piedi ha le personificazioni delle quattro virtù cardinali, cioè la Giustizia, la Fortezza, la Temperanza e la Prudenza. In particolare ha riscosso successo e attenzioni da parte degli studiosi la nuda Temperanza (in basso a destra), perché è modellata secondo le sembianze della Venere de' Medici di Cleomene (a sinistra), risalente invece al periodo ellenistico del I sec. a.C. Lo si vede dalla posa identica, dalla stessa gamba piegata per formare il caratteristico schema a chiasmo ellenistico e dalla testa girata di profilo. Nonostante ciò la reinterpreta adattandola al suo presente, dando così alla donna il significato religioso della pudicizia, la vergogna. Inoltre, all'uso medievale, le mani e i piedi sono più grandi perché ritenuti più espressivi, atto impensabile nell'arte antica.

Madonna col Bambino

Le Madonne col Bambino di Giovanni Pisano sono famose per il loro stile innovativo. Un esempio è proprio quella commissionata da Enrico Scrovegni per la sua Cappella. Realizzata presumibilmente nel 1306 in marmo, questa statua un sé rappresenta un cambiamento per la scultura del tempo, poiché per tutto il medioevo, fino a quel momento, non si erano più viste statue a tutto tondo, ma solo altorilievi o colonne/statue che impreziosivano e decoravano grandi strutture architettoniche, vere protagoniste dell'opera. Inoltre questa, come altre da lui realizzate, presentano caratteristiche che le rendono più umane e reali. Infatti, per realizzarla, Giovanni Pisano prese ispirazione dalle tante statuette eburnee francesi che circolavano al tempo, come quella che potete vedere a sinistra. Per questo, proprio come se seguisse la curva della zanna di un elefante, la statua della Cappella ha una forma curva, più dinamica, aiutata dalle pieghe della veste, che la rendono più verosimile. A coronare il tutto c'è la posa naturale in cui si trova con il figlio e lo sguardo di affetto che si scambiano, che la rendono umana.

wow

Grazie per l'attenzione!

Fonti:Libro di testo "Artelogia. Dalla preistoria al Gotico", vol.1, Emanuela Pulvirenti, Zanichelli Treccani Wikipedia Cappellascrovegni.padovamusei.it

Non per niente è chiamato padre della pittura rinascimentale italiana

Con questa frase Cennino Cennini, grande ammiratore di Giotto, come molti suoi contemporanei, voleva sottolineare la dirompente novità che aveva portato l'arte di Giotto a quel tempo, poiché con lui ci si avvia all'abbandono dell'arte bizantina, adimensionale e spirituale, e ci si avvia a entrare nell'arte rinascimentale, che invece riporta l'uomo e la sua dignità al centro dell'attenzione e su un terreno terrestre. Ha sottolineato dunque l'importanza che Giotto ha avuto come innovatore, riprendendo come esempio l'arte antica e andando oltre, facendo studi approfonditi sulla profondità e tridimensionalità e sull'espressione umana.

Firenze come capitale ideale della cultura

L'Italia aveva questo primato sulla cultura grazie all'industrioso lavoro della nuova classe borghese e dei Comuni, sempre in lotta tra loro per affermarsi potenze gli uni sugli altri e divisi dal sostegno imperiale o papale. Ma se da una parte questa instabilità politica minava la sicurezza del paese da invasioni straniere, dall'altra diede grande impulso all'arte, poiché i potenti delle grandi città facevano a gara per essere i mecenati di grandi artisti e per realizzare grandi opere d'arte. In particolare dal '200/'300 fino al '500 si affermò Firenze, ricchissima città, all'avanguardia in tutti i campi e uno dei centri degli studi umanistici. E' quindi anche grazie a lei che si formano Giotto e Giovanni Pisano.

Precisazione

Nonostante l'alto studio prospettico e proporzionale di questo affresco, Giotto commette volontariamente un errore. Infatti nella realtà non sarebbe possibile vedere sia le persone di quella grandezza e allo stesso tempo il soffitto e addirittura il cielo. Nonostante ciò Giotto li inserisce lo stesso sia per dare un'idea più chiara della prospettiva sia per sottolineare la nuova dimensione terrena dell'affresco.

L'affermazione dell'artista

A partire dalla fine del '200 e l'inizio del '300 comincia la scalata sociale e l'affermazione dell'artista come individuo singolo, dotato di un proprio stile e una propria visione dell'arte. Quindi da questo momento in poi gli artisti svilupperanno l'abitudine e, sopratutto, la necessità di firmare le proprie opere, per renderle uniche. Inoltre, per questo, alcuni di loro cominciano a raggiungere la fama grazie proprio alla personalizzazione delle loro opere, come Giovanni Pisano, primo artista a firmarsi, e apriranno la strada alla scalata sociale dell'artista, che porterà nel Rinascimento anche appartenenti a classi sociali più alte a desiderare o comunque stimare il lavoro dell'artista.

