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euristiche e bias corso apprendisti OPF

Marika Dm

Created on July 2, 2023

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PREGIUGIZI COGNITIVI: EURISTICHE E BIAS

Come le scorciatoie mentali influenzano i nostri ragionamenti

Via!

MarikaDellaMarina

I concetti di bias e di euristiche sono stati introdotti da uno studioso, psicologo ed economista, informatico e futuro premio Nobel, Herbert Simon. Lui ha parlato per la prima volta di razionalità limitata.

Nel 1955, lo psicologo statunitense Herbert Simon – il primo psicologo a vincere, nel 1978, il premio Nobel per l’economia – ha scritto infatti che gli esseri umani hanno una «razionalità limitata». Infatti, come è facile intuire, quando si pensa o si ragiona, la quantità di informazioni che si possono tenere a mente ed elaborare è molto limitata e non si è capaci di risolvere problemi complessi con la rapidità e precisione di un computer.

RAZIONALITA' LIMITATA

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Nonostante le limitazioni del nostro cervello, noi esseri umani interagiamo quotidianamente in modo soddisfacente con il nostro ambiente ...

Herbert Simon e poi, sulla scia del suo lavoro, gli psicologi Daniel Kahneman e Amos Tversky hanno proposto la seguente teoria: "per compensare la nostra scarsa capacità di ragionamento, usiamo un altro metodo di pensiero, ovvero il ricorso a scorciatoie mentali molto efficaci, note come «euristiche», ossia operazioni mentali rapide, automatiche e intuitive"

... siamo creativi, fantasiosi, attivi e spesso risolviamo molto rapidamente la maggior parte delle difficoltà che incontriamo.

Come è possibile?

EURISTICHE

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Queste euristiche funzionano molto bene la maggior parte delle volte, ma possono portare anche a commettere errori… i «pregiudizi cognitivi», o bias, che sono il «lato oscuro» delle euristiche

Le euristiche sono delle scorciatoie mentali, che ci portano alla migliore soluzione possibile con il minimo sforzo e rappresentano un atteggiamento del cervello ancestrale, eredità dell’antico istinto di sopravvivenza.

I termini bias ed euristiche hanno un significato affine e si differenziano l’uno dall’altro per una piccola ma sostanziale differenza: le euristiche sono sostanzialmente un aiuto, mentre i bias portano ad un comportamento dannoso.

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Fanno parte del grande insieme delle euristiche anche i bias, ossia i pregiudizi o le inclinazioni errate della mente. In sostanza il bias è un particolare tipo di euristica. Si tratta sempre di una scorciatoia mentale, ma che porta all’errore

La scienza definisce l’attività del cervello razionalizzante, ossia che la maggior parte delle volte le scelte che compie sono casuali, per poi essere aggiustate.

Dal bisogno di agire, motivando la scelta con il minor dispendio di energia possibile, nascono le euristiche e, cosa più pericolosa, i bias

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ALCUNE EURISTICHE PIU' COMUNI

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Il pregiudizio di corrispondenza:quando ci troviamo in una situazione di incertezza, senza nemmeno rendercene conto, tendiamo a fornire come risposta elementi che sono presenti nelle istruzioni.

Il pregiudizio di congiunzione: basare il ragionamento su alcune caratteristiche tipicizzanti è sufficiente per trarre una conclusione: «È coperto di farina e siamo in una panetteria, quindi è un fornaio». Ma, come per tutte le euristiche, concludere rapidamente il proprio ragionamento a volte porta a commettere degli errori. Quindi attenzione a non saltare alle conclusioni…

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Il pregiudizio di rappresentatività:in genere riteniamo che un evento, una persona, un oggetto appartenga a una categoria se alcune delle sue caratteristiche ci appaiono rappresentative di quella categoria; il che, nella vita di tutti i giorni, è spesso molto utile, per esempio, quando si tratta di riconoscere che un animale peloso a quattro zampe è probabilmente un cane.

