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TORINO ROMANA

yasmine elyoubi

Created on June 4, 2023

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Transcript

TORINO ROMANACittà quadrata

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Indice

Pianta città

Porte monumentali

Mura

Strade

Anfiteatro

01

Pianta città

Torino, come ogni città romana, nasce attraverso il Centurione Romano, uno schema urbanistico geometrico di pianificazione urbanistica o agricola del territorio, tracciato in ogni nuova colonia dai Romani con l'ausilio di regnanti e reggitori triangolari insediati. La pianta più comune è l'ager centuriatus. Gli agrimensori, dopo aver individuato il centro della città (l'ombelico), tracciavano da questi due assi viari perpendicolari: il primo, est-ovest, detto decumanus maximus, e il secondo, nord-sud, detto cardo maximus. Queste due strade attraversano le quattro porte della cinta muraria e si estendono per tutta la zona agricola, e l'agrimensore, stando sull'ombelico e guardando verso occidente, delimita il territorio: il fronte vede l'ultra, vede la citra. Le spalle sono nella parte posteriore, la destra è ciò che vede a destra e la sinistra è ciò che vede a sinistra.Quindi disegnare cardini e decumani secondari (limites quintarii) su entrambi i lati dell'asse iniziale. Si tratta di assi stradali posti in parallelo ad intervalli di 100 actus (circa 3,5 chilometri). Il territorio era quindi suddiviso in superfici quadrate chiamate saltus. La rete viaria è ulteriormente infittita con altre strade parallele alla cerniera con una distanza di 20 actus (710,40 m) tra loro. La superficie quadrata risultante da questa ulteriore divisione è il centurione.

Pianta città

02

PORTE ROMANE

Tentativo di ricreare l'antica struttura della porta, dietro la facciata, verso la città, con la postazione del corpo di guardia; ha pianta rettangolare di circa m. 20,50 x 16,80, comprende anche due ordini superiori corrispondenti all'ordine delle due finestre dell'interturrium. L'altezza della struttura è espressa in metri. 18:30. Si attraversano i due archi principali centrali, uno attraverso un cavaedium, e da lì si esce in città attraverso altri archi identici ai precedenti; questo cavaedium, o cortile di corridoi, è fiancheggiato da chiostri che emergono da archetti pedonali. Secondo la ricostruzione di d'Andrade, le scale all'esterno del muro orientale della clinica conducono al passaggio di ronda, forse alla torre. cataracta (cancelli) azionati dall'alto per chiudere le porte; in tutti e quattro gli archi sono ben conservati i fori per il rotolamento.Osservando la porta da sud, cioè dall’interno della città, si notano fra le arcate stradali dell’interturrio dei palastri sporgenti fra fornice e fornice a guisa di prominenze i avancorpi, tendenti a riunirsi con andamento incurvato al di sopra dei fornici maggiori: questo dato è da considerarsi in relazione con la costruzione dei ballatoi interni addossati al perimetro, corrispondenti ai due piani di finestre. Il primo piano superiore della statio poggiava forse sull’estradosso dei fornici stradali e sui pilastri del cavaedium; il pavimento del secondo piano doveva riposare sopra una travatura lignea; a riprova di ciò rimane una fila di incavi quadrati per travature, fra i due ordini di finestre. La parte terminale dell’interturrio, cioè l’attivo oggi non più esistente, poteva anche avere una merlatura simile a quella delle torri, probabilmente quadrata e lapidea. Nelle torri è originale il modo come sorgono alla base, composta di un massiccio quadrangolare sormontato da quattro segmenti di piramide in mattoni disposti a piani di risega, per accordare il quadrangolo della base stessa col poligono della torre.

Porta Palatina romana

Torri porta Palatina

Le torri della porta Palatina dovettero avere una struttura interna simile a quelle di Palazzo Madama, che misurano m. 7,20 di diametro esterno, m. 5,60 di quello interno, mentre lo spessore del muro è di m. 1,50. Il Promis aveva considerato le torri della porta di sei piani, lasciando sospeso il problema dei pavimenti a volte semisferoidali, cementizie, che gli parevano moderne, e di quattro ordini di finestrelle rinascimentali larghe m. 0,60 ed alte 1,70; Altri, dopo di lui, riterranno che in origine i piani fossero cinque, separati da pavimenti lignei appoggiati su mensole, simili a quelle di Palazzo Madama; resta irrisolta la struttura delle scale interne e della loro relazione con la statio attraverso un’eventuale apertura. Il d’Andrade riteneva che le torri fossero state costruite costruite per prime, dato che avevano fondamenta più profonde, a riseghe, contro cui si appoggiarono, probabilmente poco tempo dopo, prima l’interturrio e poi il muro di cinta. Dietro la parte anteriore della porta non esistevano complicate strutture, ma vi erano pur sempre nei piani superiori dei corridoi. Il Carducci sostiene che strutture anteriori trovate in prossimità del transito orientale fanno pensare che la porta non sia stata la prima del genere sorta in quel periodo repubblicano e che con probabilità l’attuale porta potrebbe ritenersi Augustea, se non addirittura Flavia. Le lesene tuscaniche delle prime finestre, idealmente impostate sull’elemento lapideo, sembrano sostenere l’ordine superiore; sopra questo, le lesene avranno a loro volta la funzione ideale di sostenere un attico che si può immaginare con merli quadrati, riprendendo quello che poteva essere il coronamento delle torri. Le slanciate finestre, servono, alleggerendo la massa della facciata, a creare un movimento verticale (in modo più semplice che al piano superiore), già preparato dalle pure slanciate aperture del piano terreno.

