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Torino Barocca
Alexandra Bodnariu
Created on June 1, 2023
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Transcript
-Storia -Prima fase -Seconda fase -Terza fase -Guarino Guarini -Venaria Reale
La facciata
L'apparenza austera del palazzo è in linea con l'architettura barocca, ma priva di fronzoli, di tutta la piazza. La sua facciata, lunga 107 metri ha un'altezza media di 30 metri. Osservando la facciata del palazzo si nota subito la geometria e l'equilibrio dei due padiglioni laterali, a firma degli architetti Di Castelmonte, la simmetria è interrotta dall'elevarsi maestoso, sulla sinistra, della Cappella della Sacra Sindone.
TORINO BAROCCA E GUARINO GUARINI
Prima fase
Nel 1584 il duca Carlo Emanuele I richiese all'architettoAscanio Vitozzi un piano di ampliamento che prendesse le mosse dal vecchio castello, situato in prossimità delle mura orientali, in posizione periferica all'interno dello scacchiere quadrato, ereditato dall'antico insediamento romano. In base a questa richiesta il Vitozzi creò un'ampia piazza porticata attorno al castello e costrui dei quartieri nuovi a sud-est sulla prosecuzione dell'accampamento romano. Inoltre, progettò la Via nuova (attuale via Roma) anch'essa porticata che partiva da sud di piazza Castello, più la costruzione di un nuovo palazzo ducale che si sarebbe dovuto affacciare con il cortile sulla medesima piazza. I progetti del Vitozzi furono continuati e terminati dal collaborare e allievo Carlo di Castelmonte. Esso prosegui l'ampliamento della città verso sud dotandola di un centro: la piazza reale (oggi piazza san Carlo)
Storia generale
Agli inizi del 1600 Torino contava tra i 20 000 e i 30 000 abitanti e manteneva ancora i caratteri di cittadella fortificata, datigli dai romani che avevano Insediato nel 58 a.C. un insediamento militare come posizione strategica per la via delle Gallie poi ampliata nel 44 a.C. ad una prima colonia. Viene nominata capitale del ducato di Savoia nel 1563 dal duca Emanuele Filiberto, poiché voleva espandere Il proprio dominio cosa che, restando in Francia, non poteva fare poiché essa non aveva una realtà frammentaria come quella italiana. Nel breve volgere di alcuni decenni la città subisce numerose modifiche e da così vita al più compiuto esempio di organismo urbano barocco d'Europa Furono 3 le principali fasi di ampliamento della città.
Piazza Castello e Palazzo Madama
Piazza castello è un'ampia piazza porticata, progettata dal Vitozzi, che circonda palazzo Madama. La facciata di quest'ultimo in stile barocco, l'unica che è stata realizzata dal progetto di Juvarra che ne contava 5 che dovevano avvolgere l'intero castello, e che volge verso via Garibaldi, viene considerata una delle più importanti realizzazione dell'architettura del primo 700. Il prospetto, scandito da ordini architettonici sovrapposti, ha la funzione di una grande scatola traforata concepita per contenere lo scalone d'onore a doppia rampa simmetrica che conduce al piano nobile, La luce naturale che entra dai serramenti inseriti fra le lesene del registro mediano, che nella campata centrale aggettante diventano possenti colonne, plasma le superfici interne distinte da eleganti stucchi. Una composizione di leggere volte a vela caratterizza l'atrio di ingresso del piano terreno e costituisce il sostegno del pianerottolo al quale approdano le due rampe di scale e dal quale si accede al salone del Senato.
Scala delle forbici
Si accede al Secondo Plano grazie ad uno del massimi capolavori dell'architetto Filippo Juvarra: la scala detta "delle Forbici": una imponente gradinata in marmo, che sembra liberarsi verso l'alto con una voluta leggera e sinuosa , scarica tutto il suo peso sulle pareti adiacenti, quelle del muro esterno del palazzo in modo da non gravare eccessivamente sul pavimento soccostante, realizato in legno, un materiale che quindi, difficilmente avrebbe sopportato il peso del marmo.
Juvarra mantiene, in questo caso, le grandi finestre che si affacciano sui cortile retrostante al palazzo, in modo da dotare l'ambiente, per altro poco spazioso, di una fonte di illuminazione esterna efficace.