Il pregiudizio di rappresentatività ci porta a formulare un giudizio su qualcosa in base alla presenza o meno di «tratti» che consideriamo rappresentativi, anche se ciò significa ignorare le informazioni fornite.Basarsi su poche caratteristiche «salienti» per prendere una decisione ha il pregio di non richiedere ragionamenti lunghi e costosi. Di fronte a qualcosa che ha le caratteristiche di un predatore, infatti, è meglio trarre una conclusione rapida. Tuttavia questa utile euristica può diventare dannosa quando ci porta a etichettare le persone in base a pochi indizi, ceddendo agli stereotipi.

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Il pregiudizio di disponibilità: spesso stimiamo la probabilità degli eventi in base alla facilità con cui riusciamo a ricordarli o a trovare esempi di situazioni simili nella nostra memoria. Si tratta di un’euristica, spesso molto efficace, nota come della «disponibilità»: più è facile ricordare un evento, più sembra frequente. Uno dei fattori che rendono problematico il pregiudizio di disponibilità è l’origine delle fonti su cui ci basiamo per prendere le nostre decisioni.

Il pregiudizio di formulazione: la formulazione delle domande o della frase può influenzare le risposte. Certi giri di parole enfatizzano un’informazione più di un’altra e inducono la nostra mente a tenerne maggiormente conto quando ragiona, influenzando le nostre scelte.

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Il pregiudizio dell’esposizione: Lo psicologo Robert Zajonc, della Stanford University, lo ha studiato a fondo il pregiudizio dell'esposizione, dimostrando che, in molte situazioni, l’esposizione ripetuta agli stimoli porta a una forte sensazione di gradimento, oltre che di familiarità con essi, provocando una riduzione dell’incertezza. Gli oggetti, le situazioni o le persone che incontriamo regolarmente diventano più prevedibili, quindi più rassicuranti e accettati, mentre gli elementi nuovi possono rappresentare un potenziale pericolo.

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ALCUNI DEI BIAS PIU' DIFFUSI

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Gambler’s fallacy, altrimenti detto Bias dello scommettitore. Questo bias induce la nostra mente a pensare che un episodio sia molto probabile se, nell’arco di tempo precedente, non si è verificato di frequente.La verità è che non è così, poiché le probabilità sono le stesse per tutti i numeri, anche quelli che sono stati pescati spesso.

In molti casi le informazioni che possediamo non sono sufficienti per attivare delle conclusioni.Tuttavia, non possiamo non valutare una situazione e prendere una decisione. Ecco dunque che attiviamo tutta una serie di bias legati alla carenza di informazioni

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Confabulation bias detto anche bias della memoria falsa. Si verifica quando distorciamo i ricordi frammentando varie parti della memoria e creando un ricordo nuovo, non veritiero.

Hot Hand bias, nella nostra vita si susseguono successi, uno dietro l'altro? Allora la nostra mente sarà portata a credere che continuerà ad essere sempre così.

Anecdotal bias, o bias dell’aneddoto, si verifica quando utilizziamo aneddoti personali per spiegare dei fatti, piuttosto che utilizzare le evidenze scientifiche. Il famoso: “me l’ha detto mio cugino!”.

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Gli stereotipi, ossia le opinioni precostituite e generalizzate, non basate sull'esperienza diretta, espresse senza valutare il singolo caso, sono una categoria di bias.Uno dei bias-stereotipi più diffuso è il Placebo effect, ossia placebo bias:la nostra mente è così fortemente convinta che qualcosa ci faccia veramente bene, che il nostro corpo, di conseguenza, sta bene davvero. Di per sé potrebbe essere positivo, ma diventa negativo quando ci ancoriamo alle abitudini negative e per paura del cambiamento ci convinciamo che quello è il male minore.

Group attribution error: bias dell'estensione della caratteristica di un singolo all'intero suo gruppo di appartenenza: ossia estendiamo il nostro giudizio che abbiamo su una singola persona, a tutto il gruppo di cui questa persona fa parte.

Bandwagon effect, conosciuto come effetto carrozzone, ovvero quando seguiamo la massa nel prendiamo decisioni: "Se lo fanno tutti è giusto così!" E' un bias comodo per non essere o sentirsi diversi, con il conseguente sforzo di difendere la propria idea e affrontare l'emarginazione dal gruppo.

