Superstitio
indice
1. Superstizione
2. Simboli apotropaici
3. Credenze popolari
4. Processione degli storpi
5. D'Annunzio
Origine
definizione
Nella TRADIZIONE ROMANA si indicavano con superstitio i culti estranei alla propria religione, fondati su pratiche magiche, mistiche e divinatorie, che ripugnavano alla loro mentalità pragmatica e razionale.
dal lat. superstitio -ônis 'pratica divinatoria; credenza vana; terrore fanatico', opposta a religio -ónis 'scrupolo religioso, devozione'
Etimologia
Insieme di credenze o pratiche rituali, fondate su presupposti magici e irrazionali.
Il termine superstitio è ciò che è oltre (super-) alle esigenze della religione o come ciò che sopravvive (cfr. superstes) di un comportamento non regolato dalla religione o anche come calco del termine greco Éoraois, indicando le forme soggettive della religiosità e avversate perciò dalla religione romana ufficiale.
Per il NASCENTE CRISTIANESIMO ogni ritualismo giudaico assumeva carattere di superstizione. Apparirà come un complesso di superstizione tutta la religione pagana a causa dell'aspetto «idolatrico», oggetto del giudizio di superstizione animali divini o giudizio applicata da formazioni religiose di tipo superiore al politeismo.
Nella RELIGIONE GRECA non vi è un termine che esprima la superstizione:
il corrispondente Setoidaumovía (comp. di Seídw «temere» e Saluor «divinità»), che indica la superstizione nella rappresentazione del « superstizioso» di Teofrasto significa «timore della divinità», comportamento legittimo e doveroso.
Genius loci, entità soprannaturale legata alla natura di un luogo tipica delle religioni pagane
La superstizione risponde a esigenze che non trovano soddisfazione nella religione, ma spesso sono esigenze sopravvissute da una fase anteriore alla formazione della religione ufficiale e questo spiega come le superstizioni sono atteggiamenti isolati e privi di un vero senso religioso.
Nella Seradaovía, così come è presentata da Teofrasto, vi sono aspetti simili a comportamenti ancora vivi nel mondo moderno, ritenuti «superstiziosi » sia dal credente religioso, che dal non credente
Cose da Medioevo? Assolutamente no, le superstizioni sono più attuali che mai. Ma che cosa si nasconde dietro ai riti scaramantici?
la superstizione oggi
È proprio il timore reverenziale del tabù che non può essere infranto il principale elemento di coesione dei raggruppamenti umani.
Partecipe dello spirito laico ed empirista dei suoi tempi, Frazer riteneva che lo sviluppo della civiltà procedesse, dagli stadi inferiori a quelli superiori, attraverso tre diverse fasi: la magia, la religione e la scienza.
Laureato in diritto, l’antropologo scozzese Frazer si fa avvocato del diavolo delle pulsioni irrazionali dell’umanità, sostenendo che, lungi dal portare a un esito negativo, esse conducono a una maggiore integrazione sociale.
Ci si aspetterebbe dunque una rigida condanna di ogni forma di magia. Avviene invece esattamente il contrario
Frazer dimostra come le forme del rispetto «superstizioso» per l’integrità altrui siano il cemento che tiene unite le istituzioni fondamentali della società, primitiva o moderna che sia: il governo, la proprietà privata, il matrimonio.
SIMBOLI APOTROPAICI
APOTROPAICO (gr. ἀποτρόπαιον, βασκάνιον, περίαπτον, τέλεσμα, ϕυλακτήριον; lat. amuletum, amolimentum, alligatura, fascinum).
MALOCCHIO
Aggettivo che designa tutto ciò che serve ad allontanare e a frustrare un'influenza malvagia. Ogni oggetto di suppellettile può assumere il valore apotropaico a seconda del volere e dell'intenzione di chi l'adopera; ciò poi a maggior ragione si verifica se vi s'inscrive o una formula magica o un disegno.
