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Superbia presentation

Stefano Mozzillo

Created on May 25, 2023

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PRESENTATION

superbia

la superbia

indice

1. definizione

2. superbia nella psicologia

3. superbia come vizio capitale

4. superbia come ubris

5. superbia in Dante

definizione

Radicata convinzione della propria superiorità (reale o presunta) che si traduce in atteggiamenti di orgoglioso distacco o anche di ostentato disprezzo verso gli altri.Anche a proposito di un contegno apparentemente distaccato dovuto a timidezza o introversione. Nella teologia cattolica, uno dei sette peccati capitali, consistente nell'amor di sé spinto fino all'eccesso di considerarsi principio e fine del proprio essere, disconoscendo quindi la propria condizione di creatura.

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"il problema" psicologico

Dietro la superbia la psicologia ha posto spesso una risposta basata sulla disistima che il soggetto ha verso se stesso, vittima egli stesso, di una continua competizione tra il "reale di sé" e la "proiezione di sé". Poiché l'autostima è qualcosa che si acquista nel rapporto primario della relazione genitoriale se essa è falsata, distorta o assente, in maniera soddisfacente, il soggetto vive in costante competizione frustante tra ciò che è e ciò che vuole essere ma sempre nella bramosa voglia di "eccellere su" per dimostrare a se stesso che "vale", cioè che egli esiste. Il superbo, dunque, psicologicamente parlando, vive nella costante proiezione falsata di sé e nella incapacità di accogliere il limite personale. Per questo, paradossalmente, per quanto competitivo, il superbo non matura e non cresce proprio perché non parte dalla realtà ma da un bisogno costante di auto-affermazione e di narcisistico compiacimento. Mendicando, in maniera diretta o indiretta, qua e la, un po' di attenzione e di stima. Il superbo è un cosificatore degli affetti. Usa le relazioni, anche le più strette e stabili, per affermarsi.

in foto Josè Mourinho, allenatore della roma universalmene riconosciuto per la sua superbia

L'accezione cristiana

qurllo della superbia nella dottrina cattoliva è il primo dei vizi capitali. Per esprimere il peccato o vizio della superbia il Nuovo Testamento ricorre soprattutto al termine yperphania che etimologicamente vuol dire «mostrarsi» o «apparire più e sopra» e che a volte, in italiano, è tradotto con arroganza, il chiedere per sé pretendendo che ciò che si chiede lo si ottenga necessariamente. Ad esso la bibbia contrappone il termine tapeinos, da cui l’italiano tapino, che allude a chi è infelice, povero, tribolato, misero e impotente (significato rimasto anche nella nostra lingua) su cui veglia e si china lo sguardo di Dio.

Per la bibbia qui è da individuare la radice della superbia: nel sovvertimento dell’ordine della grazia con cui l’io sovrano nega l’origine, istitutrice e donante, e si sostituisce a Dio, prendendone e pretendendone il posto. Questo è il peccato di cui si macchiarono Adamo ed Eva nel terzo libro della genesi, e, in quanto tale, costituisce il primo peccato della storia dell'umanità

dalla superbia traggono origine tutti i peccati- Tommaso d'Aquino

la hybris greca

I greci utilizzavano la parola hybris per descrivere la tracotanza e la superbia che afflige l'uomo. l'uomo che è accecato dal proprio ego, pecca di orgoglio e per questo motivo gli deve essere inflitta una pena di natura umana o divina.Il tema della superbia nella letteratura greca ha dato origine a svariate interpretazioni. A partire dal mito, con l'eterna contrapposizione tra la dea della giustizia Dike e la dea tracotante per eccellenza, Ate; in seguito con Socrate, per la sua condanna dell'uomo che "pensa di sapere"; poi ancora con Edipo, Tantalo, il re Mida e molti altri. Possiamo concludere che la superbia, fin dai tempi più antichi, era considerata la forte tentazione da cui risulta difficile, ma allo stesso tempo doveroso, fuggire

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superbia in dante

Molti critici danteschi si sono chiesti come mai Dante non abbia collocato questo peccato e la sua punizione anche tra quelli infernali non solo in una delle cornici del Purgatorio (sono i penitenti che scontano la loro pena nella prima cornice del purgatorio,costretti a camminare curvi sotto il peso di enormi macigni) .in realtà scorrendo la prima cantica, (e l’intero poema), troviamo innumerevoli esempi riconducibili alla superbia. Essa appare sin dal principio al lettore della Commedia con l’immagine del leone, una delle tre fiere che ostacolano l’ascesa al colle, è poi indicata da Dante come una delle tre faville che ha acceso i cuori nel discorso di Ciacco in cui si deplorano i vizi di Firenze: è dunque uno dei mali che ha indotto l’uomo alla perdizione e a sfidare Dio. Il concetto di superbia può essere accostato alla ybris del mondo greco classico, un ergersi prepotente dell’uomo a competere con tracotanza con la divinità che necessariamente è indotta a punirlo quando vuole oltrepassare i suoi limiti. Dante utilizza nei proemi del Purgatorio e del Paradiso degli exempla mitologici volti a dimostrare quanto la superbia sia dannosa e inammissibile e soprattutto incompatibile con l’umiltà del pellegrino durante il suo percorso di purificazione e tantomeno nell’ascesa al regno eterno. Nel proemio del Purgatorio infatti cita l’esempio delle figlie del re della Tessaglia Pierio che osarono sfidare Calliope nell’arte del canto e furono trasformate in gazze[4], allo stesso modo nell’incipit del Paradiso è presente l’episodio del satiro Marsia che ebbe l’ardire di gareggiare con Apollo nella poesia e fu scorticato vivo per punizione. La superbia quindi in Dante come in Tommaso d'Aquino sembra essere quel filo conduttore che lega tra loro tutti i peccati

team

stefano mozzillo

demian guidotti

niccolò pasquali

detto il superbo