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Copia - elaborato ed. civica microplastiche 5as (pastore, panico, pascale, scu

marina.r.pst

Created on June 6, 2023

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Microplastiche

Elaborato di Ed. Civica di Pastore Marina, Pascale Antonio, Riccardo Panico e Fabiana Scuotto5AS a.s. 2022/23

Marina

Introduzione

Nella nostra società, i materiali plastici costituiscono una componente onnipresente della vita quotidiana. Si ritrovano nei casalinghi, negli arredamenti, nei vestiti, negli imballaggi, nelle automobili e negli articoli più tecnologici. essendo i materiali plastici particolarmente duraturi, per effetto della luce solare e dell’erosione possono trasformarsi in frammenti sempre più piccoli, fino a diventare microplastiche. Le microplastiche sono frammenti di plastica di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, che possono essere il risultato della degradazione di oggetti più grandi o possono essere prodotte direttamente in forma di microsfere utilizzate in prodotti di bellezza e pulizia. Queste particelle sono diventate un grave problema ambientale, in quanto sono presenti in tutti gli ambienti, dai nostri oceani alle nostre cime montuose più alte. Le microplastiche hanno effetti negativi sulla fauna marina e sulla salute umana, poiché possono essere facilmente ingerite e assorbite dai tessuti degli organismi viventi. Questo può causare problemi di salute come l'accumulo di tossine nei tessuti e la morte degli animali che le ingeriscono. Ci sono diverse fonti di microplla degradazione di oggetti di plastica più grandi, l'abrasione delle gomme dei pneumatici e l'uso di microsfere di plastica in prodotti di bellezza e pulizia. Per risolvere il problema delle microplastiche, è necessario ridurre l'uso di oggetti di plastica monouso, come le bottiglie di plastica, e adottare comportamenti più sostenibili. Inoltre, è importante sviluppare alternative alle microsfere di plastica nei prodotti di bellezza e pulizia e migliorare i sistemi di trattamento delle acque reflue per evitare la diffusione di microplastiche nell'ambiente.

Marina

Nella nostra catena alimentare:esperimento nei bovini olandesi

Le microplastiche sono delle microparticelle di dimensioni inferiori ai 5mm che possiamo ritrovare ovunque, anche nell’acqua e negli alimenti che assumiamo quotidianamente. Recentemente sono stati condotti due studi, uno dall’università del Canada da cui si è scoperto che ogni anno ogni adulto maschio americano ingerisce circa 52 mila particelle all'anno mentre le donne circa 46 mila, sia attraverso il consumo di alimenti che attraverso le bevande. Questi dati, davvero impressionanti, riguardano solo il 15% delle calorie totali ingerite dalla popolazione americana, in quanto è difficile stimare la quantità di microplastiche derivanti dall'intera dieta. Nell'elenco dei prodotti che contengono microplastiche sembrano esservi i frutti di mare, il miele, lo zucchero, il sale, così come anche la birra e la stessa carne bovina. o. La Vrije Universiteit di Amsterdam il 29 aprile 2022 ha pubblicato i risultati di uno studio pilota di ricerca per chiarire l’intera portata della distribuzione e la gamma di concentrazione di particelle di plastica nel bestiame e nei mangimi di questo. Il gruppo di ricerca, dopo aver esaminato una larga varietà di campioni animali provenienti da bestiame dei Paesi Bassi, ha rilevato che in circa ¾ degli animali presi in esame presentano a livello microscopico nel sangue tra i 77 e i 200 μg/g di microplastiche ognuna di grandezza e larghezza media 700 μg. Dei 25 litri di latte bovini di questo allevamento quasi 18 litri contengono plastiche mentre dei campioni di mangime animale analizzati contengono in media tra 339 e i 740 μg/g. Le microplastiche trovate sono principalmente polistirene e polietene, che sono plastiche usate comunemente per imballaggi o buste. I prodotti alimentari testati, d’altra parte, erano confezionati in plastica, il che è un’altra possibile fonte di contaminazione.