Altro elemento importante per l'origine di oggetti e atteggiamenti apotropaici, è la credenza del malocchio. Esso è il potere malefico dello sguardo che si crede posseduto da determinate persone, le quali possono usarlo inconsapevolmente oppure esercitarlo per malanimo e invidia.
Il guaritore riempiva di acqua un piatto fondo, si segnava tre volte e ripeteva a bassa voce delle frasi previste dalla procedura.
Come liberarsi del malocchio?
Nel caso in cui si pensava di aver preso il malocchio e ci si voleva rivolgere a un guaritore, bisognava sottoporsi al cosiddetto rito dell’olio.
Sparso del sale grosso sul piatto, lo si appoggiava sulla testa del soggetto potenzialmente colpito dal malocchio e vi si versavano sopra alcune gocce di olio d’oliva.
Se l’olio si allargava o accennava a scomparire, si era sotto iettatura: si buttava via l’acqua del piatto in un luogo poco frequentato per evitare di trasmettere l’anatema e si ripeteva il rito fino a quando le macchie d’olio non smettevano di allargarsi.
I SIMBOLI
Un cornetto portafortuna, secondo la tradizione, dev’essere rigido, storto e con la punta, realizzato a mano e regalato, non acquistato.
Questo antico monile abruzzese, tipico di Scanno ma diffuso anche a Guardiagrele e Chieti, veniva regalato dai nonni ai neonati e posizionato sulla culla per proteggerli dalle cattiverie e garantirgli fortuna.
Questi amuleti per rafforzare il loro potere apotropaico dovevano essere fatti di: corallo, ambra, argento, oro.
Il corallo rosso viene associato al sangue, alla vita, alla sessualità, alla fertilità e alla protezione dalle malattie.
Il “Tredici” è deriva dal numero all’interno della medaglia centrale e ogni figura pendente rappresenta uno scongiuro.
I peli di tasso venivano posti affianco ai letti dei bambini per evitare che le streghe creassero loro problemi. Questo poiché erano ritenute creature talmente stupide che si sarebbero messe a
Le corna di montone venivano poste vicino ai campi come portafortuna per scacciare streghe o "mazzamaurielli", creature simili a folletti.
contare i peli del tasso fino alla luce del mattino che le avrebbe costrette a scappare.
Chiamati anche devozionali o devozioni, abitini o abbatini, i brevi erano piccoli sacchetti di stoffa cuciti a mano e recanti all’interno oggetti apotropaici come erbe, piccole frasi scritte, pietre, peli di animale, cera di candele benedette; essi venivano indossati dalle donne abruzzesi per proteggersi dal male.
Talvolta erano le suore del convento a confezionarli e a donarli ai nuovi nati, mentre altre volte erano le masciare, le streghe, le donne che sapevano.
L’uso è antico quanto l’uomo ed è diffuso in tutto il mondo.
Il brevi veniva cucito alle spalline della canottiera in modo da restare costantemente a contatto con la pelle della persona, giorno e notte, svolgendo così la sua azione protettiva contro il male.
In Italia i brevi sono amuleti utilizzati nelle pratiche di medicina popolare e per i neonati contro il malocchio, l'invidia degli altri per avere un bambino più bello o più sano.
Nelle religioni superiori di tipo politeistico il concetto di superstizione può costituirsi come categoria di giudizio su modi di rapporto con il divino che restano al di fuori o sono discordi dall'orientamento ideale della stessa civiltà.
Superstizione e religione
Dal punto di vista fenomenologico, si distingue tra le superstizioni a seconda della forma di religione da cui traggono origine.
Non tutte le religioni hanno la possibilità di formulare il giudizio «superstizioso» rispetto a un atteggiamento religioso diverso.
Un tipo particolare della superstizione è la superstizione di classe, cioè le superstizioni in vigore presso determinate classi sociale.
