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PROMESSI SPOSI

lucia nobile

Created on May 24, 2023

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Transcript

PROMESSI SPOSI

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La vita di Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785 tra il 18 e il 19 secolo. Figlio di Pietro Manzoni e Giulia Beccaria. Manzoni a soli 16 anni scrisse il primo poemetto del trionfo della libertà nel 1801.

Nel 1805 Manzoni raggiunse la madre a Parigi dove frequentò i più importanti circoli di letterati e intellettuali . Nel 1808 incontra Enrichetta Blondel figlia di un ricco banchiere di Ginevra di religione calvinista. Nel 1810 i due tornano a Milano poco dopo la conversione al cattolicesimo da parte di Enrichetta. Nel 1833 morì l’amatissima Enrichetta e nel 1837 Manzoni sposò Teresa Borri vedova Stampa.

Nel 1861 venne nominato senatore del regno d’Italia ma a Torino morirà anche la seconda moglie . Nel 1873, Manzoni morirà a Milano il 22 maggio di emorragia celebrale.

Le opere

La sua opera principale è i promessi sposi che si divide in tre edizioni. 1822 1823 prima edizione, fu scritta Milano e prese il nome di Fermo e Lucia. 1827 seconda edizione. Inizialmente prese il nome di sposi promessi, successivamente il nome di promessi sposi. 1840 1842 terza edizione, chiamata Quarantana.

Manzoni scrisse tre opere: Lettera Claude Fauriel collegata alla sua posizione poetica. Rifiuta tutto ciò che è romanzesco tutto ciò che è inventato, scrive un romanzo storico. Utilizza il criterio della verosimiglianza. Lettera Chavet, vengono messe alla prova il principio delle tre unità aristoteliche. Aristotele ha scritto un trattato, ogni opera poetica deve ruotare in quelle che sono le tre regole: unità di tempo, unità di spazio, unità di azione. Lettera sul romanticismo: L’arte deve avere degli obiettivi : l’utile come scopo, il vero come soggetto e l’interessante come mezzo.

. Manzoni scrive anche due opere giovanili: 1801 “Del trionfo della libertà” poema in terzine dantesche. Esalta i valori della rivoluzione francese. 1812-1822 “Inni Sacri” sono cinque i componimenti religiosi. Vuole dimostrare che il messaggio cristiano è l’unica salvezza ai problemi dell’uomo. Successivamente scrisse due tragedie: “ Conte di Carmagnola (1816-1819); “ l’Adelchi (1819-1822)”. In entrambi vediamo il contrasto tra oppressori e oppressi. Scrisse anche due Odi Civili: “Marzo 1821” e “5 Maggio”.

capitoli

VII Matrimonio a sorpresa

I Don Abbondio e i bravi

II Il rinvio delle nozze

VIII L' addio ai monti

IX Sepaarazione di Renzo e Lucia

III Avvocato Azzeccagarbugli

IVFra Cristoforo

X La monaca di Monza

VIl palazzotto di Di Don Rodrigo

XI Assalto ai forni

VI Fra Cristoforo e Don Rodrigo

XII Fine

capitolo I

Notiamo inoltre che il sistema sociale nel quale avviene la vicenda dove il più forte prevale sul più debole è una società divisa in oppressori e vittime. Al ritorno a casa, il curato appare un po’ turbato per questo motivo abbiamo un battibecco tra Don abbondio e Perpetua poiché alla sua serva era saltato all’occhio il suo stato d’animo, infine il curato rivela a Perpetua dell incontro con i bravi. In questo capitolo risalta l’ironia manzoniana con i guerrieri spagnoli.

