ROSARIO LIVATINO:
- Fornaro Ilenia
- Noemi Montanaro
- Camilla De Luca
- Greta Iannone
La vita...
Fino al 1989, portando avanti, con rigore ed equilibrio, indagini complesse sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso nonché su eclatanti episodi di corruzione, noti allora come “Tangentopoli siciliana”.
Dal 1989 diviene giudice a latere presso il Tribunale di Agrigento occupandosi principalmente di misure di prevenzione e distinguendosi per l’apprezzata professionalità e il comportamento integerrimo.
Rosario Livatino nasce a Canicattì il 3 ottobre 1952. Conseguita la maturità presso il Liceo classico, si iscrive all’Università di Palermo frequentando la facoltà Giurisprudenza, dove si laurea nel 1975.
Dopo una prima esperienza lavorativa presso l’Ufficio del Registro di Agrigento, nel 1978, supera il concorso per l’accesso in magistratura divenendo giovanissimo uditore giudiziario presso il Tribunale di Caltanissetta. Nel 1979, Livatino diviene sostituto procuratore presso il Tribunale di Agrigento dove opererà, ininterrottamente,
L'opera di Livatino:
Nel decennio dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come Sostituto Procuratore della Repubblica, Livatino si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche, nel 1985, di quella che poi negli anni 1990 sarebbe scoppiata come la “Tangentopoli siciliana”. Il servizio che, dal 21 agosto 1989 al 21 settembre 1990, egli presta al Tribunale di Agrigento è di giudice a latere nella sezione penale, e in quanto tale, si dedica in modo a speciale alle misure di prevenzione, incluse quelle patrimoniali. La sua attività professionale è documentata nel volume di A. Mantovano-D. Airoma-M. Ronco, Un giudice come Dio comanda. Rosario Livatino, la toga e il martirio, il Timone, Milano 2021 (una edizione accresciuta è stata pubblicata nel 2022)
La morte del "giudice ragazzino"
L'unica colpa di Rosario Livatino, era stata quella di essere incorruttibile.
Conosceva i segreti dei clan, era una spina nel fianco per la Stidda che voleva difendere i suoi interessi da quel magistrato inattaccabile e, voleva mandare un messaggio ai rivali di Cosa Nostra, al capo dei capi, Totò Riina.
L’organizzazione criminale di tipo mafioso dell’agrigentino nota come “Stidda”, in aperto contrasto con “Cosa nostra” per il dominio sulle attività illecite in Sicilia, ne decise l’assassinio come la mafia “palermitana” aveva fatto solo qualche anno prima, lungo la stessa strada statale, ai danni del magistrato Antonio Saetta e di suo figlio.
La mattina del 21 settembre 1990, lungo la statale Agrigento- Caltanissetta, l’automobile del giudice Livatino fu speronata dal commando omicida. Il giudice Livatino, che per sua decisione preferiva viaggiare senza scorta, pur ferito cercò allora di allontanarsi a piedi dagli efferati criminali. Tuttavia, i sicari lo raggiunsero, freddandolo brutalmente ai piedi del viadotto della statale 640. Sul luogo dell’assassinio sopraggiunsero i migliori investigatori siciliani, tra i quali il giudice Falcone che rimase fortemente scosso dall’accaduto.
Gli autori dell’omicidio sono stati assicurati alla giustizia e condannati all’ergastolo dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta nel 1999.
Il 21 settembre 2011, a favore della straordinaria figura di Rosario Livatino, dichiarato “servo di Dio” dalla Chiesa Cattolica, si è aperto il processo di beatificazione. Già Papa Giovanni Paolo II, in occasione di un incontro con i genitori del giudice, definì Rosario Livatino quale “martire della giustizia ed indirettamente della fede”; adesso, la storia di giustizia, compassione e sacrificio di un giovane magistrato come Rosario Livatino si intreccia, grazie alla beatificazione, a quella di Pino Puglisi, enfatizzando la dura presa di posizione della Chiesa Cattolica verso la criminalità mafiosa e lo stringente legame tra fede religiosa ed impegno sociale al servizio della giustizia e della legalità.
livatino
Ilenia F
Created on May 25, 2023
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ROSARIO LIVATINO:
La vita...