Marina

Soluzioni

Questi dati sono sconcertanti perché ci fanno capire che le microplastiche non si trovano solo in oggetti o in tessuti ma sono diventati parte integrata della catena alimentare globale, a partire da animali come i bovini di Amsterdam agli uomini di tutto il mondo. Le modalità per ridurre le quantità di microplastiche che quotidianamente ingeriamo sono varie e iniziano dalle piccole azioni che possono esser fatte sia a casa che a scuola. A casa soluzioni efficacia sarebbero: sostituire imballaggi e buste di plastica con quelli di carta, biodegradabile soprattutto; evitare contenitori di plastica con codici riciclaggio 3-6-7 poiché questi presentano tracce di stirene, bisfenoli e ftalati, evitare di riscaldare in microonde oppure mettere in lavastoviglie contenitori di plastica poiché questi, se riscaldati, rilasciano anche se in minima dose particelle nocive che poi ingeriamo al prossimo pasto. Queste ovviamente sono solo piccole soluzioni che se fatte quotidianamente da tutti possono fare la differenza. Una differenza maggiore però la farebbero sistemi di controllo di terreni coltivabili, che nel caso di una scuola eco-sostenibile sarebbe il suo orto bio. Nell’orto delle scuole sostenibili sarebbe possibile applicare teli di pacciamatura organica e biodegradabile che fungano da strato protettivo e filtrante contro agenti esterni e microplastiche presenti nel terreno stesso dal quale nascono gli ortaggi dell’orto. Un’latra soluzione per limitare le quantità di microplastiche nelle culture, sarebbe quella di scegliere i fertilizzanti e fanghi di depurazione agricoli che non contengano plastiche liquide, semisolide e solubili

Fabiana

Nell'aria che respiriamo

Le microplastiche sono state trovante perfino nell’aria che respiriamo. Gli studi per valutare la loro possibile tossicità e gli eventuali effetti sulla nostra salute sono in corso. Intanto, una ricerca guidata da scienziati dell’università di Canterbury (Nuova Zelanda), i cui risultati sono stati pubblicati a fine ottobre sulla rivista scientifica Nature, focalizza l’attenzione sulla salute del pianeta e, in particolare, sull’impatto che questi inquinanti dispersi nell’aria possono avere sul clima terrestre. Poliestere, polietilene, polipropilene, fibre acriliche e resine: secondo il gruppo che ha condotto lo studio è probabile che frammenti di questi materiali presenti nell’aria influiscano direttamente sui cambiamenti climatici. le microplastiche possono influenzare il clima, dato che assorbono, emettono e diffondono le radiazioni, al pari di altri componenti dell’atmosfera come polvere o gas serra”. Nello specifico, queste particelle possono raffreddare o riscaldare sia la superficie, alterando la quantità di energia che la raggiunge, sia l’atmosfera, modificando la quantità di energia che quest’ultima assorbe. A proposito dell’interazione tra cambiamento climatico e inquinamento atmosferico, è noto che l’aerosol atmosferico può influenzare l’equilibrio del sistema radiativo che governa il clima del pianeta, l’aerosol atmosferico può influenzare il clima in modi diversi e complessi attraverso l’interazione con la radiazione e le nuvole, in quanto assorbe e riflette la luce solare modificando il bilancio radiativo della Terra. Il cosiddetto “scattering”, cioè la dispersione dovuta all’aerosol, favorisce per esempio il raffreddamento del sistema climatico, mentre l’assorbimento di radiazione da parte del materiale particolato ha l’effetto opposto e tende a riscaldare il sistema. La maggior parte dei tipi di aerosol presenti nell’atmosfera terrestre disperde la luce a eccezione del black carbon (o fuliggine), che invece assorbe la luce solare e ha un effetto riscaldante. Il volume delle microplastiche nell’ambiente probabilmente aumenterà con l’aumentare della quantità di plastica prodotta, avvertono gli scienziati.

