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Storia della Porsche

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Geografia

Globalizzazione e Delocalizzazione

Educazione civica

Impatto ambientale

II Guerra Mondiale

Storia
Tecnologia

Motore ibrido ed elettrico

Musica

Il "suono Porsche"

Letteratura

la poesia "L'auto da corsa"

Impatto ambientale

Per impatto ambientale, secondo l'art. 5, punto c) del D.Lgs. 152/2006, si intende l'alterazione dell'ambiente inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell'attuazione sul territorio di piani, programmi o progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti.[1] e altre conseguenze. Ai fini della definizione di "impatto ambientale", tale alterazione viene considerata tale a prescindere che sia qualitativa e/o quantitativa, diretta o indiretta, a breve o a lungo termine, permanente o temporanea, singola o cumulativa, positiva (cioè associata ad un miglioramento dell'ambiente) o negativa (cioè associata ad un peggioramento dell'ambiente).[1] Nel caso di impatto ambientale negativo significativo e misurabile, rivolto all'ambiente inteso stavolta come insieme delle risorse naturali, si parla più specificatamente di "danno ambientale". Un impatto ambientale negativo può inoltre manifestarsi in diverse forme di inquinamento (ad esempio: chimico, biologico, acustico, elettromagnetico, luminoso, ecc.). Esempi di impatti ambientali positivi sono quelli associati alle opere di risanamento ambientale (ad esempio: rimboschimento, bonifica di siti contaminati, ecc.).

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"L'automobile da corsa"

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Poesia:

Info

Nell’Ode all’automobile da corsa del Marinetti del 1905 troviamo espresso l’entusiasmo per l’automobile, di cui propongo l’onomatopeico inizio e qualche verso successivo: Veemente dio d’una razza d’acciaio, Automobile ebbrrra di spazio, che scalpiti e frrremi d’angoscia rodendo il morso con striduli denti… scateno i tuoi giganteschi pneumatici, per la danza che tu sai danzare via per le bianche strade di tutto il mondo Poi il pilota, durante la corsa verso spazi infiniti, sotto il cielo accecato, benché folto di stelle, entra in simbiosi con la sua automobile, da cui si fa beatamente dominare: "Io sono in tua balìa!…Prrendimi!…Prrrendimi!…" Montagne, fiumi, pianure vengono sorpassate a galoppo su quel mostro impazzito che è appunto l’automobile, lontano dalla terra immonda, in volo sull’inebriante fiume degli astri. E’ percepibile la mitologia del superuomo, topos che ha trovato nell’epoca terreno fertile e che era in sintonia con i nuovi mezzi di trasporto, impegnativi in fatto di coraggio e di sfida del pericolo. Un accenno alla pittura futurista: l’ode di Marinetti troverà, qualche anno più tardi, un celebre corrispettivo figurativo nell’Automobile da corsa di Giacomo Balla (1871-1958), corsa rappresentata dalle ruote sdoppiate, spirali che suggeriscono la progressione e le onde del moto, l’idea sintetica della velocità

"cui la collera spacca... la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia... e il tuonar de' suoi ferrei polmoni crrrrollanti a prrrrecipizio interrrrrminabilmente?... Accetto la sfida, o mie stelle!... Più presto!...Ancora più presto!... E senza posa, né riposo!... Molla i freni! Non puoi? Schiàntali, dunque, che il polso del motore centuplichi i suoi slanci! Urrà! Non più contatti con questa terra immonda! Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo sull'inebriante fiume degli astri che si gonfia in piena nel gran letto celeste!"

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Veemente dio d'una razza d'acciaio, Automobile ebbra di spazio, che scalpiti e fremi d'angoscia rodendo il morso con striduli denti... Formidabile mostro giapponese, dagli occhi di fucina, nutrito di fiamma e d'oli minerali, avido d'orizzonti, di prede siderali... lo scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente, scateno i tuoi giganteschi pneumatici, per la danza che tu sai danzare via per le bianche strade di tutto il mondo!...Allento finalmente le tue metalliche redini, e tu con voluttà ti slanci nell'Infinito liberatore! All'abbaiare della tua grande voce ecco il sol che tramonta inseguirti veloce accelerando il suo sanguinolento palpito, all'orizzonte... Guarda, come galoppa, in fondo ai boschi, laggiù...Che importa, mio démone bello? Io sono in tua balìa!...Prendimi!... Prendimi!... Sulla terra assordata, benché tutta vibri d'echi loquaci; sotto il cielo acciecato, benché folto di stelle, io vado esasperando la mia febbre ed il mio desiderio, scudisciandoli a gran colpi di spada. E a quando a quando alzo il capo per sentirmi sul collo in soffice stretta le braccia folli del vento, vellutate e freschissime... Sono tue quelle braccia ammalianti e lontane che mi attirano, e il vento non è che il tuo alito d'abisso, o Infinito senza fondo che con gioia m'assorbi!... Ah! ah! vedo a un tratto mulini neri, dinoccolati, che sembran correr su l'alidi tela vertebrata come su gambe prolisse... Ora le montegne già stanno per gettare sulla mia fuga mantelli di sonnolenta frescura, là, a quel sinistro svolto... Montagne! Mammut in mostruosa mandra, che pesanti trottate, inarcando le vostre immense groppe, eccovi superate, eccovi avvolte dalla grigia matassa delle nebbie!... E odo il vago echeggiante rumore che sulle strade stampano i favolosi stivali da sette leghe dei vostri piedi colossali... O montagne dai freschi mantelli turchini!... O bei fiumi che respirate beatamente al chiaro di luna! O tenebrose pianure!... Io vi sorpasso a galoppo!... Su questo mio mostro impazzito!... Stelle! mie stelle! l'udite il precipitar dei suoi passi?... Udite voi la sua voce, cui la collera spacca... la sua voce scoppiante, che abbaia, che abbaia... e il tuonar de' suoi ferrei polmoni crrrrollanti a prrrrecipizio interrrrrminabilmente?... Accetto la sfida, o mie stelle!... Più presto!...Ancora più presto!... E senza posa, né riposo!... Molla i freni! Non puoi? Schiàntali, dunque, che il polso del motore centuplichi i suoi slanci!Urrà! Non più contatti con questa terra immonda! Io me ne stacco alfine, ed agilmente volo sull'inebriante fiume degli astri che si gonfia in piena nel gran letto celeste!

