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Giotto

Lucrezia Petta

Created on September 6, 2023

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Giotto

Lucrezia Petta Merlo

Giotto da Bondone, conosciuto semplicemente come Giotto (Vespignano, 1267 circa – Firenze, 8 gennaio 1337), è stato un pittore e architetto italiano. Nacque nel 1267 a Colle di Vespignano.

I primissimi anni del pittore sono stati oggetto di credenze quasi leggendarie fin da quando egli era in vita. Giorgio Vasari racconta come Giotto fosse capace di disegnare una perfetta circonferenza senza bisogno del compasso, la famosa "O" di Giotto. Altrettanto leggendario è l'episodio di uno scherzo fatto da Giotto a Cimabue dipingendo su una tavola una mosca: essa sarebbe stata così realistica che Cimabue tornato a lavorare sulla tavola avrebbe cercato di scacciarla.

Giotto era un artista italiano fiorentino. Non era nato nel ceto giusto per essere un artista, infatti era un contadino. È piuttosto certo che all'età di otto anni sia andato all bottega di Cimabue ma, come in tanti casi nella storia dell'arte, l'allievo superò il maestro. Ha girato tutta Italia. Era talmente richiesto da poter chiedere una precisa committenza: lavorava nel campo religioso sociale. Giotto è un artista che è rimasto famoso nei secoli.

Giotto aveva aperto una bottega dove era circondato da alunni e lui si occupava di progettare le opere e di impostare le composizioni più importanti mentre agli alunni lasciava quelle secondarie.

L’arte prima di Giotto

Agli inizi del Duecento lo stile della pittura in Italia è dettato dall’arte bizantina. Quest’ultima è caratterizzata da una progressiva semplificazione della composizione e della rappresentazione, in nome del messaggio da comunicare. I dipinti diventano quindi casa di immagini simboliche e allegoriche, eventi e personaggi vengono rappresentati in maniera essenziale. Non c'è spazio per fronzoli o abbellimenti: la ritrattistica è un lontano ricordo e le figure che vengono impresse su tela hanno attributi ben specifici che le rendono immediatamente riconoscibili.

Per questo motivo viene ripudiata la plasticità dei modelli classici: le figure sono infatti caratterizzate da una spiccata fissità, sia nei gesti che nelle espressioni. E considerando che la maggior parte dei soggetti ritratti ha a che fare con il mondo sacro, questo diventa anche un modo per sottolinearne la distanza con gli esseri umani.

Anche lo sfondo è essenziale: monocromatico o adornato da motivi geometrici molto fitti, non esistono chiaroscuri o prospettiva. C’è una sola concessione di colore vivace che accomuna molte opere di epoca bizantina: l’utilizzo dell’oro.

Con quest'opera, dipinta tra il 1288 e il 1290, Giotto abbandona ogni elemento bizantino a favore di un linguaggio nuovo, frutto dell'attenta osservazione del reale.Il corpo di Cristo dunque si accascia come un corpo vero, pesante e tridimensionale, senza formare l'artificiosa curva dei crocifissi di Cimbue ma assumendo un andamento spezzato. Dal costato sprizza sangue vivo, rosso e abbondante. Le fraccia non sono stese orizzontalmente , come in Cimabue, ma sono inclinate per il peso del corpo morto. Le mani non sono spalancate ma leggermente richiuse perchè prive di vita. I piedi sono sovrapposti e tenuti da un solo chiodo hanno una posizione naturale e il sangue che esce dalla ferita scivola in basso, sulla roccia dipint nel piedicroce con grande verismo. Nell'insieme gioca un ruolo fondamentale il chiaroscuro che modella il volume del corpo , ed è grazie a esso che il volto di Cristo appare concreto, umano, lontano dagli schemi bizzantineggianti di Cimabue. Il nuovo stile di Giotto fu subito apprezzato dai contemporanei.

Nel Compianto sul Cristo morto databile al 1303-1305 circa, non c’è un singolo soggetto che abbia la stessa posizione dell’altro. Tutto e tutti partecipano all'opera. Anche gli angeli che volano dietro la scena appaiono disperati, come piccoli esseri umani. Giotto utilizza anche le figure accucciate di schiena per rendere più tridimensionale il punto di vista dell’osservatore. Nell’opera il mondo divino e quello degli uomini sono una cosa sola di fronte al grande dolore di ciò che è appena avvenuto. Una rivoluzione per l'epoca.

Nei lavori di Giotto, inoltre, comincia a farsi strada l’uso della prospettiva. In modo acerbo, perché non è ancora oggetto di studi approfonditi, ma i tentativi di resa prospettica appaiono molto evidenti. Ne è un esempio San Francesco dona il mantello a un povero (dipinto tra il 1296 e il 1299), che fa parte del ciclo di affreschi presenti ad Assisi.

Oltre ad aver inserito la scena in un contesto di vita quotidiana, altra novità che lo distacca dal passato, sullo sfondo della scena si notano due sommità: su una sorge Assisi, sull’altra un monastero. Le due colline convergono al centro della scena, verso l’aureola del santo, esaltandone la figura. Nel riquadro il giovane Francesco regala il suo mantello a un cavaliere caduto in povertà. Il gesto è spontaneo, come è spontaneo il cavallo che bruca l'erba accanto al santo.

Nella predica davanti a Onorio III, le linee diretto in profondità convengono più correttamente verso un punto solo, il punto di fuga, piuttosto che verso un'asse. Riamngo comunque delle imperfezioni, come il disegno sul pavimento e quello della tappezzeria sulla parete, che non seguono la direzione indicata dal punto di fuga. Alla spazialità delle due scene contribuiscono i personaggi modellati dal chiaroscuro che li rende solidi, sono disposti su diversi piani di profondità, confermando l'estensione dell'ambiente nella terza dimensione. Il realismo si spinge fino al dettaglio delle espressioni dei volti: l'attenzione del papa alle parole del santo si manifesta in un'espressione corrucciata e gli occhi leggermente strizzati che producono le tipiche rughe. Tuttavia quet'abilità nel rendere la fisicità dei corpi non era una pura invenzione di Giotto, che l'avrebbe appresa dall'incontro con le opere di Nicola Pisano e con l'arte classica di Roma.

Grazie per la visione