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Copia - tesina sulla meccanica

Ciro Pariota

Created on June 22, 2023

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Marinetti

(letteratura)

Filippo Tommaso Marinetti nasce in Egitto nel 1876. Proviene da una famiglia molto ricca, il padre è un famoso avvocato, e questo da adulto gli darà la possibilità di viaggiare molto, di pubblicare le proprie opere e di affittare gallerie e teatri per gli spettacoli futuristi. la famiglia trasferisce Marinetti a Parigi, dove si diploma nel 1893 ed entra in contatto con la scena culturale e artistica del tempo, iniziando a scrivere le prime poesie in francese. A Parigi, per le sue idee innovative, riceve il soprannome di Caffeina d’Europa. Dopo il diploma si trasferisce a Pavia, dove si iscrive a giurisprudenza insieme al fratello. Poco dopo il fratello appena ventenne muore e la sua scomparsa è un trauma per Marinetti, che nel 1898, una volta conseguita la laurea, decide di dedicarsi interamente all’arte. Un secondo importante lutto è quello del 1902, quando muore anche la madre, grande sostenitrice del talento del figlio. Da questo momento Filippo Tommaso Marinetti si dedica alla letteratura in tutte le sue forme, dalla poesia ai romanzi, fino al teatro. È il 20 febbraio 1909 quando sulla prima pagina del giornale parigino “Le Figarò” esce il testo Fondation et manifeste du futurisme. La capitale francese è dunque scelta come piattaforma per il lancio internazionale del nuovo movimento culturale e il francese, ovviamente, è la lingua scelta perché questo proclama sia ascoltato e compreso in tutto il mondo moderno: quelli che parlano sono sì italiani ma italiani all’avanguardia. L’idea iniziale di Marinetti è essenzialmente rivolta allo svecchiamento del linguaggio poetico ma la sua oratoria e la sua capacità di divulgatore attraggono ben presto anche gli artisti di altri settori, nascono quindi le sezioni futuriste: poesia, pittura, musica, scultura, azione femminile, arte dei rumori, architettura, antifilosofia, antimorale e politica, ognuna con il proprio manifesto programmatico e manifesto tecnico. Questi testi propagandistici e divulgativi, scritti da Marinetti e firmati dagli aderenti, sono il suo migliore prodotto letterario. E il primo “Il Manifesto” per antonomasia è il modello di tutti i successivi, analizziamone dunque i passaggi fondamentale per rintracciare i principi che animano tutto il movimento culturale fino al primo dopoguerra. Un linguaggio potente, traboccante, carico d’entusiasmo, ma cosa dovrebbe fare un giovane poeta dopo averlo letto? Dimenticarsi del passato ok, ripudiare gli studi classici va bene, schifare le biblioteche e i musei che sono pieni di “roba morta” benissimo… ma questa potenza creatrice dove la riversa? Che deve fare con la sua penna? Be’ in effetti questo Marinetti ancora non lo spiega… Per fortuna gli vengono in soccorso gli amici pittori, e non è un caso se immediatamente dopo viene diffuso attraverso un volantino il Manifesto tecnico della pittura futurista, firmato da Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini, cui seguono le prime mostre futuriste a Roma e naturalmente a Parigi. I pittori, appunto, che hanno una esigenza materiale, che devono tradurre le parole in pratica mettono appunto il concetto di dinamismo attraverso la figura che perde i margini e che, con una tecnica prettamente divisionista, si deve fondere con il contesto circostante, spiegano la loro tavolozza fatta di colori puri e di accostamenti complementari e i nuovi soggetti che sono il treno, la macchina, la città brulicante di vita… solo nel 1913 anche i poeti avranno finalmente anche loro qualche indicazione “pratica” come le parole in libertà, l’aggettivazione semaforica, l’uso del verbo all’infinito, l’abolizione delle regole ortografiche e sintattiche, l’uso del verso libero e dei segni matematici, la rivoluzione tipografica in cui l’organizzazione del testo sulla pagina bianca assume nella sua disposizione un valore figurativo.

