Religioni e violenza
Introduzione
Introduzione
Nei testi sacri di alcune religioni non cristiane si nascondono affermazioni che incitano alla violenza; è bene conoscerle, ma è più importante assumere di fronte ad esse un atteggiamento critico di interpretazione. Può darsi, infatti, che simili frasi indichino ciò che alcuni uomini del passato hanno fatto e pensato in nome di Dio o del divino, e proprio per questo si siano sbagliati. I testi sacri portano con sé anche dei veri errori, da evitare, commessi da uomini devoti…
Gli uccelli nell'Induismo
Gli incantesimi dell'Atharvaveda
Atharvaveda
Una raccolta di incantesimi a proprio vantaggio
Uno dei quattro testi dei Veda induisti si chiama Atharvaveda. Si tratta di una raccolta di incantesimi magici rivolti alla divinità per ottenere vari obiettivi.Fra tutte le formule indicate, una intera sezione è dedicata ad “avere successo in guerra”.
La giustizia degli avvoltoi
L’ottavo incantesimo di questa sezione recita «Scendano giù gli uccelli alati che si muovono nell’atmosfera e nel cielo; gli animali selvaggi e le mosche afferrino i nostri nemici; gli avvoltoi che mangiano la carne cruda ne dilanino il cadavere». Il ventiseiesimo, invece, augura «Che il malvagio, che giace colpito negli organi vitali, urlante, fatto a pezzi, lo divorino gli avvoltoi insieme alle aquile, lui che, nemico, desidera combattere l’offerta a lui contraria».
+INFO
+INFO
Il Dio degli eserciti
Nella Bibbia ebraica
Il Dio guerriero nel TaNakh (Bibbia ebraica)
Uno degli appellativi di Dio contenuti nel TaNaKh ebraico è “Dio degli eserciti” o “Dio Signore degli eserciti”, che in ambito ebraico celebra in Dio la prerogativa di capitano degli eserciti d’Israele. In diversi inni, cantici e salmi emerge questa attribuzione a Dio. Per esempio, nel cantico di Mosè egli loda Dio come un “prode in guerra”: «Con sublime maestà abbatti i tuoi avversari, scateni il tuo furore che li divora come paglia» (Esodo 15,7).
Quale esercito?
Il dominio di Dio sulle schiere angeliche
Oppure il Salmo 59 invoca Dio in questo modo: «Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele, alzati a punire tutte le genti; non aver pietà dei perfidi traditori. Ritornano a sera e ringhiano come cani, si aggirano per la città. […] Annientali con furore, annientali e non più esistano, e sappiano che Dio governa in Giacobbe, sino ai confini della terra» (Salmi 59, 7-8; 14). Ma l’interpretazione allegorica dell’espressione “Signore degli eserciti”, non riguarda tanto le armate ebraiche, quanto piuttosto un’indebita attribuzione ad esse del dominio di Dio sulle schiere degli angeli. Quelle stesse schiere che apparvero ai pastori nella notte di Natale, lodando Dio per ciò che stava accadendo (cfr. Luca, 2, 13). Perciò, le schiere degli angeli che lodano Dio sono come un esercito che loda il suo comandante, non sono l’esercito di un umano comandante.
La guerra come arte
Il Confucianesimo e la violenza
L'arte della guerra
Un noto testo della tradizione religiosa confuciana si intitola L’arte della guerra. Scritto dal saggio stratega Sunzi tra il VI e il V secolo a.C., è un’opera interessante di strategia militare. Sunzi sostiene che «La guerra è di somma importanza per lo Stato: è sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni, ed è lì che se ne traccia la via della sopravvivenza o della distruzione. Dunque, è indispensabile studiarla a fondo».
+INFO
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I Dialoghi
L'insegnamento di Confucio
Di fronte a tali raccomandazioni, risponde la sapienza di Confucio (551-479 a.C.), che nei suoi Dialoghi contrappone alle virtù del combattente le tre virtù del saggio, cioè di colui che ricerca la pace: «da ogni atto ed espressione tener lontane violenza e arroganza; nel comportamento essere affidabile; nel parlare e nei modi tener lontane volgarità e scorrettezza» (Dialoghi, VII, 4).
La guerra all'infedele
Nella religione islamica
la violenza agli infedeli nel Corano
Nel Corano ci sono diversi versetti con riferimenti al fatto che gli “infedeli” debbano essere combattuti e uccisi. Gli infedeli sono suddivisi in tre categorie: - gli apostati (coloro che hanno rinnegato la fede islamica); - i politeisti (coloro che non riconoscono un unico Dio, tra cui anche i cristiani) - e la gente del Libro (ebrei e alle volte cristiani).
