RAZZISMO NELLO SPORT
Maggio, 23
#0012
Bernasconi Giorgia, Barile Aurora
4^BL
Una lunga storia
Si può dire che storia del razzismo nel mondo dello sport sia iniziata parallelamente alla professionalizzazione delle discipline. Le cose sono cambiate, tuttavia ci sono ancora reminiscenze del problema.
Siamo lontani dai tempi in cui Jackie Robinson firmò un contratto in cui si impegnava ad accettare insulti razzisti e disprezzo. Tuttavia, nel mondo dello sport ci sono ancora numerosi segnali di odio razziale.
Gli episodi di razzismo nel mondo dello sport purtroppo hanno una lunga storia che continua a ancora oggi. Alla base di simili atteggiamenti ci sono ideologie, credenze e visioni spesso difficili da sradicare. Fondamentalmente, è questo il problema del razzismo nello sport, il fatto di non riuscire a cambiare un pensiero.
Nel mondo dello sport il razzismo spesso viene usato per far perdere la concentrazione gli atleti. Ci sono casi documentati di giocatori che offendono i rivali per farli perdere. Il calcio è forse lo sport in cui questi comportamenti antisociali si manifestano maggiormente.
Allo stesso modo, gli attacchi razzisti non avvengono solo nel mondo del calcio. Casi recenti sono stati registrati nella Major League Baseball e nella Basketball Euro League.
+info
Il Caso Vinicius Junior
"Non voglio parlare di calcio, non dopo quello che è successo. La Liga ha un problema con il razzismo”.
Vinicius, visibilmente e comprensibilmente scosso dall’accaduto, ha provato a far presente la situazione all’arbitro, che a sua volta ha fatto diffondere, dallo speaker dello stadio, un messaggio per cercare di interrompere gli insulti dei tifosi, ma come prevedibile non è servito a molto. Vinicius, nonostante il suo allenatore, Ancelotti, abbia detto di aver pensato addirittura di sostituirlo vista la gravità della situazione, è andato avanti a giocare; a una ventina di minuti la partita è stata interrotta perché la tifoseria del Valencia ha iniziato a lanciare in campo diversi oggetti e soprattutto a insultare sempre più forte Vinicius che, alla fine ha commesso un fallo di frustrazione ed è stato espulso.
Queste parole le ha dette l’allenatore del Real Madrid Carlo Ancelotti ai giornalisti dopo la partita di campionato tra il suo Real Madrid e il Valencia del 21 maggio 2023. La partita ha aperto le prime pagine dei giornali e siti web di tutto il mondo. Non perché è stata spettacolare, non perché ci sono stati dei gol da ricordare, ma per i continui insulti razzisti che la tifoseria del Valencia ha rivolto verso uno dei giocatori più importanti e forti del Real Madrid, Vinicius Junior. Il calciatore brasiliano è da tempo vittima, in moltissimi stadi spagnoli, di episodi del genere, ma in questo ultimo caso si è toccato un picco di negatività: lo stadio lo ha chiamato, per gran parte del match “mono” che in spagnolo vuol dire scimmia, accompagnando con questo epiteto razzista ogni suo tocco di palla.
Sport e razzismo: le azioni politiche degli atleti afroamericani
Un primo clamoroso episodio avvenne nell’agosto del 1936. Per la prima volta nella storia un atleta nero occupa la ribalta internazionale vincendo 4 medaglie d’oro nell’atletica alle Olimpiadi di Berlino, sotto gli occhi di Hitler. Il suo nome è Jesse Owens, e le sue imprese sportive furono uno schiaffo morale per il regime nazista, impegnato nella propaganda della superiorità della razza ariana.
Eppure, l’impresa di Owens fu accolta molto tiepidamente anche negli Stati Uniti, la sua patria. Il presidente F. D. Roosevelt, impegnato nella corsa alle elezioni per la ricandidatura, decise di non invitare Owens alla Casa Bianca per il giusto omaggio, per paura di offendere gli elettori degli Stati segregazionisti del sud.
Razzismo nello sport: combatterlo con l’educazione
Non si può censurare ciò che dice la gente, ma si possono educare delle nuove generazioni più tolleranti.
Anche l’azione dei media sportivi influenza la condanna degli atti razzisti. La rieducazione delle persone richiede tempo, ma potrebbe essere il modo più efficace. La campagna “Say No to Racism” (“Dì di no al razzismo”) è un eccellente esempio di come dovrebbe essere la propaganda antirazzista. In breve, il problema del razzismo nello sport va oltre lo sport. Le sfide sono culturali, educative, psicologiche e sociali. Nelson Mandela è riuscito a sconfiggere la segregazione razziale in Sudafrica attraverso il rugby. Oggi le autorità sportive devono fare di tutto per promuovere la tolleranza.
