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Castello Medievale di Roccascalegna

anto_lion_95@

Created on July 31, 2023

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La torre di Roccascalegna crollò, probabilmente, nel XV secolo (1456), quando un violento terremoto devastò la Majella e le aree limitrofe. Dell’antica torre oggi sopravvivono le fondamenta che possiamo notare a sinistra dell’attuale torrione di vedetta verso la punta più alta della roccia.

la torre angioina (detta anche torre del cucine), è una delle torri semicircolari del castello. Probabilmente in origine era quadrata, venne modificata dal barone Alfonso Annecchino nel 1525, per adattare il castello alla difesa contro le armi da fuoco. La torre è organizzata in tre piani, un piano sotterraneo inaccessibile utilizzato come ghiacciaia, una sorta di “frigorifero” dell’epoca, venivano sfruttate le fondamenta di queste torri perché creavano un ambiente molto fresco, ottimale per la conservazione di cibi e bevande. Talvolta si aggiungeva della neve, creando una cosiddetta “neviera”, questo metodo di conservazione era utilizzato anche nelle case dalle famiglie del paese fino alla prima metà del secolo XX sec. Il piano terra della torre ospitava le cucine del castello, di queste cucine è rimasto solo un elemento , il forno. Il forno è originale e risale al XVI secolo, ha una struttura a cupola composta da mattoni a secco, si stima che poteva contenere circa 22 pagnotte di pane. ( 1 Min 20 secondi) Torre angioina (primo piano): le scalinata che collega il piano terra al primo piano è detta “scala sinistrorsa”, la struttura, che ruota da destra a sinistra, agevola la difesa (dall’alto) con impugnatura destrimane, questo perché nel'500 (in realtà si trovano casi sporadici fino agli anni '70 del XX sec.) essere mancini non era ben visto, essendo la sinistra (secondo credenze folkloristico/religiose) la mano legata al diavolo. Il primo piano della torre era la sagrestia della chiesa privata del castello, attualmente è impossibile riconoscere il suo vecchio scopo solo visivamente, infatti essendo la chiesa sconsacrata da circa 300 anni la stanza è priva di oggetti o ornamenti sacri. (1 Min)

In questa sezione del castello in epoca normanno/angioina (XIII secolo) probabilmente era presente una cinta muraria con merlature e camminamenti (corridoi esterni alle mura), si possono ancora vedere dei fori quadrati murati che ospitavano le travi dei camminamenti. Da notare che ci sono anche numerosi fori di avvistamento (molti di forma circolare adattati dopo il '500).

Tra il 1500 e il 1525 la famiglia Annecchino finanziò un primo intervento. Il nome del feudatario che commissionò il restauro è Alfonso Annecchino, rinvenibile nel nella scritta “AL” sulle scale che portano alla cisterna e al magazzino (4), le quali sono state restaurate secondo una forma diversa da quella rinvenuta prima del restauro. Egli commissionò il rafforzamento delle pareti esterne e delle tre torri semicircolari. L’esempio maggiormente osservabile sia dall’interno che dall’esterno è dato dalla “torre del carcere”. Essa è divisa in tre piani in cui quelli sottostanti ospitavano le celle. Il piano superiore, insieme al piazzale originariamente coperto e diviso nei tre ambienti che si distinguono dagli attuali camminamenti, erano adibiti ad ospitare i soldati della guarnigione per la torre, gli uomini e gli animali per il piazzale. Le peculiarità della torre sono il focolare e il bagno, concepito come molte altre strutture per impedire a eventuali nemici di risalire il bastione utilizzando come appoggio lo scarico dei residui. Inoltre nell’ambiente è esposta la ricostruzione fedele di un lanciafiamme in uso all’esercito bizantino. Nel 700 d.c. i bizantini inventarono una miscela infiammabile, il cosiddetto “fuoco greco”, la cui ricetta era tenuta segreta, conosciuta solo dall’Imperatore e da alcuni suoi alchimisti. Dopo un lungo dibattito gli studiosi hanno ipotizzato che potesse contenere zolfo, salnitro, pece/nafta e calce viva. Proprio la reazione con quest’ultima sostanza permetteva al fuoco di non spegnersi a contatto con l’acqua e anzi ravvivare la propria forza, per cui si utilizzava per estinguerlo un insieme di elementi quali sabbia, urina e aceto. In tal senso veniva sfruttata la pressione esercitata dalla pompa e dal restringimento del tubo di uscita, mentre le fiamme venivano accese tramite una stoppa posta sul bocchettone di uscita. L’efficacia di quest’arma era assicurata anche dal materiale utilizzato per costruire le navi, ovvero legno e sartiame rivestiti di materiali infiammabili. Col tempo la tecnologia del fuoco greco si diffuse anche al di fuori della guerra per mare, venendo utilizzata negli assedi delle roccaforti bizantine. Nel caso della ricostruzione del lanciafiamme esposto nella torre del carcere, il liquido veniva pompato e rilasciato a pressione con un getto di 20-30 metri contro le navi nemiche.

