Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

LA DONNA

VISCONTE GIULIA

Created on June 12, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Tarot Presentation

Vaporwave presentation

Women's Presentation

Geniaflix Presentation

Shadow Presentation

Newspaper Presentation

Memories Presentation

Transcript

presentation

le donne NEL '900

DI GIULIA VISCONTE 3D

INTRODUzione

Come argomento principale del mio percorso pluridisciplinare ho scelto “La Donna” e la sua lotta per difendere i propri diritti . Parlerò delle donne più importanti che hanno fatto la storia . Ho scelto di portare questo argomento perché ho sempre cercato di capire la storia che c’è dietro a tutte queste donne protagoniste del passato .

l'8 marzo-giornata internazionale dei diritti delle donne

Nel passato la donna ha dovuto lottare per vedersi riconosciuti alcuni diritti dai quali era esclusa, come ad esempio il diritto di voto . Dal 1922 si celebra la festa della donna: i fatti che hanno portato all’istituzione di questa festa sono legati alla rivendicazione dei diritti delle donne .

1907

TIMELINE

VII Congresso della II Internazionale socialista

1921

learn more

Giornata internazionale dell' operaia

learn more

1908

istituzione dell'unione donne italiane

Corinne Brown

1944

learn more

learn more

1909

la prima giornata della donna

introduzione della mimosa come simbolo della festa delle donne

1946

learn more

learn more

LE SUFFRAGETTE

Tra la fine del Settecento e l'inizio del Novecento si iniziò a diffondere tra le donne la volontà di riuscire ad ottenere gli stessi diritti di cui godevano gli uomini. Nei confronti delle donne c’era una grande discriminazione : infatti , venivano pagate meno rispetto agli uomini , sia nelle fabbriche sia nelle campagne ; erano inoltre sottoposte in famiglia alla volontà dei mariti . Venivano escluse dal diritto di voto e quindi da ogni partecipazione alla vita politica . Come reazione a queste ingiustizie si moltiplicarono i movimenti di protesta delle donne . Solo nel 1835 le donne riuscirono a conquistare il diritto di voto alle elezioni locali.

Nel 1897 Millicent Fawcett fonda il movimento nazionale per la rivendicazione dei diritti delle donne,"National Union of Women's Suffrage", cercando di convincere anche gli uomini ad aderire per combattere tutti insieme per i diritti delle donne. Si inizia a parlare di più delle suffragette dall'episodio, all'inizio del Novecento, che vede come protagonista Emmeline Pankhurst.

emmeline pankhurst

Emmeline Pankhurst nacque il 15 luglio 1858 a Goulden. È stata un’attivista e politica britannica . In primo luogo, ella è ricordata per essere stata la principale esponente del movimento delle suffragette, che si batté affinché fosse concesso anche alle donne il diritto di voto. Nel 1903 Emmeline fondò l’Unione sociale politica e femminile (Womens’s Social and Political Union). Nel 1905 fu imprigionata per aver chiesto, durante la riunione del partito liberale la discussione del diritto di voto alle donne. Nel maggio del 1914 Pankurst viene nuovamente arrestata davanti a Buckingham Palace mentre tentava di portare una petizione al re Giorgio V. Poco dopo Emmeline convinse le suffragette ad interrompere la propria attività di protesta, ottenendo in cambio dal governo inglese la liberazione di tutte le detenute per i reati politici. Sono questi gli anni nei quali Pankurst viaggiò in vari paesi stranieri promuovendo una grande campagna di sensibilizzazione sul problema del suffragio universale. Quando fece ritorno in Inghilterra, il governo aveva concesso il diritto di voto alle donne dal 1918.