Filippo Tommaso Marinetti nasce in Egitto nel 1876. Proviene da una famiglia molto ricca, il padre è un famoso avvocato, e questo da adulto gli darà la possibilità di viaggiare molto, di pubblicare le proprie opere e di affittare gallerie e teatri per gli spettacoli futuristi. la famiglia trasferisce Marinetti a Parigi, dove si diploma nel 1893 ed entra in contatto con la scena culturale e artistica del tempo, iniziando a scrivere le prime poesie in francese. A Parigi, per le sue idee innovative, riceve il soprannome di Caffeina d’Europa. Dopo il diploma si trasferisce a Pavia, dove si iscrive a giurisprudenza insieme al fratello. Poco dopo il fratello appena ventenne muore e la sua scomparsa è un trauma per Marinetti, che nel 1898, una volta conseguita la laurea, decide di dedicarsi interamente all’arte. Un secondo importante lutto è quello del 1902, quando muore anche la madre, grande sostenitrice del talento del figlio. Da questo momento Filippo Tommaso Marinetti si dedica alla letteratura in tutte le sue forme, dalla poesia ai romanzi, fino al teatro. È il 20 febbraio 1909 quando sulla prima pagina del giornale parigino “Le Figarò” esce il testo Fondation et manifeste du futurisme. La capitale francese è dunque scelta come piattaforma per il lancio internazionale del nuovo movimento culturale e il francese, ovviamente, è la lingua scelta perché questo proclama sia ascoltato e compreso in tutto il mondo moderno: quelli che parlano sono sì italiani ma italiani all’avanguardia. L’idea iniziale di Marinetti è essenzialmente rivolta allo svecchiamento del linguaggio poetico ma la sua oratoria e la sua capacità di divulgatore attraggono ben presto anche gli artisti di altri settori, nascono quindi le sezioni futuriste: poesia, pittura, musica, scultura, azione femminile, arte dei rumori, architettura, antifilosofia, antimorale e politica, ognuna con il proprio manifesto programmatico e manifesto tecnico. Questi testi propagandistici e divulgativi, scritti da Marinetti e firmati dagli aderenti, sono il suo migliore prodotto letterario. E il primo “Il Manifesto” per antonomasia è il modello di tutti i successivi, analizziamone dunque i passaggi fondamentale per rintracciare i principi che animano tutto il movimento culturale fino al primo dopoguerra. Un linguaggio potente, traboccante, carico d’entusiasmo, ma cosa dovrebbe fare un giovane poeta dopo averlo letto? Dimenticarsi del passato ok, ripudiare gli studi classici va bene, schifare le biblioteche e i musei che sono pieni di “roba morta” benissimo… ma questa potenza creatrice dove la riversa? Che deve fare con la sua penna? Be’ in effetti questo Marinetti ancora non lo spiega… Per fortuna gli vengono in soccorso gli amici pittori, e non è un caso se immediatamente dopo viene diffuso attraverso un volantino il Manifesto tecnico della pittura futurista, firmato da Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini, cui seguono le prime mostre futuriste a Roma e naturalmente a Parigi. I pittori, appunto, che hanno una esigenza materiale, che devono tradurre le parole in pratica mettono appunto il concetto di dinamismo attraverso la figura che perde i margini e che, con una tecnica prettamente divisionista, si deve fondere con il contesto circostante, spiegano la loro tavolozza fatta di colori puri e di accostamenti complementari e i nuovi soggetti che sono il treno, la macchina, la città brulicante di vita… solo nel 1913 anche i poeti avranno finalmente anche loro qualche indicazione “pratica” come le parole in libertà, l’aggettivazione semaforica, l’uso del verbo all’infinito, l’abolizione delle regole ortografiche e sintattiche, l’uso del verso libero e dei segni matematici, la rivoluzione tipografica in cui l’organizzazione del testo sulla pagina bianca assume nella sua disposizione un valore figurativo.

La seconda rivoluzione industriale

(storia)

La Seconda Rivoluzione industriale, un po' come accaduto con la prima, ha comportato trasformazioni e stravolgimenti tali da essere stata senza dubbio uno dei momenti più rilevanti per la storia dell'uomo. Questo nuovo tipo di rivoluzione, in particolare, ha cambiato alcuni processi tipici del Novecento, introducendo importanti e significativi cambiamenti nella vita e nelle abitudini quotidiane delle persone grazie alle invenzioni. Sotto certi aspetti la vita delle persone migliorò grazie ai progressi della tecnologia, nella scienza, nella medicina. . . ma per le classi più povere - usate come bassissima manovalanza nelle fabbriche - non fu così. Anche i bambini venivano impiegati e sfruttati molte ore al giorno nelle industrie, cosa che non consentiva loro di andare a scuola e studiare. Il proletariato - gran parte del quale arrivava dalle campagne in cerca di lavoro senza possedere nulla, in condizioni di estrema povertà - nel breve periodo non migliorò di certo la propria condizione. È famosa la frase di Alessandro Manzoni: "Non sempre ciò che viene dopo è progresso". Per alcuni aspetti, e per alcune categorie di persone, fu così ancora per i primi decenni del Novecento, quando iniziarono le prime lotte sociali, le rivendicazioni e la questione del proletariato fu posta al centro del dibattito sociale e politico. Negli anni fra il 1870 e il 1900 fecero la loro prima apparizione una seria di strumenti: la lampadina e l’ascensore elettrico, il motore a scoppio e i pneumatici, il telefono e il grammofono, la macchina per scrivere e la bicicletta, il tram elettrico e l’automobile… Tutti questi prodotti sarebbero presto entrati a far parte del nostro uso quotidiano. Ma non solo: nel 1873 apparve il frigorifero, un anno dopo fecero la loro comparsa il ferro da stiro elettrico, la penna stilografica, la gomma per cancellare e la carta assorbente. Nel 1876 lo scozzese Alexander Graham Bell costruì il telefono (già ideato dall’italiano Antonio Meucci); nel 1877 Edison brevettò il fonografo, che qualche anno più tardi fu trasformato in grammofono da Hans Berliner. La vera novità della Seconda rivoluzione industriale si rivelò soprattutto nell’applicazione su sempre più larga scala delle scoperte ai vari rami dell’industria. Il legame che si veniva a creare tra scienza e tecnologia e tra tecnologia e mondo della produzione diventava sempre più stretto: scienziati di grande prestigio misero i loro studi a disposizione dell’industria, ingegneri, biologi, chimici e fisici divennero titolari o contitolari di imprese. Nessun settore produttivo rimase estraneo a questa nuova ondata tecnologica. Gli sviluppi più interessanti si concentrarono in industrie “giovani”, come quella chimica o nella produzione dell’acciaio. L’invenzione decisiva per lo sviluppo dell’industria elettrica fu la lampadina, ideata da Thomas Edison nel 1879. Nacquero così, agli inizi degli anni ’80 le prime centrali termiche, capaci di fornire energia elettrica a interi quartieri urbani e destinate soprattutto all’illuminazione privata. A partire dalla fine del secolo, l’energia elettrica venne usata anche per i mezzi di trasporto e per gli usi industriali. Di fronte alla richiesta sempre crescente di energia elettrica, si faceva strada l’idea di ricorrere per la produzione di corrente, anziché alle macchine a vapore, all’energia idraulica.

