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Francesco Guicciardini - "I Ricordi"

Maria Marrocco

Created on June 1, 2023

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Transcript

"I Ricordi"

- FRANCESCO GUCCIARDINI -

VITA DI FRANCESCO GUICCIARDINI

Francesco Guicciardini nasce a Firenze nel 1483. A 15 anni intraprende gli studi di diritto in diverse università italiane e successivamente inizia ad esercitare la professione di avvocato. Nel 1506 si sposa, per volontà del padre, con una donna appartenente a una delle famiglie più prestigiose di Firenze. Dopo il matrimonio, Francesco, intraprende una carriera brillante: d'apprima diventa ambasciatore presso il re di Spagna e, successivamente, riceve l'incarico di governatore di Modena; diventa, poi, negli anni successivi, governatore di Reggio e Parma, commissario dell'esercito pontificio e governatore della Romagna. Nel 1526 si fa anche promotore della Lega di Cognac, però, dopo che questa viene sconfitta, decide di rifugiarsi in una villa a firenze. Nel 1531, cerca di tornare a lavorare per i Medici, ma non gli viene rinnovata la fiducia, perciò egli si ritira nuovamente in una villa ad Acetri, dedicandosi all'attività letteraria. Morirà, poi, nel 1540.

INTRODUZIONE DELL'OPERA

Tra il 1512 e il 1530 Guicciardini compone i Ricordi, una raccolta di riflessioni basate sulla sua esperienza di diplomatico e di uomo politico. L'opera può essere definita un "anti-trattato", perché le diverse riflessioni sono accostate senza avere una struttura complessiva che segua un ordine preciso. Questa assenza di sistematicità rispecchia pienamente l'ideologia che sostiene l'opera, ossia la percezione di una realtà frammentaria e imprevedibile, impossibile da inquadrare entro schemi assoluti.

Alla base del pensiero di Guicciardini vi è la convinzione che la realtà non obbedisce a leggi universali, ma resta sempre mutevole e casuale; per questo motivo la conoscenza umana non può che essere limitata e relativa. Dunque, l'uomo, immerso in questa realtà sottoposta alle variabili leggi della fortuna, può solo tentare, con la propria «discrezione» - ovvero la capacità di valutare di volta in volta ciò che è opportuno - di perseguire il proprio «particulare», ossia il proprio interesse personale. Il «particulare» non è tuttavia inteso come vantaggio egoistico, bensì come criterio che deve orientare la scelta di ciò che è opportuno fare alla luce delle circostanze specifiche e nel rispetto del bene comune.

"Confronto tra Machiavelli e Guicciardini"

Natalino Sapegno, nel suo saggio critico, mette in evidenza come Gucciardini possa essere considerato un uomo teso alla soluzione dei problemi concreti che di volta in volta si presentano all'uomo di governo. La sua visione, infatti, apparentemente benevola, non lascia trasparire speranze ed è su questo fondo che nasce la rassegnata affermazione del <<particulare>>. Il critico all'interno del suo saggio, inoltre, mette a confronto il pensiero del poeta con quello di Machiavelli, che, pur essendo così crudo, è caratterizzato da ideali da perseguire con passione.

"degli uomini si può dire questo generalmente, che sieno ingrati, volubili, simulatori, fuggitori de' pericoli, cupidi di guadagno;"

Niccolò Machiavelli

"gli uomini per natura sono inclinati più al bene che al male"

Francesco Guicciardini

"Il Problema della Religione"

Sintesi:

In questo testo, Guicciardini esplora la relazione che c'è tra religione e politica, ponendo l’accento sui problemi e le tensioni che possono sorgere quando queste due sfere si intrecciano.Guicciardini analizza il ruolo della religione nella società, sottolineando come essa possa essere un fattore di coesione sociale, ma allo stesso tempo può anche generare conflitti e divisioni. Egli mette in discussione l’idea che una religione particolare debba essere imposta a tutti i cittadini di uno Stato, affermando che la fede religiosa dovrebbe essere una scelta individuale e che lo Stato dovrebbe garantire la libertà di culto.

