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ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS

florianamontanaro05

Created on May 25, 2023

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Scheda tecnica

Autore: Ugo Foscolo1ª ed. originale: 1802 Genere: romanzo epistolare Lingua originale: italiano Ambientazione: Nord Italia Data: 11 ottobre 1797 - 25 marzo 1799

IL GENERE

LE TEMATICHE

I PERSONAGGI

LA TRAMA

FOSCOLO DIETRO AI PERSONAGGI

LE DIVERSE REDAZIONI

UN MOSAICO D'ALTRI LIBRI

LETTERE PRINCIPALI

Personaggi

Jacopo Ortis

protagonista del romanzo "Ultime lettere di Jacopo Ortis". Il cognome viene da Girolamo Ortis, studente universitario che si suicidò nel 1796. Il nome Jacopo (che corrisponde al francese Jacques), è un probabile tributo ad un autore molto amato da Foscolo, Jean-Jacques Rousseau

Lorenzo Alderani

Teresa

Odoardo

antagonista di Jacopo, quest'ultimo mette in risalto la sua aridità interiore

donna amata, rappresenta l’illusione della felicità amorosa

amico del protagonista e destinatario delle lettere

Altri personaggi sono Isabellina (sorella di Teresa), il Signor T***, (padre di Teresa), la madre di Jacopo e Michele

Trama

La vicenda prende il via l’11 ottobre del 1797, in coincidenza con il Trattato di Campoformio.

Jacopo è nelle liste di proscrizione: se catturato, rischia di essere messo a morte quindi fugge sui Colli Euganei.

Qui conosce Teresa, che desta una fortissima impressione in lui, sente l’anima in tempesta. Ma la fanciulla è promessa sposa di Odoardo.

Jacopo preda della malattia d’amore, sente che è necessario mettersi in viaggio. Va a Bologna, a Milano e a Ventimiglia. Viene a sapere che Teresa e Odoardo si sono sposati e di conseguenza Ortis medita il suicidio. Apprende la notizia che Teresa e Odoardo si sono sposati; Ortis medita allora il suicidio e si accinge a pianificarlo nei dettagli.

Fa ritorno ai Colli Euganei, si chiude nello studio, esaminando tutte le sue carte: ne distrugge alcune. Va dalla madre, per un ultimo abbraccio. Non manca di scrivere due ultime meravigliose lettere: una a Lorenzo e una a Teresa. Predisposta ogni cosa, si uccide. Gli ultimi istanti della vita del protagonista ci sono raccontati nella ricostruzione di Lorenzo.

Foscolo dietro ai personaggi

Jacopo può dirsi un alter ego di Foscolo, ma anche Lorenzo ha tratti della sua personalità

DESTINATARIO: maestro Cesarotti DATA: 12 settembre 1802

Fra un mese avrai in nitida edizione pari a questa una mia fatica di due anni, ch’io chiamo il libro del cuore. Posso dire di averlo scritto col mio sangue; tu ergo ut mea viscera suscipe. Da quello conoscerai le mie opinioni, i miei casi, le mie virtù, le mie passioni, i miei vizi, e la mia fisionomia.

DESTINATARIO: Fagnani Arese

DESTINATARIO: la donna amata

Mi sono fedelmente dipinto con tutte le mie follie nell’Ortis

Allora ti darò il libro; io lo amo assai perché è il libro del mio cuore: ne scriverò dé migliori forse per gli altri; ma niuno mi farà sentire tanto quanto questo.

DESTINATARIO: Bodoni DATA: 24 ottobre 1802

Ho dipinto, sotto il nome del mio sfortunato amico, tutto me stesso. Ho dipinte le mie opinioni con ingenuità e i nostri tempi con pari coraggio.