La Seconda Rivoluzione industriale, un po' come accaduto con la prima, ha comportato trasformazioni e stravolgimenti tali da essere stata senza dubbio uno dei momenti più rilevanti per la storia dell'uomo. Questo nuovo tipo di rivoluzione, in particolare, ha cambiato alcuni processi tipici del Novecento, introducendo importanti e significativi cambiamenti nella vita e nelle abitudini quotidiane delle persone grazie alle invenzioni. Sotto certi aspetti la vita delle persone migliorò grazie ai progressi della tecnologia, nella scienza, nella medicina. . . ma per le classi più povere - usate come bassissima manovalanza nelle fabbriche - non fu così. Anche i bambini venivano impiegati e sfruttati molte ore al giorno nelle industrie, cosa che non consentiva loro di andare a scuola e studiare. Il proletariato - gran parte del quale arrivava dalle campagne in cerca di lavoro senza possedere nulla, in condizioni di estrema povertà - nel breve periodo non migliorò di certo la propria condizione. È famosa la frase di Alessandro Manzoni: "Non sempre ciò che viene dopo è progresso". Per alcuni aspetti, e per alcune categorie di persone, fu così ancora per i prim i decenni del Novecento, quando iniziarono le prime lotte sociali, le rivendicazioni e la questione del proletariato fu posta al centro del dibattito sociale e politico. Negli anni fra il 1870 e il 1900 fecero la loro prima apparizione una seria di strumenti: la lampadina e l’ascensore elettrico, il motore a scoppio e i pneumatici, il telefono e il grammofono, la macchina per scrivere e la bicicletta, il tram elettrico e l’automobile… n anno dopo fecero la loro comparsa il ferro da stiro elettrico, la penna stilografica, la gomma per cancellare e la carta assorbente. Nel 1876 lo scozzese Alexander Graham Bell costruì il telefono (già ideato dall’italiano Antonio Meucci); nel 1877 Edison brevettò il fonografo, che qualche anno più tardi fu trasformato in grammofono da Hans Berliner. La vera novità della Seconda rivoluzione industriale si rivelò soprattutto nell’applicazione su sempre più larga scala delle scoperte ai vari rami dell’industria. Il legame che si veniva a creare tra scienza e tecnologia e tra tecnologia e mondo della produzione diventava sempre più stretto: scienziati di grande prestigio misero i loro studi a disposizione dell’industria, ingegneri, biologi, chimici e fisici divennero titolari o contitolari di imprese. Nessun settore produttivo rimase estraneo a questa nuova ondata tecnologica. Gli sviluppi più interessanti si concentrarono in industrie “giovani”, come quella chimica o nella produzione dell’acciaio. L’invenzione decisiva per lo sviluppo dell’industria elettrica fu la lampadina, ideata da Thomas Edison nel 1879. Nacquero così, agli inizi degli anni ’80 le prime centrali termiche, capaci di fornire energia elettrica a interi quartieri urbani e destinate soprattutto all’illuminazione privata. A partire dalla fine del secolo, l’energia elettrica venne usata anche per i mezzi di trasporto e per gli usi industriali. Di fronte alla richiesta sempre crescente di energia elettrica, si faceva strada l’idea di ricorrere per la produzione di corrente, anziché alle macchine a vapore, all’energia idraulica.

prototipo di macchina a vapore

Una macchina perfetta

(Sc. Mot.)

Come descrivere il corpo umano se non paragonandolo ad una macchina? Così come in un qualsiasi macchinario ogni ingranaggio lavora in funzione di tutti gli altri, nel nostro corpo ogni cellula, ogni nervo e ogni organo lavora per rendere efficiente la macchina nella sua totalità: abbiamo un cuore che pompa il sangue facendolo arrivare ovunque esso serva; siamo forniti di reni, che purificano il sangue espellendo le sostanze di scarto attraverso l'urina; abbiamo organi preposti a fornirci tutta l'energia di cui abbiamo bisogno al fine di svolgere le classiche attività quotidiane e, quando serve, per spingerci anche oltre i nostri limiti. Costantemente minacciato da agenti esterni, il corpo è ogni giorno in lotta per sopravvivere, per preservare le proprie peculiarità al fine di far funzionare ogni parte a favore del tutto: siamo circondati da batteri e virus che possono attaccarci in ogni momento attraverso la pelle, la respirazione o quello che mangiamo; il corpo lotta e guarisce dalle malattie più varie, resiste alle minacce senza che, sul piano cosciente, l’essere umano si accorga di nulla. Grazie alle nuove tecnologie e alle conquiste in medicina è stato possibile approfondire ogni singolo aspetto proprio del corpo umano: possiamo studiare la pelle, possiamo osservare la conformazione di ogni organo, possiamo viaggiare attraverso il battito del cuore e scoprire com'è fatto e come funziona.Il corpo è una macchina che, potenzialmente perfetta, può andare incontro a deterioriamento: vecchiaia, patologie, errori genetici possono modificare il nostro corpo rendendolo meno efficiente, portando addirittura la nostra stessa vita a finire.Laddove il corpo non può più arrivare, la scienza porta il suo fondamentale apporto per fare in modo che la macchina umana torni ad essere efficiente, preservando così la vita. Ma a pensarci bene, cos'è la scienza se non un'emanazione della mente e del corpo dell’uomo? Ecco, quindi, che il cerchio si chiude: il corpo umano è una macchina perfetta.