Tra le creature più emblematiche del folclore abruzzese troviamo i "Mazzamurelli", esseri simili ai folletti o agli gnomi, che si dice vivano nei boschi e che possano
Credenze popolari
Dietro le montagne abruzzesi si cela un ricco folclore popolato da creature misteriose. La superstizione ha tramandato per secoli storie di spiriti, creature fatate e presenze sovrannaturali che popolano l'immaginario collettivo della regione.
proteggere o affliggere gli uomini a seconda della loro volontà.
Si affiancano a questi anche creature più minacciose come le pantafeche, creature dalle fattezze simili a quelle che associamo alle streghe che avevano la capacità di togliere il respiro al loro sventurato bersaglio.
Uno degli autori che ha contribuito a perpetuare queste tradizioni è GABRIELE D'ANNUNZIO, poeta e scrittore abruzzese, noto per il suo estro poetico e la passione per il mito e il soprannaturale. Le creature del folclore abruzzese trovano spazio anche nelle sue opere, in cui riecheggiano le voci della tradizione e la magia di un mondo antico e misterioso.
La figura della strega è molto presente nel folclore abruzzese e ad essa sono attribuite molte capacità, dal malocchio alla capacità di prosciugare lentamente la vita dei bambini uccidendoli.
Accanto ai temi religiosi, legati alle motivazioni delle tele dei grandi cicli popolari riguardanti le processioni, quello che sottolineò fu l’aspetto della religiosità che mescolava atteggiamenti di fede ad altri molto più umani e passionali.
Tutti i suoi personaggi sono attori di primo piano nella composizione pittorica, perché ogni movimento, ogni nota di colore contribuivano a comporre la totalità della scena.
La Processione degli Storpi
Storpio indica una “persona con le membra deformate e minorata negli arti per malformazione congenita o acquisita in seguito a traumi”.
Michetti seppe cogliere quell’anelito della gente semplice verso il divino che, in alcuni suoi quadri, si concretizzò in gesti semplici e disperati, frutto di un’attenta analisi dal vero.
Con Antonio De Nino si recò personalmente ai santuari che definivano i percorsi devozionali abruzzesi. Fu proprio la sua presenza nei luoghi cultuali che gli ispirò alcuni dei quadri più famosi: La Processione del Corpus Domini, La Processione del Venerdì Santo, il Voto, le Serpi, gli Storpi.
Michetti e i soggetti delle sue opere
Francesco Paolo Michetti è stato un pittore e fotografo italiano che riuscì a portare nelle sue opere l’aspetto sacro e profano tipico della mentalità collettiva popolare abruzzese.
Francesco Paolo Michetti
La storia del quadro
Gli 'Storpi' rappresenta una compagnia di pellegrini diretta al santuario mentre passa dinanzi ad alcuni mendicanti che mostrano le loro infermità per ottenere qualche spicciolo. Più in alto campeggia una coppia di buoi a simboleggiare l'indifferenza della natura per l’umana sofferenza.
Nel marzo 1900 Michetti inviò quattro sue opere, fra cui Le Serpi e Gli Storpi, all’Esposizione Universale di Parigi. Michetti aveva fino ad allora nutrito per queste due opere progetti ambiziosi, ma le due opere finirono nella generale disattenzione perchè troppo legate ad un aspetto folcloristico che non rispondeva ai canoni del gusto all'avanguardia.
Nel 1927 però furono esposte a Roma presso la Galleria nazionale d’Arte Moderna che le acquistò. Tornarono a Francavilla grazie a D’Annunzio per essere collocate nel Museo Michettiano nello Studio al Mare. Furono portate poi nel Convento di Francavilla e così scamparono alla distruzione del Museo ad opera dei tedeschi. Nel 1994 furono trasportate a Roma per un restauro e nel 1997 tornarono a Francavilla nel MuMi dove tuttora è possibile ammirarle.