Io era in Padova; ma non frequentando io le Scuole, non mi era toccato di vederlo mai (si riferisce a Gerolamo Ortis): ammirai bensì nel mio secreto la filosofica tranquillità d’un giovane che visse con modestia, e morì con coraggio. Sia forza di natura o educazione d’avversità (abitudine generata dalle sventure), io sin dalla prima gioventù ho meditato sempre sul suicidio. (...) Così dipingendo la mia vita come io la vedeva, e la morte come la meditava, sotto il nome di Jacopo Ortis illudeva (ingannavo) me e gli altri, onde, tranne quei pochi a cui l’Ortis ed io non eravamo persone ignote, tutti si credevano a principio di leggere gli autografi del giovane ammazzatosi in Padova. (lettera n. 667, Epistolario)

Un mosaico d'altri libri

Foscolo fa convergere nel romanzo tutte le sue conoscenze letterarie e filosofiche e inserisce nelle pagine delle Ultime lettere di Jacopo Ortis espressioni e frammenti tratti da Plutarco, Petrarca, Macchiavelli, Tasso, Alfieri, Dante, Omero, Shakespeare Ossian, Rousseau, Goethe e da moltissimi altri autori.

WERTHER di Goethe

Foscolo, per dissimulare l’accusa di plagio che gravava sul suo romanzo vuole accreditare l’idea che il “Werther” di Goethe gli fosse capitato fra le mani, quando “già dava l’ultima occhiata al suo manoscritto”, ma, senza troppo diffidare né presumere, ne coglie la magia che comporta per il lettore la totale immersione nella passione del protagonista.

LA BIBBIA

La studiosa Maria Antonietta Terzoli ha messo in luce che ci sono molti elementi che assumono valenze religiose simboliche e stabiliscono un legame tra Jacopo e Cristo.

Sottolineare la valenza salvifica della scelta poteva nutrire in Foscolo l'illusione che l'esilio, pagato a prezzo altissimo e spesso assimilato alla morte, non fosse del tutto vano: la speranza che, al di là degli eventi e delle apparenze tutte contrarie, quella scelta si rivelasse non suggello di una sconfitta bensi condizione necessaria di una futura, benché lontana, redenzione politica dell'Italia(M. A. Terzoli, Introduzione a U. Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, Carocci, Roma 2013)

Lorenzo Alderani

Al lettore

La prima parte del romanzo inizia con l’appello al Lettore di Lorenzo Alderani, l’amico di Jacopo, destinatario delle sue lettere.

Pubblicando queste Lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell’eroismo di cui non sono eglino stessi capaci, darai, spero, la tua compassione al giovane infelice, dal quale potrai forse trarre esempio e conforto.

Lorenzo le raccoglie e, dopo il suicidio di Jacopo, le pubblica per rendere omaggio all’amico per il quale chiede rispetto e compassione. Jacopo è stato un esempio di virtù coltivata senza alcun interesse o ambizione ("virtù sconosciuta")

Lorenzo Alderani

L'espressione "virtù sconosciuta" rimanda al dialogo di Vittorio Alfieri “Della virtù sconosciuta” dove lo scrittore immagina di parlare con Francesco Gori Gandellini, un commerciante di seta appassionato di arte e di letteratura, che aveva conosciuto durante un viaggio a Siena.

Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.

Termina il suo appello citando i versi 72 e 73 del primo canto del Purgatorio con cui Virgilio presenta Dante a Catone

La prima lettera

11 ottobre 1797

Viene scritta a Lorenzo pochi giorni prima della firma ufficiale del trattato di Campoformio (17 ottobre 1796)

Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so; ma vuoi tu ch’io per salvarmi da chi m’opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni

Qui troviamo due temi fondamentali

il tema della necessità di Jacopo di scegliere fra due soluzioni, accettare la dominazione austriaca o quella francese

il tema della persecuzione e dell'esilio

Il testo della lettera può essere diviso in tre parti: in ciascuno di esse il motivo politico si trasforma in un fatto personale perchè ha una conseguenza sulla vita di Jacopo e sui suoi affetti

Il primo incontro

26 ottobre

Ringrazia Lorenzo per il suggerimento datogli. Vede la divina fanciulla Teresa seduta che guarda il proprio ritratto.

La ho veduta, o Lorenzo, la divina fanciulla; e te ne ringrazio. La trovai seduta miniando il proprio ritratto. (...)

Teresa lo invita a tornare a far loro visita qualche volta.

(...) Mentr'io stava per congedarmi, tornò Teresa: Non siamo tanto lontani, mi disse; venite qualche sera a veglia con noi.(...)

Lui torna felice a casa e si stupisce di come la sola vista della bellezza riesca a stupire tutti i suoi dolori. Teresa è l’ancora di salvezza ma è anche una terribile minaccia.

