Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

L'unità d'Italia

SIMONE RUSSO

Created on May 20, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Transcript

L'UNITA' D'ITALIA

Simone Russo 3^O

L'Italia verso il risorgimento

Il 1847 fu un anno particolare per l'Italia: a Roma era stato eletto Pio IX, intanto in Toscana regnava il granduca Leopoldo II, mentre in Piemonte regnava Carlo Alberto. Nel 1847 il re di Sardegna concluse col papa e col granduca di Toscana un accordo per l'abolizione delle dogane che consentiva alle merci di circolare fra i tre stati liberamente e concedono gli Statuti, un termine per indicare le Costituzioni. Particolarmente importante è lo Statuto albertino, cioè di Carlo Alberto, perché diventerà la Costituzione in vigore in Italia fino al 1946. Esso trasforma il Regno di Sardegna da monarchia assoluta in monarchia costituzionale e garantisce ai sudditi i diritti naturali dell'uomo. Tutte queste riforme misero in allarme Radetzky, il maresciallo che comandava l'armata austriaca del Lombardo-Veneto. Senza por tempo, Radetzky occupò Ferrara, una città pontificia. Di fronte a questa provocazione, i patrioti di tutta Italia entrarono in fermento. Ormai la parola "Risorgimento" era sulla bocca di tutti.

I moti del '48

Nel 1848 l'Europa entra in un periodo di rivoluzioni in cui le popolazioni, in base ai paesi, avevano desideri diversi che erano la Costituzione, o l'indipendenza o l'Unità nazionale. In Italia le rivoluzioni erano centrate su l'Unità nazionale e furono molte le città che parteciparono alla rivoluzione:

  • 12 gennaio. La rivoluzione inizia a Palermo dove un gruppo di liberali arringò la folla. Il giorno dopo, alle porte di Palermo, si era radunato una folla di contadini e di mandriani che sventolava la bandiera della Trinacria e il Tricolore. Sta di fatto che le avanguardie liberali, che lavoravano per una rivoluzione politica, avevano scatenato invece una rivoluzione sociale. Ferdinando II di Borbone preferì assecondare gli insorti e concesse una Costituzione che rendeva la Sicilia più autonoma;
  • 14 marzo. Il popolo insorge a Roma dando vita alla Repubblica romana, governata da un triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi, Carlo Armellini e Giuseppe Garibaldi;
  • 17 marzo. Il popolo insorge a Venezia contro gli austriaci e proclama la Repubblica di Venezia, liberando il capo dei democratici Daniele Manin;
  • 18 marzo. Il popolo protesta a Milano per uno sciopero del tabacco che poi si trasforma in rivoluzione. I milanesi combattono sulle barricate nel corso delle gloriose Cinque giornate;
  • 21 marzo. Si sollevano Modena e Parma e costringono alla fuga i rispettivi duchi;
  • Febbraio - marzo. Il popolo insorge Firenze creando un governo composto da democratici e socialisti, chiamato la Repubblica toscana;

La prima guerra d'Indipendenza

La vittoria dei patrioti veneziani e milanesi determinò l'evento che i liberali italiani sognavano da tempo: il re Carlo Alberto di Savoia varcò in armi il confine tra il Piemonte e la Lombardia ed entrò in guerra contro l'Austria . Era il 23 marzo 1848: aveva inizio la Prima guerra d'Indipendenza. I liberali toscani, napoletani e pontefici ottennero che il papa e i sovrani mandassero truppe in aiuto ai Piemontesi, molti altri, invece, partirono come volontari. Carlo Alberto aveva in mente una guerra dinastica visto che la momentanea debolezza con gli Austriaci gli dava l'occasione di impadronirsi della Lombardia. Nel frattempo Radetzky e l'esercito austriaco fuggono da Milano e si dirigono nel cosiddetto "Quadrilatero", una zona imprendibile racchiusa dalle fortezze di Verona, Legnano, Mantova e Peschiera. Quando finalmente le due armate si scontrarono a Custoza, Radetzky aveva avuto tutto il tempo per prepararsi e riportò una vittoria schiacciante. L'anno dopo la guerra riprese, ma le truppe piemontesi furono nuovamente sbaragliate a Novara. Carlo Alberto abbicò in favore di suo figlio Vittorio Emanuele II, che nel marzo 1849 firmò con l'Austria l'armistizio di Vignale.

