LA MEDICINA NELL'ANTICA GRECIA
geostoria
a.s. 2022-2023
NELL'ILIADE
L'eroe menzionato da Omero nell'Iliade è Macaone, fratello di Polidario e figlio del dio della medicina Asclepio, o Esculapio per i romani. Entrambi i fratelli combatterono tra le fila degli achei davanti alle mura di Troia, e si presero cura dei feriti dell'esercito di Agamennone. Erano dunque personaggi molto apprezzati sia per il loro coraggio in battaglia sia per le loro conoscenze chirurgiche.
«E Macaone vi raccogli, e ratto / sferza i cavalli al mar, salva quel prode, / ch’egli val molte vite, e non ha pari / nel cavar dardi dalle piaghe, e spargerle / di balsamiche stille»
È sempre Omero a tramandarci che il medico, chiamato iatrós in greco, assume la qualifica sociale di demioergós, «servo pubblico», proprio come l'indovino, il maestro carpentiere o colui che recita i poemi. Si trattava dunque di un mestiere riconosciuto e sappiamo dell'esistenza di medici itineranti che circolavano per la Grecia arcaica.
Curare le ferite di guerra accelerò lo sviluppo della medicina. Nell'immagine Achille benda le ferite di Patroclo durante la guerra di Troia. Kylix di Sosias, V secolo a.C.
IPPOCRATE
La figura che marcò con la sua sapienza e si suoi scritti la tappa della medicina greca che chiamiamo "tecnica" o "scientifica" è quella di Ippocrate, che visse più o meno tra il 440 e il 360 a.C. Ippocrate era nato a Kos, l'isola in cui svolse la maggior parte della sua attività e dove fondò la scuola che avrebbe portato il suo nome.
A lui è attribuita la Teoria umorale secondo cui il corpo umano è composto da quattro elementi: bile nera, bile gialla, sangue e flegma. Ciascun umore si relaziona con un elemento – rispettivamente terra, fuoco, aria e acqua – e con una qualità atmosferica. L'eccesso o la mancanza di uno di questi quattro elementi determina lo stato di salute del malato. La teoria è contenuta nei primi trattati ippocratici, all'origine di quello che sarebbe poi diventato il Corpus ippocratico, una collezione di quasi settanta testi medici che costituirono una biblioteca pioniera specializzata nella teoria e nella pratica della curazione.
Il Corpus raccoglie e esamina numerosi dati su malattie e aspetti dell'arte medica: anatomia, fisiologia, ginecologia, patologia, epidemiologia e chirurgia. Nel trattato si fa enfasi sull'osservazione minuziosa dei malati e delle loro dolenze, e si fa spesso riferimento all'alimentazione e alla nutrizione, cosa che non sorprende visto che la farmacologia era ancora in fase rudimentale e la chirurgia interna aveva un ruolo molto limitato. È importante l'attenzione a quella che chiameremo medicina preventiva e soprattutto all'evoluzione del processo della malattia, ai sintomi che permettono di conoscere la crisi, fare un pronostico e orientare il miglioramento.
Questo concetto di physis o natura come insieme di fenomeni che lo studio deve spiegare attraverso ragioni ed esperimenti è comune ai primi filosofi, i sofisti, e ai discepoli di Ippocrate. Questo tipo di medicina empirica e razionale, priva di qualsiasi componente magica o religiosa sorge in chiara contrapposizione con tradizioni mediche molto più antiche, come quella cinese o egizia. Nonostante la difficoltà di valutare con un criterio attuale il livello scientifico di questa medicina – che nulla sapeva dei microbi, della circolazione del sangue o della chimica moderna – continua a stupire l'orientazione metodica e obiettiva che caratterizza questa téchne iatriké, il mestiere di curare.
In contrapposizione con la metodologia dei discepoli di Ippocrate e di altre scuole (come quelle della costa di Cnido, in Asia minore, o di Crotone), in Grecia proliferavano anche i luoghi dove si praticava piuttosto una medicina religiosa. Il centro nevralgico di quest'altra attività curativa erano senza dubbio i santuari del dio Asclepio, dove si prestava ai malati un altro tipo di cura, che agisce miracolosamente grazie all'intervento e alla magnanimità del dio. Spinti dalla fede, i malati giungevano nei santuari per sottomettersi ad alcuni riti purificatori, che di solito comprendevano bagni e preghiere, e specialmente l'incubatio, ovvero dormire di notte sul pavimento del suolo sacro dove erano raggiunti, in sogno, dalla voce divina che li sanava.
