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LA RIPRODUZIONE DELLE IMMAGINI PER LA STAMPA

roncalli.sofia.studente

Created on August 8, 2023

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Transcript

LA RIPRODUZIONE DELLE IMMAGINI PER LA STAMPA

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QUOTE

03.IL RETINO

01.INTRODUZIONE

02.IMMAGINI AL TRATTO

INDICE

05.LA QUADRICROMIA

04.IMMAGINI A TONO CONTINUO

06.LA RETINATURA IN QUADRICROMIA

07.L RETINO STOCASTICO

08.I COLORI SPOT

09.I SEGNI DI STAMPA

0.1 INTRODUZIONE

Prima dell'introduzione del computer to plate, cioè della realizzazione delle lastre direttamente dal file digitale, si passava attraverso un procedimento chiamato fotolito.

Fotolito è l'abbreviazione di fotolitografia, ossia un processo fotomeccanico che, partendo da un originale su carta o da diapositiva, sfrutta il metodo fotografico per riprodurre, attualmente su lastre di alluminio, una o più pellicole utilizzabili per la preparazione delle lastre per la stampa.

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Questa tecnica si utilizza quando si devono riprodurre disegni privi di sfumature. Per ottenere questo risultato si procede ad una scomposizione in puntini di dimensione variabile, più piccoli per le zone chiare e più grandi per le zone scure.

0.2 IMMAGINI AL TRATTO

In fase di stampa possiamo produrre due tipi di immagini: al tratto e a tono continuo. Le immagini al tratto sono quelle senza toni intermedi, formate semplicemente da bianchi e da neri. Sono gli elementi più semplici da stampare in quanto le parti stampanti (i neri) sono nettamente separate dalle parti non stampabili (i bianchi).

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0.3 IL RETINO

Oggi la retinatura viene riprodotta elettronicamente dalla fotounità che produce gli impianti. La forma del punto può essere quadrata o tonda. La densità del retino è definita in linee per centimetro. Con una carta patinata possiamo utilizzare un retino più denso, e questo garantirà maggiori dettagli dell'immagine stampata, mentre in presenza di un supporto ruvido o poroso la trama dovrà essere più rada, perché si rischia che il colore si "impasti", ossia che quello depositato nei punti troppo ravvicinati si fonda, facendo perdere di nitidezza alla riproduzione.

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0.3 IL RETINO

La densità dei retini

Esiste una regola molto semplice per stabilire a quanto dobbiamo scansionare un'immagine al computer per avere una resa ottimale in stampa Tutti i manuali cercano di far capire che le immagini scansionate per la stampa devono avere una dimensione di 300 pixel pollice in formato 1:1.

La definizione di un'immagine è espressa in:

  • dpi (dots per inch) pixel/ pollice;
  • Ipi (lines per inch) linee/ pollice;
  • linee per centimetro;
Una regola di conversione è:
  • linee/pollice x 2 = pixel/pollice
dove linee/pollice = linee/centimetro × 2,54. Nella stampa commerciale solitamente si utilizza una densità di retino pari a 60 linee/ centimetro.

A seconda del metodo di stampa la densità di retino sarà diversa:

  • tra 6 e 48 linee per cm per la serigrafia;
  • tra 20 e 48 linee per cm per la flessografia;
  • tra 40 e 80 linee per cm per la stampa offset (in questo caso le lineature maggiori vengono utilizzate per stampe particolari come quelle d'arte)

0.4 IMMAGINI A TONO CONTINUO

Dopo l'introduzione del computer to plate, si è affiancata alla tecnica tradizionale di retinatura un'altra, chiamata retino stocastico, un sistema di riproduzione delle sfumature basato su una distribuzione casuale, o pseudo casuale, dei punti del retino. In questo caso i punti sono molto piccoli (nell'ordine di 10/20 micron) e di grandezza costante. L'effetto di chiaroscuro si ottiene variando la densità dei punti in modo stocastico, ossia casuale.

Quando si stampa in monocromia, il retino normalmente ha un'inclinazione di 45° poiché, così, la struttura del punto risulta meno appariscente. .