Impianti fotovoltaici

(tecnologia)

Il sole è una fonte di energia primaria inesauribile che noi utilizziamo, derivante dai combustili fossili ossia trasformazione di materiale organico e vegetale.Il sole viene sfruttato attraverso i pannelli solari per la produzione di calore per riscaldare l'acqua sanitaria oppure attraverso i pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. I pannelli solari contengono un liquido che attraverso le radiazioni solari viene riscaldato sempre a temperature molto elevate che raggiungono i 50-90 gradi e poi viene mandata al serbatoio di accumulo. Nel periodo estivo i pannelli solari garantiscono un'ottima produzione di riscaldamento e di acqua calda(sanitaria) mentre invece nel periodo invernale non è sufficiente solo un'impianto solare ma si richiede bisogno anche di un'impianto tradizionale come una caldaia in oltre durano anche di più dei pannelli fotovoltaici Sono costituiti da il collettore chiamato anche piastra metallica che viene utilizzata per catturare meglio le radiazioni. L'impianto fotovoltaico serve per generare corrente elettrica quindi i pannelli fotovoltaici trasformano l'energia solare in energia elettrica continua con emissioni di anidride carbonica producendo abbastanza energia mentre quella in eccesso può essere venduta al gestore elettrico ,è costituito da piccole celle fatte in sicilio caratterizzate da delle semplice striscie grigie che unite insieme formano l'impianto fotovoltaico, l'energia elettrica continua per essere immessa nella rete che la trasformi da continua in corrente alternata ci vuoole uno strumento chiamato INVERTER che genera un doppio guadagno ricavamento economico dell'energia elettrica e dal punto di vista ambientale non viene messa la CO2(anidride cabonica)così si potrà risparmiare sulla bolletta.

L' energia termica

(scienze)

L’energia termica, in fisica, è la forma di energia posseduta da qualunque oggetto avente una temperatura superiore a quella teorica dello zero assoluto. Dato che questa forma di energia viene utilizzata per produrre energia elettrica, spieghiamo meglio che cos’è l’energia termica e le sue applicazioni. L’energia termica abbiamo detto che è posseduta da qualunque corpo che abbia una temperatura superiore allo zero assoluto. In sostanza, che cos’è l’energia termica? È il calore prodotto dal movimento oscillatorio di atomi e molecole all’interno di un corpo. Si tratta della somma dell’energia cinetica presente in tutti gli atomi che costituiscono un oggetto e dipende dalla massa di quest’ultimo. Un aumento di temperatura si traduce in un’accelerazione del movimento di questi atomi. L’energia termica può essere prodotta in diversi modi: Attraverso la combustione. Mediante reazioni nucleari. Sfruttando l’effetto joule per produrre calore, come avviene nelle stufe elettriche e in tutti gli elettrodomestici che riscaldano l’ambiente (ad esempio la lavatrice o il forno elettrico). Le fonti naturali dell’energia termica sono il Sole e il sottosuolo. Prendiamo come esempio il funzionamento dello scaldabagno. Quando la corrente passa nella resistenza di uno scaldabagno, l’acqua si riscalda. Avviene quindi una trasformazione di energia: dalla forma elettrica alla forma termica. Il consumo dell’energia elettrica servita per alimentare la resistenza può essere misurato da un contatore elettrico, mentre l’energia termica acquistata dall’acqua può essere misurata da un termometro che misura l’aumento di temperatura. L’aumento di temperatura segnala che le sostanze possiedono energia termica. Non tutta l’energia termica può essere convertita in energia meccanica, ma ogni altra forma di energia può trasformarsi nel tempo in energia termica. A seconda che venga rilasciata o acquisita, si verificano una serie di procedimenti che danno origine a 3 diversi modi di scambio termico: per conduzione, per irraggiamento e per convenzione. Ora che abbiamo spiegato che cos’è l’energia termica, vediamo le sue applicazion

