IL SISTEMA TRIBUTARIO ROMANO
- Cirino Lucia
- Curcuruto Andrea
- Musumeci Dario
- Portale Giancarmelo
- Triferò Dario
IL TRIBUTUM E IL SOLDUM
Roma, nel corso dei secoli, ha saputo dotarsi di un sistema tributario in gran parte efficiente, diversificato e flessibile. Nel delineare il sistema tributario romano è necessario, innanzitutto, una premessa fondamentale, utile a capire l’idea stessa di tributum (termine traducibile, con qualche adattamento, con il corrispettivo italiano “tributo”), che, naturalmente, era alla base della struttura fiscale ed amministrativa romana. A Roma la cassa pubblica (pecunia publica, in latino, letteralmente “denaro pubblico”) era, a differenza di quella degli Stati moderni, alimentata in larghissima misura dalle entrate derivanti dai beni che lo Stato acquisiva o come bottino di guerra, o in seguito a donazioni, eredità, ecc. Da ciò ne consegue che il bilancio di Roma attingesse a tali beni, segnatamente dai redditi provenienti da questi, per far fronte ai fondamentali bisogni dello Stato. L’idea che fosse il cittadino romano a dover contribuire in prima persona, e commisuratamente al suo census, alle casse dello Stato, si affermò solo gradualmente a Roma, e soprattutto dopo una lunga fase in cui tale contributo fu visto e presentato come misura emergenziale dal carattere spiccatamente temporaneo. Furono infatti le campagne militari del IV secolo a.C., particolarmente prolungate, a portare il Senato di Roma ad istituire una tassa, il tributum appunto, che i singoli cittadini dovevano pagare, in proporzione alle proprie ricchezze (in un primo momento immobili, poi anche mobili), per fornire il soldum, cioè la paga, ai soldati che, impegnati sui vari fronti di guerra, non potevano provvedere al sostentamento della propria famiglia.
Tale tributo, che aveva uno scopo ben preciso e nulla aveva a che fare con la normale gestione dello Stato e delle spese da essa implicate (per le quali, come detto, altre erano le fonti di approvvigionamento), venne abolito intorno al 167 a.C., come diretta conseguenza dell’espansionismo sempre più marcato dell’Impero romano. Con l’annessione di nuove province si fece largo l’idea che i cittadini romani dovessero essere sollevati dal tributum e che quest’ultimo dovesse invece ricadere sui soli provinciali, vale a dire su coloro che non erano in possesso della cittadinanza romana. Si produsse dunque, entro il pur limitato sistema basato sulle imposte dirette, una prima forte distinzione (giuridica e quindi fiscale), che porterà nei decenni successivi a scontri tra Romani e alleati italici (ma non provinciali), dovuti in particolare alla richiesta, avanzata da quest’ultimi, di godere dei medesimi privilegi fiscali dei cittadini romani.
IL CAMBIAMENTO DEL SISTEMA DI TASSAZIONE
Il sistema di tassazione si evolse in maniera importante in età imperiale, quando le esigenze di uno Stato
sempre più grande non potevano più essere soddisfatte con le semplici imposte a carico dei provinciali;
si ampliò e si diversificò dunque il numero di imposte indirette, a cui anche i cives Romani erano soggetti.
Ad esempio, fu istituita una tassa del venti per cento sulle eredità che superavano un certo importo,
cosa che naturalmente scatenò la reazione risentita delle classi più ricche.
Più in generale, fu proprio sulle imposte indirette che la pecunia publica di Roma si fondava, soprattutto
quando non vi erano nuove acquisizioni territoriali. In particolare, erano i cosiddetti vectigalia ad
arricchire le casse pubbliche di Roma, vale a dire i canoni di affitto che essa riscuoteva sui terreni o su
altri beni demaniali che dava in affitto a cittadini (o stranieri).
TASSE PARTICOLARI NELL'ANTICA ROMA
INDICE
1.
Vectigal Urinae
2.
Ficus Iudaicus
3.
Tributum Soli
1° TASSA
VECTIGAL URINAE
Tra le tasse nell'antica Roma molto nota fu, per la sua stravaganza, quella introdotta dall'imperatore Vespasiano: si tratta di una vera e propria tassa obbligatoria sull'urina, emanata dall'imperatore Vespasiano all'alba del suo impero. Se oggi questa particolare forma di tassazione ci fa sorridere, in realtà all'epoca risultò necessaria per regolamentare il lavoro degli artigiani e dei contadini e soprattutto per risanare le casse dello stato prosciugate dalle politiche spenderecce di Nerone.