0.5 LA QUADRICROMIA

La retinatura rimane un principio valido, ma in questo caso abbiamo una sovrapposizione di quattro diverse forme di stampa, ognuna inchiostrata con colori diversi (cyan, magenta, giallo e nero). Oggi l'acquisizione dell'immagine avviene attraverso scanner o fotocamere digitali, quindi la scomposizione dei colori segue la sintesi additiva. La conversione in sintesi sottrattiva, la separazione in CMYK e la retinatura sono affidate direttamente al Rip durante la fase di prestampa.

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0.6 LA RETINATURA IN QUADRICROMIA

L'impianto di stampa può essere realizzato con due diversi tipi di retinatura. La prima tipologia utilizza la tecnica del retino tradizionale, chiamato anche AM (a modulazione di ampiezza), ed è basata su un reticolo geometrico fisso, definito dal numero di linee per centimetro o pollice, all'interno del quale varia l'ampiezza di ogni singolo punto.

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0.6 LA RETINATURA IN QUADRICROMIA

Nel caso di stampa in quadricromia, l'inclinazione dei retini deve essere diversa per ogni colore, in quanto sovrapponendo dei retinati a uguale struttura geometrica con una inclinazione casuale, la sovrapposizione dei punti causa un difetto di stampa chiamato moiré

Il presupposto su cui si basa questa scelta è che l'angolatura ottimale si ottiene distanziando di 30° un retino dall'altro. Il retino giallo non è posizionato alla distanza di 30° dagli altri e, quindi, potrebbe essere il più interessato a produrre l'effetto moiré; collocando il colore più chiaro in questa posizione, eventuali problemi di fuori registro sono meno evidenti.

Per la quadricromia a punto tondo danno i seguenti valori: Colore ciano 75° Colore magenta 15° Colore giallo 90° Colore nero 45°

0.7 IL RETINO STOCASTICO

La seconda tipologia utilizza la tecnica del retino stocastico, detto anche retino FM (a modulazione di frequenza), basata su una distribuzione casuale dei punti del retino. I retini stocastici non hanno inclinazioni e quindi non usano per la stampa una struttura a rosetta, che necessita di inclinazioni specifiche, ma degli opportuni pattern studiati in modo tale che, pur sovrapponendosi, evitano l'effetto marezzatura (moirè). In tal modo viene superato il problema dell'effetto moiré.

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0.8 I COLORI SPOT

Essi sono utilizzati quando si ritiene che un determinato colore non debba in alcun modo essere soggetto a variazioni cromatiche o quando servano colori particolari i cui effetti non sono ottenibili, nella qualità desiderata, con la semplice quadricromia (colore oro). Oppure in tutti quei casi nei quali il colore deve supportare nuovi effetti (pensiamo alle scale di colori della Pantone, quali i fluorescenti o i metallizzati).

I più importanti programmi di impaginazione e di grafica (Quark Xpress, InDesign, Illustrator, Photoshop) supportano la possibilità di creare colori Spot o di utilizzare campionari già predefiniti (come quelli Pantone) consentendo di avere file separati per la stampa.

I colori Spot, detti anche tinte piatte, sono quei colori pensati per essere stampati con una lastra a parte. A differenza dei colori di processo, che si ottengono per mescolanza in percentuali diverse dei quattro inchiostri di processo (CMYK), i colori Spot devono essere ottenuti con un inchiostro speciale.

0.9 I SEGNI DI STAMPA

Quindi le barre dei colori, piccoli quadrati di colore che rappresentano gli inchiostri CMYK e le sfumature di grigio (in incrementi del 10%): servono a regolare la densità degli inchiostri nella macchina da stampa. Infine le informazioni pagina, per identificare la pellicola con il nome del file, la data e l'ora di stampa, la lineatura impiegata, l'angolo di retino per le selezioni e il colore di ogni lastra.

Quando si preparano le separazioni colore, sono molto importanti una serie di riferimenti che permettono un corretto registro. Prima di tutto gli indicatori di taglio, che definiscono il punto in cui la pagina sarà tagliata e permettono di verificare se le eventuali abbondanze sono state realizzate correttamente. Poi i crocini di registro, che servono ad allineare le diverse selezioni di un documento a colori.

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