Perché solo i potenti?

Le scelte di Giotto...

Da quando Giotto si era fatto un nome e una bottega tutta sua aveva una lista di committenza lunghissima, tant'è vero che molte sue opere furono realizzate dai suoi collaboratori e solo alcune parti furono materialmente fatte da Giotto. Dunque proprio grazie alla sua fama ebbe la possibilità di crearsi una committenza selezionata, così da scegliere solo chi lo avrebbe lasciato apporre le sue innovazioni nel suo lavoro. Perciò scelse quasi sempre committenti della nuova classe imprenditoriale, in campo laico, e i francescani per quello religioso, poiché erano abbastanza recenti da possedere la mentalità giusta per accettare cambiamenti.

Le botteghe

L'artista si formava nella bottega, cioè una comunità di artisti strutturata e gerarchizzata. Al suo vertice c'era il maestro, che insegnava il mestiere agli apprendisti, si occupava di firmare i contratti e gestire gli affari della bottega. Dopo di lui venivano i suoi più stretti collaboratori e poi tutti gli altri in ordine di importanza. Lo scopo delle botteghe era creare nuovi artisti, in grado di sviluppare un loro stile e raggiungere la loro autonomia, così da affrancarsi dal loro maestro e creare una nuova bottega. Fu così per Giotto, che lasciò quella di Cimabue per affermare il proprio stile. Diverso fu per Giovanni Pisano, che ereditò l'ormai affermata bottega del padre Nicola, salvo poi personalizzare il proprio stile, diversificandolo da quello del padre Nicola.

L'Italia come culla della cultura

Noi dobbiamo la creazione di grandi artisti come Giotto e Giovanni Pisano non solo grazie al loro genio, sebbene abbia comunque la sua parte di merito, ma anche grazie al contesto storico-culturale in cui sono nati e si sono formati. Infatti a partire dalla creazione dei Comuni, dopo l'anno 1000, fino a tutto il '500, l'Italia fu la culla della cultura, una terra fertile di studi, conoscenze, innovazioni. Aveva una florida economia grazie alla nuova classe borghese operosa e per questo era ricchissima e avanzatissima, ben in grado di finanziare e investire sulla cultura, quindi anche sull'arte.

La figura di schiena

Questa tipologia di rappresentazione è tipica di Giotto e molto innovativa, poiché nella pittura tradizionale bizantina tutti i personaggi devono essere statici e frontali, mentre invece questa nuova tipologia di figura supera i canoni bizantini, dando l'idea dello spazio su tre dimensioni anziché due. Inoltre serve a rendere più verosimile e spontanea la scena rappresentata.

Influenza dell'arte antica

Sincuramente il primo a indirizzare Giovanni Pisano verso la riscoperta dell'arte antica fu il padre Nicola, che aveva ricevuto a suo tempo una formazione classica nel regno di Napoli, sotto la protezione di Federico II di Svevia. Ma grande importanza si deve dare anche, di nuovo, al luogo così particolare in cui Giovanni si formò. Infatti a Pisa c'era il camposanto, il cimitero storico monumentale della città, pieno di sarcofagi antici, alte testimonianze dell'elegante arte antica, che influenzarono molto lo stile di Giovanni Pisano.

Un'eccezione

Giotto costituì un'eccezione alla regola. Infatti al suo tempo, ancora comunque immerso nel Medioevo e solo in procinto della svolta che lo porterà poi al Rinascimento, l'artista non aveva ancora il riconoscimento sociale che avrà in seguito nel '400/'500, grazie anche ad artisti come Giotto stesso e Giovanni Pisano. All'epoca per essere un artista bisognava essere un uomo, in quanto era considerato un lavoro imprenditoriale e quindi era precluso alle donne, vivere in città e appartenere a una classe sociale né troppo alta (aristocratici e borghesi) né troppo bassa (contadini). Dunque per questo Giotto, un contadino, rappresentò un'eccezione importante.

Cimabue: fu un pittore del '200, appartenente alla scuola fiorentina della piittura gotica italiana. Fu uno dei primi artisti a dare inizio all'abbandono dell'arte bizantina, cominciando a reintrodurre volume ai corpi e facendogli perdere un po' di rigidità, nonché cominciando a restituire emozioni e umanità ai volti. Nicola Pisano: architetto e scultore duecentesco di origini pugliesi, e per questo legato a un linguaggio classico, a cui integrerà solo alcuni elementi gotici. Arnolfo di Cambio: apprendista di Nicola Pisano e compagno di formazione di Giovanni Pisano. Dal maestro apprende il linguaggio classico, a cui integrerà elementi del Gotico e del Romanico, sviluppando uno stile personale e autonomo.

Duccio di Buoninsegna: pittore italiano tradizionalmente riconosciuto come primo maestro della scuola senese, corrente della pittura gotica italiana. Pietro Cavallini: pittore italiano e mosaicista ed esponente importante della scuola romana del XIII secolo.