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Delocalizzazione

Il fenomeno va inserito nell'ambito del commercio mondiale che, sebbene strettamente legato alla società moderna, trova le sue radici nel XV secolo e più precisamente nell'anno 1492, che può essere considerato come anno di nascita del sistema economico mondiale, anno di scoperta dell'America. La prima conseguenza di queste scoperte geografiche fu lo spostamento da un sistema al cui centro c'era il mare Mediterraneo ad uno che era pressoché eurocentrico, che però si sviluppava sugli oceani Indiano e Atlantico. Questi eventi hanno fatto sì che si passasse da un sistema economico basato sulla produzione e il consumo di prodotti locali, ad uno basato sullo scambio di tali prodotti tra paesi diversi. Tutto ciò rappresenta la genesi del moderno commercio internazionale all'interno del quale si sviluppa il fenomeno delle delocalizzazione produttiva consistente nella totale o parziale interruzione dell'attività produttiva e il contemporaneo spostamento di suddetta attività in un sito estero allo scopo di godere dei vantaggi della nuova ubicazione.

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Motore ibrido & elettrico

Un veicolo ibrido, più propriamente veicolo a propulsione ibrida, è un veicolo dotato di un sistema di propulsione a due o più componenti, ad esempio motore elettrico con motore termico, che lavorano in sinergia fra di loro. I veicoli in cui coesistano due o più forme di accumulo di energia, al fine della generazione di energia meccanica, sono detti veicoli ibridi. Un motore elettrico è una particolare macchina elettrica, di solito rotante (ma non sempre, come nel caso del motore lineare), che trasforma l'energia elettrica in ingresso, applicata ai morsetti di alimentazione, in energia meccanica in uscita resa disponibile sull'asse del motore.[1] Questa tipologia di macchina elettrica è fondata, analogamente a quanto accade nel generatore elettrico, sulle forze elettromagnetiche che intervengono nell'interazione tra un sistema di correnti e un campo magnetico.[2]

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Il logo Porsche

La nascita del logo che contraddistingue le Porsche, con minime varianti estetiche nel tempo, sin dagli anni '50 avvenne in modo quasi casuale. L'imprenditore americano Max Hoffmann, che si occupava dell'importazione delle Porsche negli USA, era convinto dell'enorme potenziale commerciale di queste vetture, ma era contrariato dal fatto che non fossero dotate di un marchio che le rendesse immediatamente riconoscibili. Durante una cena di lavoro con Ferdinand Anton Porsche, convinse definitivamente quest'ultimo dell'indispensabilità di un marchio per le sue vetture. La risposta di Ferry fu immediata: disegnò su un tovagliolino uno scudo, nel quale si fondevano gli stemmi della città di Stoccarda e della regione nella quale nasceva, il Württemberg, con un cavallo al centro e rami di corna di cervo di Ulrico, duca di Württemberg ed in cima allo scudo la parola Porsche, questo stemma in seguito all'ottenimento dell'autorizzazione d'uso dal comune di Stoccarda e dal governo federale Württemberg avrebbe fregiato ogni Porsche dal 1953 in poi.

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Volkswagen "l'auto del popolo"

La Volkswagen, vocabolo che in tedesco significa letteralmente vettura del popolo, nacque sotto la dittatura nazionalsocialista di Adolf Hitler, nel 1937, per suo volere. Negli anni trenta, infatti, Hitler voleva far realizzare un'automobile che potesse essere in grado di motorizzare il popolo tedesco di classe meno ricco. L'incarico di realizzarne il progetto venne affidato all'ingegnere Ferdinand Porsche, titolare dell'omonimo studio di progettazione nato nel 1931, col diktat di creare un'auto compatta, economica, semplice e robusta, facile da costruire in grande serie ed economicamente accessibile.

Info

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Stanza per il "suono porsche"

Uno studio di registrazione di tipo speciale. Le pareti sono isolate con elementi insonorizzanti grigi di forma conica, al centro una 911 di colore mogano metallizzato su un banco di prova a rulli. Davanti, quello che sembra un microfono sovradimensionato: una telecamera acustica. Il regno dei designer del suono Porsche.Qui, nel laboratorio acustico di Weissach, il responsabile per lo sviluppo della tecnologia di vibrazione e acustica, Bernhard Pfäfflin, e il suo team compongono il sound Porsche. La camera acustica consente di registrare le fonti di rumore senza echi e di localizzare le fonti di rumore dell’auto grazie alla telecamera acustica. Le relative registrazioni sono raccolte in una sorta di mediateca tecnica.

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the history of Porsche

The history of Porsche officially begins on April 25, 1931 with the founding of the design and engineering studio Dr. Ing. h.c. F. Porsche GmbH (Dr. ing. honoris causa (in 1924) Ferdinand Porsche s.r.l.) in Stuttgart by the Bohemian founder Ferdinand Porsche after his Viennese studies and the fruitful collaboration first with Lohner in the creation of electric and hybrid cars also with all-wheel drive and then again in Vienna in Austro Daimler: this is the true original nucleus of the Porsche company, in which Ferdinand's son, Ferdinand Anton Porsche (known as "Ferry"), will soon begin to make his important contribution.

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