La sala del Trono
La sala del trono del re è il fulcro cerimoniale e politico del Palazzo Reale, a cui si accede attraversando tre anticamere, Il soffitto in legno intagliato e dorato risale alla fase decorativa originaria del Palazzo, completato nel 1662 ospita nell'ovale centrale il trionfo della Pace Insieme all'oro il colore prevalente è il rosso, simbolo di nobiltà e potere, impiegato per i velluti del trono e del baldacchino e per i rivestimenti delle pareti.
La seduta del re decorata da teste di leone e dalla corona reale, è circondata da una balaustra lignea settecentesca che separa lo spazio destinato al re da quello dei sudditi. il prestigio dell'ambiente è enfatizzato dalla grande luminosita, dovuta alla presenza di una coppia di lampadari in cristallo di Boemia la cui luce e moltiplicata dai riflessi delle specchiere laterali
La galleria del Daniel
Daniel Seiter si dedica alla realizzazione dell'intero decoro della volta della galleria. Il pittore inizia i lavori alla galleria nel 1690 che si protraggono per quattro anni e la totalità dello spazio viene interamente dedicata a Vittorio Amedeo II. Al centro della volta l'Esaltazione dell'Eroe, il duca viene accolto nell'Olimpo da Giove accompagnato da alcuni putti che gli offrono armi ed uno scudo con la testa di Medusa, mentre riceve il pomo da Mercurio.
Altre figure arricchiscono la galleria, come Ercole sollevato da Minerva e Iride che annuncia la pace, ai lati, nei grandi ovali, gli dei dell'Olimpo accompagnano l'eroe, Apollo, intento a guidare il carro del Sole e Aurora nell'atto di spargere fiori. Sulle due porte, ai lati della galleria due soprapporte rappresentano Pandora e la Giustizia.
Piazza San Carlo
Piazza San Carlo è la più bella di Torino; già piazza d'armi e del mercato, conserva l'aspetto seicentesco di armoniosa uniformità conferitole dal Castellamonte.
Il lato corto della piazza a sud-ovest è delimitato dalle facciate quasi gemelle delle chiese di Santa Cristina e di San Carlo che rompono la monotonia delle facciate porticate della piazza e costituiscono una variante allo schema delle places royales, chiuse e concentrate attorno alla statua del monarca.
Chiesa di Santa Cristina
Facciata La facciata venne relizzada sotto il progetto dello juvarra disegnata in puro barocco, a due ordini sovrapposti caratterizzata dall'andamento curvilineo della parte centrale. dove spiccano il ricco portale eccentrico a due battenti e la grande finestra ovale. La composizione architettonica è scandita dal ritmo serrato delle colonne e delle lesene ed e arricchita dalle statue di santi, tra cul Santa Cristina e Santa Teresa e le allegorie delle virtù:
L'interno l'interno si presenta a una sola navata, ricca di decorazioni barocche. L'ingresso è sovrastato da una cantoria dotata di cinque pannelli rappresentanti scene della vita di san Michele. Il soffitto è a volta a botte decorato da stucchi di motivi floreali e figure di angeli. Nel soffitto inoltre sono rappresentate, in nove riquadri, le vicende del Martirio di santa Cristina di Bolsena. Il pulpito è in legno dorato e stile tardo baracco. Presbiterio Il presbiterio, il cui ingresso e marcato da un arco a tutto sesto, con in chiave lo stemma sabaudo, è delimitato da una elegante balaustra settecentesca in marmo, Contiene un sontuoso altare in marmi policromi.
Chiesa di San Carlo
Facciata La realizzazione della facciata della chiesa è molto più tardiva e riprende quella della chiesa gemella di Santa Cristina, ma meno decorata Interno L'interno presenta una navata unica e quattro cappelle, due per lato; è decorato da vari dipinti presenti, di scuola caravaggesca Per l'altare maggiore venne dipinta una pala raffigurante San Carlo Borromeo in adorazione della Sacra Sindone
Seconda fase di espansione
Fu in seguito Amedeo Castelmonte, figlio di Carlo Castelmonte, che prosegui le opere di rinnovamento e espansione di Torino costruendo il palazzo ducale previsto dal Vitozzi e iniziando la seconda fase di ampliamento questa volta però verso est. Progetta una via trasversale che collega piazza castello alla porta del Po (via Po) e il ponte che attraversa il fiume, Inoltre, configurò il nuovo centro della città nella piazza Carlina.