La fama del culto di Asclepio e dei suoi santuari – a Cos, Epidauro, Atene e altre città – iniziò a svilupparsi alla fine del V secolo a.C e crebbe in epoca ellenistica. Asclepio, figlio di Apollo, era un dio benevolo e compassivo. Le rovine di alcuni santuari ne testimoniano il prestigio e la ricchezza: quello di Epidauro, per esempio, comprendeva un magnifico teatro. D'altro canto le iscrizioni conservate in forma di brevi exvoto dei malati grati, come i cosiddetti iámata di Epidauro, testimoniano diverse e pittoresche «guarigioni» miracolose del dio.
L'etica professionale
L'apprendimento della tecnica medica era legato a uno stretto vincolo personale tra i discepoli e il maestro, sia a scuola sia nella vita professionale. Da qui deriva l'interesse storico di un documento chiamato «giuramento ippocratico», in cui sono elencati i doveri del medico verso il suo maestro e la sua famiglia, e anche verso i malati. I futuri medici giurano solennemente per Asclepio e per le sue figlie Igea e Panacea di «rispettare il suo maestro come se si trattasse di suo padre, condividere con lui i propri beni, prendersi cura della sua famiglia e insegnare la medicina ai suoi figli, qualora avessero voluto impararla, così come ad altri discepoli, e a nessun altro». D'altra parte il medico si impegna ad esercitare la professione nel rispetto di alcune regole: non somministrare veleno né rimedi abortivi – anche se espressamente richiesto dal paziente –, non rivelare i segreti dei malati; astenersi dalle relazioni sessuali nelle dimore che visitano; non realizzare operazioni chirurgiche se non sono specialisti nel campo.
Illustrazione su come curare una lussazione della colonna vertebrale proveniente da un'edizione del trattato di Apollonio, 'Sulle articolazioni'. Biblioteca Medicea Laurenciana, Firenze
Gli ippocratici si prendevano molta cura della relazione tra i medici e i malati, credendo che la buona disposizione animica del paziente favorisse una pronta guarigione. Erano anche molto attenti al loro prestigio, alla buona fama che il giuramento menziona come premio per coloro che rispettano le regole, di fronte al castigo e all'infamia di altri. Coloro che esercitavano la medicina non potevano contare su un titolo ufficiale ma dovevano piuttosto guadagnarsi il rispetto dei loro clienti: la fiducia nelle loro capacità era importantissima al momento di stabilire delle tariffe. Forse per questo motivo qualche testo consiglia di non impegnarsi nel trattare malati terminali. D'altra parte il medico non faceva distinzione e prestava le sue cure a persone libere e a schiavi. Però Platone avvertiva che, mentre bisognava spiegare bene le cause dei loro mali alle persone libere, questo passaggio poteva essere omesso nel caso degli schiavi, ai quali bastava semplicemente prescrivere la cura.
Illustrazione su come curare una lussazione della colonna vertebrale proveniente da un'edizione del trattato di Apollonio, 'Sulle articolazioni'. Biblioteca Medicea Laurenciana, Firenze
Con il passare dei secoli l'arte medica si sviluppò ulteriormente. Nel Museo di Alessandria Erofilo di Calcedonia e Erasistrato di Ceo, vissuti a cavallo tra il IV e il III secolo a.C., fecero degli enormi progressi nella conoscenza dell'anatomia e del sistema nervoso, di certo sotto l'influsso di studi del filosofo Aristotele (inventore dell'anatomia comparata) e dalle loro stesse analisi condotte in seguito alla dissezione di corpi umani. In Grecia, per questioni religiose, questa pratica poteva essere realizzata solo sui corpi di animali ma non sugli esseri umani. Ad Alessandria si sezionavano i corpi vivi di condannati a morte per osservare meglio il funzionamento del sangue e degli organi interni.
Grazie a queste analisi ad Alessandria e a Roma si svilupparono diverse correnti mediche, ma tutte loro furono superate dall'opera e dalla fama di Galeno di Pergamo, vissuto nel II secolo d.C. Galeno scrisse molti libri, ebbe una carriera stratosferica e fu il medico di diversi imperatori romani, da Marco Aurelio a Settimio Severo. Le sue opere furono copiate e commentate per secoli da greci, romani, arabi e cristiani, e il nome di Galeno in spagnolo ha costituito per secoli il sinonimo di medico per antonomasia.
I grandi passi in avanti della scienza media a partire dal XVI secolo fanno sí che la medicina ellenica ci sembri molto lontana da quella attuale.
Galeno di Pergamo
Title 1
ASCLEPIO
Si ritiene che il mito di Asclepio sia basato sulla leggenda di un uomo egizio di nome Imhotep. Questi visse circa 2000 anni prima che il mito del dio greco prendesse forma. Imhotep fu uno studioso, oggi considerato il padre della medicina moderna, e il primo a esercitare questa professione in quanto tale.