Nel primo capitolo abbiamo una descrizione dettagliata del luogo,infatti esso inizia con la frase “Quel ramo del lago di Como” ci troviamo a Lecco il 7 Novembre del 1628. Durante la passeggiata del curato, Don Abbondio incontra i bravi,e gli scagnozzi di Don Rodrigo gli dicono “Questo matrimonio non s’adda fare”.Poco prima di questo dialogo abbiamo una digressione storica, parliamo delle GRIDA, ovvero dei bandi in cui venivano lette nel 600 le leggi da rispettare contro i bravi ed inoltre si ripetevano ogni 44 anni.

In aggiunta ritroviamo un corporativismo: metafora in cui Manzoni paragona Don Abbondio ad un vaso di terracotta che viaggia insieme a tanti casi di ferro, e poi una litote: che Don Abbondio è un cuor di Leone, ovvero dice ciò che non è per dire ciò che è.

Capitolo II

Renzo arrabbiato esce dalla casa del curato e ad aspettarlo fuori c’è la perpetua, la quale ha una voglia matta di parlare e direi tutto a Renzo. Parlando perpetua pian piano sollecita la vera ragione del rinvio delle nozze. Renzo si precipita nella stanza del curato e riesce a sapere da Don Abbondio il nome della persona che si oppone al matrimonio. Renzo poi si reca a casa di Lucia che intanto si preparava per le nozze. A lei e alla suocera, Agnese, comunica il fatto, mentre gli invitati sono allontanati con la scusa che il matrimonio non si fa per malattia del curato. La casa del curato è sbarrata come se ci fosse un attacco. Le comari erano andate a bussare per trovare conferma della malattia del curato, Perpetua affacciatasi ad una finestra conferma la notizia con insolita fretta e secchezza

Il secondo capitolo inizia con la nottata di Don Abbondio terrorizzato dall’incontro con i bravi e decide di posticipare le nozze di cinque giorni. Renzo la mattina si reca dal curato per prendere accordi sull’opera del matrimonio. Il curato di fronte a Renzo inizialmente rimane sorpreso poi inizia ad inventare scuse di carattere amministrativo: non aveva preparato in tempo tutti gli atti prescritti della chiesa.

Capitolo III

Questo capitolo inizia a casa di Lucia. Renzo spiega ad Agnese l’accaduto con Don Rodrigo. Lucia confessa che poco tempo prima aveva avuto un dialogo con Don Rodrigo ma non aveva detto niente, perché non diede peso alle sue parole. Agnese consiglia Renzo di rivolgersi al dottor azzeccagarbugli e da Renzo quattro capponi per ripagarlo.

Appena Renzo arrivò fuori casa del dottore fu accolto dalla serva e subito si recò nello studio per parlare con l’avvocato.egli si mostrò subito disponibile ad aiutare Renzo, ma quando si rese conto che si trattava di Don Rodrigo dici a Renzo di non poterci fare niente e lo manda via con i quattro capponi. Mentre Renzo era di ritorno bussa a casa di Lucia fra Galdino

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DOTTOR AZZECCAGARBUGLI

,Egli è una persona non affidabile e confusionaria L' avvocato confonde Renzo con un bravo ma appena scopre di Don Rodrigo lo definisce un pasticcione. Azzeccagarbugli per Manzoni rappresenta uno degli aspetti peggiori del sistema giudiziario e di come la legge funge spesso da strumento di sopraffazione , infatti anche Azzeccagarbugli , come Don Abbondio utilizza un latinorum per confondere Renzo . Azzeccagarbugli va spesso a favore dei più forti, non difendendo i deboli.

NOMEN-OMEN
(nome che rispecchia la persona)Anche la casa dell' avvocato era confusionria .

A casa dell’avvocato appesi c’erano i ritratti dei 12 cesari da Ottaviano a Domiziano, che rappresentavano l’autorità.

