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Promessi Sposi
Raffaella Falce
Created on May 28, 2023
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Transcript
I Promessi Sposi
Alessandro Manzoni
LA SCELTA DEL ROMANZO
All'inizio del '800 il romanzo viene considerato come un genere letterario inferiore, non adatto quindi a trattare di argomenti storico - filosofici o questioni politiche. Manzoni però, seppur già affermato come poeta, decide di scrivere un romanzo. I motivi che lo portano a tale scelta sono vari, in primis quello di scrivere in maniera libera e accessibile ad un vasto e popolare pubblico non intrappolato dal tradizionalismo. L'obiettivo che Manzoni si pone è sicuramente quello di comporre un romanzo storico documentato in maniera minuziosa, così da entrare a pieno in un'epoca e seguire le vicende di personaggi inventanti ma fortemente credibili.
UNA SCRUPOLOSA DOCUMENTAZIONE
Alessandro Manzoni raccoglie informazioni sugli aspetti socio - economici e giuridici dell'epoca dai testi di Melchiorre Gioia. Sarà proprio dalle pagine di questo autore che nascerà la prima versione del romanzo, in particolare da una legge la quale enuncia le pene per coloro che attraverso minacce impediscono a un curato di celebrare un matrimonio.
Il sistema dei personaggi
Gli studiosi hanno messo in evidenza le opposizioni e le simmetrie che si possono stabilire tra gli otto personaggi principali, che rivestono precisi ruoli narrativi: 2 vittime: Renzo e Lucia 2 protettori (o aiutanti delle vittime): fra Cristoforo e cardinale Borromeo 2 oppressori: don Rodrigo e Innominato 2 strumenti degli oppressori: don Abbondio e Gertrude L'equilibrio delle forze rappresenta sul piano narratologico lo scontro morale ed esistenziale tra il bene e il male; quando uno dei personaggi negativi - l'Innominato - passa dalla parte del bene, l'equilibrio si spezza e il romanzo volge verso il lieto fine.
I personaggi tratti dalla storia
Manzoni tace il vero nome dei personaggi, posticipa la vicenda, omette particolari relativi ai figli avuti dalla donna e al processo a cui fu sottoposta; si concentra invece sulla monacazione forzata, sul condizio-mamento familiare e sulle vicende interiori della giovane. Allo scrittore interessa infatti approfondire il tema della vocazione religiosa, della libertà dell'animo e delle forzature a cui esso può essere sottoposto. Manzoni rivela che anche l'Innomina-to è ispirato a un personaggio reale, incontrato nei libri storici di Ripamonti: il feudatario lombardo Bernardino Visconti, bandito nel 1603 dal governatore di Milano. L'Innominato ricalca l'archetipo romantico dell'eroe fuorilegge. Infine Federigo Borromeo, arcivescovo di Milano tra il 1595 e il 1631, è presentato da Manzoni nei Promessi sposi come una figura ideale: è severo con se stesso ma generoso nei confronti degli altri, sapiente e colto.
Promessi Sposi del 1827
sulla prima pagina del manoscritto si legge la data 24 Aprile 1822: è il giorno in cui Manzoni inizia a scrivere il romanzo. Verrà concluso nel settembre del 1823 con grande rapidità. Questa versione resta manoscritta sotto il titolo di Fermo e Lucia. In questo momento la preoccupazione di Manzoni è quella di creare l'ossatura fondamentale del libro. Il romanzo poi viene rielaborato dal punto di vista strutturale, linguistico e stilistico e prendere il titolo definitivo de I Promessi Sposi nel 1827.
L' edizione del 1840
Insieme alla rielaborazione dei contenuti procede la revisione stilistica e soprattutto linguistica del romanzo. Lo sforzo per raggiungere una lingua comune era già iniziato nel 1827, quando Manzoni aveva appositamente trascorso del tempo a Firenze per ascoltare la lingua viva dei cittadini.
L'espediente del manoscritto secentesco
L'introduzione Il romanzo inizia con un'introduzione scritta in uno stile molto elaborato, di gusto barocco, con lunghe frasi ricche di incisi e dal lessico desueto e difficile. L’effetto è quello di immergere immediatamente il lettore nei Seicento, un'epoca per Manzoni caratterizzata da una vuota pomposità. Lo scrittore presenta il suo romanzo come la semplice trascrizione di un antico manoscritto in una lingua più attuale. con autoironia afferma che «un libro impiegato a giustificarne un altro, anzi lo stile d'un altro, potrebbe parer cosa ridicola», e sceglie dunque di lasciare che l'opera parli da sé, con la fiducia che il lettore libero da pregiudizi sarà capace di coglierne la verità profonda.