Imhotep è anche l’autore di un ampio ricettario farmacologico e, per quanto se ne sappia, fu il primo essere umano a descrivere i casi clinici da una prospettiva razionale e non magica. Usò gli oppiacei come anestetici e a lui si devono le prime descrizioni anatomiche conosciute. Si ritiene che il mito di Asclepio sia stato ispirato da questo personaggio della vita reale.
Il mito di Asclepio, o Esculapio per i romani, ci narra non solo la storia del dio della medicina, ma anche di un’intera famiglia dedicata alle arti curative. Sebbene quasi tutti gli dei avessero un certo potere curativo, Asclepio padroneggiò al meglio questa conoscenza, al punto da riuscire a resuscitare i morti.
Title 1
Come era solito tra gli antichi Greci, esistono diverse versioni del mito di Asclepio. Il più noto indica che questo personaggio era il figlio del dio Apollo, dio del sole e delle arti, e di una mortale di nome Coronide. Coronide è descritta come una donna di grande bellezza. Era talmente bella che rubò il cuore del dio Apollo, che cadde ai suoi piedi appena la vide. Il mito narra che si unirono vicino a un lago e che, a tale scopo, il dio dovette assumere le sembianze di cigno. Da questa unione, Coronide rimase incinta.
In seguito Apollo dovette tornare a Delfi, ma ordinò a un corvo bianco di prendersi cura della donna mentre era via. Approfittando dell’assenza del dio, Coronide divenne l’amante di un guerriero di nome Ischis. Il corvo se ne accorse e volò rapidamente per avvertire il suo padrone.
Title 1
Il mito di Asclepio racconta che Apollo si recò nel luogo in cui si trovava Coronide e, furioso, scagliò una delle sue frecce contro di lei, trafiggendole il petto. Vedendola morire, il dio si pentì e cercò di rianimarla, ma era troppo tardi. Quindi la portò alla pira funebre. Non appena il corpo di Coronide fu consumato dal fuoco, Apollo decise di rimuovere il figlio dal suo grembo. Apollo decise di affidare a Chirone, il centauro guaritore, l’educazione di Asclepio.
Il ragazzo crebbe sotto la guida di un insegnante che conosceva a fondo le arti curative. Sin da tenera età, pertanto, acquisì familiarità con le piante medicinali e le tecniche di trattamento. Asclepio apprese le abilità curative in modo così efficace da riuscire a resuscitare i morti. Ciò suscitò l’ira di Zeus, che pensava che fosse pericoloso invertire la condizione dei mortali. Quindi, servendosi di un Ciclope, lanciò un fulmine e uccise Asclepio.
Sulla strada, incontrò un cornacchia che lo avvertì che non era una buona idea portare cattive notizie, ma il corvo la ignorò. Apollo rimase costernato. In preda alla rabbia, imprecò contro l’uccello e lo condannò per sempre ad avere le piume nere. Da allora, il corvo viene considerato un uccello di cattivo auspicio.
Title 1
Infuriato per l’omicidio del figlio, Apollo uccise il Ciclope che aveva eseguito gli ordini di Zeus. Quindi, usando i suoi poteri, convinse Asclepio a raggiungere l’Olimpo e diventare un dio. Da allora, molti mortali iniziarono ad adorarlo e a chiedere i suoi favori in caso di malattia. La morte di Asclepio permise che si sviluppassero grandi virtù nella famiglia che aveva lasciato sulla Terra. Sua moglie, Epione, acquisì il potere di calmare il dolore. Sua figlia, Igea, divenne il simbolo della prevenzione della salute.
Panacea, un’altra delle sue figlie, divenne sinonimo di cura. Telesforo divenne il dio della convalescenza e Macaone e Podalirio divennero i protettori di medici e chirurghi. Ippocrate era discendente di Asclepio. Il bastone di questo dio, un serpente che circonda con il suo corpo una verga, è diventato il simbolo universale della medicina
Title 1
Il bastone di Asclepio
Il bastone di Asclepio - o Esculapio se vogliamo usare il nome latino - è un emblema che trae le proprie origini, tanto per cambiare, dalla ricchissima mitologia dell'antica Grecia.
Asclepio infatti era la divinità protettrice della Medicina e veniva sempre raffigurato mentre recava in mano una verga circondata dalle spire di un serpente, che contrariamente a quanto potremmo pensare, non era ritenuto un simbolo inquietante o minaccioso. Anzi, per gli antichi rappresentava i concetti fertilità e rinascita, grazie alla particolare caratteristica di mutare periodicamente la propria pelle.
