I giardini della Reggia di Caserta
Storia e particolarità
La reggia di Caserta è una residenza reale, storicamente appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie. Nel 1751 Carlo Borbone acquistò dalla famiglia Caetani di Sermoneta il feudo di Caserta, comprendente anche la villa. L'avvio ai lavori di costruzione, iniziò il 20 gennaio 1752, su progetto di Luigi Vanvitelli: a questo seguirono il figlio Carlo e altri architetti, ma la reggia venne conclusa solamente nel 1845. L'idea era quella di istituire in questo luogo il nuovo centro amministrativo del regno, in un luogo generalmente considerato sicuro, lontano dalle eruzioni del Vesuvio e dagli attacchi dei pirati, adeguandosi allo stesso tempo ai canoni dell'urbanistica illuministica già presente in centri come Vienna o Parigi; il nuovo palazzo infatti, avrebbe dovuto essere completamente autosufficiente, con accanto un nucleo urbano produttivo. La Reggia di Caserta, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1999, è la residenza reale più grande al mondo. Il parco della reggia fu progettato dagli architetti seguendo come modello ispirativo la reggia di Versailles e il palazzo Reale della Granja de San Ildefonso.
Suddiviso in giardino all'italiana e giardino inglese, il parco ha una superficie di 120 ettari per una lunghezza di quasi tre chilometri. Situato nella parte posteriore del Palazzo Reale, attraverso il giardino all’italiana della Reggia di Caserta si arriva alla Peschiera Vecchia. All’interno del parco della Reggia di Caserta invece, nel 1786, si sviluppa per 24 ettari il giardino all’inglese. Il giardino, detto anche “di paesaggio”, fu realizzato da John Andrew Graefer per volere della moglie di Ferdinando IV, la regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. La reggia di Caserta è stata utilizzata come ambientazione per scene di diversi film, come ad esempio per due episodi della saga di Guerre stellari, per “Mission Impossible III: Angeli e demoni”, “Donne e briganti”, “Ferdinando I° re di Napoli”, “Il pap'occhio, Sing Sing”, “Li chiamarono... briganti!”, “Ferdinando e Carolina”, “Io speriamo che me la cavo” e “Giovanni Paolo II”. Nel 2019 invece, durante la XXX Universiade, il parco ha ospitato le gare di tiro con l'arco. Molti artisti, scrittori, letterati, scultori, musicisti e poeti visitarono la Reggia di Caserta negli anni, tra questi il drammaturgo e critico d’arte Goethe, che disse: «I giardini del parco sono stupendi, in armonia perfetta con un lembo di terra che è tutta un giardino.»
GIARDINO ALL'TALIANA
Ingresso
Il giardino all'italiana è costituito da una serie di aiuole e fontane, alimentate originariamente dall'acquedotto Carolino costruito insieme alla reggia: comprende inoltre anche il cosiddetto bosco vecchio dove sono ubicate la Peschiera e la Castelluccia. Lasciato alle spalle il palazzo, dopo aver percorso un viale centrale affiancato da due aiuole, si arriva alla fontana Margherita, detta anche del Canestro: ha una forma circolare ed è decorata con ornamenti floreali. Superata la fontana, due rampe che seguono l'andamento della collina, costituiscono il ponte di Ercole, che conduce alla Via d'Acqua, ossia un insieme di fontane e vasche, che formano piccole cascate che terminano nella cascata artificiale finale: le fontane hanno come tema quello della mitologia classica. La Peschiera superiore, dalla lunghezza di 475 metri per una larghezza di circa 30, si conclude con la fontana dei Delfini, realizzata da Gaetano Salomone nel 1799, e prende il nome dai due delfini che si trovano accanto a un mostro marino con artigli e zampe.