Via Pio
La via, larga 30 metri (compresi i portici) e lunga 704 metri, venne realizzata in modo non parallelo a causa della necessità di collegare il centro della città con il ponte sul Po. I portici che la caratterizzano, congiunti a quelli di piazza Castello e via Roma, creano il più lungo sistema di portici presente in città.
Piazza Carlina
Amedeo Castelmonte progetta un'ampia piazza, in adesione al modello Place Royale, per volere di Carlo Emanuele II, con facciate uniformi e con al centro una fontana con una statua equestre che raffigurasse il re. La prevista piazza ''ottagonale" a cui si affacciavano gli otto isolati di palazzi nobili non venne pero realizzata: l'emblema del potere ducale venne ridotta a spazio quadrangolare e destinata a sede del mercato del vino.
Terza fase di espansione
La terza ed ultima fase di ampliamento verso ovest venne attuata dall'architetto Filippo Juvarra,sotto commissione del Duca Amedeo II, che organizzo il nuovo quartiere attorno a due piazze: Piazza Susina e Piazza dei Quartieri Militari. Inoltre, progettò la basilica di Superga posizionata sopra l'omonimo monte nelle vicinanze della città.
Superga
Le dimensioni della chiesa risultano imponenti: la lunghezza è di 51 m. mentre la cupola risulta alta 75 m. Queste caratteristiche combinate all'altezza del colle (672 m) la rendono visibile anche da grandi distanze. La basilica in sé è un "organismo architettonico" che si articola attorno a una chiesa dalla pianta circolare, sormontata da una grande cupola impostata su un alto tamburo con ampie finestre, preceduta da un pronao sorretto da otto colonne corinzie di ispirazione classica. Tale influenza si nota anche nell'impostazione a pianta centrale. Ai lati del corpo centrale si elevano due campanili. L'interno, di pianta a croce greca, è decorato da lucenti.
Guarino Guarini
VITA E CARATTERSTICHE DELL'ARTISTA • Nasce a Modena il 17 Gennaio 1624 • Qui vi compie i primi studi insieme ai 5 fratelli •Studia a Roma dal 1639 al 1647 (vede la costruzione delle opere di Bernini, Borromini e Pietro da Cortona) • Dal 1656 inizia un lunga serie di spostamenti e lo vediamo lavorare in Sicilia (Messina), Portogallo, Spagna e Francia (1662 a Parigi)... le sue opere architettoniche di Messina, Parigi e Lisbona sono andate distrutte . Nel 1666 arriva finalmente a Torino e qui resta fino al 1681 * Muore improvvisamente a Milano il 6 Marzo 1683 • Sacerdote dell'ordine dei Teatini • Architetto, trattatista, matematico e filosofo
Cappella della Santa Sindone
Prosegue i lavori già avviati da Amedeo di Castellamente nel 1657, che si protrassero dal 1667 al 1690, iniziato l'anno dopo essere stato chiamato dal duca Carlo Emanuele II
Pianta
- Guarini trasforma l'impianto circolare in modo da ritrovare riscontro in una soluzione triangolare
- I 3 vertici individuano 3 spazi secondari:
Tamburo e cupola
Il cerchio ed il triangolo si fondono dando vita ad un tamburo anulare formato dall'alternarsi di sei ampi piedritti e di un medesimo numero di arcate. Guarini crea un elaboratissimo sistema di segmenti di trabeazione sormontati da elementi ad arco, si ripete per 6 volte Ogni elemento di base si dispone sempre in maniera da congiungere la sommità di due archetti sottostanti. Lo spazio che dal basso è visto restringersi gradualmente dando vita ad esagoni sovrapposti, concentrici e fra loro ruotati, termina con una stella a 12 punte
Copertura cupola
La copertura della cupola rivela la struttura interna e riprende Santivo alla Sapienza del Borromini... Venne fortemente danneggiata da un incendio nel 1997
Chiesa di San Lorenzo
Questa libertà compositiva è ancora più evidente in quest'opera architettonica che è anche nota anche come Real chiesa di San Lorenzo, perché voluta dai Savoia. Ubicata sul lato nord-ovest della centralissima piazza Castello, tra Via Palazzo di Città ed il Palazzo Chiablese, a pochissimi passi dalla Piazzetta del Palazzo Reale, L'attuale struttura barocca fu eseguita tra il 1668 e il 1687.