Le Serpi, Michetti
superstizione
Elena Del Poeta
Created on June 20, 2023
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Superstitio
indice
1. Superstizione
2. Simboli apotropaici
3. Credenze popolari
4. Processione degli storpi
5. D'Annunzio
Origine
definizione
Nella TRADIZIONE ROMANA si indicavano con superstitio i culti estranei alla propria religione, fondati su pratiche magiche, mistiche e divinatorie, che ripugnavano alla loro mentalità pragmatica e razionale.
dal lat. superstitio -ônis 'pratica divinatoria; credenza vana; terrore fanatico', opposta a religio -ónis 'scrupolo religioso, devozione'
Etimologia
Insieme di credenze o pratiche rituali, fondate su presupposti magici e irrazionali.
Il termine superstitio è ciò che è oltre (super-) alle esigenze della religione o come ciò che sopravvive (cfr. superstes) di un comportamento non regolato dalla religione o anche come calco del termine greco Éoraois, indicando le forme soggettive della religiosità e avversate perciò dalla religione romana ufficiale.
Per il NASCENTE CRISTIANESIMO ogni ritualismo giudaico assumeva carattere di superstizione. Apparirà come un complesso di superstizione tutta la religione pagana a causa dell'aspetto «idolatrico», oggetto del giudizio di superstizione animali divini o giudizio applicata da formazioni religiose di tipo superiore al politeismo.
Nella RELIGIONE GRECA non vi è un termine che esprima la superstizione:
il corrispondente Setoidaumovía (comp. di Seídw «temere» e Saluor «divinità»), che indica la superstizione nella rappresentazione del « superstizioso» di Teofrasto significa «timore della divinità», comportamento legittimo e doveroso.
Genius loci, entità soprannaturale legata alla natura di un luogo tipica delle religioni pagane
La superstizione risponde a esigenze che non trovano soddisfazione nella religione, ma spesso sono esigenze sopravvissute da una fase anteriore alla formazione della religione ufficiale e questo spiega come le superstizioni sono atteggiamenti isolati e privi di un vero senso religioso.
Nella Seradaovía, così come è presentata da Teofrasto, vi sono aspetti simili a comportamenti ancora vivi nel mondo moderno, ritenuti «superstiziosi » sia dal credente religioso, che dal non credente
Cose da Medioevo? Assolutamente no, le superstizioni sono più attuali che mai. Ma che cosa si nasconde dietro ai riti scaramantici?
la superstizione oggi
È proprio il timore reverenziale del tabù che non può essere infranto il principale elemento di coesione dei raggruppamenti umani.
Partecipe dello spirito laico ed empirista dei suoi tempi, Frazer riteneva che lo sviluppo della civiltà procedesse, dagli stadi inferiori a quelli superiori, attraverso tre diverse fasi: la magia, la religione e la scienza.
Laureato in diritto, l’antropologo scozzese Frazer si fa avvocato del diavolo delle pulsioni irrazionali dell’umanità, sostenendo che, lungi dal portare a un esito negativo, esse conducono a una maggiore integrazione sociale.
Ci si aspetterebbe dunque una rigida condanna di ogni forma di magia. Avviene invece esattamente il contrario
Frazer dimostra come le forme del rispetto «superstizioso» per l’integrità altrui siano il cemento che tiene unite le istituzioni fondamentali della società, primitiva o moderna che sia: il governo, la proprietà privata, il matrimonio.
SIMBOLI APOTROPAICI
APOTROPAICO (gr. ἀποτρόπαιον, βασκάνιον, περίαπτον, τέλεσμα, ϕυλακτήριον; lat. amuletum, amolimentum, alligatura, fascinum).
MALOCCHIO
Aggettivo che designa tutto ciò che serve ad allontanare e a frustrare un'influenza malvagia. Ogni oggetto di suppellettile può assumere il valore apotropaico a seconda del volere e dell'intenzione di chi l'adopera; ciò poi a maggior ragione si verifica se vi s'inscrive o una formula magica o un disegno.