Fontana Margherita
Fontana dei Delfini
Attraversata un'ampia zona pianeggiante si arriva alla fontana di Eolo: si tratta di un'opera incompleta, perché secondo il progetto originario avrebbe dovuto contare oltre 50 statue raffiguranti i venti, posti nelle varie cavità dell'esedra e al centro le statue di Eolo e Giunone su un carro trainato da pavoni, traendo spunto dal racconto dell'Eneide. Si compone invece di vari gruppi di statue, tutte in marmo di Montegrande, come le nozze di Teti e Peleo, il Giudizio di Paride, Giove con le tre dee e lo Sposalizio di Paride, mentre la scena principale è Eolo scatenante i venti contro Enea, di Angelo Maria Brunelli, Paolo Persico, Gaetano Salomone e Andrea Violani. Al centro dell'esedra vi è una cascata, da cui l'acqua poi prosegue in sotterranea per andare ad alimentare la fontana dei Delfini. Ai lati della fontana, una balaustra adornata con statue di schiavi, conduce alla vasca superiore, caratterizzata da una serie di gradoni a formare delle piccole cascate, che termina con la Fontana di Cerere, o Zampilliera. La fontana fu realizzata tra il 1783 il 1784 da Gaetano Salomone e prende il nome dalla scena centrale dove un gruppo di statue raffigura Cerere che regge il medaglione con il simbolo della Trinacria; completano l'opera tritoni, delfini e le Nereidi, oltre alle raffigurazioni dei fiumi siciliani Anapo e Arethusa.
Fontana di Eolo
Fontana di Cerere
Segue una zona di prato e un'altra vasca caratterizzata da dodici piccole cascate che termina con la fontana di Venere e Adone: prende il nome dal mito di Adone che per la sua bellezza fece innamorare Venere e che morì sbranato durante una battuta di caccia da un cinghiale sotto il quale si nascondeva Marte; realizzata da Gaetano Salomone tra il 1784 e il 1789 in marmo bianco di Carrara, raffigura il momento in cui Venere cerca di persuadere Adone a recarsi a caccia. Una scalinata adornata con una balaustra sulla quale poggiano statue di cacciatori e cacciatrici porta alla fontana di Diana e Atteone, realizzata da Pietro e Tommaso Solari, Angelo Maria Brunelli e Paolo Persico: il tema trattato nell'opera prende spunto dalle “Le metamorfosi di Ovidio” e si distingue in diversi gruppi scultorei, in particolare Diana e le ninfe a destra e Atteone trasformato in cervo e assalito dai suoi stessi cani a sinistra. Tutte le statue della fontana furono realizzate da Paolo Persico, le ninfe da Angelo Maria Brunelli e i cani da Pietro Solari. Nella fontana si riversa la cascata artificiale: questa ha un'altezza di 78 metri e l'accesso alla sua sommità avviene grazie a due scalinate laterali che terminano in una grotta, anch'essa artificiale, posta a un'altezza di 204 metri.
Fontana di Venere e Adone
Fontana di Diana e Atteone
Alla sinistra del giardino all'italiana si trova il bosco vecchio, in origine di proprietà della tenuta degli Acquaviva, dove al suo interno vennero edificate la Castelluccia e la Peschiera grande. La Castelluccia venne costruita nel 1769 riadattando la torre della Pernesta, risalente al XVI secolo: i lavori vennero eseguiti da Francesco Collecini su disegno di Luigi Vanvitelli; la struttura si presentava con l'aspetto di un castello fortificato in miniatura, con fossato e ponti levatoi per poter simulare le battaglie che avrebbe dovuto combattere Ferdinando IV. Nel 1819 fu nuovamente restaurata, assumendo l'aspetto definitivo e destinata a essere un luogo di ristoro durante le battute di caccia: ha una pianta ottagonale, mentre l'ultimo piano è a forma di torre circolare, simile a un osservatorio. La Peschiera grande è posta a poca distanza dalla Castelluccia e come questa, fu progettata da Luigi Vanvitelli e costruita da Francesco Collencini, venendo ultimata nel 1769: è lunga 270 metri e larga poco più di 105, ha una forma ellittica ed è delimitata da un parapetto interrotto da piccoli moli. Il suo scopo originale era di far esercitare Ferdinando IV per le battaglie navali con appositi modellini, tant'è che al centro fu creato un isolotto che avrebbe dovuto ospitare un padiglione per piccoli cannoni: successivamente venne trasformata in un luogo per il ricevimento e lo svago degli ospiti.