Pecunia non olet
''PECUNIA NON OLET''
Pecunia non olet è una locuzione latina il cui significato letterale è «Il denaro non ha odore». È una frase che viene cinicamente usata per indicare che, qualunque sia la sua provenienza, "il denaro è sempre denaro" o "il denaro è solo denaro", nel senso che il mezzo non determina l'intenzione: la provenienza non darebbe alcuna connotazione positiva o negativa al mezzo/strumento che è il denaro e il suo utilizzo potrebbe essere positivo o non disdicevole.
La tradizione, accolta da Svetonio in "Vite dei Cesari" e ripresa poi da Cassio Dione in "Storia romana", vuole questa frase attribuita a Vespasiano (9-79), a cui il figlio Tito aveva rimproverato di avere messo una tassa, la centesima venalium, sull'urina raccolta nelle latrine gestite dai privati, popolarmente denominate da allora "vespasiani".
Impieghi
Tutti, dai conciatori agli agricoltori, e perfino i medici, erano tenuti a pagare il prezzo di questo “oro giallo”: oltre ad essere utilizzata nel settore tessile infatti, l’urina era ritenuta preziosa anche per la cura di alcune malattie e, in quanto ricca di fosforo e azoto, applicata anche nella coltivazione dei campi. Catullo, in alcuni dei suoi carmina, indugia anche sull’abitudine, abbastanza disgustosa, di utilizzarla anche come sbiancante naturale per i denti.
Svetonio, il De vita Caesarum
Svetonio, nel De vita Caesarum, ci spiega come all’epoca le casse dello stato registrassero ammanchi per circa 40 milioni di sesterzi. Vespasiano, uomo cauto e previdente, decise così di tassare l’utilizzo di un materiale che di certo non doveva mancare nella capitale: la pipì. Questa rappresentava infatti la materia prima che i conciatori utilizzavano per ripulire e sbiancare le pelli e i tessuti, grazie alle proprietà disinfettanti dell’ammoniaca contenuta al suo interno.
LA TASSA SULL'URINA
L'episodio completo vorrebbe che Tito avesse tirato alcune monete in uno dei bagni, in segno di sfida al padre: quest'ultimo le avrebbe raccolte e, avvicinatele al naso, avrebbe pronunciato le fatidiche parole. Al di là dal significato ultimo di questa espressione, alle orecchie dei romani e dei parlanti latini tale frase forniva sicuramente un'immagine abbastanza curiosa e un po' ossimorica. Infatti l'etimologia della parola pecunĭa(m) ("denaro") in lingua latina derivava da pěcus, ossia "bestiame", perché anticamente gli animali, e soprattutto il bestiame allevato, rappresentavano la ricchezza posseduta e scambiabile dagli esseri umani per il tramite del baratto.Le pecore, i polli, e gli altri animali d'allevamento rappresentavano le banconote di un tempo quando ancora non vigeva l'uso delle monete. Alle orecchie dei Romani questa frase non suonava soltanto come "il denaro non ha odore", ma anche come "le pecore non hanno odore", creando di conseguenza un curioso e per certi versi simpatico gioco di parole se riferito al loro odore caratteristico.
2° TASSA
FICUS IUDAICUS
Vespasiano è passato alla storia sia per la Vertigal Urinae che per altre leggi fuori dagli schemi, come l’altrettanto famosa tassa sugli ebrei, che ogni anno doveva essere corrisposta da ciascun abitante dell’Impero di origini giudaiche al tempio di Giove Capitolino. Ma molte altre, anche in epoche precedenti, furono le leggi che oggi risuonano poco ortodosse ma che, a ben pensarci, risultano documenti indispensabili per comprendere gli usi e i costumi degli antichi.
3° TASSA
Un altro provvedimento molto famoso e che all’epoca riscosse non poche proteste da parte delle donne fu la legge contro il lusso, emanata durante la seconda guerra punica. Essa era rivolta specificamente alle donne, per mettere un freno alla dilagante tendenza a vestirsi con stoffe e gioielli raffinati alla “greca”. Abiti vivaci, uso smodato delle carrozze, oro e gioielli erano proibiti: gli storiografi raccontano come questa legge non piacque affatto alle dirette interessate, tanto che moltissime donne scesero per strada chiedendo agli uomini di discutere pubblicamente l’editto, che venne abolito pochi anni dopo.
TASSA SUL LUSSO
CHI RISCUOTEVA LE TASSE NELL'ANTICA ROMA?
