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L'oratoria romana

Francesca

Created on May 21, 2023

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Transcript

L'oratoria

EPIDITTICA

Oratio esprimere il proprio pensiero attraverso la parola

come nasce?

1. Terminologia e genere Si definisce oratoria, l'arte di scrivere e pronunciare un discorso e differisce dalla retorica, insegnamento dell'oratoria. L'oratoria divenne uno dei tre grandi generi della letteratura greca, accanto alla filosofia e alla storiografia . Per quanto riguarda i generi, esiste l'oratoria giudiziaria, politica ed epidittica. Mentre le prime due sono occasionali e legate a un ambiente preciso - il tribunale, l'assemblea - l'oratoria epidittica è detta di lode e di biasimo: ricorreva, infatti, in occasione della commemorazione dei caduti, al fine di celebrare il defunto, e ad un pubblico generico per dimostrare l'eccellenza di una cosa o di una persona. Erano occasioni importanti in cui mettersi in mostra per acquisire notorietà: in molti casi gli spettatori giungevano più per il discorso dell'oratore, che sarebbe dovuto essere argomento di discussione nei giorni a seguire, che per l'evento in sé.

il contesto storico

Cicerone vive in un' epoca storica molto particolare, nasce ad Arpino nel 106 a.c sotto la dittatura di Silla. Presto si trasferisce a Roma per intraprendere gli studi forensi, difatti diventa un ottimo avvocato del quale abbiamo potuto leggere molte cause vinte. Cicerone, oltre che essere un sostenitore della fazione degli optimates, è inoltre un difensore della res publica difatti si ritrova a scontrarsi con il libretto di Silla per poi decidere di allontanarsi ed andare ad Atene e studiare. Egli presto ricopre vari ruoli politici con molto successo, ma dalla nascita del primo triumviumvirato con il quale si vede in disaccordo, viene esiliato in Grecia dal dittatore Cesare che aveva restituito autorità ai popolares.Successivamente ritornerà grazie a Pompeo. Egli vive in oltre la guerra civile tra Cesare e Pompeo schierandosi con quest'ultimo.

L'epidittica greca

Epidìttico agg. [dal lat. epidictĭcus, gr. ἐπιδεικτικός, der. di ἐπιδείκνυμι «dimostrare»] (pl. m. -ci). – Dimostrativo, espositivo; nella retorica antica, eloquenza e., il genere di eloquenza (per i Latini genus demonstrativum) usato dagli oratori greci nelle feste, nelle pubbliche cerimonie, nelle commemorazioni dei morti per la patria.

Il terzo genere di oratoria, catalogato da Aristotele come epidittico o dimostrativo, ha per oggetto la lode o il biasimo. Come suggerisce l’etimologia del termine, dal verbo epidéiknymi che significa “illustrare, dimostrare”, lo scopo dei discorsi epidittici è quello di mettere in luce o confutare la virtù e l’eccellenza di un personaggio, reale o appartenente all’immaginario mitico.

panegirico

encomio

epitafio

l'epidittica latina

La necessità, per la classe dirigente romana, la nobilitas, di giustificare il suo ruolo all’interno della società e accentuare il proprio prestigio, determinò lo sviluppo precoce dell’oratoria epidittica, in particolare nella forma encomiastica della laudatio funebre, discorso di elogio reso ai defunti delle grandi famiglie nobiliari. Nei funerali privati la laudatio veniva pronunciata davanti all’assemblea del popolo da un parente prossimo del morto, ma nel caso della commemorazione di personaggi pubblici, spesso erano chiamati a parlare dinanzi ai rostri magistrati estranei alla famiglia. In tutti e due i casi l’orazione funebre assumeva i caratteri di una celebrazione pubblica, non solo del defunto, ma anche del casato di appartenenza. Di conseguenza questi discorsi venivano trascritti e conservati negli archivi familiari e, a partire dal II secolo a.C., furono ampiamente divulgati per perpetuare la gloria e la popolarità della gens. Accanto ai discorsi che si tenevano davanti all’esercito in armi, quella delle laudationes fu una delle forme più durature del genere epidittico latino. In età imperiale si sviluppò in particolare la tipologia dell’actio gratiarum, orazione di ringraziamento agli dei e all’imperatore per la nomina a console pronunciata davanti al senato, di cui un celebre esempio è il già menzionato Panegyricus Traiano imperatori di Plinio il Giovane. In generale, tuttavia, a parte le diverse forme di discorsi encomiastici applicate di volta in volta ai detentori del potere politico, l’epidittica latina, stando alle testimonianze, ebbe scarso rilievo e fu un genere minore rispetto all’oratoria deliberativa e giudiziaria.