Un monito in guerra
La giustizia che terrorizza il nemico
Che cosa suggerisce di fare il profeta con gli infedeli? Una risposta netta si trova nella Sura 8 detta Al-'Anfâl, cioè “Il bottino”: «Se, quindi, li incontri in guerra, sbaragliali facendone un esempio per quelli che li seguono, affinché riflettano. […] Preparate contro di loro tutte le forze che potete e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro, e altri ancora che voi non conoscete ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati» (Corano, Sura 8, 57-60).
L'Islam è misericordia
Rispetto a queste affermazioni ed altri simili presenti nel Corano, l’imam di Milano Yahya Sergio Pallavicini ha più volte fatto notare che il messaggio complessivo dell’islam suggerisce una spiritualità collegata alla misericordia, alla benevolenza ed al rispetto della libertà religiosa. A suo parere, l’isolamento di alcuni versetti che incitano alla violenza e la loro letterale interpretazione per scopi politico-religiosi è da rifiutare da parte di tutti coloro che sono veri islamici. Ciò che può essere legittimamente ammesso dai musulmani è la legittima difesa contro attacchi indebiti e immotivati.
Conclusione
Conclusione
Come si può constatare, le religioni storiche qui considerate hanno associato Dio alla violenza, soprattutto rispetto alla sua azione di giustizia verso gli infedeli, i miscredenti, i nemici. Ciò nonostante, alcuni saggi uomini di ciascuna religione hanno insegnato che la violenza non c'entra nulla con l'opera di Dio. Egli esercita giustizia tramite la sua misericordia. Questo messaggio di pace, lo shalom divino, è anche quello di Gesù Cristo il quale invita ad amare e pregare per i nemici che ci perseguitano.
Conclusione
Nella tradizione sapienziale ebraico-cristiana, a cui anche l'Islam si è ispirato, la benedizione di Dio scende su coloro che Lo temono. Che cosa significa questo timore? Una chiara risposta si trova nel Salmo 24, dove si può leggere: «Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo: otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza» (vv. 4-5).
Violenza e Religioni
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Religioni e violenza
Introduzione
Introduzione
Nei testi sacri di alcune religioni non cristiane si nascondono affermazioni che incitano alla violenza; è bene conoscerle, ma è più importante assumere di fronte ad esse un atteggiamento critico di interpretazione. Può darsi, infatti, che simili frasi indichino ciò che alcuni uomini del passato hanno fatto e pensato in nome di Dio o del divino, e proprio per questo si siano sbagliati. I testi sacri portano con sé anche dei veri errori, da evitare, commessi da uomini devoti…
Gli uccelli nell'Induismo
Gli incantesimi dell'Atharvaveda
Atharvaveda
Una raccolta di incantesimi a proprio vantaggio
Uno dei quattro testi dei Veda induisti si chiama Atharvaveda. Si tratta di una raccolta di incantesimi magici rivolti alla divinità per ottenere vari obiettivi.Fra tutte le formule indicate, una intera sezione è dedicata ad “avere successo in guerra”.
La giustizia degli avvoltoi
L’ottavo incantesimo di questa sezione recita «Scendano giù gli uccelli alati che si muovono nell’atmosfera e nel cielo; gli animali selvaggi e le mosche afferrino i nostri nemici; gli avvoltoi che mangiano la carne cruda ne dilanino il cadavere». Il ventiseiesimo, invece, augura «Che il malvagio, che giace colpito negli organi vitali, urlante, fatto a pezzi, lo divorino gli avvoltoi insieme alle aquile, lui che, nemico, desidera combattere l’offerta a lui contraria».
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Il Dio degli eserciti
Nella Bibbia ebraica
Il Dio guerriero nel TaNakh (Bibbia ebraica)
Uno degli appellativi di Dio contenuti nel TaNaKh ebraico è “Dio degli eserciti” o “Dio Signore degli eserciti”, che in ambito ebraico celebra in Dio la prerogativa di capitano degli eserciti d’Israele. In diversi inni, cantici e salmi emerge questa attribuzione a Dio. Per esempio, nel cantico di Mosè egli loda Dio come un “prode in guerra”: «Con sublime maestà abbatti i tuoi avversari, scateni il tuo furore che li divora come paglia» (Esodo 15,7).
Quale esercito?