Vi siete mai chiesti perché nelle insegne luminose degli ospedali o dei centri medici, incastonato in mezzo ad una croce verde, venga quasi sempre ritratto un serpente stilizzato che si avvolge intorno ad un bastone? Perché quello è il bastone di Asclepio, simbolo della professione medica!
Title 1
UNA SPIEGAZIONE ALTERNATIVA
NELL'ANTICA ROMA...
Si racconta infatti che nel 291 a.C l'Urbe venne colpita da una tremenda pestilenza e così i cittadini decisero di erigere un tempio con al suo interno una statua del dio Asclepio per guadagnarsi i suoi favori. Una spedizione venne quindi inviata ad Epidauro, in Grecia, per prelevare una bella statua da portare a Roma e durante il viaggio di ritorno, mentre la barca con la statua stava risalendo il Tevere, un serpente scese dall'imbarcazione e si mise a nuotare in direzione dell'isola Tiberina. I presenti interpretarono quest'avvenimento come una chiara manifestazione del volere divino ed eressero il nuovo tempio proprio su quell'isola, dove oggi sorge il Fatebenefratelli, uno degli ospedali più importanti della capitale.
Vi è una teoria infatti che ricondurrebbe l'origine di questa immagine alle popolazioni del Medio oriente, le quali avevano spesso a che fare con un fastidioso vermiciattolo, il Dracunculus medinensis, il quale si annidava sotto la pelle e poteva anche provocare piaghe fastidiose (e dolorose). Per estrarre questo parassita, infatti, si faceva arrotolare lentamente il verme ad un bastoncino che veniva premuto sulla ferita e questa pratica potrebbe aver ispirato l'immagine del bastone di Asclepio!
Antica ginecologia
La teoria fondamentale della medicina ippocratica è quella “umorale“: la salute dipende dalla mescolanza equilibrata dei quattro umori (sangue, flegma, bile gialla, bile nera) presenti nel corpo umano, la malattia subentra quando si altera tale equilibrio.
Con il nome di Ippocrate si tramanda una settantina di scritti, riuniti nel Corpus Hippocraticum, la cui paternità è però discussa: molti di questi testi sono opera di allievi o di continuatori di epoche successive. Alcuni trattati del Corpus sono interamente dedicati alle patologie ginecologiche: Malattie delle donne, Natura della donna, Donne sterili, Malattie delle vergini. Altri dati sui modi di curare le donne e sull’importanza attribuita alla patologia e alla fisiologia femminile come problema specifico emergono anche dagli otto trattati di embriologia, oltre che da opere di carattere generale come le Epidemie e gli Aforismi. Bisogna ricordare che gli autori sono solo uomini, così come sono esclusivamente gli uomini a esercitare la pratica medica, pur essendo affiancati dalle levatrici.
Dalla lettura di questi testi si evince chiaramente come il corpo della donna rappresenti un‘alterità rispetto al corpo dell‘uomo, sul cui modello sono totalmente costruite l’anatomia e la fisiologia ippocratiche. La donna ha carni molli e spugnose, che assorbono gli umori prodotti dal cibo in quantità maggiore rispetto al suo fabbisogno. Quest’accumulo di umori rende il corpo della donna caldo e umido e deve essere evacuato periodicamente attraverso le mestruazioni. Le carni dell’uomo, invece, sono compatte e asciutte, il suo corpo è meno caldo ed espelle l’eccesso umorale mediante le fatiche della vita quotidiana.
A proposito dell’utero, il principale organo femminile, non si trova una trattazione anatomica sistematica. La sua anatomia può però essere ricostruita attraverso alcune notazioni presenti nei vari trattati. Si pensa che l’utero sia collocato all’interno di un canale ininterrotto che unisce due aperture, una superiore (bocca e narici) e una inferiore (vagina). È descritto come un organo a forma di vaso capovolto, dotato di una “bocca” che lo mette in comunicazione con la vagina. È cavo e può variare il proprio volume e attirare liquidi dall’esterno. In particolare, si ritiene che sia composto da due cavità, per analogia con quello degli altri mammiferi: la dissezione del corpo umano non è contemplata e i dati anatomici sono ottenuti da dissezioni di animali e trasferiti sull’uomo; l’utero può essere osservato direttamente solo nel caso di eventi accidentali e drammatici come un prolasso. L’esistenza delle ovaie e delle tube è invece sconosciuta.