Le DIFFERENZE

L'oratoria romana si divide principalmente in tre categorie: giudiziaria (usata per convincere giudici in tribunali), deliberativa (per importanti decisioni politiche) ed epidittica. Le differenze principali tra l'oratoria epidittica e le altre forme sono: 1)Scopo e Contesto: L'oratoria epidittica si concentra sulla lode o sulla critica di persone, eventi, oggetti o ideali. Questo tipo di discorso era spesso utilizzato in occasioni pubbliche, come celebrazioni, funerali, o cerimonie, ed era progettato per ispirare emozioni e riflessioni. Al contrario, l'oratoria giudiziaria e deliberativa erano più orientate verso la persuasione in contesti specifici, come tribunali o assemblee politiche. 2)Stile: L'oratoria epidittica spesso faceva ampio uso di elementi emotivi e retorici, come la metafora, l'iperbole e l'analogia, per suscitare una risposta emotiva nell'uditorio. Le altre forme di oratoria tendevano ad essere più argomentative e razionali nella loro presentazione. 3)Struttura e temi: Mentre le argomentazioni nelle forme giudiziarie e deliberative erano solitamente strutturate in modo più rigoroso, l'oratoria epidittica poteva essere più libera nella sua struttura e trattare una vasta gamma di temi, spesso senza la necessità di una conclusione definitiva. Mentre le altre forme erano più pragmatiche, l'epidittica cercava di ispirare in modo eloquente, contribuendo così alla ricca tradizione retorica dei Romani.

SVILUPPO DOPO CICERONE

Con l’accentramento del potere nelle mani di Augusto e poi dei suoi successori vengono meno le condizioni che nell’età repubblicana che avevano consentito la fioritura dell’oratoria: non solo di quella politica, in seguito al sostanziale esautoramento del Senato e delle istituzioni repubblicane, ma anche di quella giudiziaria, per il controllo esercitato sui processi e più in generale per il restringersi dei margini di autonomia delle parti e del pubblico dibattito. L'oratoria epidittica invece riuscì a conservare un qualche decoro proprio perché la sua funzione era quella di adulare o denigrare.

Al declino dell’oratoria politica e giudiziaria corrisponde l’affermarsi delle declamazioni, orazioni fittizie pronunciate nell’ambito delle scuole retoriche. Fra esse vanno ricordate quelle di Arellio Fusco, retore di indirizzo asiano, e di Porcio Latrone, che ebbe un ruolo notevole nell’affermarsi della pratica declamatoria. Di Plinio il Giovane (I-II secolo d.C.), ci è pervenuto il Panegirico a Traiano, un’orazione di ringraziamento e celebrazione dell’imperatore.

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

IL TARDO IMPERO

L’età degli Antonini vede la pratica oratoria muoversi all’insegna delle nuove tendenze spettacolari consonanti al clima della seconda sofistica, a cui appartiene l’Apologia o De magia di Apuleio (I-II secolo d.C.), testimonianza di un’arte oratoria eccezionale. In età tardoantica, di Simmaco (IV secolo d.C.) ci sono pervenuti i resti di otto orazioni, di cui due avevano come destinatario l’imperatore Valentiniano I, e di Claudiano (IV secolo d.C.) numerosi panegirici, ossia elogi di personaggi potenti.