CAPITOLO IV

Il quarto capitolo è dedicato a padre Cristoforo. In esso viene utilizzata una tecnica letteraria : la ringh composition (che viene utilizzata già nel terzo capitolo) ovvero uno schema circolare . In questo capitolo abbiamo una monografia ovvero uno scritto specifico su un soggetto determinato che è appunto Fra Cristoforo . Il capitolo inizia con la descrizione del paesaggio e della mattinata

TEMI1 il difficile rapporto tra estinte senso morale 2 conversione scelta religiosa 3 teatro

Fra Cristoforo

Fra Cristoforo in realtà si chiamava Lodovico ed era figlio di un nobile mercante. Lodovico nella società del seicento non fu accettato come nobile e quindi si schierò dalla parte dei deboli. Diventò quindi difensore degli oppressi ma viveva in uno stato di continuo conflitto interiore: voleva la giustizia, ma per riceverla ricorreva alla violenza. Per questa confusione interiore pensó più volte di diventare frate. Ciò che lo portò poi a diventare tale fu un duello .

IL DUELLO Un giorno Ludovico mentre stava camminando con un fedele servitore di nome Cristoforo, incontra un nobile della sua città. Quando i due si trovano di fronte, iniziano a litigare passando poi alle mani. Lo scontro è molto violento e Lodovico viene ferito, quando il suo avversario gli piomba addosso con la spada: il servo Cristoforo protegge il suo padrone e viene colpito a morte, quindi Lodovico uccide a sua volta il nobile trafiggendolo con la sua lama. Ludovico decise poi di farsi frate con il nome di Cristoforo in memoria del servo.

Fra Cristoforo è un umile . Il ritratto fisico e psicologico viene costruito tramite delle opposizioni . Fra Cristoforo ha una personalità molto complessa , abbiamo una contrapposizione tra ALTERIGIA e UMILTÀ . similitudini degli occhi : prima chinati e poi sfolgorano . Fra Cristoforo viene definito un eroe romantico perché risolve i conflitti e protegge gli oppressi , vuole cambiare il mondo combattendo l ingiustizia

Capitolo V

Nel quinto capitolo vediamo per la prima volta un nuovuo personaggio : Don Rodrigo . Nella prima sequenza vediamo fra Cristoforo che va da Renzo e Lucia dicendo di dover parlare con Don Rodrigo. Quando Fra Cristoforo arriva da Don Rodrigo , nel suo palazzotto si sta facendo un banchetto e c è anche un altro personaggio : Azzecca Garbugli . Nella seconda sequenza avviene la descrizione della dimora di Don Rodrigo : il palazzotto del signorotto

Innanzitutto l appellativo palazzotto , non è dato a caso , ma viene usato in maniera dispregiativa da Manzoni , perché esso non è un palazzo reale anzi , viene definito come un qualcosa di degradato che domina un mucchietto di casupole . Questo palazzotto rappresenta una fortezza e non una semplice dimora signorile . Esso sorge isolato . Nel regno di Don Rodrigo , i cittadini rispecchiano “lo stile” di vita del loro signore e anche le donne , così come i bambini rispecchiano lo stile di vita dei mariti .

PA L A Z Z O T T O D I
D O N R O D R I G O

La particolarità di questa dimora sono i due bravi che facevano da guardia però all entrata , non stavano in piedi ma per terra per indicare bestialità . bestialità = metafora dei cani : “ vecchi che in età avanzata , non ci mettevano molto a reagire , anche senza zanne”. La descrizione del palazzotto è molto importante perché solo tramite esso impariamo a conoscere le caratteristiche di Don Rodrigo . Manzoni infatti non descrive questo personaggio , come se gli rinnegasse l identità .