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a.s. 2022-2023
Giorgia Cipria Martina Cavallaro Giulia D'Anna Elena Di Stefano
Medicina nell'antica Grecia
Giorgia Cipria
Created on June 5, 2023
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LA MEDICINA NELL'ANTICA GRECIA
geostoria
a.s. 2022-2023
NELL'ILIADE
L'eroe menzionato da Omero nell'Iliade è Macaone, fratello di Polidario e figlio del dio della medicina Asclepio, o Esculapio per i romani. Entrambi i fratelli combatterono tra le fila degli achei davanti alle mura di Troia, e si presero cura dei feriti dell'esercito di Agamennone. Erano dunque personaggi molto apprezzati sia per il loro coraggio in battaglia sia per le loro conoscenze chirurgiche.
«E Macaone vi raccogli, e ratto / sferza i cavalli al mar, salva quel prode, / ch’egli val molte vite, e non ha pari / nel cavar dardi dalle piaghe, e spargerle / di balsamiche stille»
È sempre Omero a tramandarci che il medico, chiamato iatrós in greco, assume la qualifica sociale di demioergós, «servo pubblico», proprio come l'indovino, il maestro carpentiere o colui che recita i poemi. Si trattava dunque di un mestiere riconosciuto e sappiamo dell'esistenza di medici itineranti che circolavano per la Grecia arcaica.
Curare le ferite di guerra accelerò lo sviluppo della medicina. Nell'immagine Achille benda le ferite di Patroclo durante la guerra di Troia. Kylix di Sosias, V secolo a.C.
IPPOCRATE
La figura che marcò con la sua sapienza e si suoi scritti la tappa della medicina greca che chiamiamo "tecnica" o "scientifica" è quella di Ippocrate, che visse più o meno tra il 440 e il 360 a.C. Ippocrate era nato a Kos, l'isola in cui svolse la maggior parte della sua attività e dove fondò la scuola che avrebbe portato il suo nome.
A lui è attribuita la Teoria umorale secondo cui il corpo umano è composto da quattro elementi: bile nera, bile gialla, sangue e flegma. Ciascun umore si relaziona con un elemento – rispettivamente terra, fuoco, aria e acqua – e con una qualità atmosferica. L'eccesso o la mancanza di uno di questi quattro elementi determina lo stato di salute del malato. La teoria è contenuta nei primi trattati ippocratici, all'origine di quello che sarebbe poi diventato il Corpus ippocratico, una collezione di quasi settanta testi medici che costituirono una biblioteca pioniera specializzata nella teoria e nella pratica della curazione.
Il Corpus raccoglie e esamina numerosi dati su malattie e aspetti dell'arte medica: anatomia, fisiologia, ginecologia, patologia, epidemiologia e chirurgia. Nel trattato si fa enfasi sull'osservazione minuziosa dei malati e delle loro dolenze, e si fa spesso riferimento all'alimentazione e alla nutrizione, cosa che non sorprende visto che la farmacologia era ancora in fase rudimentale e la chirurgia interna aveva un ruolo molto limitato. È importante l'attenzione a quella che chiameremo medicina preventiva e soprattutto all'evoluzione del processo della malattia, ai sintomi che permettono di conoscere la crisi, fare un pronostico e orientare il miglioramento.
Questo concetto di physis o natura come insieme di fenomeni che lo studio deve spiegare attraverso ragioni ed esperimenti è comune ai primi filosofi, i sofisti, e ai discepoli di Ippocrate. Questo tipo di medicina empirica e razionale, priva di qualsiasi componente magica o religiosa sorge in chiara contrapposizione con tradizioni mediche molto più antiche, come quella cinese o egizia. Nonostante la difficoltà di valutare con un criterio attuale il livello scientifico di questa medicina – che nulla sapeva dei microbi, della circolazione del sangue o della chimica moderna – continua a stupire l'orientazione metodica e obiettiva che caratterizza questa téchne iatriké, il mestiere di curare.
In contrapposizione con la metodologia dei discepoli di Ippocrate e di altre scuole (come quelle della costa di Cnido, in Asia minore, o di Crotone), in Grecia proliferavano anche i luoghi dove si praticava piuttosto una medicina religiosa. Il centro nevralgico di quest'altra attività curativa erano senza dubbio i santuari del dio Asclepio, dove si prestava ai malati un altro tipo di cura, che agisce miracolosamente grazie all'intervento e alla magnanimità del dio. Spinti dalla fede, i malati giungevano nei santuari per sottomettersi ad alcuni riti purificatori, che di solito comprendevano bagni e preghiere, e specialmente l'incubatio, ovvero dormire di notte sul pavimento del suolo sacro dove erano raggiunti, in sogno, dalla voce divina che li sanava.