Il dominio di Dio sulle schiere angeliche
Oppure il Salmo 59 invoca Dio in questo modo: «Tu, Signore, Dio degli eserciti, Dio d’Israele, alzati a punire tutte le genti; non aver pietà dei perfidi traditori. Ritornano a sera e ringhiano come cani, si aggirano per la città. […] Annientali con furore, annientali e non più esistano, e sappiano che Dio governa in Giacobbe, sino ai confini della terra» (Salmi 59, 7-8; 14). Ma l’interpretazione allegorica dell’espressione “Signore degli eserciti”, non riguarda tanto le armate ebraiche, quanto piuttosto un’indebita attribuzione ad esse del dominio di Dio sulle schiere degli angeli. Quelle stesse schiere che apparvero ai pastori nella notte di Natale, lodando Dio per ciò che stava accadendo (cfr. Luca, 2, 13). Perciò, le schiere degli angeli che lodano Dio sono come un esercito che loda il suo comandante, non sono l’esercito di un umano comandante.
La guerra come arte
Il Confucianesimo e la violenza
L'arte della guerra
Un noto testo della tradizione religiosa confuciana si intitola L’arte della guerra. Scritto dal saggio stratega Sunzi tra il VI e il V secolo a.C., è un’opera interessante di strategia militare. Sunzi sostiene che «La guerra è di somma importanza per lo Stato: è sul campo di battaglia che si decide la vita o la morte delle nazioni, ed è lì che se ne traccia la via della sopravvivenza o della distruzione. Dunque, è indispensabile studiarla a fondo».
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I Dialoghi
L'insegnamento di Confucio
Di fronte a tali raccomandazioni, risponde la sapienza di Confucio (551-479 a.C.), che nei suoi Dialoghi contrappone alle virtù del combattente le tre virtù del saggio, cioè di colui che ricerca la pace: «da ogni atto ed espressione tener lontane violenza e arroganza; nel comportamento essere affidabile; nel parlare e nei modi tener lontane volgarità e scorrettezza» (Dialoghi, VII, 4).
La guerra all'infedele
Nella religione islamica
la violenza agli infedeli nel Corano
Nel Corano ci sono diversi versetti con riferimenti al fatto che gli “infedeli” debbano essere combattuti e uccisi. Gli infedeli sono suddivisi in tre categorie: - gli apostati (coloro che hanno rinnegato la fede islamica); - i politeisti (coloro che non riconoscono un unico Dio, tra cui anche i cristiani) - e la gente del Libro (ebrei e alle volte cristiani).
Un monito in guerra
La giustizia che terrorizza il nemico
Che cosa suggerisce di fare il profeta con gli infedeli? Una risposta netta si trova nella Sura 8 detta Al-'Anfâl, cioè “Il bottino”: «Se, quindi, li incontri in guerra, sbaragliali facendone un esempio per quelli che li seguono, affinché riflettano. […] Preparate contro di loro tutte le forze che potete e i cavalli addestrati per terrorizzare il nemico di Allah e il vostro, e altri ancora che voi non conoscete ma che Allah conosce. Tutto quello che spenderete per la causa di Allah vi sarà restituito e non sarete danneggiati» (Corano, Sura 8, 57-60).
L'Islam è misericordia
Rispetto a queste affermazioni ed altri simili presenti nel Corano, l’imam di Milano Yahya Sergio Pallavicini ha più volte fatto notare che il messaggio complessivo dell’islam suggerisce una spiritualità collegata alla misericordia, alla benevolenza ed al rispetto della libertà religiosa. A suo parere, l’isolamento di alcuni versetti che incitano alla violenza e la loro letterale interpretazione per scopi politico-religiosi è da rifiutare da parte di tutti coloro che sono veri islamici. Ciò che può essere legittimamente ammesso dai musulmani è la legittima difesa contro attacchi indebiti e immotivati.
Conclusione
Conclusione
Come si può constatare, le religioni storiche qui considerate hanno associato Dio alla violenza, soprattutto rispetto alla sua azione di giustizia verso gli infedeli, i miscredenti, i nemici. Ciò nonostante, alcuni saggi uomini di ciascuna religione hanno insegnato che la violenza non c'entra nulla con l'opera di Dio. Egli esercita giustizia tramite la sua misericordia. Questo messaggio di pace, lo shalom divino, è anche quello di Gesù Cristo il quale invita ad amare e pregare per i nemici che ci perseguitano.
Conclusione
Nella tradizione sapienziale ebraico-cristiana, a cui anche l'Islam si è ispirato, la benedizione di Dio scende su coloro che Lo temono. Che cosa significa questo timore? Una chiara risposta si trova nel Salmo 24, dove si può leggere: «Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo: otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza» (vv. 4-5).