L’energia termica può essere prodotta in diversi modi: Attraverso la combustione. Mediante reazioni nucleari. Sfruttando l’effetto joule per produrre calore, come avviene nelle stufe elettriche e in tutti gli elettrodomestici che riscaldano l’ambiente (ad esempio la lavatrice o il forno elettrico). Le fonti naturali dell’energia termica sono il Sole e il sottosuolo. Prendiamo come esempio il funzionamento dello scaldabagno. Quando la corrente passa nella resistenza di uno scaldabagno, l’acqua si riscalda. Avviene quindi una trasformazione di energia: dalla forma elettrica alla forma termica. Il consumo dell’energia elettrica servita per alimentare la resistenza può essere misurato da un contatore elettrico, mentre l’energia termica acquistata dall’acqua può essere misurata da un termometro che misura l’aumento di temperatura. L’aumento di temperatura segnala che le sostanze possiedono energia termica. Non tutta l’energia termica può essere convertita in energia meccanica, ma ogni altra forma di energia può trasformarsi nel tempo in energia termica. A seconda che venga rilasciata o acquisita, si verificano una serie di procedimenti che danno origine a 3 diversi modi di scambio termico: per conduzione, per irraggiamento e per convenzione. Ora che abbiamo spiegato che cos’è l’energia termica, vediamo le sue applicazioni. L’energia termica può trasformarsi in altre forme di energia. Può essere utilizzata: Per produrre energia elettrica nelle centrali termoelettriche, termonucleari, geotermiche e solari termodinamiche. Per riscaldare e cuocere il nostro cibo o l’acqua che usiamo per il riscaldamento domestico o per lavarci. Per produrre energia meccanica o cinetica, che serve per muovere le macchine termiche. Nel nostro Paese e nel mondo il termoelettrico è ancora la principale fonte di energia nonostante il suo forte impatto ambientale, dovuto alla combustione e approvvigionamento dei combustibili fossili. Negli ultimi anni sono sempre più i consumatori che scelgono di acquistare un’auto elettrica o ibrida, di installare un impianto fotovoltaico e di utilizzare energia green, come quella di Energit proveniente da fonti rinnovabili sarde. Scopri le offerte che Energit ti riserva per risparmiare e rispettare l’ambiente.

the lamp

(English)

Modern lamps and lighting began with the invention of the incandescent electric lamp about 1870. An incandescent lamp is one in which a filament gives off light when heated to incandescence by an electric current. The incandescent lamp was not the first lamp to use electricity, however; lighting devices employing an electric arc struck between electrodes of carbon had been developed early in the 19th century. These arc lamps, as they were called, were reliable but cumbersome devices that were best used for street lighting. In 1876 Pavel Yablochkov, a Russian electrical engineer, introduced the Yablochkov candle. This was an arc lamp having parallel carbon rods separated by porcelain clay, which vaporized during burning of the arc. Alternating current was used to ensure equal rates of consumption of the two points of the rods. This lamp was widely used in street lighting for a time. In the decades before the Edison incandescent carbon-filament lamp was patented in 1880, numerous scientists had directed their efforts toward producing a satisfactory incandescent lighting system. Outstanding among them was Sir Joseph Wilson Swan of England. In 1850 Swan had devised carbon filaments of paper; later he used cotton thread treated with sulfuric acid and mounted in glass vacuum bulbs (only possible after 1875). The final development of the incandescent lamp was the result of concurrent work by Swan and Thomas A. Edison of the United States, using the vacuum pump of Hermann Sprengel and Sir William Crookes. These lamps by Swan and Edison consisted of a filament of carbon wire in an evacuated glass bulb, two ends of the wire being brought out through a sealed cap and thence to the electric supply. When the supply was connected, the filament glowed and, by virtue of the vacuum, did not oxidize away quickly as it would have done in air. The invention of a completely practical lamp ordinarily is credited to Edison, who began studying the problem in 1877 and within a year and a half had made more than 1,200 experiments. On October 21, 1879, Edison lighted a lamp containing a carbonized thread for the filament. The lamp burned steadily for two days. Later he learned that filaments of carbonized visiting card paper (bristol board) would give several hundred hours’ life. Soon carbonized bamboo was found acceptable and was used as the filament material. Extruded cellulose filaments were introduced by Swan in 1883.

La tour Eiffel

(Français)

Le projet d'une tour de 300 mètres est né à l'occasion de la préparation de l'Exposition universelle de 1889. Boulonnage du joint de deux arbalétriers Boulonnage du joint de deux arbalétriers L'objet du concours lancé lors de l'exposition est d’« étudier la possibilité d’élever sur le Champ-de-Mars une tour de fer, à base carrée, de 125 mètres de côté et de 300 mètres de hauteur ». Choisi parmi 107 projets, c’est celui de Gustave Eiffel, entrepreneur, Maurice Koechlin et Emile Nouguier, ingénieurs et Stephen Sauvestre, architecte qui est retenu. Les deux principaux ingénieurs de l'entreprise Eiffel, Émile Nouguier et Maurice Koechlin, ont l'idée en juin 1884 d'une tour très haute, conçue comme un grand pylône formé de quatre poutres en treillis écartées à la base et se rejoignant au sommet, liées entre elles par des poutres métalliques disposées à intervalles réguliers. C'est une extrapolation hardie à la hauteur de 300 mètres -soit l'équivalent du chiffre symbolique de 1000 pieds- du principe des piles de ponts que l'entreprise maîtrise alors parfaitement. Eiffel prend le 18 septembre 1884 un brevet "pour une disposition nouvelle permettant de construire des piles et des pylônes métalliques d'une hauteur pouvant dépasser 300 mètres". Pour rendre le projet plus acceptable par l'opinion publique, Nouguier et Koechlin demandent à l'architecte Stephen Sauvestre de mettre en forme le projet. Ce mode de construction est bien rodé à l'époque de la construction de la Tour. Les assemblages sont d'abord réalisés sur place par des boulons provisoires, remplacés au fur et à mesure par des rivets posés à chaud. En se refroidissant, ils se contractent, ce qui assure le serrage des pièces les unes avec les autres. Il faut une équipe de quatre hommes pour poser un rivet : un pour le chauffer, un pour le tenir en place, un pour former la tête, un dernier pour achever l'écrasement à coups de masse. Un tiers seulement des 2 500 000 rivets que comprend la Tour ont été directement posés sur le site. Les piles reposent sur des fondations en béton installées à quelques mètres sous le niveau du sol sur une couche de gravier compact. Chaque arête métallique dispose de son propre massif, lié aux autres par des murs, sur lequel elle exerce une pression de 3 à 4 kilos par centimètre carré. Côté Seine, on a employé des caissons métalliques étanches, où l'injection d'air comprimé permettait aux ouvriers de travailler sous le niveau de l'eau.