Nell’antica Roma repubblicana non esistevano agenti del fisco incaricati dallo Stato a riscuotere le tasse. Coloro che se ne occupavano erano i pubblicani, che, appunto, prendevano in appalto la riscossione delle imposte pubbliche (privati che si comportavano come usurai. )
USURAI
PUBBLICANI
- I primi riferimenti alla pratica dell'usura si possono ritrovare nei testi veda dell'India antica (1000-400 a.C.), nei quali ripetutamente si definisce l'usuraio chiunque presta denaro a interesse.
- Infatti, l'usuraio è una persona che, approfittando del bisogno economico di terzi, presta denaro applicando una percentuale di interessi eccessiva.
- I prestiti usurai vengano praticati sia da soggetti singoli, come gli usurai di quartiere, sia da gruppi appartenenti alla criminalità organizzata.
- Il termine "pubblicano" deriva dal latino publicānus, dalla radice publĭcum che significa: tesoro pubblico, imposte.
- Anticipavano allo Stato le tasse dovute dai provinciali, per poi farsi restituire da quest’ultimi le somme erogate, spesso anche con interessi molti alti (e cause di parecchie rivolte nel corso dei decenni).
- Il pubblicano realizzava le opere pubbliche per conto di Roma e poi riscuoteva per conto proprio, quale prezzo dell’opera realizzata. Si trattava, in buona sostanza, di un vero e proprio appalto di imposte: le opere per la collettività venivano commissionate ai pubblicani i quali le realizzavano chiedendo poi i tributi ai Romani.
Vediamo, che tra le attività che svolgevano i pubblicani e quelle che svolgono ancora adesso gli usurai ci sono delle analogie. I pubblicani, infatti, così come gli usurai, non godevano di buona opinione presso i comuni cittadini e la cattiva fama di cui hanno goduto è dovuta al fatto che le tasse non erano determinate in modo specifico nel loro ammontare. Pertanto, non poche volte i pubblicani approfittavano di questa indeterminatezza per riscuotere molto più del dovuto.
In genere i pubblicani provenivano dalla classe dei cavalieri; si distinguevano in pubblicani pecuarii, aratores, decumani a seconda che l’appalto riguardasse i pascoli, le terre arabili o la decima sul grano.
Caio Sempronio Gracco è stato un politico romano. Fratello del tribuno della plebe Tiberio, nel 123 a.C., dieci anni dopo la morte del fratello maggiore, volle riprendere la sua opera di riforma sociale.
Negli ultimi tempi della Repubblica, anche per i privilegi concessi da Caio Gracco, i pubblicani acquistarono importanza sempre maggiore nella vita economica romana, costituendosi in vere e proprie società finanziarie (societates) di tipo moderno, con a capo un presidente (magister) e con la partecipazione pure di azionisti (participes).
Caio propose anche una riforma giudiziaria, la quale prevedeva che i tribunali venissero tolti al controllo esclusivo dei senatori e in parte dati ai cavalieri, e una riforma che prevedeva la vendita del grano alla plebe romana a bassissimo costo (legge frumentaria).
Durante l’Impero, i pubblicani furono costretti a ridurre via via il campo delle loro attività finché, per eliminare gli abusi che venivano pur sempre lamentati, la loro funzione venne assunta dai procuratori (funzionari dello Stato); le societates scomparvero lasciando sopravvivere, in taluni casi, imprese appaltatrici a gestione individuale (conductor).
In tale maniera il sistema di riscossione delle tasse nell’antica Roma si è decisamente avvicinato a quello classico che ben conosciamo anche noi: le tasse possono essere riscosse solamente da chi è appositamente incaricato dallo Stato.
Non di rado i pubblicani si trasformavano in banchieri, soprattutto nelle province, come in Asia Minore, facendo prestiti per il pagamento delle imposte a un tasso d’interesse molto alto, in modo da ricavarne ingenti guadagni. Così, per quanto formassero una classe (ordo publicanorum) ragguardevole per ricchezza e considerazione, godevano la fama di esosità e di mancanza di scrupoli.
La figura del pubblicano è particolarmente sviluppata dagli evangelisti Matteo e Luca.
Quella di Luca invece ha uno scopo ben preciso. Essi sono una categoria di persone considerate “senza speranza”, per le quali cioè, neppure Dio può far nulla. Il loro peccato, secondo il comune modo di pensare, non può conoscere redenzione. Essi, Ebrei, approfittano dell’invasione sacrilega dei Romani per un loro personale vantaggio.