La fama del culto di Asclepio e dei suoi santuari – a Cos, Epidauro, Atene e altre città – iniziò a svilupparsi alla fine del V secolo a.C e crebbe in epoca ellenistica. Asclepio, figlio di Apollo, era un dio benevolo e compassivo. Le rovine di alcuni santuari ne testimoniano il prestigio e la ricchezza: quello di Epidauro, per esempio, comprendeva un magnifico teatro. D'altro canto le iscrizioni conservate in forma di brevi exvoto dei malati grati, come i cosiddetti iámata di Epidauro, testimoniano diverse e pittoresche «guarigioni» miracolose del dio.
L'etica professionale
L'apprendimento della tecnica medica era legato a uno stretto vincolo personale tra i discepoli e il maestro, sia a scuola sia nella vita professionale. Da qui deriva l'interesse storico di un documento chiamato «giuramento ippocratico», in cui sono elencati i doveri del medico verso il suo maestro e la sua famiglia, e anche verso i malati. I futuri medici giurano solennemente per Asclepio e per le sue figlie Igea e Panacea di «rispettare il suo maestro come se si trattasse di suo padre, condividere con lui i propri beni, prendersi cura della sua famiglia e insegnare la medicina ai suoi figli, qualora avessero voluto impararla, così come ad altri discepoli, e a nessun altro». D'altra parte il medico si impegna ad esercitare la professione nel rispetto di alcune regole: non somministrare veleno né rimedi abortivi – anche se espressamente richiesto dal paziente –, non rivelare i segreti dei malati; astenersi dalle relazioni sessuali nelle dimore che visitano; non realizzare operazioni chirurgiche se non sono specialisti nel campo.
Illustrazione su come curare una lussazione della colonna vertebrale proveniente da un'edizione del trattato di Apollonio, 'Sulle articolazioni'. Biblioteca Medicea Laurenciana, Firenze
Gli ippocratici si prendevano molta cura della relazione tra i medici e i malati, credendo che la buona disposizione animica del paziente favorisse una pronta guarigione. Erano anche molto attenti al loro prestigio, alla buona fama che il giuramento menziona come premio per coloro che rispettano le regole, di fronte al castigo e all'infamia di altri. Coloro che esercitavano la medicina non potevano contare su un titolo ufficiale ma dovevano piuttosto guadagnarsi il rispetto dei loro clienti: la fiducia nelle loro capacità era importantissima al momento di stabilire delle tariffe. Forse per questo motivo qualche testo consiglia di non impegnarsi nel trattare malati terminali. D'altra parte il medico non faceva distinzione e prestava le sue cure a persone libere e a schiavi. Però Platone avvertiva che, mentre bisognava spiegare bene le cause dei loro mali alle persone libere, questo passaggio poteva essere omesso nel caso degli schiavi, ai quali bastava semplicemente prescrivere la cura.
Illustrazione su come curare una lussazione della colonna vertebrale proveniente da un'edizione del trattato di Apollonio, 'Sulle articolazioni'. Biblioteca Medicea Laurenciana, Firenze
Con il passare dei secoli l'arte medica si sviluppò ulteriormente. Nel Museo di Alessandria Erofilo di Calcedonia e Erasistrato di Ceo, vissuti a cavallo tra il IV e il III secolo a.C., fecero degli enormi progressi nella conoscenza dell'anatomia e del sistema nervoso, di certo sotto l'influsso di studi del filosofo Aristotele (inventore dell'anatomia comparata) e dalle loro stesse analisi condotte in seguito alla dissezione di corpi umani. In Grecia, per questioni religiose, questa pratica poteva essere realizzata solo sui corpi di animali ma non sugli esseri umani. Ad Alessandria si sezionavano i corpi vivi di condannati a morte per osservare meglio il funzionamento del sangue e degli organi interni. Grazie a queste analisi ad Alessandria e a Roma si svilupparono diverse correnti mediche, ma tutte loro furono superate dall'opera e dalla fama di Galeno di Pergamo, vissuto nel II secolo d.C. Galeno scrisse molti libri, ebbe una carriera stratosferica e fu il medico di diversi imperatori romani, da Marco Aurelio a Settimio Severo. Le sue opere furono copiate e commentate per secoli da greci, romani, arabi e cristiani, e il nome di Galeno in spagnolo ha costituito per secoli il sinonimo di medico per antonomasia. I grandi passi in avanti della scienza media a partire dal XVI secolo fanno sí che la medicina ellenica ci sembri molto lontana da quella attuale.