Mentre esce dalla stanza padre Cristoforo vede un uomo sospetto. Era il vecchio servitore che vive lì dai tempi del padre di Don Rodrigo. Il servitore non accetta i comportamenti di Don Rodrigo e lo dimostra anche ai servi più giovani per questo lo deridono. Il servo rivela a padre Cristoforo di sapere qualcosa di importante che gli riferirà il giorno dopo al convento dopo aver saputo più dettagli. Padre Cristoforo lo ringrazia e lo benedice, poi va via. Secondo padre Cristoforo, questo aiuto inaspettato e convinto del servitore è un segno della provvidenza divina. A casa di Agnese e Lucia le due donne si consultano con Renzo. Agnese propone la sua idea ovvero quella di un matrimonio a sorpresa. Lei spiega che per celebrare il matrimonio è necessaria la presenza di un curato ed è sufficiente che i due promessi pronuncino i voti di fronte a lui e a due testimoni.Renzo accetta la proposta con entusiasmo e ha un piano anche per trovare due testimoni fidati. Renzo si reca a casa di un suo amico di nome Tonio che si trova in cucina a mescolare una polenta scura sul fuoco. A tavola ci sono la madre di Tonio suo fratello Gervaso la moglie e i figli che aspettano per mangiare. Renzo invita Tonio a cenare con lui all’osteria per parlare da soli e il padrone di casa subito accetta la proposta. Renzo e Tonio vanno all’osteria che era poco frequentata in quanto si trovavano tempi di carestia. Dopo aver chiesto all’amico Tonio di fargli da testimone al matrimonio a sorpresa quest’ultimo accetta e propone anche il fratello Gervaso come secondo testimone.Renzo accetta e promette di pagare da bere da mangiare al fratello di Tonio e poi torna a casa. Renzo torna a casa raccontando di essersi accordato con l’amico Tonio . Nel frattempo Lucia continuava ad opporsi al matrimonio a sorpresa. Padre Cristoforo arriva a casa delle due donne e Agnese dice alla figlia di non inviare nessuna parola riguardo il loro piano.

Capitolo VI

il sesto capitolo si apre con il colloquio tra padre Cristoforo e Don Rodrigo. Nel palazzo di Don Rodrigo egli invita il frate a parlare in una sala. Padre Cristoforo lo informa del fatto che alcuni bravi hanno minacciato un povero curato e la sua amata e gli prega di porre fine a questa vicenda. Don Rodrigo accusa fra Cristoforo di venire a fare la spia in casa e gli dice che non intende ascoltare nessuna predica. Padre Cristoforo vuole proteggere la fanciulla a tutti i costi e Don Rodrigo propone al frate un’idea per aiutarla. Questa idea consisteva nel consigliare alla ragazza di mettersi sotto la protezione del Signorotto così nessuno potrà importunarla. Fra Cristoforo perde le staffe e accusa il nobile puntandogli contro l’indice sinistro e utilizzando un forte tono. Aggiunge inoltre che Lucia è sotto la protezione di Dio quindi Don Rodrigo non potrà farle del male. Successivamente Don Rodrigo lo obbliga di uscire dal palazzo.

Il colloquio

Il frate non desistette neppure quando don Rodrigo per sviare la questione gli rinfacciò la sua vita precedente e se ciò lo rendesse degno di indossare la veste da frate. Lo scambio di battute continuò tra l’arroganza del nobile e il tono conciliante del frate, fino a che don Rodrigo sfrontatamente si offrì, per risolvere la questione, di prendere sotto la sua protezione la giovane che stava tanto a cuore a padre Cristoforo. La proposta fece perdere ogni freno al frate, che si mostrò indignato. Lo scontro diventò drammatico e inevitabile. Padre Cristoforo, sdegnato si rivolse al suo interlocutore passando dal “lei” al “voi” e don Rodrigo gli rispose usando il “tu” del signorotto villano (“Come parli, frate?...”). Padre Cristoforo pronunciò una vera e propria invettiva appassionata e violenta contro don Rodrigo che culmina nella frase: “Verrà un giorno..., che suona come una predizione”. Don Rodrigo rimasto ammutolito, ricoprì di epiteti (villano temerario, cialtrone incappucciato) padre Cristoforo e lo cacciò di casa. Padre Cristoforo si calmò di colpo e andò via, lasciando don Rodrigo nella sala, camminare furioso avanti e indietro.