L’attenzione di Matteo è più che comprensibile, visto che lui stesso era un pubblicano prima di seguire Gesù.
"Vocazione di San Matteo"
Il dipinto intitolato Vocazione di San Matteo, di Caravaggio, raffigura il momento, narrato nei Vangeli, nel quale Gesù incontra Matteo, impegnato nel suo lavoro, e lo invita a seguirlo nella predicazione.
Matteo era un esattore delle tasse, quindi, legato ad un’attività materiale e molto distante dalla spiritualità predicata dal Messia.
Nel dipinto non è chiaro chi sia Matteo. Tradizionalmente, secondo alcuni storici è l’uomo con la folta barba che indica a sinistra. Recentemente è stata proposta l’ipotesi che, invece, Matteo sia il ragazzo seduto a capotavola, su di una sedia con la spalliera ricurva.
- Anche Zaccheo era un pubblicano di Gerico; incontrato e convertito da Gesù.
"Zaccheo non è ricco perché è pubblicano ma è pubblicano perché è ricco: si è comprato l'appalto delle imposte con il denaro che possiede in abbondanza."
Ma dentro di sé scoprì un altro desiderio, voleva qualcos'altro, e questo desiderio divenne l'obiettivo di tutta la sua vita. L'invito della Chiesa, del vangelo e di Cristo ci provoca a desiderare altro, a non accontentarci, a cercare dentro di noi ciò a cui teniamo di più.
- Inoltre, particolarmente famosa è la parabola di Gesù: il fariseo e il pubblicano.
La parabola esprime il giudizio di Dio: il pubblicano torna a casa sua giustificato, il fariseo no. Ciò non significa che venga lodata la condotta peccaminosa del pubblicano, ma che la giustificazione giunge all'uomo non per quanto fa, ma come un dono di Dio da accogliere nell'umiltà.
"Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». Il pubblicano, invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato."
Citazioni Nuovo Testamento, testimonianze
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: "Maestro, che dobbiamo fare?". Ed egli disse loro: "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato".
Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni.
In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.
Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
UTILIZZO DELLE TASSE
Come sappiamo lo Stato romano chiedeva delle tasse ma esse non andavano tutte all' imperatore o, in epoca republicana, al Senato. Esse venivano utilizzate in diverso modo anche in base alle necessità territoriali e della popolazione.
IMPERODI AUGUSTO
ETÀ MONARCHICA
ETÀREPUBBLICANA
NELLE PROVINCE
LE TASSE NELLA MONARCHIA
Bisogna fare una distinzione tra epoca monarchica e repubblicana poichè le tasse erano ben diverse e con il tempo aumentarono con l'aumento delle esigenze del popolo e dell' Urbe. Infatti c'erano solo due tasse importanti le quali servivano per espandere Roma (tasse sul commercio) e finanziare le spese durante il lunghi periodi di guerra (tasse militari).
La monarchia è nata con Roma ma il primo ad utilizzare un sistema di tassazione fu Servio Tullio (578-35 a.C.) con un primo censimento che divise la popolazione di Roma in 5 classi.
LE TASSE DELL' ETÀ REPUBLICANA
In età republicana è molto diverso poichè cerano molte più fonti. Una delle tasse indirette, come precedentemente detto, era la VECTIGALIA la quale serviva come fondo economico per lo Stato. Esse mantenevano tutti i magistrati ma servivano anche per costruire monumenti. Poi c'erano le tasse dirette le quali servivano ed erano imposte in caso di guerra per finanziamenti militari ma al contrario della monarchia, quando i cittadini riempivano il tempio di Apollo (antica cassa romana) con le tasse, in epoca republicana quando si vinceva una guerra i cittadini anzichè ricevere una parte del bottino avevano uno sconto sulle tasse future.
Un nuovo censimento veniva fatto ogni 5 anni per aggiornare la popolazione. Per aggiornare il numero di coloro che venivano sottoposti alla tassazione.
LE TASSE DELL' ETÀ IMPERIALE
Augusto divise in due parti l'impero: una prima parte era affidata al Senato, ma le regioni più importanti erano seguite dall' impero poichè erano regioni di confine dove erano stanziate le legioni militari.
Con Augusto c'è una vera e propia rivoluzione sulla tassazione che ha fatto crescere l'impero.
FISCO
ERARIO
AERARIUM
Per Erario si intendeva a volte il sistema amministrativo delle casse dello stato, a volte il tesoro delle monete conservato nel Tempio di Saturno, ottenuto dalle riscossioni dello Stato dai cittadini con le tasse e dai paesi stranieri sia come bottino di guerra che come tributo annuale dai popoli sottomessi.
