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Discriminazione razziale, l'arte come mezzo di denuncia sociale

Mattia Trento

Created on June 6, 2023

Lorenzo Balbo, Mattia Trento

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Transcript

DISCRIMINAZIONE RAZZIALE

L'ARTE COME MEZZO DI DENUNCIA SOCIALE

Lorenzo Balbo, Mattia Trento

Michelle Obama

Mikalene Thomas

Mikalene Thomas è un’artista e regista americana dedita al tema del rapporto dialettico tra femminilità e potere. Principalmente nei suoi lavori rappresenta donne, spesso afroamericane, di cui desidera esaltare la forza erotica, rivendicandone così la parità di genere e di razza e battendosi contemporaneamente per i diritti della comunità LGBT, di cui essa stessa fa parte. Nel 2008 decide di immortalare la First Lady Michelle Obama, che presenta caratteristiche perfettamente allineate a quelle dei principali soggetti scelti dall’artista e proprio per questo motivo un primato della storia Americana, essendo la moglie del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti e detenendo ancora un unicum. La particolare scelta stilistica di ispirarsi al ritratto di Jacqueline Kennedy Onassis di Andy Warhol arricchisce l’opera di un ulteriore significato: celebrare questo traguardo compiendo un tributo alla Pop Art. Tale opera ci ricorda che le disuguaglianze continuano a caratterizzare la quotidianità di molti e superarle dovrebbe essere un obiettivo comune a tutti i membri della società, al fine di garantire a ciascuno le opportunità che gli spettano.

Nonostante l’impegno di artisti, associazioni e istituzioni la discriminazione è ancora parte integrante della società umana, in ogni parte del mondo il diverso non è visto di buon occhio e spaventa. Spaventa il disabile, come spaventa il malato e anche quello con tratti somatici diversi, come la pelle. A questo meccanismo naturale di difesa umana si aggiungono i pregiudizi sia storici che concettuali. L’influenza dello schiavismo, del colonialismo e delle leggi razziali sono segni indelebili nella mentalità umana che ancora oggi tende a risentirne. A ciò si aggiungono considerazioni e congetture basate su elementi effimeri come le dicerie popolari o l’informazione che tende a mettere in primo piano la diversità di un individuo nel momento di un fatto. Il diverso tuttavia non è un elemento da discriminare, anzi è un valore e questo la gran parte della società umana sembra averlo capito e sembra condividerlo. Tuttavia la discriminazione è ancora presente e sembra uscire quando un individuo è in una posizione di potere sull’altro o quando un individuo è mosso da sentimenti di odio, rabbia o invidia. Probabilmente le situazioni che più mettono in luce la vera natura umana. Negli Stati Uniti il problema delle discriminazioni razziali da parte delle forze dell’ordine è un flagello non ancora estirpato. I poliziotti, in maggioranza bianchi, sono ancora troppo influenzati dal contesto sociale e dalle circostanze, le disparità sociali infatti, in america, troppe volte coincidono con differenze del colore della pelle. Questo porta ad un pregiudizio fortemente radicato nelle forze dell’ordine che tendono a fermare una persona di colore l’ottanta percento in più di un bianco, finendo per uccidere cinque volte di più persone di colore rispetto che bianchi. Questi sono i dati di un paese dove l’omicidio di Geoge Floyd non è e non può essere un caso.

uccisi dalla polizia senza giusta causa

Time to change the world

Jorit Agoch

Le interpretazioni di Ciro Cerullo, in arte Jorit, incoraggiano lo spettatore ad entrare a far parte della "Human Tribe", raffigurando volti che presentano i segni della scarnificazione, rito africano che introduce all'età adulta. Sebbene quindi, questo murales abbia un preciso riferimento al caso Floyd, il significato più profondo è che l'abbattimento dei pregiudizi e la fratellanza siano alla base di una società che riconosce gli esseri umani tutti uguali, come membri, appunto, della stessa tribù. Significtiva risulta la candidatura dell'artista al Wolf Prize, sostenuta con queste parole da Michelina Manzillo: "Per aver amplificato grazie alla street art le voci di individui inascoltati e delle minoranze, creando dibattiti coraggiosi e animati che aiutano la società ad avanzare."

Lauder than words

Barbara Walker

In questa mostra l'artista britannica Barbara Walker intende denunciare le discriminazioni razziali da parte polizia nel suo paese e le loro motivazioni.Questo disegno ritrae il figlio dell'artista sulla carta rilasciata a seguito di un fermo da parte della polizia. Il disegno è in bianco e nero, come a testimoniare il motivo del fermo, è scarno, crudo per rendere la brutaità dell'argomento. Tutta la mostra vuol dar voce alla rabbia e alla frustrazione dell'artista che intende mettere a nudo le descriminazioni raziali e per questo decide di immortalare proprio la discriminazione in sè: la perquisizione. I disegni sembrano istantanee prima dell'arresto o foto segnaletiche. Vogliono sottolineare la normalità del figlio, che evidentemente però coglie comunque l'attenzione degli agenti, probabilmente principalmente per un particolare: il colore della sua pelle.

Sol

Police violence II

Brighter Future

Lauder tha words

Lauder than words

Lauder than words

Foto segnaletiche

Luoghi d'arresto

Artcoli di denuncia

Info

Thank you!

Lorenzo Balbo, Mattia Trento