La Castelluccia
La Peschiera grande
GIARDINO INGLESE
A destra della Fontana di Diana e Atteone, si sviluppa il Giardino Inglese che si estende su una superficie di 24 ettari.
Costruito a partire dal 1785 su suggerimento di Lord William Hamilton, è il primo giardino di paesaggio d’Italia, nato dalla collaborazione tra Carlo Vanvitelli e il botanico e giardiniere inglese John Andrew Graefer. Sostenuti da numerosi giardinieri, Vanvitelli e Graefer diedero vita a un giardino di gusto romantico, dominato da angoli a prima vista selvaggi, rilievi e corsi d’acqua.
Nelle intenzioni della regina Maria Carolina il giardino casertano doveva confrontarsi con il Petit Trianon, fatto realizzare a Versailles dalla sorella Maria Antonietta di Francia.
Il luogo, sito in prossimità della grande cascata, si prestava alla coltivazione di specie esotiche. Per questo si arricchì, oltre che di costruzioni utili alla sosta e allo svago dei reali, di numerose serre, destinate ad accogliere gli esemplari botanici provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto e utili allo studio e alla riproduzione delle piante.
Durante il XIX secolo, sotto la guida dei botanici Gussone e Terracciano, il giardino fu denominato Real Orto Botanico di Caserta. Qui, infatti, sono visibili esemplari eccezionali di albero della canfora, tasso, cedro del libano e quella che si tramanda sia stata la prima pianta di camelia arrivata in Europa dal Giappone.
Il Bagno di Venere
Il Criptoportico
La Palazzina Inglese
L' Aperia
Il Laghetto delle Ninfee
Fine
Alessio Renda, Ennio Russo, Mattia Sardo 1ªH
I Giardini della Reggia di Caserta
alessiorenda14
Created on May 29, 2023
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I giardini della Reggia di Caserta
Storia e particolarità
La reggia di Caserta è una residenza reale, storicamente appartenuta ai Borbone delle Due Sicilie. Nel 1751 Carlo Borbone acquistò dalla famiglia Caetani di Sermoneta il feudo di Caserta, comprendente anche la villa. L'avvio ai lavori di costruzione, iniziò il 20 gennaio 1752, su progetto di Luigi Vanvitelli: a questo seguirono il figlio Carlo e altri architetti, ma la reggia venne conclusa solamente nel 1845. L'idea era quella di istituire in questo luogo il nuovo centro amministrativo del regno, in un luogo generalmente considerato sicuro, lontano dalle eruzioni del Vesuvio e dagli attacchi dei pirati, adeguandosi allo stesso tempo ai canoni dell'urbanistica illuministica già presente in centri come Vienna o Parigi; il nuovo palazzo infatti, avrebbe dovuto essere completamente autosufficiente, con accanto un nucleo urbano produttivo. La Reggia di Caserta, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1999, è la residenza reale più grande al mondo. Il parco della reggia fu progettato dagli architetti seguendo come modello ispirativo la reggia di Versailles e il palazzo Reale della Granja de San Ildefonso.
Suddiviso in giardino all'italiana e giardino inglese, il parco ha una superficie di 120 ettari per una lunghezza di quasi tre chilometri. Situato nella parte posteriore del Palazzo Reale, attraverso il giardino all’italiana della Reggia di Caserta si arriva alla Peschiera Vecchia. All’interno del parco della Reggia di Caserta invece, nel 1786, si sviluppa per 24 ettari il giardino all’inglese. Il giardino, detto anche “di paesaggio”, fu realizzato da John Andrew Graefer per volere della moglie di Ferdinando IV, la regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. La reggia di Caserta è stata utilizzata come ambientazione per scene di diversi film, come ad esempio per due episodi della saga di Guerre stellari, per “Mission Impossible III: Angeli e demoni”, “Donne e briganti”, “Ferdinando I° re di Napoli”, “Il pap'occhio, Sing Sing”, “Li chiamarono... briganti!”, “Ferdinando e Carolina”, “Io speriamo che me la cavo” e “Giovanni Paolo II”. Nel 2019 invece, durante la XXX Universiade, il parco ha ospitato le gare di tiro con l'arco. Molti artisti, scrittori, letterati, scultori, musicisti e poeti visitarono la Reggia di Caserta negli anni, tra questi il drammaturgo e critico d’arte Goethe, che disse: «I giardini del parco sono stupendi, in armonia perfetta con un lembo di terra che è tutta un giardino.»