L’ultimo intervento operato sul castello risale agli inizi del XVIII secolo, mentre il feudo di Roccascalegna era un possedimento della famiglia dei Corvi. Ai Corvi è legata una leggenda che caratterizza il castello di Roccascalegna. Si racconta che il barone Corvo de Corvis istituì nel paese il cosiddetto “ius primae noctis”, ovvero il diritto per il barone di passare la prima notte di nozze con le mogli di ogni suddito. Fu un marito geloso che, travestendosi da donna, si introdusse nella “torre del cuore” (poi crollata nel 1943 dopo un lungo periodo di abbandono in cui i materiali del castello vennero utilizzati per ricostruire le case private) e pugnalò a morte il barone che lasciò la propria impronta della mano insanguinata sulla parete della torre, e la leggenda dice che nonostante i cittadini provassero a lavare e cancellare l'impronta, essa riaffiorava sempre più nitida. Lo ius primae noctis, seppure legato a molte leggende e storie che caratterizzano diversi luoghi d’Italia e d'Europa, rappresenta una delle tante credenze diffuse riguardo al Medioevo. Con il tempo questa credenza è stata confutata dai tanti storici e studiosi, che hanno minato la solidità di certi luoghi comuni. Non esiste nessuna testimonianza scritta o menzione riguardante il cosiddetto “ius primae noctis”, né come atto legislativo né tantomeno come storia inventata. Esso potrebbe rappresentare una derivazione delle storie raccontate dai letterati riguardo alle tasse che effettivamente i nobili imponevano nei propri feudi, in particolare quelle che riguardavano il matrimonio. L’associazione più accreditata riguarda le storie secondo cui le famiglie contadine, non riuscendo a pagare queste imposte, cercavano di compensare il pagamento donando le ragazze al nobile.

La torre quadrata è il punto più alto del castello. È organizzata in 3 piani. In origine nella medesima posizione era posizionata una torre longobarda (VIII sec d.C.), che aveva funzione di difesa, avvistamento e comunicava con le altre torri longobarde costruite nei territori circostanti. La torre attuale è una sorta di sostituzione di quella longobarda, che crollò nella metà del XV secolo. Secondo la tradizione popolare la torre da il nome al paese di Roccascalegna. Si dice che l’accesso della torre era al primo piano e si saliva attraverso una scala di legno esterna, di conseguenza il nome del paese viene dalla somma di tutte queste caratteristiche, rocca + scala di legno. Questa teoria però non può essere confermata visto che manca di fondamenti etimologici e linguistici. La teoria più accreditata fa risalire l’origine del nome Roccascalegna a un suffisso latino, -enna, che significa “fianco scosceso”/”scarpata”. Quindi il significato finale è una rocca appoggiata su un fianco scosceso.

La torre di sentinella è uno dei pochi elementi del castello che non ha subito quasi nessuna modifica dal periodo normanno/angioino (XIII sec), l’unica modifica attuata è stato il raddoppio delle mura grazie agli interventi di Alfonso Annecchino per adattare il castello alla difesa contro le armi da fuoco nel 1525. Questa sezione del castello probabilmente in epoca normanno/angioina ospitava le cucine del castello, successivamente spostate nella torre angioina. Rimangono ancora i resti di quello che si ipotizza fosse il forno, ormai è visibile solo il perimetro circolare posto sotto l’attuale passerella di vetro per accedere alla torre. Le mura della torre di sentinella completavano la facciata del castello che si ergeva in modo imponente con un’altezza decisamente superiore a quella che si vede attualmente. La maggior parte dei crolli di queste mura è causato dall’abbandono del castello che va dalla metà del '700 fino al 1985.