L’autore affronta anche il tema della corruzione religiosa, criticando l’uso strumentale della religione da parte dei governanti per fini politici e personali. Guicciardini sostiene che la religione dovrebbe essere separata dal potere politico, poiché l’interferenza delle istituzioni religiose negli affari politici può portare alla distorsione della fede e alla manipolazione delle masse. Nel complesso, l’opera di Guicciardini offre una riflessione profonda sul rapporto tra religione e politica, mettendo in luce le sfide e i dilemmi che sorgono quando questi due ambiti si sovrappongono. L’autore difende la necessità di una separazione tra religione e Stato, promuovendo la libertà religiosa come valore fondamentale per una società equilibrata e armoniosa.

Analisi:

La polemica contro la corruzione ecclesiastica si riallaccia a una lunga tradizione nella letteratura italiana, anche se in Guicciardini il tema pone la sua particolare attenzione alla Riforma Luterana, che lui abbraccerebbe se non si trovasse in contrasto col fatto che è stato consigliere dei papi. Nell'opera non mancano neanche le pagine di condanna per la chiesa italiana infatti, l'autore condanna la corruzione della Chiesa usando gli argomenti consueti nella tradizione letteraria italiana, da Dante in poi, puntando il dito soprattutto contro le ingiustizie dei preti e la loro inclinazione al lusso e alle ricchezze attraverso la vendita delle indulgenze: non a caso la Riforma protestante in Germania era nata nel Cinquecento come forte reazione di fronte al moltiplicarsi degli episodi di simonia e, infatti, Guicciardini dichiara la sua personale vicinanza a quel modello di Chiesa, anche se ovviamente non lo può abbracciare per ragioni di convenienza politica.

"L'Individuo e la Storia"

Sintesi:

E' un'opera che comprende i ricordi 6, 110, 114, 189 e 220. Nel primo ricordo si affronta di come la realtà umana non rispetta regole assolute e generali, sbagliando quando si giudicano i fatti e gli uomini senza fare le distinzioni necessarie. Nel ricordo successivo, il 110, si parla dell'esempio dei Romani e di come bisogna avere una città come la loro per poter seguire tale esempio nella società contemporanea. Il ricordo 114 narra di come «Non si possono giudicare le cose del mondo sì da discosto, ma bisogna giudicarle e resolverle giornata per giornata.»; il ricordo in questione, infatti, evidenzia di come la mancanza di una conclusione sia determinante per fare vanificare le altre. Con gli ultimi due ricordi, il 189 e il 220, il brano in questione tratta, inoltre, del problema della decadenza di regni e città, prestando attenzione al rapporto tra individuo e patria, esprimendo quanto sia una sfortuna per un cittadino ritrovarsi a vivere durante la decadenza della propria patria e, perciò, deve cercare di entrare nelle grazie dei tiranni per far provare avversione nei confronti del male.

Analisi:

Nel primo ricordo si parla di come la storia non possa fornire all'essere umano punti di riferimento stabili in quanto l'autore rifiuta ogni concezione retorico-moralista della storia, affermando che ciò che conta realmente é la discrezione, ovvero la capacità di valutare i dati che la realtà fornisce e di scegliere quali siano le soluzioni più adeguate. Il ricordo 6, inoltre, evidenzia la distanza che vi é tra Guicciardini e Machiavelli, il quale aveva interpretato la storia e la politica sulla base di valori assoluti.

Il ricordo 110 é tra i più significativi dell'autore in quanto si mette in luce il suo atteggiamento nei confronti dell'ideologia rinascimentale; secondo Guicciardini, infatti, l'esempio dei Romani sarebbe valido qualora la realtà contemporanea riproducesse, in modo preciso e proporzionato, le condizioni verificatesi in passato.

Il terzo ricordo che lo scrittore affronta nel testo in questione é il 114, Guicciardini pone l'attenzione su coloro che intendono fare calcoli e previsioni del futuro; ancora una volta é possibile notare la distanza tra il pensiero di Machiavelli e quello di Guicciardini.

Il ricordo 189 affronta il problema della decadenza delle città e dei regni; tale ricordo si può collegare con quello successivo, il 220, in quanto riguarda il rapporto che vi é tra patria e individuo; l'autore privilegia l'efficacia pragmatica dell'azione rispetto ai principi astratti e generali.

Grazie!

Angela Caputo, Siria Cataldi, Ilaria Cavalera, Angela De Micheli, Maria Chiara Marrocco, Silvia Marzano, Eleonora Rizzello, Alessia Stefanizzi