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Le scuole ellenistiche

giulia.calleri06

Created on May 30, 2023

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Transcript

SCUOLE ELLENISTICHE

Borrometi, Calleri, Caravello, Sudano, Zuccaro

INDICE

Scetticismo

Introduzione

Epicureismo

Stoicismo

La felicità

Il termine ellenismo è stato introdotto nell’Ottocento per designare il periodo che va dalla morte di Alessandro Magno alla conquista romana dell’Egitto. L’evento cruciale che segna la nuova epoca, e dal quale dipendono i caratteri dell’età ellenistica, è la crisi definitiva della polis.

La fine delle polis porta un profondo cambiamento nella società. Nel mondo classico la città aveva rappresentato il confine del pensare e dell’agire individuale e collettivo, dentro il quale si sviluppavano relazioni di solidarietà e sentimenti di appartenenza, e anche la filosofia si concentrava sulla dimensione della collettività, sul valore delle leggi e sulle forme di governo.Con la fine della polis l’uomo greco deve ripensare interamente alla propria esistenza, andando alla ricerca di una nuova identità, che viene ritrovata nell’individualità. L’etica ellenistica è quindi cura di sé, interamente volta al benessere dell’individuo. Per raggiungere la vita felice bisogna liberarsi dai bisogni e dai desideri non necessari, che sono causa di sofferenza e frustrazione. Se prima l’essere umano era pensato come tale in relazione alla società, nel mondo ellenistico si concepisce l’essere umano come un insieme di ragione, sofferenze e desideri. I filosofi non si pensano più come membri della comunità chiusa della polis, ma come individui cosmopoliti (cittadini del mondo).

FILOSOFIE ELLENISTICHE

Le filosofie che si sviluppano durante l’età ellenistica sono lo scetticismo, l’epicureismo e lo stoicismo. Stoici, epicurei e scettici condividevano la convinzione che la filosofia fosse una faccenda pratica, che dettava le scelte del vivere quotidiano. Il fine del filosofare (e quindi del vivere) era per loro la felicità (eudaimonìa). Tuttavia, avevano idee molto diverse su quale fosse il modo di ottenere la felicità. Stoici ed epicurei ritenevano che la felicità si potesse ottenere perseguendo la verità. Gli scettici, invece, non credevano che fosse possibile conoscere la verità.

SCETTICISMO

Il fondatore della filosofia è Pirrone di Elide

Secondo il filosofo la felicità si ottiene grazie all’imperturbabilità dell’anima

ATARASSIA

Lo scettico non si limita a dubitare di tutto, ma giunge alla sospensione del giudizio

EPOCHE

Poiché non è possibile emettere giudizi veri, il saggio deve restare sospeso nell’indifferenza

ADIAFORA

Un altro tipico atteggiamento del saggio è la mancanza di parola, ossia il non dire nulla sulla realtà, visto che è impossibile conoscerla.

AFONIA

ENESIDEMO DI CNOSSO

L’insegnamento di Pirrone conosce una ripresa con Enesidemo di Cnosso, che si propone di dimostrare l’impossibilità di poter distinguere le sensazioni vere da quelle false. Elabora dieci tropi, modalità di argomentazioni in grado di mostrare situazioni che generano opinioni contrastanti, nelle quali è impossibile stabilire cosa sia vero e cosa falso.

SESTO EMPIRICO

Sesto Empirico conduce una severa critica contro i dogmatici, filosofi come Aristotele, che pretendono di conoscere la realtà. Sesto Empirico contesta la validità di ogni teoria della conoscenza: la discussione per stabilire ciò che è vero e ciò che è falso è inconcludente, perché rimanda a una verità che in realtà non esiste.

Epicureismo

Epicuro fonda ad Atene il Giardino, una comunità di amici che sceglie di vivere lontano dalla vita pubblica, secondo principi e regole. Al centro della sua riflessione filosofica vi è l'uomo ellenistico, inquieto e disorientato, alla ricerca di salvezza.

La canonica

è la prima parte della filosofia di Epicuro e si basa sulla teoria della conoscenza. Essa fissa i tre criteri fondamentali di verità:

Prodotte da effluvi atomici emanati dagli oggetti che penetrano in noi dando luogo alle sensazioni che sono vere in quanto tali senza distinzione. Quello che impropriamente viene detto “errore dei sensi” e in realtà un errore di giudizio dovuto all’interpretazione che la ragione dà delle sensazioni.