La chiesa di S.Maria del Rosario era la chiesa privata del castello, è stata edificata nel 1577 come suggerisce l’incisione sull’architrave del portone principale accompagnata dal scritta “venite et adorate”. È costruita su un bastione preesistente, la struttura fu modificata per ospitare una chiesa dalla famiglia baronale Carafa (1531-1600). È sconsacrata da circa 300 anni. Nonostante sia stata costruita a cavallo del periodo barocco la struttura è simile a quella di una chiesa romanica, con navata unica e uno stile molto umile, privo di particolari decorazioni. Il pavimento in origine era più basso e leggermente in salita verso l’altare, da una piccola botola nel pavimento si può ancora vedere il livello originale. L’altare è andato perduto a causa del crollo del tetto della chiesa durante i 3 secoli di abbandono del castello (dalla metà del '700 fino al 1985). Al giorno d’oggi vi è un installazione che lo ricorda, si può notare che si tratta di un altare a muro, questo perché prima del Concilio Vaticano II (1962-1965) il parroco dava le spalle ai fedeli durante la celebrazione della messa. Oggi la chiesa è sconsacrata e insieme al magazzino e alla torre delle cucine ospita degli spazi espositivi.

Il Castello di Roccascalegna per come lo vediamo oggi è il risultato di numerosi interventi e rifacimenti che sono stati operati nel corso delle varie epoche storiche. Si ipotizza che il complesso trae origine da una torre di vedetta longobarda, probabilmente risalente al VI-VII secolo, che corrisponde al periodo della venuta dei longobardi nel meridione e alla fondazione dei ducati di Spoleto e di Benevento. Secondo questa teoria, tale avamposto militare era parte integrante di un sistema di strutture allineate lungo le strade pedemontane e le alte valli fluviali (vedi torre del lago di Casoli). Esso nacque in seguito alla conquista dei territori dell’Abruzzo interno da parte del ducato longobardo di Benevento, il quale spinse gradualmente i bizantini verso le coste fino a creare due aree di influenza: una longobarda che includeva l’Abruzzo interno con i suoi passaggi pedemontani e i territori dall’Umbria alla Basilicata e una bizantina che dominava le coste, includendo le Marche, la Puglia, la Calabria e diverse città costiere e dell’immediato entroterra, tra cui la città di Crecchio. La rampa d’ingresso è uno dei pochi elementi completamente originali del castello, l’ultimo livellamento risale agli inizi del '700. La rampa è definita “mulattiera”, infatti i particolari scalini agevolavano la salita e la discesa dei muli, i principali animali utilizzati per portare approvvigionamenti all’interno del castello. All'ingresso del castello si ipotizza che ci fosse un ponte levatoio dove ora sono poste le assi di legno che precedono il portone d’ingresso. Questo ponte però a causa dell’assenza di acqua nel fossato e delle dimensioni ridotte risultava quasi inutile. Le mura frontali che sovrastano il portone erano molto più alte rispetto a quelle attuali, purtroppo i secoli di abbandono (metà del '700 fino al 1985) ne hanno causato il crollo della maggior parte.

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Il secondo intervento operato nel castello di Roccascalegna risale al 1577. In questo periodo la famiglia Caràfa volle ammodernare il complesso per renderlo più simile ad una dimora. In tal senso il magazzino venne convertito ad una sala ricevimento per i banchetti. Dall’antico magazzino si accede al primo piano della torre angioina detta “torre delle cucine”, anch’essa di forma semi circolare. All’interno di essa si trovano il camino e il forno, oltre ad alcuni elementi di una struttura ancora legata al proprio passato militare. Questi ultimi sono rappresentati dalla feritoia di forma rotonda utilizzata per i cannoni e dalla scala . La scala sinistrorsa delle cucine conduce al piano superiore della torre, che si collega alla chiesa dedicata alla Madonna del Rosario. Per quanto possa sembrare un elemento di poco conto, le scale delle torri circolari erano progettate per ostacolare il movimento degli aggressori, che avrebbero attaccato il bastione dal basso. Nel caso della "torre delle cucine", la scala è detta “sinistrorsa” perché inclinata verso sinistra; essa permette un movimento del nemico in senso antiorario al fine di limitarne la possibilità di affondare il colpo con la sinistra, essendo un’epoca in cui essere mancini era considerato una malformazione o un segno di possessione. Viceversa, egli avrebbe potuto utilizzare solo la sinistra per attaccare.