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Halo effect, o effetto alone. Nel mondo del marketing questo è uno dei bias più potenti e sfrutta il fatto che siamo poratti a credere che, se una persona è molto brava in un campo, allora è credibile in tutti i campi. Un esempio? Nella pubblicità di diversi prodotti commerciali si sfrutta sempre l’immagine di testimonial, per promuovere un prodotto con il quale quella persona spesso non ha nulla a che fare.

Well-traveled road effect: questo bias indica quella sensazione secondo la quale i viaggi di andata appaiono sempre più lunghi di quelli del ritorno.Per estensione: fare una cosa nuova appare più lungo e contorto che continuare a fare una cosa nota.

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Una caratteristica della nostra mente è quella di riempire i vuoti con le proprie convinzioni. Seguendo questa tendenza la mente costruisce una realtà distorta e ci porta a credere con fermezza di sapere cosa gli altri pensano.Da questa tendenza nascono una serie di bias.Curse of knowledge, ovvero la Maledizione della conoscenza. Si tratta di quell’errore comune per cui tendiamo a credere che le persone alle quali ci rivolgiamo abbiano lo stesso grado di preparazione e conoscenza sugll'argomento che stiamo affrontando.

Spotlight effect, ovvero l’effetto riflettore, che indica quella paura che proviamo quando pensiamo che tutti vedano i nostri difetti in maniera amplificata, come sotto ad un riflettore. È il tipico bias di chi si trova solo di fronte a molti, come chi parla in pubblico.

Extrinsic incentive error, o bias dell'incentivo esterno, è quel bias che ci porta a credere che le persone operino solo per denaro e non si accetta, invece, il fato che le persone possano fare delle cose anche per motivi personali, come la passione o un principio etico.

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Un fondamentale atteggiamento della nostra mente è quello di ripetere le cose fatte, apprese, che può diventare negativo quando progettiamo il futuro, quindi l'ignoto e, giocoforza, un nuovo scenario, tenendo presente solo quello che è successo in passato.

Un bias interessante e subdolo è il così detto Rosy retrospection effect, ossia il bias del roseo passato: “Un tempo si stava meglio” eccola la frase tipica di questo bias, che ci spinge a pensare agli eventi passati come rosei, dimenticando i dettagli negativi.

Agendo così attiviamo l'Outcome bias, ossia tendiamo a prendere delle decisioni solo sulle esperienze passate, senza tener conto di rischi futuri. Il classico “abbiamo sempre fatto così”.

All'opposto del Rosy effect abbiamo il Pro-innovation bias, ovvero la convinzione assoluta che innovazione sia sinonimo di migliore, senza considerare quello che di ottimo c'è stato e gli eventuali difetti dell'innnovazione.

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Se la mente umana tende, per risparmiare, a colmare il vuoto di informazioni mancanti con scorciatoie mentali, anziché faticare in ragionamenti di confronto, sperimentazione, analisi di scenari, può andare in crisi anche se sottoposta a troppe informazioni, mettendo in atto alcuni bias per non affaticarsi troppo.

La mente non è quasi mai attratta o dalle cose considerate normali, ma è attratta dalla stravaganza: prestiamo attenzione alle cose inusuali, che riteniamo buffe o ridicole perché discordanti dalla nostra normalità. Questo atteggiamento dà origine allo Humor effect, ovvero bias del senso umoristico.

Di fronte ad una cosa insolita impieghiamo molto tempo a comprenderla, razionalizzarla, per cui è più semplice e rapito ritenerla supida o assurda, quindi ridicola.

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Di fronte ad una situazione complessa e che apre a scenari inusuali, la nostra mente è sopraffatta da informazioni e possibili scenari.Ecco quindi che è più facile selezionare le informazioni cercando quelle a noi note e sicure, trascurando le altre. Stiamo attuando un Confirmation bias, ovvero bias della conferma. Si tratta del meccanismo inconscio di reperire prove a favore della nostra opinione. In questo modo il nostro pregiudizio su qualunque argomento è rafforzato dalla ricerca di elementi a favore della nostra tesi, ignorando del tutto le prove contrarie.