"Se solo fossi un maschio!"

learn more

le donne nelle fabbriche

Nel 1881 Si verificò, una trasformazione della struttura economica dall’industria leggera a quella pesante, con investimenti economici rilevanti: le donne vennero scaricate, escluse da questi ambiti, sospinte verso la loro primitiva e “naturale” collocazione domestica. In realtà, esse furono collocate in nuovi lavori marginali, con un salario considerato sempre sussidiario. Questa situazione si allineava con la mentalità corrente, che considerava il lavoro salariato dell’uomo fonte principale di reddito, mentre quello della moglie o dei figli una semplice integrazione che, pertanto, poteva essere retribuita con un salario più basso. Il valore del lavoro di questi ultimi continuava ad essere considerato secondario, secondo una concezione della donna che per nulla s’era modificata rispetto alle tradizionali idee contadine.

Le fabbriche italiane, verso la fine degli anni ’80, cominciarono a richiedere manodopera flessibile a basso costo. A necessità di lunghi anni di apprendistato aveva sfavorito l’impiego della manodopera femminile al telaio a mano poiché non si riteneva conveniente investire sul futuro lavorativo delle donne in quanto esse, sposandosi, finivano per lasciare la casa paterna oppure si allontanavano dalla fabbrica e dal lavoro esterno per seguire la famiglia. Successivamente, con la meccanizzazione della tessitura ed un accentuazione del livello di automazione, il lavoro fu reso più semplice, si abolì l’apprendistato, i lavoranti divennero più facilmente sostituibili in caso di dipartita e le donne divennero appetibili soprattutto per il basso salario femminile, concorrenziale rispetto a quello maschile .Tutto pesa sulle donne che, oltre al lavoro in fabbrica, devono farsi carico del lavoro domestico.

CANZONI DELLE RISAIE

nel 1912, entrò in vigore per la prima volta nel regno d'Italia un regolamento che fissava ad otto le ore di lavoro giornaliere. Tale provvedimento riguardava la categoria delle mondariso, o mondine, le donne che fra Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna lavoravano nelle risaie. La questione divenne di grande attualità in tutto il Paese. Fu in questo contesto che nacque uno dei canti di lotta più famosi, Le otto ore, che esordiva con queste parole: «Se otto ore/Vi sembran poche/Andate voi a lavorar». Il canto che meglio rappresenta la condizione delle mondariso è La mondina. Il testo venne scritto attorno al 1950 da Pietro Besate, dirigente sindacale e successivamente consigliere comunale del Partito comunista di Vercelli coinvolto in prima persona nelle lotte per i diritti dello mondine. La melodia viene da un’antica canzone popolare, La rondinella. Besate aveva in precedenza curato una raccolta di canti intitolata La mondina canta, e i suoi brani trovavano diffusione grazie ai cori delle mondariso.

"LA MONDINA"

La mondina venne eseguita in pubblico per la prima volta a Bologna nel 1952, in occasione di un congresso. Fin dalla prima strofa fu un successo: «Son la mondina/Son la sfruttata/Carcere e violenza, nulla mi fermò». Parole potenti, che rappresentavano la condizione e la forza delle protagoniste, spesso oggetto di carcere e violenza, come narra la canzone . Nel secondo dopoguerra i cori delle mondine continuarono ad esibirsi in occasione delle feste paesane e dei festival contribuendo alla diffusione di una memoria popolare che diventerà oggetto di studio negli anni sessanta da parte di gruppi di ricerca e conservazione della canzone popolare come il Cantacronache e ilCanzoniere delle lame. La mondina, Le otto ore, Sciur padrùn da li beli braghi bianchi, Saluteremo il signor padrone e tanti altri canti di lavoro e di lotta vennero ripresi anche da cantanti e cantautori .