Le conseguenze della sconfitta in Italia

In Italia, dopo aver concluso l'armistizio con i Savoia, gli Austriaci furono liberi di agire e schiacciarono in Lombardia la rivolta del popolo di Brescia capeggiata da Tito Speri. Poi spazzarono via la Repubblica toscana e cinsero d'assedio Venezia, che cedette solo dopo 5 mesi. Contemporaneamente i Francesi accorrevano in aiuto del Papa. Dopo due mesi di combattimenti la Repubblica romana cadde. Nel frattempo l'esercito borbonico occupava la Sicilia e aboliva la sua Costituzione autonomista. Schiacciate le rivoluzioni, si scatenò ovunque la repressione. L'unica eccezione in questo panorama antilibertario fu il Piemonte, che mantenne lo Statuto e indisse le elezioni per formare il Parlamento. Ciò fu possibile grazie alla fermezza di Vittorio Emanuele II. In Piemonte, il capo di governo Massimo d'Azzeglio, varò le leggi Siccardi, necessarie per porre fine ai grandi privilegi del clero. I tre privilegi più importanti erano:

  • il tribunale ecclesiastico;
  • il diritto d'asilo;
  • la manomorta.

Apparentemente tutte le forze rivoluzionarie del 1848 erano state sconfitte. In realtà i veri vincitori furono i borghesi, che prima avevano combattuto sulle barricate a fianco dei lavoratori e poi li avevano rinnegati. Cominciò quindi da una parte, l'età del trionfo della borghesia, dall'altra l'epoca delle lotte operarie.

Il governo di Cavour

In Piemonte emerse il conte di Cavour che nel 1852 assume la carica di presidente del Consiglio. Cavour aveva intrapreso la carriera politica avendo in mente alcuni grandi obbiettivi:

  • promuovere lo sviluppo nel Regno di Sardegna;
  • porlo alla guida del movimento per l'indipendenza;
  • creare un regno del Nord unito.

I mezzi per raggiungere questi obbiettivi erano:

  • una politica liberale moderata, cioè antirepubblicana e borghese;
  • un liberismo economico che permettesse la più grande libertà d'azione agli imprenditori.

Cavour vedeva come ostacoli su questo cammino gli ultraconservatori, che volevano abrogare lo Statuto e che avevano rovinato l'esercito, i democratici che volevano abbattere la monarchia e la Chiesa, che Cavour rispettava come autorità spirituale, ma senza accettare i grandi privilegi i quali essa godeva nel resto d'Italia. Sul piano della politica interna Cavour riuscì a far votare due leggi che portarono i primi importanti risultati:

  • l'abolizione dei dazi sul grano all'interno del Regno di Sardegna e delle barriere doganali con l'estero;
  • una riforma fiscale con cui Cavour ricavò il denaro per varare lavori pubblici destinati a favorire lo sviluppo capitalistico (canali, porti, ferrovie, ferrovie) e potenziare l'industria siderurgica e meccanica in Liguria.

L'alleanza con la Francia

Sul piano della politica estera Cavour mirò ad ottenere l'alleanza della Francia. Le basi di questa alleanza furono gettate quando scoppiò la Guerra di Crimea tra Russia da una parte e Turchia, Inghilterra e Francia dall'altra. Cavour inviò sul fronte della guerra 15.000 bersaglieri piemontesi che combatterono con onore a sostegno della Francia. Nel 1856 il Congresso di Parigi riunì le grandi potenze per discutere le condizioni di pace della Guerra di Crimea e Cavour ebbe l'onore di essere invitato. Non ottenne nulla di concreto ma il Congresso fu dedicato alla questione italiana e il ministro piemontese poté denunciare le prepotenze dell'Austria. Nel 1858 Napoleone III accettò di firmare segretamente i Patti di Plombières. Con essi promise a Cavour l'intervento della Francia a patto che il primo atto di guerra partisse dall'Austria. In caso di vittoria Vittorio Emanuele II avrebbe acquisito la Lombardia e il Veneto e in cambio avrebbe ceduto alla Francia Savoia e Nizza.