GIARDINO ALL'TALIANA
Ingresso
Il giardino all'italiana è costituito da una serie di aiuole e fontane, alimentate originariamente dall'acquedotto Carolino costruito insieme alla reggia: comprende inoltre anche il cosiddetto bosco vecchio dove sono ubicate la Peschiera e la Castelluccia. Lasciato alle spalle il palazzo, dopo aver percorso un viale centrale affiancato da due aiuole, si arriva alla fontana Margherita, detta anche del Canestro: ha una forma circolare ed è decorata con ornamenti floreali. Superata la fontana, due rampe che seguono l'andamento della collina, costituiscono il ponte di Ercole, che conduce alla Via d'Acqua, ossia un insieme di fontane e vasche, che formano piccole cascate che terminano nella cascata artificiale finale: le fontane hanno come tema quello della mitologia classica. La Peschiera superiore, dalla lunghezza di 475 metri per una larghezza di circa 30, si conclude con la fontana dei Delfini, realizzata da Gaetano Salomone nel 1799, e prende il nome dai due delfini che si trovano accanto a un mostro marino con artigli e zampe.
Fontana Margherita
Fontana dei Delfini
Attraversata un'ampia zona pianeggiante si arriva alla fontana di Eolo: si tratta di un'opera incompleta, perché secondo il progetto originario avrebbe dovuto contare oltre 50 statue raffiguranti i venti, posti nelle varie cavità dell'esedra e al centro le statue di Eolo e Giunone su un carro trainato da pavoni, traendo spunto dal racconto dell'Eneide. Si compone invece di vari gruppi di statue, tutte in marmo di Montegrande, come le nozze di Teti e Peleo, il Giudizio di Paride, Giove con le tre dee e lo Sposalizio di Paride, mentre la scena principale è Eolo scatenante i venti contro Enea, di Angelo Maria Brunelli, Paolo Persico, Gaetano Salomone e Andrea Violani. Al centro dell'esedra vi è una cascata, da cui l'acqua poi prosegue in sotterranea per andare ad alimentare la fontana dei Delfini. Ai lati della fontana, una balaustra adornata con statue di schiavi, conduce alla vasca superiore, caratterizzata da una serie di gradoni a formare delle piccole cascate, che termina con la Fontana di Cerere, o Zampilliera. La fontana fu realizzata tra il 1783 il 1784 da Gaetano Salomone e prende il nome dalla scena centrale dove un gruppo di statue raffigura Cerere che regge il medaglione con il simbolo della Trinacria; completano l'opera tritoni, delfini e le Nereidi, oltre alle raffigurazioni dei fiumi siciliani Anapo e Arethusa.