elsa morante

Elsa Morante nasce a Roma nel 1912 nel quartiere popolare di Testaccio. Comincia a scrivere fin da giovanissima. Scrive filastrocche e fiabe per bambini che vengono pubblicate su vari periodici, mentre nel 1935 inizia la sua collaborazione con i periodici Oggi e l’Eroica. Una parte di questa grande mole di scritti viene raccolta e pubblicata nel 1941 in quello che è il suo primo libro: Il gioco segreto. La Morante entra in contatto con scrittori di primo piano come Umberto Saba, Giorgio Bassani e, soprattutto, Pasolini, con cui inizia un’amicizia che durerà fino agli anni ’70. Durante l’occupazione nazista della Capitale, la Morante si rifugia presso Fondi dove comincia la stesura del suo primo romanzo, Menzogna e sortilegio, che viene dato alle stampe nel 1948 . Vince il Premio Viareggio a pari merito con Aldo Palazzeschi. Dopo la pubblicazione del suo primo romanzo, la Morante inizia a collaborare con la Rai e per alcune produzioni cinematografiche, un interesse, quello per il cinema . Elsa si avvicina al mondo della contestazione . Nel frattempo, l’ossessione per la vecchiaia e gravi problemi fisici cominciano ad indebolirla sia a livello fisico che emotivo. Impossibilitata a camminare, tenta il suicidio nel 1983, ma viene salvata da una domestica.

Viene quindi trasferita in una clinica di Roma dove muore d’infarto il 25 novembre del 1985. La produzione letteraria dei primi anni è caratterizzata da una forte impronta presa dal grande romanzo ottocentesco, in particolare quello francese e russo, in cui gli avvenimenti del racconto sono appigli per l’indagine psicologica sui personaggi. I suoi scritti sono modellati sulle sue esperienze autobiografiche, e le vicende biografiche dei protagonisti diventano strumento narrativo per delineare la strada da percorrere; in particolar modo è indagato l’affacciarsi dei ragazzi alla vita adulta e l'amore, che è spesso presente ma come necessità di colmare un vuoto affettivo più che come attaccamento sincero per un’altra persona. Nelle sue opere emerge una visione della realtà definita da due categorie di persone, gli Infelici Molti contrapposti ai Felici Pochi, portatori di rivolta e bellezza. Secondo la scrittrice nel linguaggio poetico ci sono gli strumenti per l'autore per combattere l'irrealtà data dalla frenesia e prepotenza della vita quotidiana.

“ LA STORIA” ROMANZO DI ELSA MORANTE (ANALISI DELL’ OPERA)

La storia è considerato il romanzo di maggior fortuna di Elsa Morante e fu, tra i suoi scritti, anche quello che suscitò più controversie. Fu pubblicato nel 1974 dopo tre anni di scrittura poiché l’autrice insistette personalmente perché fosse diffuso al più basso costo possibile. La vicenda di Ida, insegnante di origini ebraiche violentata da un soldato tedesco, si divide tra l’occupazione nazista e la guerra partigiana, narrando la tragedia di una famiglia che viene trasportata nel turbine della storia violenta di quegli anni. Il grande tormento della guerra e della devastazione degli anni immediatamente successivi è inquadrato dal punto di vista dei civili che la subirono senza poter opporre alcuna resistenza.

TRAMA

TRAMA

Una notte di gennaio nel 1941 un soldato tedesco ubriaco vaga per le strade di Roma e violenta una donna, Ida Ramundo, insegnante vedova di origine ebrea. Dall’unione funesta nasce un figlio, Giuseppe, che il fratello più grande, Nino, nato dal matrimonio di Ida, ribattezza giocosamente Useppe. La famiglia viene stravolta dagli eventi legati alla guerra, a partire dall’occupazione nazista, passando per i rastrellamenti e le deportazioni degli ebrei sino ad arrivare alla lotta partigiana e al trauma del Dopoguerra che aveva lasciato l’Italia distrutta. Alla perdita di entrambi i figli, l’uno morto in un incidente fuggendo dalla polizia e l’altro, il più piccolo, per l’aggravarsi dell’epilessia ereditata dalla madre, Ida finisce per cadere nella disperazione e viene internata in manicomio dove morirà alcuni anni più tardi. I personaggi principali della storia sono : Ida Ramundo l’eroina del romanzo è una delle vittime della storia che lotta strenuamente e invano per la propria sopravvivenza e quella dei suoi figli , Nino Mancuso il primo figlio di Ida cresce orfano di padre nelle borgate popolari romane imbevendosi del clima politico estremo novecentesco , Useppe è il personaggio attorno a cui si snoda l’intreccio, a partire dal suo concepimento violento da parte di Gunther. È un’anima innocente che con la madre attraversa lo sfacelo della guerra, dai bombardamenti alle deportazioni alla guerriglia urbana fino ad approdare alle macerie del dopoguerra, alle quali non sopravvive a causa della malattia che lo colpisce e trova ulteriore supporto dai lutti e l’odio generato dal conflitto. La storia, come recita l’eloquente titolo, è un romanzo che riflette su come gli esseri umani siano inglobati, loro malgrado, nei grandi meccanismi politici e ideali che scuotono i secoli.