La Seconda guerra d'Indipendenza

Cavour ricorse ad ogni tipo di provocazione per indurre l'Austria ad aggredire il Regno di Sardegna. Ignara del patto segreto tra Cavour e Napoleone III, l'Austria finì per cadere nella trappola e il 30 aprile 1859 110.000 soldati austriaci varcarono il confine con il Piemonte. Cominciò così la Seconda guerra d'Indipendenza. Mentre il generale Lamarmora allagava le risaie del Vercellese facendo impantanare gli Austriaci l'armata di Napoleone III arrivava dalle Alpi e dal mare finché 120.000 Francesi si congiunsero ai 60.000 Piemontesi. Le ferrovie fatte costruire da Cavour portarono le truppe al fronte: fu la prima volta che i treni venivano utilizzati per scopi militari. I Franco-Piemontesi vinsero le prime tre battaglie, mentre un corpo di volontari guidato da Giuseppe Garibaldi, i "cacciatori delle Alpi" liberava Brescia, Bergamo, Como e Varese. Infine gli Austriaci furono sconfitti dai Francesi a Solferino e dai Piemontesi a San Martino. Ormai sembrava che l'Unità d'Italia fosse alle porte, ma proprio la vicinanza a questo obbiettivo indusse a Napoleone III a ritirare il suo sostegno. Infatti molti Francesi protestarono per i costi in denaro e in vite umane. Così nel luglio del 1859, Napoleone III firmò con l'Imperatore Francesco Giuseppe l'armistizio di Villafranca e pose fine alla guerra.

L'armistizio di Villafranca e la spedizione dei Mille

L'armistizio di Villafranca suscitò un'ondata di sdegno. Cavour, infuriato, diede le dimissioni. Nel 1860 Cavour accettò di tornare al governo; cedette a Napoleone III Nizza e la Savoia e si prese la Lombardia. Poi incitò le popolazioni insorte in Emilia-Romagna e in Toscana a indire a una serie di plebisciti. Così fu fatto e queste regioni passarono al Regno di Sardegna. Abbandonata improvvisamente l'idea di lottare per il Veneto e per Roma decisero invece di liberare il Mezzogiorno. Il democratico siciliano Francesco Crispi convinse Giuseppe Garibaldi a partecipare a questa missione, consultando prima il re e il governo che approvarono. Fu così che i primi di maggio del 1860 Garibaldi salpò da Quarto, presso Genova con un migliaio di volontari, i leggendari Mille. Sbarcò a Marsala e sconfisse i borbonici a Calatafimi. Nel frattempo arrivarono da vari territori del Regno di Sardegna altri 20.000 volontari e si aggiunsero altri 30.000 volontari Siciliani. Però, subito dopo cominciarono le incomprensioni tra i garibaldini e siciliani: i primi volevano l'unificazione della Penisola, i secondi la rivoluzione sociale. Sconfitti nuovamente a Milazzo i Piemontesi oltrepassarono lo Stretto di Messina, risalirono in Calabria e arrivarono a Napoli: il Regno delle Due Sicilie cadde e il Mezzoggiorno passò al controllo temporaneo di Galibardi.

L'unità d'Italia

Cavour temeva che il Meridione diventasse autonomo e retto da una repubblica democratica invece che dai Savoia, ma soprattutto temeva che Garibaldi prendesse Roma, la sede del papa. Se ciò fosse accaduto i cattolici francesi avrebbero costretto Napoleone III a dichiarare guerra al Regno di Sardegna per proteggere lo Stato Pontificio. Per evitare questo pericolo, Cavour, dopo aver ordinato ai garibaldini di fermarsi, Vittorio Emanuele II invase lo Stato Pontificio senza però toccare né il Lazio né Roma, poi prosegui fino a Teano dove incontrò Garibaldi che gli consegnò il Regno delle Due Sicilie. Il 17 marzo 1861 si riunì il primo parlamento nazionale e Vittorio Emanuele II fu proclamato Re d'Italia: l'unione fu completata, ma non del tutto. Il parlamento decise di estendere lo Statuto Albertino e la sua legge elettorale, che concedeva il diritto di voto a tutti i maschi maggiorenni che sapessero leggere e scrivere, che possedessero un certo patrimonio e che versassero una certa quota di tasse. Furono così esclusi dai diritti politici gli analfabeti, gran parte dei ceti urbani e le donne.