Don Rodrigo si trovava nel mezzo della sala del suo palazzotto e all’arrivo di Frate Cristoforo gli chiese che cosa desiderasse. Nonostante l’uso della formula di cortesia “In che posso ubbidirla?” adottata per rivolgersi al frate, è chiaro, per il tono della voce e per l’atteggiamento, l’aggressività dell’uomo. Padre Cristoforo passando tra le dita i grani del rosario, mantenne la calma, si rivolse al signorotto con tono umile e cercando di far leva sulla sua coscienza ed il suo onore gli chiese di desistere dalle sue mire su Lucia. Il riferimento alla coscienza e all’onore suscitò in don Rodrigo una reazione violenta, più che di un dialogo conciliante, si trattò di uno scontro. Il frate non era disposto a demordere e cercò, sempre usando un tono pacato, di essere ascoltato. Ricordò che tutti gli uomini sono sottoposti al giudizio di Dio e così dicendo mostrò il teschietto di legno del rosario, quello che ricorda la vanità delle cose terrene.

Il bene e il male

Il capitolo sesto si basa sulla contrapposizione tra il bene e il male, fra padre Cristoforo che incarna i valori del bene (umiltà, carità, giustizia) e don Rodrigo che è la forza del male. Eroe ed antieroe si fronteggiano.

La gestualita'

La gestualità di Cristoforo conferma i tratti del carattere del frate. Tra i gesti più significativi: • Lo scorrere dei grani del rosario tra le mani che diventa strumento di conforto; • Nel mostrare poi il teschietto della corona ricorda a don Rodrigo la vanità delle cose terrene di fronte al destino mortale. Il linguaggio gestuale di don Rodrigo illustra il mutare del suo atteggiamento con il procedere del colloquio: • Ostenta sicurezza nella scena iniziale; • Dimostra di aver raggiunto l’apice del disagio e dell’angoscia quando fa l’atto di afferrare la mano del frate; • Diventa evidente la sua inferiorità e debolezza quando, all’uscita dalla sala del frate, percorre a passi infuriati il campo di battaglia, segno del prevalere in lui dell’istinto e dell’irrazionalità, mentre, in contrapposizione, padre Cristoforo ha recuperato tutto il suo autocontrollo e la razionalità.

Il linguaggio

Attraverso il linguaggio Manzoni dà un’analisi psicologica di don Rodrigo e di padre Cristoforo. Padre Cristoforo difende l’amore della giustizia e l’affetto per Renzo e Lucia; don Rodrigo difende il suo orgoglio e il suo potere. Padre Cristoforo usa un tono predicatorio e ricorre a citazioni bibliche come: il cuore di Faraone era indurito…, e predizioni: Verrà un giorno…. Don Rodrigo si esprime utilizzando inizialmente un linguaggio formale, poi arrogante e volgare.

Padre Cristoforo racconta dell’incontro con Don Rodrigo e dice a Lucia ed Agnese di non perdersi d’animo e avere la fiducia in Dio. Prima di andare via dice a Renzo di recarsi in convento il giorno seguente o di mandare qualcuno di fiducia. Lucia sostiene che bisogna dare retta alle parole di Padre Cristoforo ma Renzo indispettito vuole punire Don Rodrigo. Agnese invece crede nella giustizia dei poveri. Lucia impaurita dalle azioni che potesse compiere Renzo, accetta di partecipare al piano del matrimonio a sorpresa. Il giorno dopo Agnese invia Menico, un suo giovane nipote, al convento di Fra Cristoforo per sentire cosa ha pensato per loro. La donna, nel corso della mattinata, è impaurita dalla presenza di mendicanti e strani individui che passano, si fermano, domandano qualcosa, cercano di introdursi in casa... Sono gli uomini di Don Rodrigo che, sotto la supervisione del Griso, tengono d'occhio la casa delle due donne per imparare a conoscerla bene, così da andare a colpo sicuro nel rapimento notturno di Lucia. Nei giorni precedenti, però, nel palazzotto di Don Rodrigo, il vecchio, servitore, è riuscito a capire le intenzioni del nobiluomo ed è riuscito ad avvisare Fra Cristoforo. Intanto Renzo si è recato all'osteria del paese per definire gli ultimi accordi con Tonio e Gervaso, poi, sul far della sera, torna a prendere Lucia e Agnese e tutti insieme si recano a casa di don Abbondio dove Tonio si fa aprire la porta da Perpetua con una scusa.