Galeno di Pergamo
Title 1
ASCLEPIO
Si ritiene che il mito di Asclepio sia basato sulla leggenda di un uomo egizio di nome Imhotep. Questi visse circa 2000 anni prima che il mito del dio greco prendesse forma. Imhotep fu uno studioso, oggi considerato il padre della medicina moderna, e il primo a esercitare questa professione in quanto tale. Imhotep è anche l’autore di un ampio ricettario farmacologico e, per quanto se ne sappia, fu il primo essere umano a descrivere i casi clinici da una prospettiva razionale e non magica. Usò gli oppiacei come anestetici e a lui si devono le prime descrizioni anatomiche conosciute. Si ritiene che il mito di Asclepio sia stato ispirato da questo personaggio della vita reale.
Il mito di Asclepio, o Esculapio per i romani, ci narra non solo la storia del dio della medicina, ma anche di un’intera famiglia dedicata alle arti curative. Sebbene quasi tutti gli dei avessero un certo potere curativo, Asclepio padroneggiò al meglio questa conoscenza, al punto da riuscire a resuscitare i morti.
Title 1
Come era solito tra gli antichi Greci, esistono diverse versioni del mito di Asclepio. Il più noto indica che questo personaggio era il figlio del dio Apollo, dio del sole e delle arti, e di una mortale di nome Coronide. Coronide è descritta come una donna di grande bellezza. Era talmente bella che rubò il cuore del dio Apollo, che cadde ai suoi piedi appena la vide. Il mito narra che si unirono vicino a un lago e che, a tale scopo, il dio dovette assumere le sembianze di cigno. Da questa unione, Coronide rimase incinta. In seguito Apollo dovette tornare a Delfi, ma ordinò a un corvo bianco di prendersi cura della donna mentre era via. Approfittando dell’assenza del dio, Coronide divenne l’amante di un guerriero di nome Ischis. Il corvo se ne accorse e volò rapidamente per avvertire il suo padrone.
Title 1
Il mito di Asclepio racconta che Apollo si recò nel luogo in cui si trovava Coronide e, furioso, scagliò una delle sue frecce contro di lei, trafiggendole il petto. Vedendola morire, il dio si pentì e cercò di rianimarla, ma era troppo tardi. Quindi la portò alla pira funebre. Non appena il corpo di Coronide fu consumato dal fuoco, Apollo decise di rimuovere il figlio dal suo grembo. Apollo decise di affidare a Chirone, il centauro guaritore, l’educazione di Asclepio. Il ragazzo crebbe sotto la guida di un insegnante che conosceva a fondo le arti curative. Sin da tenera età, pertanto, acquisì familiarità con le piante medicinali e le tecniche di trattamento. Asclepio apprese le abilità curative in modo così efficace da riuscire a resuscitare i morti. Ciò suscitò l’ira di Zeus, che pensava che fosse pericoloso invertire la condizione dei mortali. Quindi, servendosi di un Ciclope, lanciò un fulmine e uccise Asclepio.
Sulla strada, incontrò un cornacchia che lo avvertì che non era una buona idea portare cattive notizie, ma il corvo la ignorò. Apollo rimase costernato. In preda alla rabbia, imprecò contro l’uccello e lo condannò per sempre ad avere le piume nere. Da allora, il corvo viene considerato un uccello di cattivo auspicio.
Title 1
Infuriato per l’omicidio del figlio, Apollo uccise il Ciclope che aveva eseguito gli ordini di Zeus. Quindi, usando i suoi poteri, convinse Asclepio a raggiungere l’Olimpo e diventare un dio. Da allora, molti mortali iniziarono ad adorarlo e a chiedere i suoi favori in caso di malattia. La morte di Asclepio permise che si sviluppassero grandi virtù nella famiglia che aveva lasciato sulla Terra. Sua moglie, Epione, acquisì il potere di calmare il dolore. Sua figlia, Igea, divenne il simbolo della prevenzione della salute. Panacea, un’altra delle sue figlie, divenne sinonimo di cura. Telesforo divenne il dio della convalescenza e Macaone e Podalirio divennero i protettori di medici e chirurghi. Ippocrate era discendente di Asclepio. Il bastone di questo dio, un serpente che circonda con il suo corpo una verga, è diventato il simbolo universale della medicina
Title 1
Il bastone di Asclepio
Il bastone di Asclepio - o Esculapio se vogliamo usare il nome latino - è un emblema che trae le proprie origini, tanto per cambiare, dalla ricchissima mitologia dell'antica Grecia. Asclepio infatti era la divinità protettrice della Medicina e veniva sempre raffigurato mentre recava in mano una verga circondata dalle spire di un serpente, che contrariamente a quanto potremmo pensare, non era ritenuto un simbolo inquietante o minaccioso. Anzi, per gli antichi rappresentava i concetti fertilità e rinascita, grazie alla particolare caratteristica di mutare periodicamente la propria pelle.