Pianta
Egli trasformò l'originaria pianta a croce latina in pianta centrale, costituita da un grande spazio ottagonale racchiuso da una forma quadrata. Da qui, è possibile accedere ad un piccolo presbiterio ellittico trasverso, collegato ai coro con decorazioni in marmi e ori,il dinamismo é dato dal giro delle cappelle parietali concepite come indipendenti, Lo spazio assume cosi un ritmo elastico e rotatorio. Il cornicione e composto da otto superfici curve che si congiungono.
numeri 4 e 8 Il tutto fu concepito con il numero 4 (ovvero gli elementi) ma, soprattutto, con il numero 8, molto diffuso nei battisteri cristiani e indicante il giorno perfetto, il giorno infinito, il giorno della vittoria e del ritorno di Cristo.
Composizione
Partendo dal basso, si percepisce uno spazio-chiesa centrale scuro simbolo della vita mortale. Salendo, si incontrano quattro livelli di luce indicanti gli elementi della natura. A livello delle quattro loggette a serliana, incontriamo la prima luce. Salendo con lo sguardo, al tamburo notiamo che la cupola si fa sempre più lucente.
Facciata
Sebbene il Guarini ne progettò anche la facciata, questa non fu mai costruita. La chiesa infatti, si presenta curiosamente senza una facciata decorata e, a parte la cupola, nulla lascerebbe intuire la presenza di un edificio religioso. Costruire una facciata avrebbe spezzato la simmetria di tutta la Piazza Castello e, pertanto, fu disegnata semplicemente la continuità delle forme dell'adiacente Palazzo della Regione
Cupola
Guardando la cupola poi, vediamo una struttura di archi incrociati che formano un fiore a otto petali. Sui quattro pennacchi sono raffigurati gli evangelisti, con l'inizio di ciascun Vangelo. La calotta della cupola, sostenuta dalle colonne delle serliane, viene illuminata da otto finestroni ellittici, ed attraversata da un sistema di nervature che formano una stella a otto punte (questo simbolo viene ripreso anche dall'architettura islamica), e al cui centro vi è un ottagono regolare, finestroni, visti dal basso compongono quella che oggi viene ironicamente soprannominata ''faccia del diavolo"
Palazzo Carignano
Nome completo Palazzo dei Principi di Carignano, é un edificio storico nel centro della città di Torino, pregevole esempio di architettura barocca piemontese. Il complesso venne costruito per ordine di Emanuele Filiberto di Savoia-Carignano.. I lavori iniziarono nel 1679, sotto la direzione del collaboratore Gian Francesco Baroncelli, Dal 1694, stabile dimora dei Principi di Carignano.
Facciata
Con una pianta ad U ed una singolare struttura architettonica: una torre ellittica é leggermente arretrata in facciata e due ali laterali si snodano per formare un cortile quadrato cinto completamente dal corpo di fabbrica. Nella monumentale facciata principale l'ellisse è distinguibile poiché si fa spazio sinuosamente, rendendo un magnifico effetto, poiché la facciata alterna tratti concavi con parti convesse, in una configurazione forse riconducibile ai progetti di Gian Lorenzo Bernini per il palazzo del Louvre e al Castello di Vaux-le-Vicomte. Dal cortile interno invece il corpo ellittico spicca tra le al laterali, superandole in altezza. I modello dell'edificio va ricercato anche all'Oratorio dei Filippini di Borromini, richiamato anche nell'uso del laterizio a vista. La facciata e scandita da alte lesene che verso (ingresso diventano binate, quelle inferiori sembrano bugnate e quelle superiori sono lisce. Tutto e sovrastato da un' ornatissima trabeazione.
Decorazioni
Le decorazioni della facciata del piano nobile, anch'esse in cotto, presentano rimandi ad avventure ed imprese dei Carignano, compresa la vittoria in Canada. Il grande fregio decorativo presente sulla facciata principale recante la scritta OVI NACOVE VITTORIO EMANVELE IL TU aggiunto nel 1884 da Carlo Ceppi, rispettando lo stile barocco a mattoni a vista. Gli interni sono splendidamente affrescati e decorati a stucco, alcuni affreschi sono di Stefano Legnani
Venaria Reale
La reggia di Venaria fu progettata dall'architetto Amedeo di Castellamonte ed a commissionaria fu il duca Carlo Emanuele il che intendeva farne la base per le battute di caccia nella brughiera collinare torinese. Fu costruita tra il 1654 e il 1679. Il suo progetto fu ripreso per la costruzione della reggia di Versallies: La reggia di Venaria fa parte dal 1997 del patrimonio dell’umanità dell’UNESCO.