frida kahlo

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón nacque a Coyoacán, Messico il 6 luglio 1907 e morì a Coyoacán il 13 luglio 1954. Fu una pittrice. Pur essendo nata nel 1907 le piaceva sostenere di essere nata nel 1910, anno della rivoluzione messicana contro il dittatore Porfirio Díaz. Era affetta da spina bifida ma questo non le impedì di manifestare una personalità molto forte e uno spirito indipendente dalle convenzioni sociali. Si legò ad un gruppo di intellettuali socialisti e si innamorò del loro ispiratore, il giornalista Alejandro Gómez Arias. A 18 anni, a causa di un incidente tra un tram e l'autobus su cui viaggiava con Arias, subì delle lesioni talmente estese che dovette subire 32 operazioni chirurgiche. Costretta a letto cominciò a leggere testi sul comunismo e a dipingere. I genitori le regalarono dei colori e uno specchio, ed essendo sempre da sola Frida dipinse svariati autoritratti. Sottopose i suoi lavori a Diego Rivera, pittore molto affermato all'epoca, che la prese sotto la sua ala. Viaggiò negli Stati Uniti col marito quando gli venne assegnato un lavoro al Rockefeller Center di New York; rimase incinta ma ebbe un aborto spontaneo. Scossa dall'esperienza, ritornò in Messico, dove i due coniugi vissero in case diverse, ma collegate da un ponte . Nel frattempo lei aveva iniziato a dipingere auto-ritratti in stile naif, ispirati alle tradizioni popolari precolombiane, vestendosi anche come le donne di una città dello stato di Oaxaca. Essendo iscritta al Partito Comunista Messicano fin dal 1928, ebbe modo di conoscere e di annoverare tra i suoi amanti Lev Trotzky (che era in esilio in Messico) e il poeta francese André Breton. Nel 1953 le fu amputata una gamba a causa di una cancrena e morì giovanissima, nel 1954, per embolia polmonare. L'influenza culturale di Frida Kahlo è stata tale da portarla ad essere la prima donna latino-americana ad essere ritratta su un francobollo degli Stati Uniti .

Frida

Kahlo

DIPINTO IMPORTANTE

FRIDA KAHLO E L’ AUTORITRATTO “CON COLLANA DI SPINE”

L’ Autoritratto con collana di spine è una delle opere più celebri di Frida Kahlo, uno dei numerosi ritratti che hanno caratterizzato l’intera carriera dell’artista. In questo dipinto la pittrice si mette emotivamente a nudo davanti allo spettatore e racconta la sua vita travagliata e il suo dolore fisico e spirituale attraverso una simbologia dettagliata, accompagnata da animali e da piante esotiche. Nel dipinto Autoritratto con collana di spine, Frida Kahlo rappresenta se stessa vestita di bianco e in posizione frontale, nell’atto di guardare lo spettatore, con uno sguardo impassibile e distaccato. La pittrice, con il viso caratterizzata dallo sopracciglia folte e da sottili baffi sulle labbra, porta al collo una collana di spine che arriva fino alle spalle e la ferisce in più punti, facendola sanguinare, al cui centro si trova un colibrì nero morto. Sulla sua acconciatura raccolta si vede una fascia viola, su cui sono poggiate due farfalle e ai cui lati ci sono due libellule fiorate. Alle spalle di Frida Kahlo ci sono un gatto nero e una scimmia ragno, che tiene un filo della collana di spine, mentre sullo sfondo sono rappresentate delle foglie dai richiami esotici. Nell’Autoritratto con collana di spine di Frida Kahlo ci sono numerosi riferimenti alla vita della pittrice e alla cultura messicana. Il primo elemento che si nota è lo sguardo fermo dell’artista, impassibile, pacato, distaccato e allo stesso tempo magnetico, simbolo dello stoicismo e della calma apparente con cui Kahlo affronta il dolore fisico che è costretta a sopportare. Si nota poi la collana di spine, un chiaro richiamo alla crocifissione di Cristo. In quest’opera Frida Kahlo fa un parallelo con Cristo e con il suo dolore, e definisce un martirio la sua sofferenza, simboleggiata dalle spine che la trafiggono. La sofferenza della pittrice è sia fisica che spirituale, come confermano anche gli animali presenti nella scena