Vi siete mai chiesti perché nelle insegne luminose degli ospedali o dei centri medici, incastonato in mezzo ad una croce verde, venga quasi sempre ritratto un serpente stilizzato che si avvolge intorno ad un bastone? Perché quello è il bastone di Asclepio, simbolo della professione medica!
Title 1
UNA SPIEGAZIONE ALTERNATIVA
NELL'ANTICA ROMA...
Si racconta infatti che nel 291 a.C l'Urbe venne colpita da una tremenda pestilenza e così i cittadini decisero di erigere un tempio con al suo interno una statua del dio Asclepio per guadagnarsi i suoi favori. Una spedizione venne quindi inviata ad Epidauro, in Grecia, per prelevare una bella statua da portare a Roma e durante il viaggio di ritorno, mentre la barca con la statua stava risalendo il Tevere, un serpente scese dall'imbarcazione e si mise a nuotare in direzione dell'isola Tiberina. I presenti interpretarono quest'avvenimento come una chiara manifestazione del volere divino ed eressero il nuovo tempio proprio su quell'isola, dove oggi sorge il Fatebenefratelli, uno degli ospedali più importanti della capitale.
Vi è una teoria infatti che ricondurrebbe l'origine di questa immagine alle popolazioni del Medio oriente, le quali avevano spesso a che fare con un fastidioso vermiciattolo, il Dracunculus medinensis, il quale si annidava sotto la pelle e poteva anche provocare piaghe fastidiose (e dolorose). Per estrarre questo parassita, infatti, si faceva arrotolare lentamente il verme ad un bastoncino che veniva premuto sulla ferita e questa pratica potrebbe aver ispirato l'immagine del bastone di Asclepio!
Antica ginecologia
La teoria fondamentale della medicina ippocratica è quella “umorale“: la salute dipende dalla mescolanza equilibrata dei quattro umori (sangue, flegma, bile gialla, bile nera) presenti nel corpo umano, la malattia subentra quando si altera tale equilibrio.
Con il nome di Ippocrate si tramanda una settantina di scritti, riuniti nel Corpus Hippocraticum, la cui paternità è però discussa: molti di questi testi sono opera di allievi o di continuatori di epoche successive. Alcuni trattati del Corpus sono interamente dedicati alle patologie ginecologiche: Malattie delle donne, Natura della donna, Donne sterili, Malattie delle vergini. Altri dati sui modi di curare le donne e sull’importanza attribuita alla patologia e alla fisiologia femminile come problema specifico emergono anche dagli otto trattati di embriologia, oltre che da opere di carattere generale come le Epidemie e gli Aforismi. Bisogna ricordare che gli autori sono solo uomini, così come sono esclusivamente gli uomini a esercitare la pratica medica, pur essendo affiancati dalle levatrici.
Dalla lettura di questi testi si evince chiaramente come il corpo della donna rappresenti un‘alterità rispetto al corpo dell‘uomo, sul cui modello sono totalmente costruite l’anatomia e la fisiologia ippocratiche. La donna ha carni molli e spugnose, che assorbono gli umori prodotti dal cibo in quantità maggiore rispetto al suo fabbisogno. Quest’accumulo di umori rende il corpo della donna caldo e umido e deve essere evacuato periodicamente attraverso le mestruazioni. Le carni dell’uomo, invece, sono compatte e asciutte, il suo corpo è meno caldo ed espelle l’eccesso umorale mediante le fatiche della vita quotidiana.
A proposito dell’utero, il principale organo femminile, non si trova una trattazione anatomica sistematica. La sua anatomia può però essere ricostruita attraverso alcune notazioni presenti nei vari trattati. Si pensa che l’utero sia collocato all’interno di un canale ininterrotto che unisce due aperture, una superiore (bocca e narici) e una inferiore (vagina). È descritto come un organo a forma di vaso capovolto, dotato di una “bocca” che lo mette in comunicazione con la vagina. È cavo e può variare il proprio volume e attirare liquidi dall’esterno. In particolare, si ritiene che sia composto da due cavità, per analogia con quello degli altri mammiferi: la dissezione del corpo umano non è contemplata e i dati anatomici sono ottenuti da dissezioni di animali e trasferiti sull’uomo; l’utero può essere osservato direttamente solo nel caso di eventi accidentali e drammatici come un prolasso. L’esistenza delle ovaie e delle tube è invece sconosciuta.
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a.s. 2022-2023
Giorgia Cipria Martina Cavallaro Giulia D'Anna Elena Di Stefano