Sensazioni

Memoria delle sensazioni ripetute e trattenute, che consentono di generare i concetti generali. È prodotta dall’esperienza, perciò è vera.

prolessi

Sentimenti di piacere e di dolore che accompagnano ogni sensazione. Sono sempre veri, come lo sono le sensazioni. Dai sentimenti traiamo l’indicazione di ciò che deve essere scelto e evitato.

sentimenti

l'etica

Chi seguirà i dettami della ragione proverà prima il piacere «cinetico», che deriva dall'appagamento di un desiderio, e poi il piacere «catastematico», riservato a chi vive imperturbabile nella totale assenza del dolore. L’allontanamento dalle sofferenze del corpo per approdare allo stato di dolore fisico (aponìa) non è sufficiente a garantire all’uomo la felicità, ma deve essere accompagnata da una condizione di imperturbabilità dell’anima (atarassìa), raggiungibile solo attraverso la filosofia.

è la ricerca del piacere, cioè della felicità. Epicuro identifica il bene con il piacere, la cui essenza coincide con la quiete ottenuta rimuovendo il dolore. La felicità consiste in una vita colma di un piacere moderato, sorretto dalla ragione. Epicuro distingue tre diversi tipi di bisogni:

• naturali e necessari, da ricercare sempre; • naturali non necessari, desiderabili ma non a tutti i costi; • né naturali né necessari, da evitare.

Lungo il cammino che porta al piacere catastematico e alla felicità come imperturbabilità dell’anima sono disseminate le paure prodotte dalla superstizione e dall’ignoranza. È compito della filosofia dissiparle. Epicuro parla infatti di un quadruplice farmaco (tetrafarmacon) che il saggio deve sempre tener presente per liberarsi da:

  • la credenza nell'azione punitrice degli dei: è un'angoscia ingiustificata, poiché è assurdo attribuire agli dei la responsabilità della nostra buona o cattiva sorte;
  • la paura della morte: non deve turbarci, perché la morte non è nulla per noi (quando viviamo non c'è, quando c'è allora non ci siamo più noi);
  • la paura del dolore: si dissolve quando si pensa che il dolore prolungato è sopportabile, mentre quello grave è necessariamente breve;
  • la vita politica: è fonte di tensione e dolore e non può essere una via per la felicità. Da qui l'invito a ritirarsi in se stessi, tenendosi lontani dalla vita pubblica, secondo la celebre regola: «vivi nascosto».

stoicismo

è la scuola ellenistica che ha maggiormente influenzato la cultura greco-romana e la successsiva riflessione filosofica. Fu fondata da Zenone di Cizio, al quale succedettero Cleante di Asso e Crisippo di Soli.

Info

l'etica

Per gli stoici il concetto di libertà consiste nell’uniformare il proprio volere a quello del destino, cioè al logos, di conseguenza, la virtù consiste nel vivere secondo natura, che è un tutt’uno col vivere secondo ragione.

virtuoso e bene

tutto ciò che è conforme alla natura;

vizioso e male

tutto ciò che è contrario alla natura;

tutto il resto. Tra le cose indifferenti ve ne sono tuttavia alcune preferibili (come la vita, la salute e l’ingegno).

indifferente

L’azione del saggio è volta unicamente a sconfiggere la passione, che distoglie l’uomo dal bene. In questo consiste l’apatia, l’assenza di ogni passione e l’impassibilità di fronte a essa, nel cui raggiungimento risiede la felicità.

Un aspetto molto significativo della dottrina stoica è quello che riguarda i rapporti sociali. Tutti gli uomini sono per natura uguali, perché dotati di ragione, e fratelli in quanto figli dell’unico genere umano.

Pertanto la loro città è il mondo (cosmopolitismo) e la loro legge è la natura. La natura non è dunque bandita, come lo era per gli epicurei. Essa viene anzi assunta come un dovere per realizzare un ideale, l’unione di tutti gli uomini sotto un’unica legge.

EPICUREISMO

SCETTICISMO

LA FELICITà

STOICISMO