Le projet d'une tour de 300 mètres est né à l'occasion de la préparation de l'Exposition universelle de 1889. Boulonnage du joint de deux arbalétriers Boulonnage du joint de deux arbalétriers L'objet du concours lancé lors de l'exposition est d’« étudier la possibilité d’élever sur le Champ-de-Mars une tour de fer, à base carrée, de 125 mètres de côté et de 300 mètres de hauteur ». Choisi parmi 107 projets, c’est celui de Gustave Eiffel, entrepreneur, Maurice Koechlin et Emile Nouguier, ingénieurs et Stephen Sauvestre, architecte qui est retenu. Les deux principaux ingénieurs de l'entreprise Eiffel, Émile Nouguier et Maurice Koechlin, ont l'idée en juin 1884 d'une tour très haute, conçue comme un grand pylône formé de quatre poutres en treillis écartées à la base et se rejoignant au sommet, liées entre elles par des poutres métalliques disposées à intervalles réguliers. C'est une extrapolation hardie à la hauteur de 300 mètres -soit l'équivalent du chiffre symbolique de 1000 pieds- du principe des piles de ponts que l'entreprise maîtrise alors parfaitement. Eiffel prend le 18 septembre 1884 un brevet "pour une disposition nouvelle permettant de construire des piles et des pylônes métalliques d'une hauteur pouvant dépasser 300 mètres". Pour rendre le projet plus acceptable par l'opinion publique, Nouguier et Koechlin demandent à l'architecte Stephen Sauvestre de mettre en forme le projet. Ce mode de construction est bien rodé à l'époque de la construction de la Tour. Les assemblages sont d'abord réalisés sur place par des boulons provisoires, remplacés au fur et à mesure par des rivets posés à chaud. En se refroidissant, ils se contractent, ce qui assure le serrage des pièces les unes avec les autres. Il faut une équipe de quatre hommes pour poser un rivet : un pour le chauffer, un pour le tenir en place, un pour former la tête, un dernier pour achever l'écrasement à coups de masse. Un tiers seulement des 2 500 000 rivets que comprend la Tour ont été directement posés sur le site. Les piles reposent sur des fondations en béton installées à quelques mètres sous le niveau du sol sur une couche de gravier compact. Chaque arête métallique dispose de son propre massif, lié aux autres par des murs, sur lequel elle exerce une pression de 3 à 4 kilos par centimètre carré. Côté Seine, on a employé des caissons métalliques étanches, où l'injection d'air comprimé permettait aux ouvriers de travailler sous le niveau de l'eau. La Tour est montée à l'aide d'échafaudages en bois et de petites grues à vapeur fixées sur la Tour elle-même. Le montage du premier étage est réalisé à l'aide de douze échafaudages provisoires en bois de 30 mètres de hauteur, puis de quatre grands échafaudages de 45 mètres. Des "boîtes à sable" et des vérins hydrauliques - remplacés après usage par des cales fixes - permettent de régler la position de la charpente métallique au millimètre près. La jonction des grandes poutres du premier est ainsi réalisée le 7 décembre 1887. Les pièces sont hissées par des grues à vapeur qui grimpent en même temps que la Tour, en utilisant les glissières prévues pour les ascenseurs. Avant même la fin de sa construction, la Tour était déjà au cœur des débats.

Fisica quantistica e spiritualità

(religione)

La connessione tra fisica quantistica e spiritualità è, secondo il Dalai Lama, un fatto evidente. Sostiene che tutti gli atomi del nostro corpo sono fatti in parte di quell’antico legame che un tempo ha dato origine all’Universo. Siamo polvere di stelle e siamo connessi biologicamente a qualsiasi essere vivente; siamo esseri fatti di energia invisibile che vibra, entità unite, a loro volta, a tutto ciò che esiste… Se c’è una cosa che tutti sappiamo è che scienza e spiritualità non sono esattamente famose per l’armonia tra i loro principi. Quindi, mentre nel Medioevo e nel Rinascimento il progresso in campo scientifico era inteso come estremamente pericoloso, in un contesto dominato dalla classe ecclesiastica (è il caso, ad esempio, del triste epilogo di Giordano Bruno), oggi gli approcci più spirituali percepiscono da anni quella visione critica e ascetica che proviene dal mondo scientifico. Dire che queste due aree o universi per tradizione antagonisti della nostra società ora hanno trovato un punto di incontro è osare troppo. Tuttavia, si sono avvicinate per convergere in alcune idee che, senza dubbio, possono invitarci alla riflessione. La filosofia buddista è quel quadro a partire dal quale si possono rafforzare i legami con una branca tanto complessa quanto affascinante della scienza: stiamo parlando della meccanica quantistica.