Sempre all’imperatore Augusto si deve l’istituzione di un erario militare, destinato a pagare le spese dell’esercito.
CASSA DEL SENATO
Erano tutte le tasse che servivano per mantenere la città, per la costruzione di monumenti e i beni di necessità della popolazione. Il Senato controllava le province.
- Tasse sul terreno coltivato; - Percentuale dei beni del testamento; - Percentuale sulla libertà degli schiavi; - Percentuale sullo scambio degli schiavi;
FISCUS
Fu invece l’imperatore Augusto ad istituire il fiscus e ad affiancarlo all’aerarium. Il fisco rappresentava la cassa delle entrate dell’imperatore.
Il fiscus aveva perciò il compito di raccogliere tutte le entrate delle province non pacatae, attraverso i vari governatori provinciali. Il fiscus raccoglieva anche multe ed imposte indirette (vectigalia), le eredità private (bona caduca e vacantia) oltre ai bona damnatorum (confische di beni).
Il fiscus nacque dall'esigenza di amministrare le entrate provenienti dalle province imperiali.
CASSA DELL' IMPERATORE
Erano tutte le tasse che servivano all' imperatore per mantenere l'esercito e per tutti i finanziamenti militari in fase di guerra.
ERARIO MILITARE
- Province imperiali; - Beni senza testamento; - Beni dei condannati; - Multe;
Consisteva in una paga per l'esercito poichè in età imperiale scoppiarono diverse rivolte. La causa era data dal fatto che erano pagati dal bottino del generale e non ricevevano contributi da parte dello stato.
- Percentuali sulla sucessione del testamento; - Percentuale sulla donazione di beni; - Percentuale sulla vincita in un'asta;
CASSA DELLE PROVINCE
Erano quelle tasse che tutti i cittadini dei nuovi territori di Roma dovevano pagare. Consisteva nel dare a Roma la decima parte del raccolto se il terreno era fertile altrimenti veniva convertita la somma in denaro. Però l' imperatore potteva decidere di mettere nella nuova provincia ulteriori tasse, che sarebbero servite per migliorare il regno e soprattutto la capitale Roma. Ad esempio:
I publicani davano in anticipo i soldi allo stato ma successivamente li chiedevano ai cittadini delle province con imposte più alte per guadagniarci poichè era il loro unico stipendio.
- Imposta per abitante; - Imposta sull' industria; - Tributo sul capitale; - Tasse sulle nuove infrastruttore nella capitale;
- Alloggio ai militari; - Donazioni al governatore
Le differenze tra le tasse ieri e oggi
Le tasse sono state un aspetto fondamentale della gestione finanziaria sia nel passato che nel presente. Esaminando le differenze tra le tasse nell' antica Roma e quelle attuali, emergono varie disparità che riflettono le diverse struttture e società delle epoche.
Una delle principali differenze tra le tasse nell' antica Roma e quelle attuali riguarda la loro natura e scopo. Nell' antica Roma, le tasse erano principalmente destinate a finanziare le spese militari e l'amministrazione dell' impero. L' impero romano dipendeva in gran parte dalle entrate fiscali provenienti dalle province conquistate. Le tasse venivano spesso raccolte in natura, come grano, bestiame o altri prodotti agricoli, che venivano poi utilizzati per l' esercito e per sostenere l'élite romana. Spesso chi possedeva schiavi non pagava le tasse di propria tasca ma erano i suoi schiavi a pagarne una buona parte a testa.
Differenze tra scopi e metodi di pagamento.
Nel mondo comtemporaneo, le tasse sono invece utilizzate per finanziare una vasta gamma di servizi pubblici, come L' istruzione, la sanità, l'infrastruttura e la sicurezza sociale. Le tasse attuali sono in gran parte raccolte in denaro e basate su altre attività economiche. Esistono anche diverse forme di tasse indirette, come L' IVA e le accise, che vengono applicate su beni e servizi specifici.
Differenze sulla raccolta
Un' altra differenza significativa riguarda la struttura fiscale. Nell' antica Roma, le tasse erano spesso regolamentate attraverso un sistema di contratti con privati, come già detto, chiamate pubblicàni, che si occupavano della raccolta delle imposte per conto dello Stato. Questo sistema era noto per la sua corruzione e spesso metteva un onere eccessivo sulle popolazioni locali.
