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Ludovico Ariosto e Niccolò Machiavelli

FRANCESCO BARCA

Created on May 25, 2023

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Transcript

ludovico ariosto

e Niccolò Machiavelli

inizia

chi è ludovico ariosto?

Ludovico Ariosto nato a Reggio Emilia, 8 settembre 1474 morto a Ferrara, 6 luglio 1533 è stato un poeta, commediografo, funzionario e diplomatico italiano.È considerato nella storia della letteratura italiana ed europea uno degli autori più celebri ed influenti del Rinascimento e viene ritenuto l'iniziatore della commedia regolare con Cassaria (1508) e I suppositi (1509), che recuperano le forme e i caratteri del teatro classico latino. Con il suo Orlando furioso, tra i poemi più importanti della letteratura cavalleresca, divenne il codificatore della favola romanzesca e tra i massimi esponenti del Rinascimento ferrarese, assieme a Matteo Maria Boiardo e Torquato Tasso, anche grazie alla creazione di una caratteristica ottava rima, definita "ottava d'oro", che fu una delle massime espressioni raggiunte dalla metrica poetica prima dell'illuminismo.

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Aristo usa la tecnica dell'entrelacement, ovvero distribuisce la vicenda della follia di Orlando su più canti per non annoiare il lettoréAriosto con una storia inventata, pensava ad un'opera per chi sarebbe venuto dopo di lui, voleva insegnare qualcosa sulla vita.Dante dà insegnamenti di tipo religioso e morali, Ariosto dà dei consigli di tipi più laico.L'insegnamento più importante del poema è la flessibilità alla realtà che cambia, la capacità critica, perché non c'è niente di più forte dell'amore che distorce ciò che è l'oggetto amato. Angelica infatti non corrisponde all'amore di Rolando, ciò nonostante lui si illude che lei lo ami. Arriva perfino a credere di essere Medoro.Ariosto dà un significato alla selva del Furioso come luogo di smarrimento, non ci sono sentieri è tortuoso, ci si ritrova da dove si è partiti, si gira in tondo. E' identificata con la vita come un labirinto.Nella selva dobbiamo affidarci solo alla razionalità e alla ragione, dobbiamo saperci distaccare dalla realtà. Orlando infatti al contrario non riesce a distaccarsi e vede Angelica come non è.Il primo canto è come un microcosmo del poema, ci sono tutte le tematiche dell'opera. Ariosto crea un poema che rappresenta tutti gli aspetti della vita. Ariosto è un artista rinascimentale è uomo ma anche dio, perché crea. Però per guardare ala realtà con distacco serve l'ironia, la capacità di vedere le cose a una certa distanza. Solomettendo questa distanza e con ironia ci salviamo.Il narratore scrive e parla in prima persona (nel proemio propone il tema di cui si occuperà, lo fa per sollecitare nel lettore il senso critico, per mettere distanza e creare ironia. Non vuole che ci si immedesimi nell'opera).Aristo usa la tecnica dell'entrelacement, ovvero distribuisce la vicenda della follia di Orlando su più canti per non annoiare il lettore.

pensiero e poetica

Ariosto con una storia inventata, pensava ad un'opera per chi sarebbe venuto dopo di lui, voleva insegnare qualcosa sulla vita.Dante dà insegnamenti di tipo religioso e morali, Ariosto dà dei consigli di tipi più laico.L'insegnamento più importante del poema è la flessibilità alla realtà che cambia, la capacità critica, perché non c'è niente di più forte dell'amore che distorce ciò che è l'oggetto amato. Angelica infatti non corrisponde all'amore di Rolando, ciò nonostante lui si illude che lei lo ami. Arriva perfino a credere di essere Medoro.Ariosto dà un significato alla selva del Furioso come luogo di smarrimento, non ci sono sentieri è tortuoso, ci si ritrova da dove si è partiti, si gira in tondo. E' identificata con la vita come un labirinto.Nella selva dobbiamo affidarci solo alla razionalità e alla ragione, dobbiamo saperci distaccare dalla realtà. Orlando infatti al contrario non riesce a distaccarsi e vede Angelica come non è.Il primo canto è come un microcosmo del poema, ci sono tutte le tematiche dell'opera. Ariosto crea un poema che rappresenta tutti gli aspetti della vita. Ariosto è un artista rinascimentale è uomo ma anche dio, perché crea. Però per guardare ala realtà con distacco serve l'ironia, la capacità di vedere le cose a una certa distanza. Solomettendo questa distanza e con ironia ci salviamo.Il narratore scrive e parla in prima persona (nel proemio propone il tema di cui si occuperà, lo fa per sollecitare nel lettore il senso critico, per mettere distanza e creare ironia. Non vuole che ci si immedesimi nell'opera).