Fabiana

Nell'aria che respiriamo

La plastica viene ora utilizzata in strade, mattoni, cemento e una miriade di altre cose. Eppure, al di là di questi primi studi, non sappiamo ancora molto sull’impatto delle microplastiche nell’ambiente, soprattutto in quello dove viviamo e lavoriamo ogni giorno. Per il comfort abitativo e la salubrità ambientale indoor la soluzione più completa ed efficace è rappresentata da SanHabitat, un Kit proposto da Tecnova Group per migliorare sensibilmente la qualità degli ambienti interni residenziali, pubblici e commerciali. Grazie alla sinergia di 6 prodotti ad alto contenuto tecnologico, SanHabitat agisce contemporaneamente su tre fondamentali aspetti: monitorizza l’inquinamento indoor, elimina l’umidità in eccesso e purifica l’aria interna dagli agenti nocivi rendendo gli ambienti di vita più sani e confortevoli. Filtro Hepa Con il termine filtro HEPA (dall'inglese High Efficiency Particulate Air filter) si indica un particolare sistema di filtrazione ad elevata efficienza di fluidi (liquidi o gas). È composto da foglietti filtranti di microfibre (generalmente in borosilicato) assemblati in più strati, separati da setti in alluminio. I foglietti filtranti in microfibra hanno il compito di bloccare le particelle solide inquinanti (o particolato) presenti nella corrente fluida da trattare. Le particelle solide possono essere infatti nocive per la salute oppure possono pregiudicare la qualità del prodotto finale che si desidera ottenere. I filtri HEPA fanno parte della categoria dei cosiddetti "filtri assoluti", a cui appartengono anche i filtri ULPA (Ultra Low Penetration Air). Il termine "filtro assoluto" è giustificato dal fatto che i filtri HEPA e ULPA hanno una elevata efficienza di filtrazione. In particolare, i filtri HEPA presentano un'efficienza di filtrazione compresa tra l'85% (H10) e il 99,995% (H14), mentre i filtri ULPA presentano un'efficienza di filtrazione tra il 99,9995% (U15) e il 99,999995% (U17). Vengono classificati in base all'efficienza di filtrazione delle particelle di 0,3 µm, in accordo alle norme UNI EN 1822. Sono infatti raggruppati in 5 classi (da H10 ad H14) con caratteristiche prestazionali crescenti.

Antonio e Riccardo

Altri esperimenti sulle microplastiche

Altri esperimenti sulle microplastiche

Ci sono stati numerosi esperimenti condotti per studiare gli effetti delle microplastiche sull'ambiente e sulla salute umana. Di seguito, ne esploreremo alcuni in modo più approfondito: 1. Esperimenti sulle conseguenze delle microplastiche per la fauna marina: numerosi studi hanno dimostrato che la fauna marina è particolarmente vulnerabile agli effetti delle microplastiche. Ad esempio, uno studio condotto dall'Università di Plymouth ha dimostrato che le microplastiche possono danneggiare la capacità di respirazione delle cozze, mentre uno studio condotto dall'Università di Utrecht hadimostrato che le microplastiche possono ridurre la fertilità dei vermi marini. 2. Esperimenti sulle conseguenze delle microplastiche per la salute umana: sebbene ci sia ancora molto da scoprire sugli effetti delle microplastiche sulla salute umana, ci sono stati alcuni esperimenti che hanno rilevato la presenza di microplastiche in diverse fonti di cibo. Ad esempio, uno studio condotto dall'Università di Newcastle ha rilevato la presenza di microplastiche in tutti i campioni di sale marino analizzati. 3. Esperimenti sulle fonti di microplastiche: ci sono stati anche numerosi esperimenti condotti per identificare le fonti di microplastiche. Ad esempio, uno studio condotto dall'Università di Manchester ha dimostrato che le microplastiche presenti nei fiumi britannici derivano principalmente dai tessuti sintetici usati nei vestiti. 4. Esperimenti sulle soluzioni per le microplastiche: per risolvere il problema delle microplastiche, ci sono stati anche alcuni esperimenti condotti per testare soluzioni sostenibili. Ad esempio, uno studio condotto dall'Università di Bath ha dimostrato che l'uso di conchiglie di granchio macinate può essere un'alternativa sostenibile alle microsfere di plastica utilizzate in prodotti di bellezza. In generale, gli esperimenti sulle microplastiche sono fondamentali per comprendere meglio gli effetti delle microplastiche sull'ambiente e sulla salute umana e per sviluppare soluzioni sostenibili per ridurne la diffusione. Tuttavia, è importante continuare a condurre ulteriori ricerche per approfondire la comprensione di questo problema complesso.