Nel mondo moderno, la raccolta delle tasse è di solito affidata a enti governativi o agenzie specializzate. Ci sono regole e procedure chiare che disciplinano la tassazione, e gli evasori fiscali sono soggetti a sanzioni legali. Inoltre, i governi attuali adottano politiche fiscali che cercano di garantire una distribuzione equa del carico fiscale, prendendo in considerazione il reddito e altre variabili socioeconomiche.
Infine, una differenza fondamentale tra le tasse nell' antica Roma e quelle attuali riguarda il concetto di cittadinanza associati ad essa. Nell' antica Roma, solo i cittadini romani erano soggetti alle tasse, mentre gli schiavi e altre popolazioni conquistate erano generalmente esenti (tuttavia con il passare degli anni anche gli stranieri e i popoli conquistati furono sottoposti a tassazione e costretti a cedere dei tributi).
Differenze tra concetto di tasse associate alla cittadinanza tra ieri e oggi.
Al contrario, nei sistemi fiscali moderni, le tasse sono applicate a tutti i cittadini e residenti legali, indipendentemente dallo status sociale o della cittadinanza. In conclusione, le tasse nell' antica Roma e quelle attuali differiscono notevolmente nella loro natura, scopo, struttura e inclusività. Mentre le tasse dell' antica Roma erano volte a sostenere l'impero, le tasse attuali sono volte allo sviluppo e al mantenimento della società.
Italia moderna
Antica Roma
- Le tasse sono pagate in monete e banconote (euro).
- Il sistema di raccolta delle tasse è più efficiente e l'illegalità viene punita con sanzioni.
- Tutti i cittadini, sia Italiani che stranieri pagano le tasse.
- Le tasse erano pagate con metodi naturali: prodotti agricoli o bestiame.
- Le tasse erano riscosse da persone incaricate che erano spesso corrotte.
- Inizialmente le tasse non erano "inclusive" ed erano volte solo ai cittadini.
Grazie per l'attenzione!
EDUCAZIONE CIVICA-sistema tributario
Lucia Cirino
Created on May 20, 2023
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IL SISTEMA TRIBUTARIO ROMANO
IL TRIBUTUM E IL SOLDUM
Roma, nel corso dei secoli, ha saputo dotarsi di un sistema tributario in gran parte efficiente, diversificato e flessibile. Nel delineare il sistema tributario romano è necessario, innanzitutto, una premessa fondamentale, utile a capire l’idea stessa di tributum (termine traducibile, con qualche adattamento, con il corrispettivo italiano “tributo”), che, naturalmente, era alla base della struttura fiscale ed amministrativa romana. A Roma la cassa pubblica (pecunia publica, in latino, letteralmente “denaro pubblico”) era, a differenza di quella degli Stati moderni, alimentata in larghissima misura dalle entrate derivanti dai beni che lo Stato acquisiva o come bottino di guerra, o in seguito a donazioni, eredità, ecc. Da ciò ne consegue che il bilancio di Roma attingesse a tali beni, segnatamente dai redditi provenienti da questi, per far fronte ai fondamentali bisogni dello Stato. L’idea che fosse il cittadino romano a dover contribuire in prima persona, e commisuratamente al suo census, alle casse dello Stato, si affermò solo gradualmente a Roma, e soprattutto dopo una lunga fase in cui tale contributo fu visto e presentato come misura emergenziale dal carattere spiccatamente temporaneo. Furono infatti le campagne militari del IV secolo a.C., particolarmente prolungate, a portare il Senato di Roma ad istituire una tassa, il tributum appunto, che i singoli cittadini dovevano pagare, in proporzione alle proprie ricchezze (in un primo momento immobili, poi anche mobili), per fornire il soldum, cioè la paga, ai soldati che, impegnati sui vari fronti di guerra, non potevano provvedere al sostentamento della propria famiglia.
Tale tributo, che aveva uno scopo ben preciso e nulla aveva a che fare con la normale gestione dello Stato e delle spese da essa implicate (per le quali, come detto, altre erano le fonti di approvvigionamento), venne abolito intorno al 167 a.C., come diretta conseguenza dell’espansionismo sempre più marcato dell’Impero romano. Con l’annessione di nuove province si fece largo l’idea che i cittadini romani dovessero essere sollevati dal tributum e che quest’ultimo dovesse invece ricadere sui soli provinciali, vale a dire su coloro che non erano in possesso della cittadinanza romana. Si produsse dunque, entro il pur limitato sistema basato sulle imposte dirette, una prima forte distinzione (giuridica e quindi fiscale), che porterà nei decenni successivi a scontri tra Romani e alleati italici (ma non provinciali), dovuti in particolare alla richiesta, avanzata da quest’ultimi, di godere dei medesimi privilegi fiscali dei cittadini romani.