LINGUE

Negli stessi anni due giovani donne , una ragazza londinese dal nome Elisabhet e una francese dal nome Gabrielle Chanel diventeranno due figure molto famose di questi anni

Coco Chanel

Queen Elisabhet

LE DONNE IRANIANE E IL CODICE DI ABBIGLIAMENTO

Secondo la legge islamica vigente in Iran, per le donne è obbligatorio indossare l'hijab. Le donne, coprendosi i capelli, portano avanti un dovere morale, poiché attraverso l'hijab mantengono sotto controllo gli "istinti peccaminosi" di loro stesse e degli uomini connazionali. Negli ultimi anni sono nati movimenti di protesta.e di conseguenza, il clima quotidiano di intimidazione nei confronti delle donne è aumentato . per coloro che violano la norma sono previste una multa da pagare in contanti o un periodo di detenzione che varia dai 10 giorni a due mesi. Nel gennaio 2019 il vice-Presidente del parlamento hanno aperto ad un possibile referendum sull'hijab obbligatorio. Tuttavia molte femministe si sono opposte all'idea di un possibile referendum, protestando contro il controllo degli uomini sulle loro scelte. L'obbligo del velo vede anche l'opposizione di molti uomini,), i quali hanno aderito a una campagna di sensibilizzazione contro l'obbligo del velo chiamata #meninhijab. attualmente le donne non hanno il diritto di cantare , di ballare, di recarsi negli stadi , di ricevere un'eredità adeguata, di vestirsi come vogliono e di viaggiare all'estero da sole (se sposate) . L'età di una donna è di 9 anni per essere considerata penalmente responsabile. La pena di morte per le donne è prevista per l'adulterio. Molti sono stati i movimenti di protesta da parte delle donne , tra cui il più recente avvenuto in seguito alla morte di una giovane ragazza di nome Mahsa Amini .

Mahsa

Amini

IL VELO ISLAMICO

Il velo islamico, o più semplicemente velo, è un indumento in uso tra le donne musulmane. Ne esistono diversi tipi, ciascuno fortemente legato all'area di appartenenza geografica della donna, riflettendone la cultura e l'aspetto puramente religioso. Tra i più diffusi troviamo : Hijab, normale foulard che copre i capelli e il collo della donna, lasciando scoperto il viso. Sebbene nel Corano la parola venga utilizzata in maniera generica, oggi è diffusa per indicare la copertura minima prevista dalla shari'a per l'uomo e soprattutto per la donna musulmana. Questa copertura prevede non solo che la donna veli il proprio capo (nascondendo fronte, orecchie, nuca e capelli), ma anche che indossi un vestito lungo e largo, in modo da celare le forme del corpo. • Khimar, mantello che copre dalla testa in giù, in alcuni modelli fino a sotto i fianchi, altri fino alle caviglie; a seconda della tradizione locale può avere un velo che copre anche il viso. • Jilbab, lungo abito che copre completamente il corpo della donna.