Il tempo, i luoghi, il paesaggio
Il romanzo copre un arco temporale di poco più di due anni: la passeggiata iniziale di don Abbondio avviene il 7 novembre 1628, mentre Renzo e Lucia finalmente sposi si trasferisco. no in un paese nei pressi di Bergamo. Il ritmo della narrazione inizialmente è lento, mentre diviene più rapido nella parte finale. Nel romanzo sono presenti numerosi flashback: i due più ampi riguardano la vita del giovane Lodovico e la sua scelta di prendere i voti con il nome di fra Cristoforo, e la monacazione forzata di Gertrude, seguita dall'incontro con Egidio e dal delitto. Il contesto storico-geografico è quello del Ducato di Milano sotto la dominazione spagnola; vengono citati e indagati nelle loro cause e conseguenze fatti realmente accaduti come il tumulto di San Martino, ovvero la ribellione della popolazione milanese per il pane 1'11 novembre 1628. L'ambientazione lombarda e secentesca permette a Manzoni di rappresentare luoghi a lui ben noti, di accedere con una certa facilità ad archivi e biblioteche per raccogliere e verificare informazioni, ma ha anche una ragione politica, poiché consente un parallelismo tra passato e presente. I promessi sposi si aprono con la celebre descrizione del paesaggio nei dintorni di Lecco, presso il Lago di Como: la visione passa da una prospettiva più ampia a una progressivamente più ristretta, sino a concentrarsi sul particolare del curato che passeggia tranquillo lungo una stradicciola. Il paesaggio però non è mai il vero centro dell'interesse di Manzoni, tant'è che i grandi quadri descrittivi non sono frequenti nel romanzo
La scelta degli umili
Nella tradizione letteraria i contadini e gli umili potevano essere protagonisti esclusivamente di testi comici. Manzoni compie una scelta diversa: i personaggi principali del suo romanzo sono di livello sociale modesto, ma le loro vicende sono narrate con la stessa attenzione e serietà tradizionalmente riservate a figure di rango elevato.
La forza ideale di Lucia e il percorso di formazione di Renzo
Lucia è una donna quieta e dolce, che non desidera conoscere il mondo ma si trova suo malgrado trascinata lontano dal paese natale ed esposta ai rischi della violenza. Ai lettori moderni appare talora una figura eccessivamente ritrosa, che subisce passivamente i fatti anziché tentare di modificarli, ma per Manzoni la forza di Lucia risiede proprio nella capacità di abbandonarsi al volere di Dio con innocenza e fiducia. Le riserva una vita appagata e serena, che non viene raccontata perché si tratta di una gioia che non si esibisce: è la felicità che Manzoni stesso prova con la prima moglie Enrichetta, per lui segno della presenza di Dio al suo fianco.
Una riflessione sul potere e sull'economia
Nei Promessi sposi Manzoni conduce una lunga riflessione sul potere. Feroce è la polemica contro le autorità di Milano, incapaci di affrontare in modo razionale i problemi della carestia e della peste. Manzoni critica i governanti spagnoli sia per il colpevole disinteresse per la popolazione, sia per i provvedimenti demagogici e irresponsabili. Emergono nei capitoli XII e XIII le idee liberiste di Manzoni, che ha letto i testi teorici di Adam Smith e pensa che il mercato debba regolarsi da solo, secondo la legge della domanda e dell'offerta. Tuttavia in campo economico Manzoni tenta di coniugare le idee del liberismo con quelle del Vangelo. Nel caso della peste, le autorità si mostrano del tutto incapaci di gestire l'emergenza del contagio e preferiscono per lungo tempo negare il problema, appoggiate in questo dalla colpevole reticenza dei medici nella diagnosi del male; intervengono con molto ri-tardo, quando ormai le misure precauzionali sono superflue, e adottano provvedimenti inefficaci.
La paura della folla
Ogni volta che la folla si abbandona ad atti di violenza suscita disapprovazione e un vero e proprio orrore in Manzoni. Lo rivelano i termini dispregiativi da lui usati per desi. gnare la massa: «masnada», «marmaglia». Per lo scrittore la folla è irrazionale, guidata dal pregiudizio e dalle passioni: nel gruppo il senso di responsabilità personale si attenua e la presunzione di forza che si crea annebbia il senso della realtà, spinge ad azioni scriteriate. I veri colpevoli sono i governanti incapaci e demagoghi, e anche i capipopolo istigatori delle sommosse, i quali per ignoranza oppure per interesse si adoperano affinché la situazione precipiti.