IL CAMBIAMENTO DEL SISTEMA DI TASSAZIONE
Il sistema di tassazione si evolse in maniera importante in età imperiale, quando le esigenze di uno Stato sempre più grande non potevano più essere soddisfatte con le semplici imposte a carico dei provinciali; si ampliò e si diversificò dunque il numero di imposte indirette, a cui anche i cives Romani erano soggetti. Ad esempio, fu istituita una tassa del venti per cento sulle eredità che superavano un certo importo, cosa che naturalmente scatenò la reazione risentita delle classi più ricche. Più in generale, fu proprio sulle imposte indirette che la pecunia publica di Roma si fondava, soprattutto quando non vi erano nuove acquisizioni territoriali. In particolare, erano i cosiddetti vectigalia ad arricchire le casse pubbliche di Roma, vale a dire i canoni di affitto che essa riscuoteva sui terreni o su altri beni demaniali che dava in affitto a cittadini (o stranieri).
TASSE PARTICOLARI NELL'ANTICA ROMA
INDICE
1.
Vectigal Urinae
2.
Ficus Iudaicus
3.
Tributum Soli
1° TASSA
VECTIGAL URINAE
Tra le tasse nell'antica Roma molto nota fu, per la sua stravaganza, quella introdotta dall'imperatore Vespasiano: si tratta di una vera e propria tassa obbligatoria sull'urina, emanata dall'imperatore Vespasiano all'alba del suo impero. Se oggi questa particolare forma di tassazione ci fa sorridere, in realtà all'epoca risultò necessaria per regolamentare il lavoro degli artigiani e dei contadini e soprattutto per risanare le casse dello stato prosciugate dalle politiche spenderecce di Nerone.
Pecunia non olet
''PECUNIA NON OLET''
Pecunia non olet è una locuzione latina il cui significato letterale è «Il denaro non ha odore». È una frase che viene cinicamente usata per indicare che, qualunque sia la sua provenienza, "il denaro è sempre denaro" o "il denaro è solo denaro", nel senso che il mezzo non determina l'intenzione: la provenienza non darebbe alcuna connotazione positiva o negativa al mezzo/strumento che è il denaro e il suo utilizzo potrebbe essere positivo o non disdicevole.
La tradizione, accolta da Svetonio in "Vite dei Cesari" e ripresa poi da Cassio Dione in "Storia romana", vuole questa frase attribuita a Vespasiano (9-79), a cui il figlio Tito aveva rimproverato di avere messo una tassa, la centesima venalium, sull'urina raccolta nelle latrine gestite dai privati, popolarmente denominate da allora "vespasiani".
Impieghi
Tutti, dai conciatori agli agricoltori, e perfino i medici, erano tenuti a pagare il prezzo di questo “oro giallo”: oltre ad essere utilizzata nel settore tessile infatti, l’urina era ritenuta preziosa anche per la cura di alcune malattie e, in quanto ricca di fosforo e azoto, applicata anche nella coltivazione dei campi. Catullo, in alcuni dei suoi carmina, indugia anche sull’abitudine, abbastanza disgustosa, di utilizzarla anche come sbiancante naturale per i denti.
Svetonio, il De vita Caesarum
Svetonio, nel De vita Caesarum, ci spiega come all’epoca le casse dello stato registrassero ammanchi per circa 40 milioni di sesterzi. Vespasiano, uomo cauto e previdente, decise così di tassare l’utilizzo di un materiale che di certo non doveva mancare nella capitale: la pipì. Questa rappresentava infatti la materia prima che i conciatori utilizzavano per ripulire e sbiancare le pelli e i tessuti, grazie alle proprietà disinfettanti dell’ammoniaca contenuta al suo interno.
LA TASSA SULL'URINA
L'episodio completo vorrebbe che Tito avesse tirato alcune monete in uno dei bagni, in segno di sfida al padre: quest'ultimo le avrebbe raccolte e, avvicinatele al naso, avrebbe pronunciato le fatidiche parole. Al di là dal significato ultimo di questa espressione, alle orecchie dei romani e dei parlanti latini tale frase forniva sicuramente un'immagine abbastanza curiosa e un po' ossimorica. Infatti l'etimologia della parola pecunĭa(m) ("denaro") in lingua latina derivava da pěcus, ossia "bestiame", perché anticamente gli animali, e soprattutto il bestiame allevato, rappresentavano la ricchezza posseduta e scambiabile dagli esseri umani per il tramite del baratto.Le pecore, i polli, e gli altri animali d'allevamento rappresentavano le banconote di un tempo quando ancora non vigeva l'uso delle monete. Alle orecchie dei Romani questa frase non suonava soltanto come "il denaro non ha odore", ma anche come "le pecore non hanno odore", creando di conseguenza un curioso e per certi versi simpatico gioco di parole se riferito al loro odore caratteristico.