Un bias legato alla selezione delle informazioni è il Selective perception, ovvero il bias delle percezione selettiva, cioè la tendenza a ricordare solo le informazioni a favore della nostra tesi, e non quelle contrarie. Einstein ha detto “La memoria è l’intelligenza degli idioti”. Questo non vuol dire che la memoria non ha alcun valore, ma che basarsi solo su quanto appreso in passato, ovvero sulla memoria, senza utilizzare l'analisi e la speculazione è da idioti.

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Richiamando quanto detto da Einstein vediamo l'Availability bias, ovvero il bias del vissuto o dell'esperienza. In sostanza, questo bias ci porta a sovrastimare tutto ciò che abbiamo già vissuto, riproponendolo e ritrovandolo nel quotidiano. Questo bias è pericoloso perché ci conduce in una comfort zone, cullandoci nei ricordi di esperienze passate che, se si ripropongono nel nostro presente, non ci destabilizzano. Al contrario, invece, degli eventi insoliti e nuovi, con i quali abbiamo bisogno di familiarizzare diventano destabilizzanti e, quindi, da allontanare.

Interessante e molto comune è l'Attentional bias, o bias dell’attenzione. La nostra mente tende a notare sempre la cosa a cui stiamo pensando in quel momento. La realtà sembra adattarsi al nostro pensiero ricorrente.

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I nostri ricordi non sono sempre corrispondenti al vero, tutt’altro. Spesso la realtà vissuta è totalmente distorta, ben lontana da quello che è realmente successo. Questa tendenza naturale della nostra mente provoca il Suggestibility effect o bias della suggestionabilità. Questo bias si manifesta quando tendiamo a modificare il ricordo di un evento, influenzati da racconti di terzi su quel determinato episodio.

La tendenza a generalizzare è una richiesta del cervello, che ha bisogno di stereotipizzare e generalizzare per creare associazioni che rendano il suo lavoro di memorizzazione e riconoscimento più rapido.

La generalizzazione può portare però ad una serie di bias, il più comune dei quali è il Negativity bias, ossia bias della negatività. La nostra mente considera più impattante un evento negativo e ci porta a pensare che sicuramente avrà delle conseguenze per noi, cosa che invece non succede per gli eventi positivi.

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Un bias interessante, influenzato dall'energia e dall'impegno che mettiamo nelle azioni e l'importanza che diamo a quello che facciamo è il così detto Ikea effct o effetto Ikea: siamo più propeni a portare a termine qualcosa alla quale abbiamo dato un contributo rispetto ad un compito al quale non abbiamo partecipato. Addirittura tendiamo a sovrastimare i progetti, le idee, le cose costruite a cui abbiamo messo mano.In quello che costruiamo (anche non letteralmente) c’è la nostra energia, il nostro impegno e quindi vale di più.

Avere ragione è molto gratificante e l'Overconfidence effect, o bias dell'eccesso di fiducia, si basa proprio su questo. Alla nostra mente basta la minima gratificazione per alimentare un'eccessiva fiducia in noi stessi. Da questo bias deriva anche la tendenza a sminuire il lavoro degli altri: gli altri fanno comunque meno di noi.

Affine è il Third-person effect, ossia quel pattern mentale secondo il quale ci sentiamo più intelligenti degli altri, che a loro volta sono più ingenui, più plasmabili, più inconsapevoli di noi.

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Legato ai precedenti e molto pericoloso è il così detto Dunning-Kruger effect, ossia il bias per cui alcune persone credono di essere competenti in un determinato argomento, pur non essendolo. Si pensa di sapere tutto, perché si conoscono alcune parti di quel tutto.

Legato ai due bias precedenti c'è il Self-serving bias, ossia la convinzione che i successi sono solo merito tuo, mentre i fallimenti sono causati da fattori esterni o da altre persone.

Il Third-person effect, il Dunny-Kruger effect e il self-serving bias sono tra di loro connessi e derivano da un'errata percezione della quantità di cose da sapere. Il nostro cervello lavora al risparmio: meno fatichiamo e meglio stiamo, per cui ci accontentiamo di quanto appreso, magari a fatica, pur di non faticare nuovamente e, magari, anche di più.

MarikaDellaMarina

Grazie dell'attenzione!

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