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ARTE METAFISICA

Bianca Melzi

Created on May 29, 2023

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Transcript

METAFISICA

MELZI, LEGASPI, SABADO

CARLO CARRA'

Carlo Carrà fu una delle personalità su cui meglio si rispecchiò l’arte italiana del primo Novecento. Il pittore aderì prima al futurismo e poi alla metafisica. Altrettanto fondamentali per lo sviluppo del suo linguaggio artistico furono gli studi sui maestri toscani, come Giotto e Paolo Uccello. Importanti furono i molti viaggi che fece a Parigi, al tempo capitale dell’arte, in cui poté stringere rapporti con i cubisti e l’ambiente intellettuale parigino. Non solo pittore ma anche critico militante. Carrà dimostrò subito una certa intuizione verso le ricerche artistiche più all’avanguardia e moderne del primo Novecento, senza per questo rinunciare ad un’espressione artistica che fosse personale e originale.

Carlo Carrà

la musa metafisica

Un’enorme manichino è poggiato in primo piano su di una base quadrata: è una giocatrice di tennis con la racchetta nella mano destra e la palla nella mano sinistra che indossa un golfino chiuso con il primo bottone sul davanti. Una cintura stringe la gonna dalle molte pieghe mentre a testa, è appunto, rappresentata da quella di un manichino da sartoria. A terra, vi è un plastico che riproduce una parte di terra che confina con il mare punto su di un angolo è rappresentato un bersaglio. Un prisma colorato è incastrato sul fondo della stanza. Alla sua destra vi sono dei pannelli verticali che raffigurano architetture disegnate, al fondo della stanza un muro è interrotto, a sinistra, da un’apertura e a destra si vede una croce che pare un puntatore. Lateralmente vi sono delle pareti e su quella di destra un’apertura dalla quale si intravede un fondo oscuro. Il pavimento pare un palcoscenico in legno.

Con una tecnica di pittura rinascimentale vengono modellate le figure con il chiaroscuro e superfici architettoniche, poi, sono rese attraverso campiture più o meno uniformi. Le pennellate, infine, sono levigate per formare superfici lisce e prive di trama.

COLORE ED ILLUMINAZIONE

Le superfici della stanza, i muri e il soffitto sono colorati con un grigio oscurato nelle parti in ombra. Le porte si affacciano su un nero totale mentre il pavimento a listoni e alcuni altri particolari come il basamento del manichino e l’arredo, che si intravede a sinistra, sono dipinti in ocra. Il manichino è bianco con chiaroscuri grigi e gli unici colori saturi sono il rosso e il verde, tra i quali vi è un forte contrasto di complementarità che li fa risaltare. L’illuminazione è ideale e modella le figure come fossero oggetti a se stanti. La luce proviene da destra, leggermente frontale e crea delle lunghe ombre nette sul pavimento e sugli oggetti.

GIORGIO DE CHIRICO

De Chirico era fornito di un’aperta cultura mediterranea, che aveva acquisito anche grazie ai suoi natali (l’artista infatti nacque in Grecia), e soggiornando a Monaco di Baviera era peraltro entrato in contatto con l’arte tedesca. Da queste esperienze, De Chirico maturò l’esigenza di mettere a punto un nuovo linguaggio, che di fatto si rivelò tra i più originali e anche tra i più enigmatici del Novecento. De Chirico è considerato il padre della pittura metafisica, che nasceva come reazione alle avanguardie cubiste e futuriste e si pose come una delle esperienze più innovative della prima parte del secolo. Le sue opere appaiono come sospese, percorse da visioni sulle quali si muovono simboli misteriosi e personaggi sfuggenti, immagini oniriche e complesse allegorie che possono essere lette solo se si tiene presente la cultura composita ed eterogenea che alimentò la sua fantasia .

Giorgio De Chirico

PIAZZA D'ITALIA

Le prime sperimentazioni artistiche che ritraggono le piazze d’Italia di De Chirico risalgono all’inizio degli anni '20 del Novecento, proprio quando si affermava l’arte futurista, carica di un dinamismo a tratti esasperato nella sua frenesiA. La pittura metafisica è stata interprete di questo secondo approccio e ha annoverato, tra i protagonisti, Giorgio De Chirico, suo fratello Alberto Savino, Carlo Carrà, Filippo De Pisis e Giorgio Morandi.

Il termine metafisica indaga tutto ciò che si nasconde dietro l’apparenza, oltre il mondo materiale. Nei quadri viene descritta la realtà che vediamo, figure e architetture in cui, molto spesso, l’uomo è assente. La nuova dimensione trasmette un senso di smarrimento e inquietudine, a immagine, forse, del sentimento di sospensione che anticipa lo scoppio del primo conflitto mondiale.

RIFERIMENTI AD ARTISTI

L’operazione concettuale di De Chirico può essere paragonata ai montaggi settecenteschi del vedutista Canaletto, realizzati con frammenti di architetture palladiane impiegati nella creazione di una Venezia immaginaria, e, quindi, alla ‘città analoga’ di Aldo Rossi teorizzata e composta nell’omonima tavola per la Biennale di Venezia del 1976.

Il primo esempio delle piazze d’Italia di De Chirico è riconducibile all’opera ‘Enigma di un pomeriggio d’autunno’, risalente al 1910. Sono state una costante dei dipinti dell’artista di origine ellenica tra gli anni venti e trenta, riprese anche durante il tardo periodo maturo neometafisico degli anni Sessanta

grazie