Altro elemento importante per l'origine di oggetti e atteggiamenti apotropaici, è la credenza del malocchio. Esso è il potere malefico dello sguardo che si crede posseduto da determinate persone, le quali possono usarlo inconsapevolmente oppure esercitarlo per malanimo e invidia.
Il guaritore riempiva di acqua un piatto fondo, si segnava tre volte e ripeteva a bassa voce delle frasi previste dalla procedura.
Come liberarsi del malocchio?
Nel caso in cui si pensava di aver preso il malocchio e ci si voleva rivolgere a un guaritore, bisognava sottoporsi al cosiddetto rito dell’olio.
Sparso del sale grosso sul piatto, lo si appoggiava sulla testa del soggetto potenzialmente colpito dal malocchio e vi si versavano sopra alcune gocce di olio d’oliva.
Se l’olio si allargava o accennava a scomparire, si era sotto iettatura: si buttava via l’acqua del piatto in un luogo poco frequentato per evitare di trasmettere l’anatema e si ripeteva il rito fino a quando le macchie d’olio non smettevano di allargarsi.
I SIMBOLI
Un cornetto portafortuna, secondo la tradizione, dev’essere rigido, storto e con la punta, realizzato a mano e regalato, non acquistato.
- Il NUMERO 13
Questo antico monile abruzzese, tipico di Scanno ma diffuso anche a Guardiagrele e Chieti, veniva regalato dai nonni ai neonati e posizionato sulla culla per proteggerli dalle cattiverie e garantirgli fortuna.Questi amuleti per rafforzare il loro potere apotropaico dovevano essere fatti di: corallo, ambra, argento, oro.
Il corallo rosso viene associato al sangue, alla vita, alla sessualità, alla fertilità e alla protezione dalle malattie.
Il “Tredici” è deriva dal numero all’interno della medaglia centrale e ogni figura pendente rappresenta uno scongiuro.
- I PELI DI TASSO
I peli di tasso venivano posti affianco ai letti dei bambini per evitare che le streghe creassero loro problemi. Questo poiché erano ritenute creature talmente stupide che si sarebbero messe a- Le CORNA DI MONTONE
Le corna di montone venivano poste vicino ai campi come portafortuna per scacciare streghe o "mazzamaurielli", creature simili a folletti.contare i peli del tasso fino alla luce del mattino che le avrebbe costrette a scappare.
- I BREVI
Chiamati anche devozionali o devozioni, abitini o abbatini, i brevi erano piccoli sacchetti di stoffa cuciti a mano e recanti all’interno oggetti apotropaici come erbe, piccole frasi scritte, pietre, peli di animale, cera di candele benedette; essi venivano indossati dalle donne abruzzesi per proteggersi dal male.Talvolta erano le suore del convento a confezionarli e a donarli ai nuovi nati, mentre altre volte erano le masciare, le streghe, le donne che sapevano.
L’uso è antico quanto l’uomo ed è diffuso in tutto il mondo.
Il brevi veniva cucito alle spalline della canottiera in modo da restare costantemente a contatto con la pelle della persona, giorno e notte, svolgendo così la sua azione protettiva contro il male.
In Italia i brevi sono amuleti utilizzati nelle pratiche di medicina popolare e per i neonati contro il malocchio, l'invidia degli altri per avere un bambino più bello o più sano.
Nelle religioni superiori di tipo politeistico il concetto di superstizione può costituirsi come categoria di giudizio su modi di rapporto con il divino che restano al di fuori o sono discordi dall'orientamento ideale della stessa civiltà.
Superstizione e religione
Dal punto di vista fenomenologico, si distingue tra le superstizioni a seconda della forma di religione da cui traggono origine.
Non tutte le religioni hanno la possibilità di formulare il giudizio «superstizioso» rispetto a un atteggiamento religioso diverso.
Un tipo particolare della superstizione è la superstizione di classe, cioè le superstizioni in vigore presso determinate classi sociale.