(...) Io tornava a casa col cuore in festa. - Che? lo spettacolo della bellezza basta forse ad addormentare in noi tristi mortali tutti i dolori? vedi per me una sorgente di vita: unica certo, e chi sa! fatale. Ma se io sono predestinato ad avere l'anima perpetuamente in tempesta, non è tutt'uno?

Il bacio e le illusioni

15 maggio

Un bacio di Teresa e l’amore ricambiato hanno trasformato il suo stato d’animo

Dopo quel bacio io son fatto divino. (...)

Grazie a questa esperienza tutto in lui è potenziato e supera la dimensione umana

(...) Le mie idee sono più alte e ridenti, il mio aspetto più gajo, il mio cuore più compassionevole. Mi pare che tutto s'abbellisca a' miei sguardi; il lamentar degli augelli, e il bisbiglio de' zefiri fra le frondi son oggi più soavi che mai; le piante si fecondano, e i fiori si colorano sotto a' miei piedi; non fuggo più gli uomini, e tutta la Natura mi sembra mia. (...)

Ogni elemento positivo e apprezzabile del mondo è fatto derivare dall’amore

(...) e per te rivive sempre il piacere fecondatore degli esseri, senza del quale tutto sarebbe caos e morte. Se tu fuggissi, la Terra diverrebbe ingrata; gli animali, nemici fra loro; il Sole, foco malefico; e il Mondo, pianto, terrore e distruzione universale. (...)

Dichiara di volersi abbandonare alle illusioni, unici elementi che rendono la vita degna di essere vissuta

(...) Illusioni! grida il filosofo. - Or non è tutto illusione? tutto! Beati gli antichi che si credeano degni de' baci delle immortali dive del cielo; che sacrificavano alla Bellezza e alle Grazie; che diffondeano lo splendore della divinità su le imperfezioni dell'uomo, e che trovavano il BELLO ed il VERO accarezzando gli idoli della lor fantasia! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e nojosa indolenza: e se questo cuore non vorrà più sentire, io me lo strapperò dal petto con le mie mani, e lo caccerò come un servo infedele.

La morte di Laura

25 maggio

Ringrazia Dio per la sua morte, dice che egli le ha tolto le catene della vita

Ti ringrazio, eterno Iddio, ti ringrazio! Tu hai dunque ritirato il tuo sospiro, e Lauretta ha lasciato alla terra le sue infelicità. (...)

Parla della natura sublime che lo libera

(...) Sono salito su la più alta montagna: i venti imperversavano, io vedeva le querce ondeggiar sotto a' miei piedi, la selva fremeva come mar burrascoso, e la valle ne rimbombava; su le rupi dell'erta sedeano le nuvole (...)

Parla del suo sepolcro visitato da Lorenzo e sua madre e spera che Teresa venga sulla sua tomba

(...) E mi par di vederti venir con mia madre, a benedire, o perdonar non foss'altro alle ceneri dell'infelice figliuolo. E predico a me, consolandomi: Forse Teresa verrà solitaria su l'alba a rattristarsi dolcemente su le mie antiche memorie, e a dirmi un altro addio. (...)

Conclude dicendo che la morte non è dolorosa e si descrive uomo infelice

(…) No! la morte non è dolorosa. Che se taluno metterà le mani nella mia sepoltura e scompiglierà il mio scheletro per trarre dalla notte in cui giaceranno, le mie ardenti passioni, le mie opinioni, i miei delitti - forse; non mi difendere, Lorenzo; rispondi oltanto: Era uomo, e infelice.

L'ultima lettera

25-26 marzo 1799

Il romanzo si conclude con il suicidio di Jacopo con una “pugnalata sotto le mammelle”.

alzò gli occhi al cielo, e sospirò

Fu sotterrato sul colle de’ pini da alcuni lavoratori e da Lorenzo

Chi è nei tormenti e guasti dell’oggi Jacopo Ortis? E’ uomo e infelice. Che gioca una partita a dadi forte di un coraggio disperato, che muore per temprare la propria virilità, che lascia un sepolcro combattivo: “Per ricordare quanto sia difficile essere uomini”. Anna Modena