Il futurismo in arte

(arte)

I futuristi incentrarono la loro poetica sulla velocità, sull'aggressività, sull'industrializzazione e sulla metropoli. II Futurismo fu il primo movimento d'avanguardia italiano, nacque ufficialmente nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto del futurismo da parte di Marinetti sul giornale parigino "Le Figaro". | Futuristi erano un gruppo di giovani intellettuali innamorati del progresso che si proponevano lo scopo di rompere i legami con il passato e attuare una rivoluzione all'interno della società attraverso opere volutamente provocatorie. Contro le tendenze della pittura tradizionale e contro il passatismo borghese, Marinetti inneggiò alla nascita di un'arte fortemente caratterizzata in chiave dinamica, espressione di una nuova società urbanizzata e industrializzata, capace di fornire nuovi miti portatori di una nuova bellezza: la velocità. I soggetti principali del movimento furono "le grandi folle agitate dal lavoro e dalla sommossa", le rivoluzione delle capitali moderne, il fervore notturno dei cantieri incendiati dalle violenti luci elettriche, le automobili da corsa, i piroscafi e gli aeroplani, tutto ciò che rappresenta il ritmo frenetico della trasformazione della società contemporanea compresa la lotta violenta e la guerra rigeneratrice. Nel 1911 a Milano i pittori divisionisti Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini e Luigi Russolo firmarono il Manifesto Tecnico della pittura futurista. Dal punto di vista strettamente pittorico i futuristi intesero opporre all'antica pittura, statica, una nuova pittura dinamica, capace di rendere l'idea del movimento, della velocità e di porre l'osservatore al centro del quadro. Il moto delle figure venne rappresentato con linee di forza che ne indicavano la scia oppure attraverso visioni simultanee. Per esprimere i ritmi frenetici della vita moderna tutti i soggetti dei quadri e l'ambiente vennero deformati e resi attraverso la compenetrazione di piani, volumi e visioni. In queste opere scomparve la differenza fra oggetti e spazi, fra elementi immobili e dinamici. Inoltre i futuristi avranno un ruolo di primo piano tra gli interventisti e i fascisti: l'atteggiamento aggressivo non sarà più riferito solamente alla loro produzione letteraria e artistica ma anche alle loro posizioni politiche e ai loro comportamenti. Spinti dal culto per l'azione su posizioni interventiste, allo scoppio della prima guerra mondiale alcuni futuristi partiranno per il fronte. Tra di essi Umberto Boccioni, che morirà a Verona nel 1916 per una caduta da cavallo. Dopo la sua morte Giacomo Balla diventerà il protagonista del movimento.

I futuristi incentrarono la loro poetica sulla velocità, sull'aggressività, sull'industrializzazione e sulla metropoli. II Futurismo fu il primo movimento d'avanguardia italiano, nacque ufficialmente nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto del futurismo da parte di Marinetti sul giornale parigino "Le Figaro". | Futuristi erano un gruppo di giovani intellettuali innamorati del progresso che si proponevano lo scopo di rompere i legami con il passato e attuare una rivoluzione all'interno della società attraverso opere volutamente provocatorie. Contro le tendenze della pittura tradizionale e contro il passatismo borghese, Marinetti inneggiò alla nascita di un'arte fortemente caratterizzata in chiave dinamica, espressione di una nuova società urbanizzata e industrializzata, capace di fornire nuovi miti portatori di una nuova bellezza: la velocità. I soggetti principali del movimento furono "le grandi folle agitate dal lavoro e dalla sommossa", le rivoluzione delle capitali moderne, il fervore notturno dei cantieri incendiati dalle violenti luci elettriche, le automobili da corsa, i piroscafi e gli aeroplani, tutto ciò che rappresenta il ritmo frenetico della trasformazione della società contemporanea compresa la lotta violenta e la guerra rigeneratrice. Nel 1911 a Milano i pittori divisionisti Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Giacomo Balla, Gino Severini e Luigi Russolo firmarono il Manifesto Tecnico della pittura futurista. Dal punto di vista strettamente pittorico i futuristi intesero opporre all'antica pittura, statica, una nuova pittura dinamica, capace di rendere l'idea del movimento, della velocità e di porre l'osservatore al centro del quadro. Il moto delle figure venne rappresentato con linee di forza che ne indicavano la scia oppure attraverso visioni simultanee. Per esprimere i ritmi frenetici della vita moderna tutti i soggetti dei quadri e l'ambiente vennero deformati e resi attraverso la compenetrazione di piani, volumi e visioni. In queste opere scomparve la differenza fra oggetti e spazi, fra elementi immobili e dinamici. Inoltre i futuristi avranno un ruolo di primo piano tra gli interventisti e i fascisti: l'atteggiamento aggressivo non sarà più riferito solamente alla loro produzione letteraria e artistica ma anche alle loro posizioni politiche e ai loro comportamenti. Spinti dal culto per l'azione su posizioni interventiste, allo scoppio della prima guerra mondiale alcuni futuristi partiranno per il fronte. Tra di essi Umberto Boccioni, che morirà a Verona nel 1916 per una caduta da cavallo. Dopo la sua morte Giacomo Balla diventerà il protagonista del movimento.