Composizione e pianta
Il complesso, di cui fa parte la reggia, è costituito da circa 80.000 m2 di terreno calpestabile, include il parco ed il borgo storico di Venaria Dall'entrata principale si viene accolti nella corte d'onore nel centro della quale sorgeva una fontana detta del cervo. Vi sono due torrioni con tetti detti alla "Mansart'' ricoperti di Scandole, mattonelle pentagonali multicolori in ceramica, uniti da una Gran Galleria. Negli interni si trovavano stucchi statue dipinti sulle pareti si stagliano raffigurazioni di selvaggina. I giardini della reggia sono completamente spariti da quando i francesi di Napoleone li trasformarono in piazza d'armi, Rimasero i disegni d'epoca, che mostravano lo splendido giardino all'italiana diviso in tre terrazze collegate con scenografiche scalinate e architetture: la fontana dell'Ercole, il teatro ad emiciclo e i parterre.
Gran Galleria
La Galleria Grande, che in tanti chiamano sempre la Galleria di Diana, fu costruita da Filippo juvarra a partire dal 1716 su un impianto già esistente progettato da Michelangelo Garove per collegare il corpo centrale della Reggia con gli edifici della manica meridionale, comprendente anche gli appartamenti dell'erede al trono e la chiesa di Sant'Uberto. Presenta una sala lunghissima, ben 80 metri, larga 12 e alta 15 metri, chiusa sui lati corti da due esedre, che danno l'accesso agli altri ambienti; sui lati lunghi, invece, ben 44 grandi finestre, con 22 ovali (rettangoli all'esterno) sulla volta. La luce che si arrampica sulle pareti che esalta e li sottolinea. Sono decorazioni raffinatissime, che rendono omaggio a re Carlo Emanuele III e che sono stati realizzati lungo tutto il Settecento, dagli artisti di juvarra prima e da quelli nella squadra di Benedetto Alfieri poi. In essi si raccontano le virtù del re, con gli attributi del Potere e del Governo, le Arti e le Scienze, la Terra e il Mare, A scandire il ritmo ci sono anche le doppie lesene che incorniciano le grandi finestre e che si inseguono con motivi a roselline anche nella volta, scandendone gli spazi
Sant'Umberto
Alla morte di Michelangelo Garove seguì nel 1716 la ricostruzione per opera di Filippo Juvarra, della Gran Galleria e parallelamente la costruzione della chiesa di Sant'Uberto (1716-1729), incastonata tra i palazzi tanto da non permetterne la costruzione della cupola, che venne affrescata come trompe-l'oeil all'interno la scuderia e la citroniera, oltre che un rimaneggiamento in stile francese delle facciate. La chiesa è posta a fianco della reggia di Venaria Gli ultimi lavori furono realizzatatre tra la seconda meta del settecento e inizio dell’Ottocento.
Caratteristiche
A pianta centrale, è provvista di un altare in marmo in stile barocco. La parte alta (ovvero il piano nobile) della struttura presenta alcune balconate sulle quali si affacciavano i membri della famiglia reale quando assistevano alle celebrazioni liturgiche. L'apparato scultoreo della cappella fu realizzato tra il 1724 e il 1729 dal carrarese Giovanni Baratta, che realizzo dapprima l'altare maggiore, poi i quattro giganteschi dottori della chiesa (i santi Agostino, Ambrogio Atanasio e Giovanni Crisostomo).
Citroneria
Un tempo serviva come riparo delle piante di agrumi nei mesi freddi dell'anno, ha una dimensione imponente e gli spazzi risultano ancora più ampi perché la parete esposta a Sud è quasi completamente costituita da vetrate, le quali avevano lo scopo di illuminare le piante riparate in questa antica “serra"
Guarino Guarini e Filippo Juvarra
Fine del nostro itineario sulla Torino Barocca