03

MURA ROMANE

Mura romane di Torino

Le mura romane di Torino racchiudono uno spazio quadrangolare con un angolo tagliato in diagonale, in prossimità del teatro (in corrispondenza degli odierni Giardini Reali), di poco più di 700 x 750 metri (circa 2400x2555 piedi romani), diviso in isolati di dimensioni leggermente variabili. Una fascia di rispetto di 60 piedi (poco meno di diciotto metri) priva di costruzioni, ma destinata alla viabilità, separava gli isolati più esterni dalla cinta muraria. Su ogni lato si apriva una porta, che immetteva su uno dei due assi stradali principali, il decumanus e il cardo maximus; quest’ultimo risulta disassato rispetto al centro del reticolato urbano1. A cadenza regolare (poco più di settanta metri) le mura erano caratterizzate dalla presenza di torri ottagonali poste in corrispondenza delle strade tra agli isolati. La cerchia muraria, con le porte monumentali e le torri, riflette quindi strettamente l’impianto urbano, e ne condizionerà lo sviluppo per tutta la storia della città. In almeno tre casi (torre di via delle Orfane, torre d’angolo dei Giardini Reali e torre dei sotterranei dell’Armeria Reale) le torri erano dotate di una porta destinata probabilmente al solo traffico pedonale. Lo spessore delle mura è in fondazione di circa due metri e mezzo e si riduce progressivamente verso l’alto con gradini successivi. La cortina interna è realizzata in ciottoli spaccati a cui si alternano liste di mattoni poste a distanza regolare. Il paramento esterno, invece, è costruito completamente in laterizi.

04

Strade romane

Strade romane di Torino

05

Anfiteatro romano

Il teatro fu quasi sicuramente una delle prime costruzioni romane realizzate intorno al 13 a.c., a seguito della conquista dei territori da parte delle truppe romane dell'imperatore Augusto, per elevare allo status di città il modesto villaggio rinominato Julia Augusta Taurinorum.La sua edificazione fu probabilmente finanziata con il contributo di Marcus Julius Cottius (Cozio), nemico ma in seguito alleato e præfectus civitatis dell'imperatore Augusto. L'edificio più antico era originariamente costituito da una cavea semicircolare e da una parete con tre portali che costituiva la scena; essa era infine affiancata da due annessi laterali (parascænia). L'intero edificio era quindi circondato da un recinto ligneo che si raccordava ad un portico rettangolare post scænam. Per ovviare al clima piovoso della zona la cavea era probabilmente coperta da una seconda sovrastruttura lignea. Dopo circa mezzo secolo il teatro venne restaurato e ampliato per l'aumento della popolazione. Le strutture mobili in legno, di cui non c'è traccia, furono sostituite da elementi in muratura e fu ricostruita anche la scena con dispositivi per la scenografia. Lo spazio retrostante la scena fu ampliato fino alla cinta muraria, edificando un portico quadrangolare che inglobò quello precedente. Questo primo ampliamento si potrebbe attribuire a Cozio II o a suo figlio Donno, rispettivamente figlio e nipote del prefetto Marcus Julius Cottius. In Età Flavia tra il 70 e il 90 d.c., il teatro fu completamente ristrutturato. Per aumentarne la capienza la cavea fu ingrandita con un ordine di scalinate esterno e fu realizzata una nuova facciata curvilinea in sostituzione della precedente. Ad essere ampliato fu anche il portico dietro la scena che venne dotato di un peristilium con un nuovo colonnato in pietra che ospitava locali di servizio e camerini per gli attori. Potè così accogliere fino a tremila persone e probabilmente ospitò delle naumachìe, visti i canali di scolo rinvenuti nelle vicinanze e sotto il tracciato dell'attuale via Roma. Il teatro fu utilizzato per più di due secoli fino al cristianesimo che vietò le rappresentazioni teatrali. Al termine del IV secolo l'edificio divenne cava di materiali per la costruzione della prima cattedrale, la basilica di Cristo Salvatore. Quasi irriconoscibile e in gran parte spogliato dei marmi più pregiati, i resti vennero completamente distrutti dal primo assedio francese del Cinquecento.

Anfiteatro romano