L'analisi dei meccanismi di oppressione sociale
L'ostilità di Manzoni verso le insurrezioni popolari è stata vista come segno di una posizione antidemocratica: è celebre il giudizio di Antonio Gramsci secondo il quale la simpatia dello scrittore per gli umili andrebbe intesa come paternalismo aristocratico, ossia come l'atteggiamento condiscendente di chi dall'alto si china verso il popolo con «la benevolenza di una cattolica società di protezione degli animali». Per alcuni studiosi è possibile ricavare il modello di società ideale di Manzoni leggendo "in controluce" i Promessi sposi, ossia immaginare un contesto opposto a quello secentesco ampiamente criticato nel romanzo. La borghesia risorgimentale dovrebbe aspirare a costruire uno Stato con precise caratteristiche: un potere centrale solido, leggi razionali, organismi di giustizia in grado di fare rispettare le leggi, una politica economica liberista; un'organizzazione sociale priva di conflitti tra le classi. Manzoni ritrae con ironia e talora con ferocia l'uso del linguaggio disonesto e la mediocrità di questi personaggi, scioccamente convinti che la loro astuzia sia indice di sottile politica superiore abilità nei rapporti umani.
Il narratore onnisciente: "autoritario" o "problematico"?
La narrazione è condotta saldamente dal narratore onnisciente, che sa tutto dei fatti, dei luoghi e dei personaggi, commenta le vicende cercando di mantenere una posizione razionale e analitica, indaga nell’animo dei personaggi, penetra nei loro sogni ed esamina le motivazioni che li spingono ad agire. Tuttavia, il narratore onnisciente che interviene con osservazioni articolate e massime di tipo morale, politico e religioso, o con aggettivi connotati può risultare una presenza eccessivamente ingombrante per il lettore moderno.
Il rifiuto della retorica
Anche i commentatori più ostili concordano nel riconoscere che con I promessi sposi Manzoni ha reso possibile scrivere romanzi in Italia, offrendo un modello narrativo ma so prattutto una lingua e uno stile nuovi. Traspare infatti da ogni pagina del romanzo il rifiuto di formule ed espressioni lettera rie convenzionali, e la ricerca di concretezza ed evidenza. Vediamo rapidamente alcuni dei procedimenti stilistici adottati: lessico: tutti i personaggi si esprimono in toscano, anche nei dialoghi diretti; sintassi: la struttura della frase si sforza di restituire nel modo più completo le sfumature del pensiero. punteggiatura: è molto fitta, a volte sovrabbondante, per marcare pause e distinzioni; registro stilistico: nel romanzo si alternano vari livelli stilistici, da quello comico-umoristico all’elegia; ironia: l'analisi lucida e razionale è sempre accompagnata dall'ironia, che nasce dalla capacità di comprendere i limiti umani, senza per questo giustificare alcun errore né cancellare le responsabilità individuali delle scelte di ciascuno.
La giustizia umana e quella divina
Manzoni condanna apertamente l'idea che l'individuo, anche per le ragioni più condivisibili, possa arrogarsi il diritto di farsi giustizia da solo: è il rischio che corre Renzo, il quale davanti alle soverchierie di don Rodrigo è più volte tentato dalla prospettiva del delitto. L'esempio concreto del fallimento umano di questa scelta è fornito dall'esperienza di Lodovico, che pur desiderando la giustizia compie un omicidio di cui si pente per tutta la vita. Manzoni si interroga costantemente sulla realizzazione della giustizia e sulla presenza del male nel mondo. Diversamente dalle tragedie, in cui domina un atteggiamento ri-nunciatario, il romanzo è attraversato da un invito a impegnarsi, a svolgere il proprio compito con responsabilità e fiducia, nella convinzione che sia possibile diminuire le ingiustizie e le sofferenze generali. Nella conclusione della storia Renzo e Lucia ottengono giustizia. Tuttavia la visione manzoniana non va intesa come un facile ottimismo: nel romanzo infatti non sempre i buoni sono premiati e i malvagi sono puniti, le autorità non possono o non vogliono ristabilire la giustizia.
Il narratore onnisciente
Presentiamo ora alcuni brevi passi del romanzo per esemplificare il ruolo del narratore onnisciente, il quale definisce con precisione lo spazio e il tempo della storia; si rivolge direttamente ai lettori; seleziona ciò che intende raccontare e stabilisce raccordi; sa tutto dei personaggi, ne conosce gli stati d'animo, le aspirazioni, le contraddizioni; esprime considerazioni sulla vita e sul comportamento umano in modo esplicito oppure più indirettamente, attraverso un linguaggio connotato.