RAZZISMO NELLO SPORT
Giorgia Bernasconi
Created on May 30, 2023
Bernasconi, Barile
Start designing with a free template
Discover more than 1500 professional designs like these:
View
Higher Education Presentation
View
Psychedelic Presentation
View
Vaporwave presentation
View
Geniaflix Presentation
View
Vintage Mosaic Presentation
View
Modern Zen Presentation
View
Newspaper Presentation
Explore all templates
Transcript
RAZZISMO NELLO SPORT
Maggio, 23
#0012
Bernasconi Giorgia, Barile Aurora
4^BL
Una lunga storia
Si può dire che storia del razzismo nel mondo dello sport sia iniziata parallelamente alla professionalizzazione delle discipline. Le cose sono cambiate, tuttavia ci sono ancora reminiscenze del problema. Siamo lontani dai tempi in cui Jackie Robinson firmò un contratto in cui si impegnava ad accettare insulti razzisti e disprezzo. Tuttavia, nel mondo dello sport ci sono ancora numerosi segnali di odio razziale.
Gli episodi di razzismo nel mondo dello sport purtroppo hanno una lunga storia che continua a ancora oggi. Alla base di simili atteggiamenti ci sono ideologie, credenze e visioni spesso difficili da sradicare. Fondamentalmente, è questo il problema del razzismo nello sport, il fatto di non riuscire a cambiare un pensiero.
Nel mondo dello sport il razzismo spesso viene usato per far perdere la concentrazione gli atleti. Ci sono casi documentati di giocatori che offendono i rivali per farli perdere. Il calcio è forse lo sport in cui questi comportamenti antisociali si manifestano maggiormente.
Allo stesso modo, gli attacchi razzisti non avvengono solo nel mondo del calcio. Casi recenti sono stati registrati nella Major League Baseball e nella Basketball Euro League.
+info
Il Caso Vinicius Junior
"Non voglio parlare di calcio, non dopo quello che è successo. La Liga ha un problema con il razzismo”.
Vinicius, visibilmente e comprensibilmente scosso dall’accaduto, ha provato a far presente la situazione all’arbitro, che a sua volta ha fatto diffondere, dallo speaker dello stadio, un messaggio per cercare di interrompere gli insulti dei tifosi, ma come prevedibile non è servito a molto. Vinicius, nonostante il suo allenatore, Ancelotti, abbia detto di aver pensato addirittura di sostituirlo vista la gravità della situazione, è andato avanti a giocare; a una ventina di minuti la partita è stata interrotta perché la tifoseria del Valencia ha iniziato a lanciare in campo diversi oggetti e soprattutto a insultare sempre più forte Vinicius che, alla fine ha commesso un fallo di frustrazione ed è stato espulso.
Queste parole le ha dette l’allenatore del Real Madrid Carlo Ancelotti ai giornalisti dopo la partita di campionato tra il suo Real Madrid e il Valencia del 21 maggio 2023. La partita ha aperto le prime pagine dei giornali e siti web di tutto il mondo. Non perché è stata spettacolare, non perché ci sono stati dei gol da ricordare, ma per i continui insulti razzisti che la tifoseria del Valencia ha rivolto verso uno dei giocatori più importanti e forti del Real Madrid, Vinicius Junior. Il calciatore brasiliano è da tempo vittima, in moltissimi stadi spagnoli, di episodi del genere, ma in questo ultimo caso si è toccato un picco di negatività: lo stadio lo ha chiamato, per gran parte del match “mono” che in spagnolo vuol dire scimmia, accompagnando con questo epiteto razzista ogni suo tocco di palla.
Sport e razzismo: le azioni politiche degli atleti afroamericani
Un primo clamoroso episodio avvenne nell’agosto del 1936. Per la prima volta nella storia un atleta nero occupa la ribalta internazionale vincendo 4 medaglie d’oro nell’atletica alle Olimpiadi di Berlino, sotto gli occhi di Hitler. Il suo nome è Jesse Owens, e le sue imprese sportive furono uno schiaffo morale per il regime nazista, impegnato nella propaganda della superiorità della razza ariana.
Eppure, l’impresa di Owens fu accolta molto tiepidamente anche negli Stati Uniti, la sua patria. Il presidente F. D. Roosevelt, impegnato nella corsa alle elezioni per la ricandidatura, decise di non invitare Owens alla Casa Bianca per il giusto omaggio, per paura di offendere gli elettori degli Stati segregazionisti del sud.
Razzismo nello sport: combatterlo con l’educazione
Non si può censurare ciò che dice la gente, ma si possono educare delle nuove generazioni più tolleranti. Anche l’azione dei media sportivi influenza la condanna degli atti razzisti. La rieducazione delle persone richiede tempo, ma potrebbe essere il modo più efficace. La campagna “Say No to Racism” (“Dì di no al razzismo”) è un eccellente esempio di come dovrebbe essere la propaganda antirazzista. In breve, il problema del razzismo nello sport va oltre lo sport. Le sfide sono culturali, educative, psicologiche e sociali. Nelson Mandela è riuscito a sconfiggere la segregazione razziale in Sudafrica attraverso il rugby. Oggi le autorità sportive devono fare di tutto per promuovere la tolleranza.