Microplastiche in acqua

Antonio e Riccardo

Uno studio francese pubblicato nel 2020 sull’“Inquinamento da plastica degli oceani di plastica e microplastica”, specifica che, a livello di ecosistema, la plastica fornisce un nuovo habitat per molte specie in mare, in particolare per alcuni macroorganismi come artropodi, molluschi, idraidi, briozoi, e numerosi microorganismi (batteri, virus, funghi, microalghe ecc.). Queste specie colonizzeranno rapidamente i rifiuti di plastica in mare, attaccandosi ad essi e persino crescendo, costituendo la plastisfera. “Poiché la plastica è un materiale persistente e molto mobile, avrà la capacità di trasportare queste specie su grandi scale di spazio e di tempo, creando così un effetto zattera. Queste specie possono poi insediarsi, o addirittura diventare invasive, a scapito delle specie endemiche, portando a uno sconvolgimento delle comunità marine e quindi dell’ecosistema”, scrivono gli autori. I pericoli sono legati a un potenziale inquinamento microbiologico e al rischio batteriologico causato da questa colonia: alcune specie identificate sulla superficie dei rifiuti di plastica in mare sono nocive, tossiche o potenzialmente patogene, come suggerito dal rilevamento delle principali famiglie batteriche, alcuni ceppi delle quali sono responsabili di malattie negli esseri umani, in alcuni pesci o molluschi. I tempi di contatto prolungati tra le specie, in particolare quelle batteriche, su questo nuovo supporto potrebbero favorire gli scambi di materiale genetico e contribuire alla diffusione di resistenze multiple agli antibiotici tra i generi batterici.

Uno studio dell’Istituto di ricerca sulle acque del Consiglio nazionale delle ricerche di Verbania (CnrIrsa) ha dimostrato come microplastiche diverse possano causare un impatto differente sulle comunità batteriche in acqua. La ricerca è stata pubblicata su Journal of Hazardous Materials.“In un sistema che replica un fiume o un lago italiano abbiamo comparato le comunità batteriche che crescono sul polietilene tereftalato (Pet) ricavato da una bottiglia di bibita, molto abbondante in acqua, con quelle che si sviluppano su particelle di pneumatico usato, quasi sconosciute a causa del fatto che tendono a non galleggiare e ad affondare molto lentamente”, spiega Gianluca Corno del Cnr-Irsa. “Abbiamo quindi dimostrato che la prima offre rifugio a batteri patogeni umani che possono causare rischio immediato per la salute umana, senza però favorirne una crescita immediata. Le particelle di pneumatico, grazie al rilascio costa te di materia organica e nutrienti, favoriscono invece la crescita abnorme di batteri cosiddetti opportunisti che, pur non causando un rischio diretto per l'uomo, causano una perdita di qualità ambientale, di biodiversità microbica, e un conseguente depauperamento dei servizi ecosistemici offerti”. Plastisfera.: Un neologismo che gli scienziati hanno dovuto creare per dare un nome al casino che combiniamo noi esseri umani. Una moltitudine di batteri e microrganismi che vivono sui rifiuti plastici che galleggiano negli oceani, e che influenzano l’ecosistema marino costituendo un danno potenziale per la fauna ittica, ma anche per l’uomo stesso.

Antonio e Riccardo

Acqua e inquinamento

L’acqua è una delle risorse più preziose presenti sulla Terra: la vita ha iniziato a svilupparsi ed evolversi sul nostro pianeta grazie all’acqua e tuttora l’esistenza e la sopravvivenza dell’uomo e degli altri organismi viventi è legata alla disponibilità di tale risorsa. I cittadini dei paesi industrializzati sono così abituati ad utilizzare tutta l’acqua che vogliono che spesso ci si dimentica del suo valore e del fatto che non sia un bene disponibile senza limitazioni. Infatti, sebbene la Terra sia soprannominata il “pianeta azzurro”, solo una piccola parte di acqua, pari a circa l’1% del totale, può essere utilizzata per fini alimentari o agricoli e non è nemmeno equamente distribuita, lasciando milioni di persone senza un accesso ad acqua potabile pulita e sicura. Anche la qualità dell’acqua è seriamente compromessa: ogni giorno fiumi, mari, oceani e falde acquifere vengono contaminati da sversamenti di sostanze inquinanti, pesticidi ed erbicidi utilizzati in agricoltura e da rifiuti, soprattutto plastica. I cambiamenti delle abitudini igieniche delle persone e la crescente urbanizzazione sono fattori critici che fanno prevedere nei prossimi anni un forte aumento della richiesta di acqua nelle città. E’ necessario, quindi, che il cittadino partecipi alle politiche di sostenibilità idrica anche contribuendo con una gestione intelligente della risorsa e livello domestico