opera più conosciuta

L'Orlando Furioso è l'opera piu importante di Ludovico ed è la continuazione dell'Orlando Innamorato di Boiardo. Ludovico Ariosto ha iniziato la composizione in ottave dell'Orlando Furioso tra il 1504 e il 1505. • La prima edizione dell'opera è stata pubblicata nel 1516 e comprendeva 40 canti. • La seconda edizione è stata pubblicata nel 1521 e includeva dei nuovi miglioramenti linguistici • La terza edizione era costituita da 46 canti ed è stata pubblicata nel 1532. [18:15] Sono stati esclusi i "Cinque Canti", cioè gli spezzoni di poema che lo scrittore aveva composto tra il 1518 e il 1528, con l'intenzione di aggiungerli in seguito. Per la stesura dell'opera, Ariosto si ispirò alle storie della corte di Carlo Magno, alle storie dei cavalieri della tavola rotonda della tradizione carolingia e bretone e alla tradizione classica. Nello specifico, furono fonte di ispirazione: • L'Orlando Innamorato; • Le canzoni di gesta; • I romanzi sui cavalieri della tavola rotonda; • Opere più popolaresche (dette "cantàri"); • La tradizione novellistica di Boccaccio; • L'Eneide.

chi è Niccolò Machiavelli?

Niccolò di Bernardo dei Machiavelli, noto semplicemente come Niccolò Machiavelli nato a Firenze, 3 maggio 1469 morto a Firenze, 21 giugno 1527, è stato uno scrittore, filosofo, storico, drammaturgo, politico e diplomatico italiano, segretario della seconda cancelleria della Repubblica Fiorentina dal 1498 al 1512. Niccolò Machiavelli Considerato, come Leonardo da Vinci, un uomo universale, nonché figura controversa nella Firenze dei Medici, è noto come il fondatore della scienza politica moderna, i cui principi base emergono dalla sua opera più famosa, Il Principe, nella quale, tra l'altro, è esposto il concetto di ragion di stato nonché è presente la concezione ciclica della storia. Questa definizione, secondo molti, descrive in maniera compiuta sia l'uomo sia il letterato più del termine machiavellico, entrato peraltro nel linguaggio corrente ad indicare un'intelligenza acuta e sottile, ma anche spregiudicata[1] e, proprio per questa connotazione negativa del termine, negli ambiti letterari viene preferito il termine "machiavelliano". L'ortografia del cognome è ambigua; lo stesso filosofo, nel firmarsi, utilizzava la "ch" sia per il nome, sia per il cognome[2][3].

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La decadenza è inevitabile ma si può contrastare in due modi prendendo a modello gli ordini repubblicani dell'antica Roma e sapendo riconoscere i momenti di crisi e ricostruire i valori e le ragioni dell'esistenza delle istituzioni. Machiavelli desiderava fortemente un principato civile che ponesse fine alla decadenza italiana e costituisse uno stato Unito, forte, dotato di un esercito proprio e capace di ridimensionare il potere aristocratico e ottenere l'appoggio del popolo. Invia appunti Alla base della riflessione Machiavelliana ci sono tre criteri principali: Umanistico-rinascimentale dell'imitare l'antica Roma Umanistico della superiorità sugli antichi naturalistico del carattere immutabile della natura umana Machiavelli riprende la teoria dell'anaciclosi, per cui la Monarchia tende a degenerare nella tirannide, L'Aristocrazia in Oligarchia e la Democrazia in Anarchia. Egli rifiuta la tirannia, l'oligarchia e l'anarchia! Machiavelli ci parla di tre principali elementi: L'occasione, La fortuna e la virtù. L'occasione è l'insieme di tutte le cose che non dipendono da noi (Famiglia, Luogo di nascita ecc...), la fortuna non è perenne e stabile, è una cosa immediata che succede per caso, la virtù è l'insieme delle proprie doti.