Tra le creature più emblematiche del folclore abruzzese troviamo i "Mazzamurelli", esseri simili ai folletti o agli gnomi, che si dice vivano nei boschi e che possano
Credenze popolari
Dietro le montagne abruzzesi si cela un ricco folclore popolato da creature misteriose. La superstizione ha tramandato per secoli storie di spiriti, creature fatate e presenze sovrannaturali che popolano l'immaginario collettivo della regione.
proteggere o affliggere gli uomini a seconda della loro volontà. Si affiancano a questi anche creature più minacciose come le pantafeche, creature dalle fattezze simili a quelle che associamo alle streghe che avevano la capacità di togliere il respiro al loro sventurato bersaglio.
Uno degli autori che ha contribuito a perpetuare queste tradizioni è GABRIELE D'ANNUNZIO, poeta e scrittore abruzzese, noto per il suo estro poetico e la passione per il mito e il soprannaturale. Le creature del folclore abruzzese trovano spazio anche nelle sue opere, in cui riecheggiano le voci della tradizione e la magia di un mondo antico e misterioso.
La figura della strega è molto presente nel folclore abruzzese e ad essa sono attribuite molte capacità, dal malocchio alla capacità di prosciugare lentamente la vita dei bambini uccidendoli.
Accanto ai temi religiosi, legati alle motivazioni delle tele dei grandi cicli popolari riguardanti le processioni, quello che sottolineò fu l’aspetto della religiosità che mescolava atteggiamenti di fede ad altri molto più umani e passionali. Tutti i suoi personaggi sono attori di primo piano nella composizione pittorica, perché ogni movimento, ogni nota di colore contribuivano a comporre la totalità della scena.
La Processione degli Storpi
Storpio indica una “persona con le membra deformate e minorata negli arti per malformazione congenita o acquisita in seguito a traumi”.
Michetti seppe cogliere quell’anelito della gente semplice verso il divino che, in alcuni suoi quadri, si concretizzò in gesti semplici e disperati, frutto di un’attenta analisi dal vero.
Con Antonio De Nino si recò personalmente ai santuari che definivano i percorsi devozionali abruzzesi. Fu proprio la sua presenza nei luoghi cultuali che gli ispirò alcuni dei quadri più famosi: La Processione del Corpus Domini, La Processione del Venerdì Santo, il Voto, le Serpi, gli Storpi.
Michetti e i soggetti delle sue opere
Francesco Paolo Michetti è stato un pittore e fotografo italiano che riuscì a portare nelle sue opere l’aspetto sacro e profano tipico della mentalità collettiva popolare abruzzese.
Francesco Paolo Michetti
La storia del quadro
Gli 'Storpi' rappresenta una compagnia di pellegrini diretta al santuario mentre passa dinanzi ad alcuni mendicanti che mostrano le loro infermità per ottenere qualche spicciolo. Più in alto campeggia una coppia di buoi a simboleggiare l'indifferenza della natura per l’umana sofferenza.
Nel marzo 1900 Michetti inviò quattro sue opere, fra cui Le Serpi e Gli Storpi, all’Esposizione Universale di Parigi. Michetti aveva fino ad allora nutrito per queste due opere progetti ambiziosi, ma le due opere finirono nella generale disattenzione perchè troppo legate ad un aspetto folcloristico che non rispondeva ai canoni del gusto all'avanguardia.
Nel 1927 però furono esposte a Roma presso la Galleria nazionale d’Arte Moderna che le acquistò. Tornarono a Francavilla grazie a D’Annunzio per essere collocate nel Museo Michettiano nello Studio al Mare. Furono portate poi nel Convento di Francavilla e così scamparono alla distruzione del Museo ad opera dei tedeschi. Nel 1994 furono trasportate a Roma per un restauro e nel 1997 tornarono a Francavilla nel MuMi dove tuttora è possibile ammirarle.
Le Serpi, Michetti