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Vittorio Severi

Alessia Rota

Created on August 19, 2023

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Transcript

Vittorio Sereni

“Ci sono momenti della nostra esistenza che non danno pace fino a quando restano informi e anche in questo, almeno in parte, è per me il significato dello scrivere versi”

poeta e scrittore italiano del '900

Vita dell'autore

Severi nato a Luino, in provincia di Varese, nel 1913 (figlio di un funzionario di dogana) dove vive fino all'età di dodici anni.Poi si trasferisce con la famiglia a Brescia e successivamente nel 1933 a Milano dove si iscrive all'università. Nel 1940 si sposa e l’anno successivo vince il concorso per l’insegnamento e pubblica la sua prima raccolta poetica. Purtroppo nel 1942 Sereni viene richiamato alle armi come ufficiale per poi finir prigioniero degli Alleati nel luglio 1943 (viene portato in Africa in un campo di prigionia americano dove resta fino alla fine della guerra). Riprende la professione di insegnante a Milano e ritorna a scrivere. All’inizio degli anni Cinquanta lascia l’insegnamento per entrare nell’industria come capo dell’ufficio pubblicità della Pirelli; nel 1958 viene nominato direttore editoriale della Mondadori. Muore all’improvviso a settant’anni nel 1983.

Principali opere

1941, Frontiera (poesie) 1947, Diario d’Algeria (poesie) 1962, Gli immediati dintorni (raccolta di prose) 1965, Gli strumenti umani (poesie) 1981, Stella variabile (poesie) 1986, Tutte le poesie (raccolta dell’opera poetica completa di Vittorio Sereni)

Amsterdam

Opera: Gli strumenti umani (1965) Metro: due strofe di versi liberi Linguaggio della poesia: l’aspetto retorico • l’aspetto lessicale

La poesia è il primo di tre testi raccolti sotto il titolo complessivo "Dall’Olanda" scritti dopo un breve soggiorno di Sereni in quel Paese.

Perchè ho scelto Amsterdam

Ho deciso di scegliere questa poesia di Severi perché mi ha coinvolto molto e perché mentre la leggevo ho avuto molti “scontri” con me stessa perché ero indecisa se stare dalla parte dell’io o dell’interlocutore, dopo alcune riflessioni ho dato ragione all’io perché anche se Anna Frank è stata una delle tante vittime della Shoah bisogna comunque onorarla, anzi grazie a lei (che purtroppo ha sofferto per mesi rinchiusa in una soffitta per poi finire ugualmente uccisa) abbiamo una prova dell’esistenza di questo massacro e possiamo provare almeno ad immaginare la sofferenza di molti ebrei che nonostante non fossero nei campi di concentramento vivevano comunque come prigionieri.

Fine

Alessia Rota 3F