Fontana di Eolo
Fontana di Cerere
Segue una zona di prato e un'altra vasca caratterizzata da dodici piccole cascate che termina con la fontana di Venere e Adone: prende il nome dal mito di Adone che per la sua bellezza fece innamorare Venere e che morì sbranato durante una battuta di caccia da un cinghiale sotto il quale si nascondeva Marte; realizzata da Gaetano Salomone tra il 1784 e il 1789 in marmo bianco di Carrara, raffigura il momento in cui Venere cerca di persuadere Adone a recarsi a caccia. Una scalinata adornata con una balaustra sulla quale poggiano statue di cacciatori e cacciatrici porta alla fontana di Diana e Atteone, realizzata da Pietro e Tommaso Solari, Angelo Maria Brunelli e Paolo Persico: il tema trattato nell'opera prende spunto dalle “Le metamorfosi di Ovidio” e si distingue in diversi gruppi scultorei, in particolare Diana e le ninfe a destra e Atteone trasformato in cervo e assalito dai suoi stessi cani a sinistra. Tutte le statue della fontana furono realizzate da Paolo Persico, le ninfe da Angelo Maria Brunelli e i cani da Pietro Solari. Nella fontana si riversa la cascata artificiale: questa ha un'altezza di 78 metri e l'accesso alla sua sommità avviene grazie a due scalinate laterali che terminano in una grotta, anch'essa artificiale, posta a un'altezza di 204 metri.
Fontana di Venere e Adone
Fontana di Diana e Atteone
Alla sinistra del giardino all'italiana si trova il bosco vecchio, in origine di proprietà della tenuta degli Acquaviva, dove al suo interno vennero edificate la Castelluccia e la Peschiera grande. La Castelluccia venne costruita nel 1769 riadattando la torre della Pernesta, risalente al XVI secolo: i lavori vennero eseguiti da Francesco Collecini su disegno di Luigi Vanvitelli; la struttura si presentava con l'aspetto di un castello fortificato in miniatura, con fossato e ponti levatoi per poter simulare le battaglie che avrebbe dovuto combattere Ferdinando IV. Nel 1819 fu nuovamente restaurata, assumendo l'aspetto definitivo e destinata a essere un luogo di ristoro durante le battute di caccia: ha una pianta ottagonale, mentre l'ultimo piano è a forma di torre circolare, simile a un osservatorio. La Peschiera grande è posta a poca distanza dalla Castelluccia e come questa, fu progettata da Luigi Vanvitelli e costruita da Francesco Collencini, venendo ultimata nel 1769: è lunga 270 metri e larga poco più di 105, ha una forma ellittica ed è delimitata da un parapetto interrotto da piccoli moli. Il suo scopo originale era di far esercitare Ferdinando IV per le battaglie navali con appositi modellini, tant'è che al centro fu creato un isolotto che avrebbe dovuto ospitare un padiglione per piccoli cannoni: successivamente venne trasformata in un luogo per il ricevimento e lo svago degli ospiti.
La Castelluccia
La Peschiera grande
GIARDINO INGLESE
A destra della Fontana di Diana e Atteone, si sviluppa il Giardino Inglese che si estende su una superficie di 24 ettari. Costruito a partire dal 1785 su suggerimento di Lord William Hamilton, è il primo giardino di paesaggio d’Italia, nato dalla collaborazione tra Carlo Vanvitelli e il botanico e giardiniere inglese John Andrew Graefer. Sostenuti da numerosi giardinieri, Vanvitelli e Graefer diedero vita a un giardino di gusto romantico, dominato da angoli a prima vista selvaggi, rilievi e corsi d’acqua. Nelle intenzioni della regina Maria Carolina il giardino casertano doveva confrontarsi con il Petit Trianon, fatto realizzare a Versailles dalla sorella Maria Antonietta di Francia. Il luogo, sito in prossimità della grande cascata, si prestava alla coltivazione di specie esotiche. Per questo si arricchì, oltre che di costruzioni utili alla sosta e allo svago dei reali, di numerose serre, destinate ad accogliere gli esemplari botanici provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto e utili allo studio e alla riproduzione delle piante. Durante il XIX secolo, sotto la guida dei botanici Gussone e Terracciano, il giardino fu denominato Real Orto Botanico di Caserta. Qui, infatti, sono visibili esemplari eccezionali di albero della canfora, tasso, cedro del libano e quella che si tramanda sia stata la prima pianta di camelia arrivata in Europa dal Giappone.
Il Bagno di Venere
Il Criptoportico
La Palazzina Inglese
L' Aperia
Il Laghetto delle Ninfee
Fine
Alessio Renda, Ennio Russo, Mattia Sardo 1ªH