Fino al 1989, portando avanti, con rigore ed equilibrio, indagini complesse sulle organizzazioni criminali di stampo mafioso nonché su eclatanti episodi di corruzione, noti allora come “Tangentopoli siciliana”. Dal 1989 diviene giudice a latere presso il Tribunale di Agrigento occupandosi principalmente di misure di prevenzione e distinguendosi per l’apprezzata professionalità e il comportamento integerrimo.
Rosario Livatino nasce a Canicattì il 3 ottobre 1952. Conseguita la maturità presso il Liceo classico, si iscrive all’Università di Palermo frequentando la facoltà Giurisprudenza, dove si laurea nel 1975. Dopo una prima esperienza lavorativa presso l’Ufficio del Registro di Agrigento, nel 1978, supera il concorso per l’accesso in magistratura divenendo giovanissimo uditore giudiziario presso il Tribunale di Caltanissetta. Nel 1979, Livatino diviene sostituto procuratore presso il Tribunale di Agrigento dove opererà, ininterrottamente,
L'opera di Livatino:
Nel decennio dal 29 settembre 1979 al 20 agosto 1989, come Sostituto Procuratore della Repubblica, Livatino si è occupato delle più delicate indagini antimafia, di criminalità comune ma anche, nel 1985, di quella che poi negli anni 1990 sarebbe scoppiata come la “Tangentopoli siciliana”. Il servizio che, dal 21 agosto 1989 al 21 settembre 1990, egli presta al Tribunale di Agrigento è di giudice a latere nella sezione penale, e in quanto tale, si dedica in modo a speciale alle misure di prevenzione, incluse quelle patrimoniali. La sua attività professionale è documentata nel volume di A. Mantovano-D. Airoma-M. Ronco, Un giudice come Dio comanda. Rosario Livatino, la toga e il martirio, il Timone, Milano 2021 (una edizione accresciuta è stata pubblicata nel 2022)
La morte del "giudice ragazzino"
L'unica colpa di Rosario Livatino, era stata quella di essere incorruttibile. Conosceva i segreti dei clan, era una spina nel fianco per la Stidda che voleva difendere i suoi interessi da quel magistrato inattaccabile e, voleva mandare un messaggio ai rivali di Cosa Nostra, al capo dei capi, Totò Riina. L’organizzazione criminale di tipo mafioso dell’agrigentino nota come “Stidda”, in aperto contrasto con “Cosa nostra” per il dominio sulle attività illecite in Sicilia, ne decise l’assassinio come la mafia “palermitana” aveva fatto solo qualche anno prima, lungo la stessa strada statale, ai danni del magistrato Antonio Saetta e di suo figlio. La mattina del 21 settembre 1990, lungo la statale Agrigento- Caltanissetta, l’automobile del giudice Livatino fu speronata dal commando omicida. Il giudice Livatino, che per sua decisione preferiva viaggiare senza scorta, pur ferito cercò allora di allontanarsi a piedi dagli efferati criminali. Tuttavia, i sicari lo raggiunsero, freddandolo brutalmente ai piedi del viadotto della statale 640. Sul luogo dell’assassinio sopraggiunsero i migliori investigatori siciliani, tra i quali il giudice Falcone che rimase fortemente scosso dall’accaduto.
Gli autori dell’omicidio sono stati assicurati alla giustizia e condannati all’ergastolo dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta nel 1999. Il 21 settembre 2011, a favore della straordinaria figura di Rosario Livatino, dichiarato “servo di Dio” dalla Chiesa Cattolica, si è aperto il processo di beatificazione. Già Papa Giovanni Paolo II, in occasione di un incontro con i genitori del giudice, definì Rosario Livatino quale “martire della giustizia ed indirettamente della fede”; adesso, la storia di giustizia, compassione e sacrificio di un giovane magistrato come Rosario Livatino si intreccia, grazie alla beatificazione, a quella di Pino Puglisi, enfatizzando la dura presa di posizione della Chiesa Cattolica verso la criminalità mafiosa e lo stringente legame tra fede religiosa ed impegno sociale al servizio della giustizia e della legalità.