Capitolo VII
Capitolo VIII

Il capitolo VIII de I promessi sposi è ambientato tra la sera e la notte del 10 novembre 1628. Lucia, Renzo, Tonio e Gervasio si introducono in casa di don Abbondio, ingannato dalla presenza di Tonio, che gli deve un debito. Agnese tiene impegnata Perpetua. Renzo e Lucia entrano nella stanza per pronunciare la formula di giuramento, ma il curato, sconvolto dalla paura, interrompe la giovane con la forza e scappa in un’altra stanza, invocando aiuto. Il sagrestano allora suona le campane per far accorrere gente: la confusione che si genera fa fuggire anche i bravi che nel frattempo si sono introdotti in casa di Lucia per rapirla. Menico riferisce che Fra Cristoforo li ha richiamati al convento; qui il frate spiega ai giovani e ad Agnese il piano per la fuga dal paese: si tratta della celebre scena dell’addio ai monti. I due amanti sono costretti a salutarsi per tentare di mettersi in salvo: il primo andrà a Milano, da fra Bartolomeo, mentre la seconda, accompagnata dalla madre, in un convento di Monza.

Capitolo IX
Capitolo X

Nel capitolo dieci continua la descrizione di Geltrude , nei primi versi abbiamo una similitudine con i fiori che rappresentano un qualcosa di pacato e gentile e che in questo caso non hanno avuto l opportunità di sbocciare . Ció che ci viene evidenziato è la strategia psicologica del padre . Comprendiamo che la famiglia di Geltrude non vuole il suo bene . Geltrude si sente smarrita , è ormai inserita negli ingranaggi di una macchina dove non può scegliere nulla . Diciamo infatti che Manzoni è abile perchè è in grado di toccare le corde dell animo umano . Manzoni definisce Geltrude infelice e sventurata e dice che tutte le persone attorno a lei sono ipocrite . In questo capitolo ci viene sottolineata anche un ironia-tragica perché Geltrude viene festeggiata come se fosse un idolo, ma in realtà è vittima di un meccanismo sociale . Geltrude prova verso se stessa disistima e si accusava di essere una donna da poco ma poi capisce di essere stata manipolata e da debole manipolata diventa manipolatrice (genio del male)

La vita da monaca di Geltrude viene interrotta quando essa incontra Egidio
Capitolo XI

In questo capitolo Manzoni compie un passo indietro e ci riporta a venerdì 10 novembre 1628 per mostrarci cosa è accaduto in paese dopo la notte degli inganni. La scena si apre con Don Rodrigo che attende l’arrivo dei bravi e, non appena li vede comparire all’orizzonte, scopre che il piano è fallito. Don Rodrigo riesce a scoprire dove sono Renzo e Lucia mandando i suoi bravi a informarsi tra i popolani. Attilio promette di occuparsi di Fra Cristoforo con l’aiuto del conte zio, potente milanese, mentre il Griso viene mandato a Monza sulle tracce di Lucia. Renzo intanto arriva a Milano, dove è il corso la rivolta del pane (il “tumulto di San Martino”) e la popolazione assalta i forni per avere da mangiare. Arrivato al convento, Renzo scopre che padre Bonaventura, da cui doveva recarsi, non è lì e quindi si accoda ai tumulti.

FINE

Francesca PetrilloLucia Nobile Annalaura Ascione Giulia Balzano Francesca Abbate Ilaria Faiella