Da diversi anni esistono, prevalentemente in Nord Europa ma ormai anche nel nostro paese, esempi di interventi edilizi o urbanistici volti a permettere una gestione più sostenibile dell’ acqua (il più noto è Potsdamer Platz a Berlino). Si tratta in generale di interventi tesi a due fondamentali obiettivi: ridurre il consumo di acqua potabile, favorendo il ricorso ad acque non potabili (acque di pioggia o acque usate adeguatamente depurate) per tutti gli usi che non richiedono acqua potabile ridurre i problemi legati alla gestione urbana dell’acqua di pioggia, riducendo l’impermeabilizzazione o aumentando la capacità di laminazione diffusa del territorio, per evitare l’immissione delle acque bianche nella rete fognaria Vi sono poi altri motivi per cui è opportuno procedere alla gestione sostenibile dell’ acqua nelle nostre città: una riduzione dei consumi idrici avrebbe un effetto positivo di riduzione dei carichi inquinanti: oggi infatti la gran parte dei depuratori in Italia tratta scarichi troppo diluiti, riuscendo a rimuovere gli inquinanti solo in parte recenti studi scientifici mostrano come sia sempre più necessario recuperare i nutrienti (in particolare azoto e fosforo) contenuti nelle acque di scarico per destinarli a riutilizzo, invece di scaricarli nelle acque superficiali Pratiche come la raccolta delle acque di pioggia, il riuso delle acque grigie depurate, la creazione di aree verdi in grado di laminare e trattare il run off urbano o gli sfiori delle fognature miste, ma anche la raccolta Potsdamer Platz a Berlino (stadi, aeroporti, stazioni, centri commerciali, etc.) dovrebbero diventare pratiche abituali nelle trasformazioni urbane ed edilizie. In un’ottica di utilizzo efficiente della risorsa idrica, numerosi sono gli interventi praticabili, che differiscono in base ad ambito di applicazione ed utilizzatore finale, volti a ottenere un effettivo risparmio idrico e verso i quali si è registrata negli ultimi anni una crescita di interesse da parte sia del mondo scientifico che delle autorità competenti. È stato dimostrato che, applicando dispositivi per il risparmio di acqua a rubinetti e wc, è possibile ridurre i consumi di circa il 50% (EEA, 2002).

Antonio e Riccardo

Microplastiche in acqua

La maggior parte dell’acqua consumata a livello domestico è impiegata per il WC (30%) e per l’igiene personale (41%), mentre solo una minima percentuale per bere e cucinare (7%). Di seguito si riporta un grafico che rappresenta una statistica sui consumi domestici medi e la loro ripartizione (i dati sono espressi in l/giorno pro-capite): il totale è 165 litri. Per quanto riguarda le scuole Secondo il rapporto “Ready to learn and thrive: School health and nutrition around the world” realizzato da UNESCO, Unicef e World Food Programme, 1 scuola su 3 nel mondo non ha ancora accesso all’acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie di base». Presentando il rapporto, la direttrice generale dell’UNESCO Audrey Azoulay, ha ricordato che troppe istituzioni educative non dispongono dei mezzi per garantire buona salute e benessere, compresa l’acqua potabile e le strutture igienico-sanitarie essenziali. L’UNESCO e i suoi partner chiedono alla comunità internazionale di sostenere i Paesi nei loro investimenti in salute, nutrizione e protezione sociale a scuola, perché i bambini meritano un ambiente in cui possano raggiungere il loro pieno potenziale». Se 9 Paesi su 10 nel mondo investono in programmi di salute e nutrizione nelle scuole, questi investimenti sono diseguali da una regione all’altra e spesso insufficienti rispetto ai bisogni. Per UNESCO, Unicef e WFP, «Sono essenziali un maggiore impegno da parte dei governi nazionali e il sostegno della comunità internazionale. A livello globale, ogni anno vengono investiti solo 2 miliardi di dollari per soddisfare le esigenze sanitarie di bambini e adolescenti in età scolare, mentre nei Paesi a reddito medio-basso vengono spesi circa 210 miliardi di dollari per l’istruzione di questa fascia di età. Questo significa che circa 584 milioni di bambini hanno un accesso limitato o nullo ai servizi di acqua potabile di base a scuola; 2 bambini su 5 vivono nell’Africa subsahariana. E mentre quasi tutti i Paesi del mondo forniscono pasti scolastici, circa 73 milioni dei bambini più vulnerabili continuano a non beneficiare di questi programmi di alimentazione scolastica sul territorio».

Grazie per l'attenzione

Elaborato di Ed. Civica di Pastore Marina, Pascale Antonio, Riccardo Panico e Fabiana Scuotto5AS a.s. 2022/23