La Destra storica

Tra il 1861 e il 1876 governò la Destra storica in Italia, che dovette affrontare nei primi quattro anni il brigantaggio tra il Meridione e il Settentrione. Il Meridione, infatti, definiva i Piemontesi stranieri, perché avevano una lingua e una cultura differente dal Mezzogiorno. In questa rivolta presero le armi contadini e ex soldati borbonici, definiti briganti. Essi erano protetti da gran parte della popolazione ma anche dal clero, dai sindaci, dai funzionari di polizia e finanziati da re Franceschiello e benedetti dallo Stato pontificio. Di fronte ad una rivolta di queste proporzioni il governo ordinò di proclamare lo stato d'assedio. Nonostante il brigantaggio finì, anche se non del tutto, la nazione presentava altri gravi elementi di debolezza, che erano l'incompiuta Unità, perché mancavano Lazio e Veneto, la distanza politica tra il Papa e il Regno d'Italia e il sostenimento del Papa da parte dei Francesi. In questo momento così delicato morì Cavour. I primi governi della Destra storica cercarono di realizzare il completamento dell'Unità. Essendo impossibile giungere a un compromesso con il papa, tentarono nel 1862 di conquistare Roma militarmente, inducendo Garibaldi segretamente. Quando però Napoleone III venne a sapere del piano, minacciò di invadere l'Italia e il governo fu costretto a mobilitare l'esercito per fermare i garibaldini sulle montagne dell'Aspromonte. Nel 1864 la capitale fu spostata da Torino a Firenze per avvicinarla a Roma e per far capire al papa che lo Stato non aveva rinunciato al suo progetto.

La Terza guerra d'Indipendenza

Due anni più tardi l'Italia poté riprendere la via verso l'Unità grazie a una nuova alleanza internazionale con la Prussia. Il suo re Guglielmo II e il suo cancelliere Otto Von Bismarck offrirono all'Italia un patto vantaggioso: i Prussiani avrebbero attaccato l'Austria da nord e gli Italiani da Sud e, in caso di vittoria, questi ultimi avrebbero ottenuto il Veneto. Il governo italiano accettò e nel 1866 scoppiò la Guerra Austro-Prussiana, che per l'Italia è la Terza guerra d'Indipendenza. Essa fu una guerra lampo che si concluse in sole quattro settimane. Se nel fronte settentrionale la Prussia sta vincendo, nel fronte meridionale l'Italia fu sconfitta sia da terra a Custoza, sia sul mare a Lissa. Solo Garibaldi ottenne una grande vittoria a Bezzecca con i suoi "Cacciatori delle Alpi". Stava conquistando Trento quando arrivò l'ordine dal re di ritirarsi, perché la Prussia aveva firmato l'armistizio con l'Austria. Nonostante tutto, la Prussia rispettò i patti e costrinse l'Austria a cedere all'Italia il Veneto; le concesse invece di trattenere Trento e Trieste. La guerra nonostante la vittoria si concluse con un bilancio deludente: le sconfitte militari facevano capire che l'Italia nonostante l'Unità non era ancora una potenza europea e la mancata restituzione di Trento e Trieste costituì ancora per mezzo secolo un motivo ricorrente di protesta e di lotte che prese il nome di irredentismo.

L'annessione di Roma all'Italia

Subito dopo la fine della Guerra Austro-Prussiana, la Francia dichiarò imprudentemente guerra alla Prussia. Fu così che iniziò una nuova guerra lampo chiamata Guerra Franco-Prussiana. Nel 1870 Napoleone III venne sconfitto a Sedan e fatto prigioniero. Nel 1871 il Trattato di Francoforte pose fine alla guerra e segnò anche l'annessione alla Prussia della Germania del Sud. L'Italia approfittò immediatamente della scomparsa dalla scena politica di Napoleone III e il 20 settembre 1870 un reparto di bersaglieri cannoneggiò Porta Pia e, aperta una breccia, entrò a Roma che venne ammessa al Regno d'Italia. Nel 1871 le relazioni tra il Regno d'Italia e la Santa Sede furono regolate dalla Legge delle Guarentigie che riconosceva l'esistenza dello Stato vaticano. Pio IX, però si rifiutò di accettare questa legge e si dichiarò prigioniero dello Stato italiano. Decise quindi di scomunicare Vittorio Emanuele II e l'intera classe dirigente. Inoltre nel 1874 con una disposizione chiamata Non expedit proibì ai cattolici e al clero di votare e partecipare alla vita politica. Nel luglio 1871 Roma divenne capitale del Regno d'Italia. Con questo atto ebbe fine il Risorgimento italiano.

FINE

Simone Russo 3^O