Le fonti rinovvabili

(ed. civica)

Sin da quando i primi uomini impararono a fabbricare utensili di pietra e a bruciare la legna, cominciarono a usare le risorse naturali della Terra; di cui il nostro pianeta è immensamente ricco. Queste risorse sono ad esempio l’acqua dei fiumi e dei laghi, le foreste e i minerali. Alcune come le piante, sono rinnovabili perché ricrescono; invece il carbone e il petrolio si esauriscono. Sin dalla Rivoluzione Industriale la richiesta di risorse è enormemente aumentata, perché combustibili e minerali sono sempre più usati per la produzione di energia. Le fonti di energia termica sono le sostanze che bruciando (attraverso il processo di combustione ) sviluppano una grande quantità di calore. Le principali fonti di energia sono: il legno molto usato ma disponibile in quantità troppo scarse, il carbone o carbon fossile, un minerale solido e nero che bruciando produce una grande quantità di polvere e cenere. Lo si estrae dal sottosuolo in miniere che tavolta superano i 1000 metri di profondità. È un combustibile sporco, inquinante e non facile da trasportare. Il gas naturale è un minerale gassoso di facile estrazione. È un combustibile molto pulito. Il petrolio si trova sottoterra in genere in forma liquido: il petrolio grezzo. Contiene anche metano e idrocarburi solidi. Il petrolio grezzo può essere leggero e acquoso, o denso e vischioso come catrame. Esso dev’essere raffinato per poter essere trasformato in prodotti utili. La materia prima più importante è il petrolio, perché circa la metà dell’energia del mondo (usata per riscaldare, per far partire le automobili…) proviene dal petrolio. Molti studiosi ritengono che esso provenga dai resti di minuscoli animali e piante vissuti negli oceani milioni di anni fa. Il petrolio è formato da sostanze contenenti carbonio, forse derivate davvero da esseri viventi. Ma non tutti gli studiosi concordano, alcuni pensano che il petrolio provenga da materiali intrappolati nelle rocce quando si formò la Terra. I derivati del petrolio sono preziosi prodotti chimici formati dal petrolio grezzo o dal metano. Questi sono necessari per produrre materiali utili e di uso comune come: plastica, detersivi, e fertilizzanti.

Sin da quando i primi uomini impararono a fabbricare utensili di pietra e a bruciare la legna, cominciarono a usare le risorse naturali della Terra; di cui il nostro pianeta è immensamente ricco. Queste risorse sono ad esempio l’acqua dei fiumi e dei laghi, le foreste e i minerali. Alcune come le piante, sono rinnovabili perché ricrescono; invece il carbone e il petrolio si esauriscono. Sin dalla Rivoluzione Industriale la richiesta di risorse è enormemente aumentata, perché combustibili e minerali sono sempre più usati per la produzione di energia. Le fonti di energia termica sono le sostanze che bruciando (attraverso il processo di combustione ) sviluppano una grande quantità di calore. Le principali fonti di energia sono: il legno molto usato ma disponibile in quantità troppo scarse, il carbone o carbon fossile, un minerale solido e nero che bruciando produce una grande quantità di polvere e cenere. Lo si estrae dal sottosuolo in miniere che tavolta superano i 1000 metri di profondità. È un combustibile sporco, inquinante e non facile da trasportare. Il gas naturale è un minerale gassoso di facile estrazione. È un combustibile molto pulito. Il petrolio si trova sottoterra in genere in forma liquido: il petrolio grezzo. Contiene anche metano e idrocarburi solidi. Il petrolio grezzo può essere leggero e acquoso, o denso e vischioso come catrame. Esso dev’essere raffinato per poter essere trasformato in prodotti utili. La materia prima più importante è il petrolio, perché circa la metà dell’energia del mondo (usata per riscaldare, per far partire le automobili…) proviene dal petrolio. Molti studiosi ritengono che esso provenga dai resti di minuscoli animali e piante vissuti negli oceani milioni di anni fa. Il petrolio è formato da sostanze contenenti carbonio, forse derivate davvero da esseri viventi. Ma non tutti gli studiosi concordano, alcuni pensano che il petrolio provenga da materiali intrappolati nelle rocce quando si formò la Terra. I derivati del petrolio sono preziosi prodotti chimici formati dal petrolio grezzo o dal metano. Questi sono necessari per produrre materiali utili e di uso comune come: plastica, detersivi, e fertilizzanti. Le fonti di energia rinnovabile sono quelle che si rigenerano naturalmente in un tempo relativamente breve, e pertanto saranno sempre disponibili. Fra queste ci sono: 1-Energia idroelettrica 2-Energia solare 3-Energia eolica 1-Energia idroelettrica L’energia idroelettrica è l’elettricità prodotta sfruttando l’energia di caduta dell’acqua. Tra le fonti di energia rinnovabili è quella che ha raggiunto i livelli più avanzati di tecnologia. Le centrali idroelettriche di solito ricevono l’acqua da un lago artificiale che si chiama bacino, e deve soddisfare una serie di requisiti: da un lato infatti deve essere posto pù in alto possibile, e dall’altro deve essere in grado di raccogliere la più grande massa d’acqua che scenda dalle montagne circostanti. 2-Energia solare Con energia solare si intende la radiazione elettromagnetica emessa dal Sole e intercettata dalla Terra, la più abbondante fonte permanente di energia al mondo. L’energia solare diretta verso la Terra, pur essendo molto abbondante, è fortemente diluita. 3-Energia eolica L’energia eolica è quella fornita dalla forza del vento, grazie a sistemi quali i mulini o le macchine a vento, che sono costituiti di norma da due o più pale, o i cosiddetti sistemi di velatura, montate attorno ad un albero che riceve la potenza, adoperata abitualmente per pompare acqua o per far girare un generatore che produce elettricità.

Questo è un paragrafo pronto a contenere creatività, esperienze e storie geniali.

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