l'aborto

L'aborto è l'interruzione della gravidanza prima della ventesima o ventiduesima settimana con conseguente espulsione del feto o dell'embrione dall'utero; può avvenire spontaneamente, o essere procurato. Un aborto che avviene spontaneamente viene detto aborto spontaneo. Un aborto può essere anche causato intenzionalmente e viene quindi chiamato aborto indotto . I metodi moderni di aborto fanno ricorso ai farmaci o alla chirurgia . Quando consentito dalla legge locale, l'aborto è stato a lungo una delle procedure più sicure nel campo della medicina. Aborti non complicati non causano problemi mentali o fisici a lungo termine. L' 'Organizzazione Mondiale della Sanità ' raccomanda che sia disponibile, per tutte le donne, ricorrere ad aborti legali e sicuri. Ogni anno nel mondo si praticano circa 44 milioni di aborti indotti e poco meno della metà non sono eseguiti in modo sicuro.Ogni anno gli aborti svolti in contesti non sicuri causano 47000 morti e 5 milioni di ricoveri ospedalieri.

ABORTO SPONTANEO

l'aborto spontaneo

L'aborto spontaneo è molto più frequente di quanto comunemente si ritenga: i più recenti studi indicano che circa un terzo delle gravidanze termina con un aborto spontaneo. In particolare, Lohstroh, Overstreet, e Stewart hanno rilevato che la somma degli aborti spontanei precoci, che avvengono prima della sesta settimana dall'ultima mestruazione, e degli aborti spontanei successivi alla sesta settimana . Diversi governi hanno posto limiti differenti sulla fase della gravidanza in cui l'aborto sia permesso. Le leggi sull'aborto e le visioni culturali o religiose su tale pratica sono diverse in tutto il mondo. In alcune zone l'aborto è legale solo in casi speciali, come lo stupro malformazioni del feto, povertà, rischio per la salute della madre o .In molti luoghi c'è un dibattito sulle questioni morali, etiche e giuridiche dell'aborto. Coloro che sono contro l'aborto spesso sostengono che l'embrione o il feto sia un essere umano con il diritto alla vita e quindi possono paragonarlo ad un omicidio .Coloro che favoriscono la legalità dell'aborto ritengono che una donna abbia il diritto di prendere decisioni riguardo al proprio corpo. Diversi sono i tipi di aborto : spontaneo , indotto , farmacologico , chirurgico , con induzione del travaglio ecc;

OBIETTIVO 5 – UGUAGLIANZA DI GENERE

L’obiettivo 5 mira a ottenere la parità di opportunità tra donne e uomini nello sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti di donne e ragazze (compresa l’abolizione dei matrimoni forzati e precoci) e l’uguaglianza di diritti a tutti i livelli di partecipazione.

PUNTI

PUNTI

5.6: Garantire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo, come concordato nel Programma d'Azione della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo e dalla Piattaforma d'Azione di Pechino e dai documenti prodotti nelle successive conferenze 5.a: Avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche così come alla titolarità e al controllo della terra e altre forme di proprietà, ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali 5.b: Rafforzare l'utilizzo di tecnologie abilitanti, in particolare le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, per promuovere l'emancipazione della donna 5.c: Adottare e intensificare una politica sana ed una legislazione applicabile per la promozione della parità di genere e l'emancipazione di tutte le donne e bambine, a tutti i livelli

5.1: Porre fine, ovunque, a ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze 5.2: Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo 5.3: Eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili 5.4: Riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito, fornendo un servizio pubblico, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione di responsabilità condivise all'interno delle famiglie, conformemente agli standard nazionali 5.5: Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica

MADRE TERESA DI CALCUTTA

Madre Teresa di Calcutta nacque il 26/08/1910 nella ex Jugoslavia e più precisamente nella città di Skopjeda, in una famiglia benestante di origine albanese. Sin da quando era piccolissima partecipava attivamente alle iniziative parrocchiali della sua città. Nel 1928 entrò come aspirante suora per convento di Loreto. Nel 1931 prese i voti temporanei facendosi chiamare Maria Teresa. Dopo essersi trasferita presso il collegio cattolico di Saint Mary’s High School, nel 1937, prese i voti perpetui divenendo così Madre Teresa di Calcutta. Nell’anno 1946 Calcutta fu colpita da scontri politi e sociali che costrinsero la suora ad abbandonare il collegio. Fu in quella stessa occasione che ebbe la chiamata. Nella sera del 10 settembre, mentre si trovava in treno, venne a stretto contatto con le condizioni di povertà estrema. Dopo riverse richieste, 1948, ottenne l’autorizzazione da parte del Vaticano di trasferirsi nella periferia della città. Abbandonò il velo nero, tipico delle suore, per recarsi a Calcutta dove iniziò ad accudire i bambini più poveri. Ben presto si formò intorno a lei una piccola rete di volontari che le procuravano cibi e mezzi per assistere queste persone. Nel 1950 la suora fondò la congregazione delle Missionarie della Carità. Il cui obiettivo era quello di accudire gli emarginati e le persone povere. In pochissimo tempo numerosi furono le persone che offrirono il loro aiuto per soccorrere la casta degli intoccabili. Anche i lebbrosi trovarono conforto in Madre Teresa di Calcutta che nel 1958 aprì un centro a loro riservato a Tigarah. Dagli anni ’70 agli anni ’90 l’operato della congregazione crebbe a tal punto, dopo la concessione di Papa Paolo VI di operare anche fuori dai confini indiani, che la suora diventò famosa in tutto il mondo. Nel 1979 ottenne il premio Nobel per la pace ed in quella stessa occasione si rifiutò di partecipare al tradizionale banchetto cerimoniale, chiedendo che quei soldi fossero spesi per aiutare i poveri. I suoi ultimi anni di vita furono segnati dalla malattia fino a che il 5 settembre 1997 morì a Calcutta.

BEBE VIO

Beatrice Maria Adelaide Marzia Vio Grandis detta Bebe Vio (Venezia,4 marzo 1997) è una schermitrice italiana, specialista del fioretto, campionessa paralimpica, mondiale ed europea in carica di fioretto individuale paralimpico. Nata a Venezia, ma cresciuta a Mogliano Veneto, è seconda di tre fratelli. Pratica scherma fin dall'età di cinque anni e mezzo. Il 20 novembre 2008, all'età di 11 anni, è colpita da una meningite che le causa un'estesa infezione tanto da costringere all'amputazione degli arti; dopo 104 giorni di ricovero è uscita dall'ospedale e riprende immediatamente la scuola. In seguito, si sottopone a riabilitazione motoria e a fisioterapia presso il centro protesi INAIL di Budrio, presso Bologna, e, circa un anno dopo l'insorgenza della malattia, riprende l'attività sportiva di schermitrice, anche di livello agonistico, grazie a una particolare protesi progettata per sostenere il fioretto. Da allora è apparsa come testimonial in molti programmi televisivi per diffondere la conoscenza della scherma su sedia a rotelle e dello sport paralimpico in generale. Nel 2009 la famiglia di Beatrice Vio fonda art4sport, ONLUS di sostegno all'integrazione sociale tramite la pratica sportiva dei bambini che hanno subìto amputazioni. Allenata dalle sue maestre di sempre, Federica Berton e Alice Esposito, Vio disputa la sua prima gara ufficiale a Bologna nel maggio 2010; già nel 2011 è campionessa italiana Under-20 e nel 2012 e 2013 è campionessa italiana assoluta. Vincitrice di alcune gare in Coppa del Mondo, del giugno 2014 è il titolo europeo assoluto paralimpico nel fioretto categoria "B" individuale e a squadre ai campionati continentali di Strasburgo , mentre del settembre successivo è il titolo mondiale Under-18 al campionato mondiale paralimpico di scherma di Varsavia (Polonia).

date e vittorie importanti

Una femminista è qulsiasi donna che dice la verità sulla sua vita

Virginia Wolf

grazie a tutti per la visione