pensiero e poetica

Machiavelli, attraverso la sua opera maggiore "'Il Principe", mette in discussione l'autorità sancita dalla religione e dai principi morali laici. L'opera è simbolo di innovazione rispetto alla trattatistica politica medievale e quattrocentesca volta a delineare lo "Speculum principis" elencando una serie di virtù morali che il principe doveva possedere "Il principe" si fonda solo sul pensiero dell'autore, secondo cui, la morale del principe dipende dal successo della sua azione politica volta a ambiare la Storia. La politica diventa autonoma e si stacca dalla religione e dalla morale. dalla riflessione sulla crisi politica successiva alla discesa di Carlo VIlI e sugli eventi politici che egli visse in prima persona come segretario della Repubblica Fiorentina (1489). Machiavelli trasse la consapevolezza della necessità di mettere in discussione la politica globale e di riformare un Nuovo Stato. machiavelli afferma che lo Stato è come un corpo organico, un'entità biologica: Infatti, nasce, si afferma, si sviluppa e si amplia, decade e muore

opera più conosciuta

II Principe E' in questa nuova e innovativa ottica, che Machiavelli si dedica alla stesura del Principe, l'emblema della nuova concezione machiavellica. L'opera, in quanto forma letteraria, è da ascrivere al genere didascalico e, all'interno di questo, al sottogenere della trattatistica; come tale, si rifa a una tradizione che risale al medioevo, ma che per le sue novità tematiche e metodologiche, invece, si proietta verso la più ardita modernità e anticipa la moderna saggistica e trattatistica politica. Il Principe si compone di una Dedica e ventisei capitoli di varia lunghezza. Come per ogni opera, anche per il Principe si può parlare di genesi esterna e di genesi interna, intendendo con la prima, le ragioni più immediate ed estrinseche che ne ispirano la stesura e con la seconda, le ragioni più intime e profonde, quelle che affondano nella personalità e nella formazione culturale dell'autore. Le cause esterne sono da ricercare, quasi sicuramente, nella notizia diffusa in quegli anni circa il disegno politico del papa mediceo Leone X: il papa accarezza il progetto di dar vita ad uno stato per i nipoti Giuliano e Lorenzo e quindi Machiavelli sembra essere spinto sia dalla volontà di riconquistare il favore dei Medici, sia soprattutto dal fatto che intravede con chiarezza la possibilità reale dell'azione di un principe come egli prefigura. Le ragioni più profonde dell'ispirazione coincidono con le due coordinate fondamentali della formazione e della meditazione politica di Machiavelli: lo studio e l'interpretazione della storia antica, di quella romana in particolare e l'esperienza della realtà contemporanea, frutto di 15 anni di servizio pubblico nei vari uffici e incarichi. Il Principe rappresenta il culmine raggiunto dal processo di "fondazione" della scienza politica, in cui Machiavelli si propone di voler considerare la politica e lo Stato esclusivamente come realtà di fatto, come verità "effettuali", per poi esaminare la natura ed affermare decisamente la piena autonomia della politica da ogni altra forma di attività. Machiavelli traccia la figura del perfetto uomo politico: colui che sa raggiungere il fine che si propone, che sa adeguare la sua azione alle norme proprie dell'agire politico, diverse da quelle della morale, e sa fondare e mantenere lo stato Numerose sono le tematiche toccate dall'autore nella stesura dell'opera: Guerra e pace La pace è fondata sulla guerra esattamente come l'amicizia è fondata sull'uguaglianza, quindi in ambito internazionale l'unica uguaglianza possibile è l'uguale potenza bellica degli Stati.