2° TASSA
FICUS IUDAICUS
Vespasiano è passato alla storia sia per la Vertigal Urinae che per altre leggi fuori dagli schemi, come l’altrettanto famosa tassa sugli ebrei, che ogni anno doveva essere corrisposta da ciascun abitante dell’Impero di origini giudaiche al tempio di Giove Capitolino. Ma molte altre, anche in epoche precedenti, furono le leggi che oggi risuonano poco ortodosse ma che, a ben pensarci, risultano documenti indispensabili per comprendere gli usi e i costumi degli antichi.
3° TASSA
Un altro provvedimento molto famoso e che all’epoca riscosse non poche proteste da parte delle donne fu la legge contro il lusso, emanata durante la seconda guerra punica. Essa era rivolta specificamente alle donne, per mettere un freno alla dilagante tendenza a vestirsi con stoffe e gioielli raffinati alla “greca”. Abiti vivaci, uso smodato delle carrozze, oro e gioielli erano proibiti: gli storiografi raccontano come questa legge non piacque affatto alle dirette interessate, tanto che moltissime donne scesero per strada chiedendo agli uomini di discutere pubblicamente l’editto, che venne abolito pochi anni dopo.
TASSA SUL LUSSO
CHI RISCUOTEVA LE TASSE NELL'ANTICA ROMA?
Nell’antica Roma repubblicana non esistevano agenti del fisco incaricati dallo Stato a riscuotere le tasse. Coloro che se ne occupavano erano i pubblicani, che, appunto, prendevano in appalto la riscossione delle imposte pubbliche (privati che si comportavano come usurai. )
USURAI
PUBBLICANI
Vediamo, che tra le attività che svolgevano i pubblicani e quelle che svolgono ancora adesso gli usurai ci sono delle analogie. I pubblicani, infatti, così come gli usurai, non godevano di buona opinione presso i comuni cittadini e la cattiva fama di cui hanno goduto è dovuta al fatto che le tasse non erano determinate in modo specifico nel loro ammontare. Pertanto, non poche volte i pubblicani approfittavano di questa indeterminatezza per riscuotere molto più del dovuto.
In genere i pubblicani provenivano dalla classe dei cavalieri; si distinguevano in pubblicani pecuarii, aratores, decumani a seconda che l’appalto riguardasse i pascoli, le terre arabili o la decima sul grano.
Caio Sempronio Gracco è stato un politico romano. Fratello del tribuno della plebe Tiberio, nel 123 a.C., dieci anni dopo la morte del fratello maggiore, volle riprendere la sua opera di riforma sociale.
Negli ultimi tempi della Repubblica, anche per i privilegi concessi da Caio Gracco, i pubblicani acquistarono importanza sempre maggiore nella vita economica romana, costituendosi in vere e proprie società finanziarie (societates) di tipo moderno, con a capo un presidente (magister) e con la partecipazione pure di azionisti (participes).
Caio propose anche una riforma giudiziaria, la quale prevedeva che i tribunali venissero tolti al controllo esclusivo dei senatori e in parte dati ai cavalieri, e una riforma che prevedeva la vendita del grano alla plebe romana a bassissimo costo (legge frumentaria).
Durante l’Impero, i pubblicani furono costretti a ridurre via via il campo delle loro attività finché, per eliminare gli abusi che venivano pur sempre lamentati, la loro funzione venne assunta dai procuratori (funzionari dello Stato); le societates scomparvero lasciando sopravvivere, in taluni casi, imprese appaltatrici a gestione individuale (conductor).
In tale maniera il sistema di riscossione delle tasse nell’antica Roma si è decisamente avvicinato a quello classico che ben conosciamo anche noi: le tasse possono essere riscosse solamente da chi è appositamente incaricato dallo Stato.
Non di rado i pubblicani si trasformavano in banchieri, soprattutto nelle province, come in Asia Minore, facendo prestiti per il pagamento delle imposte a un tasso d’interesse molto alto, in modo da ricavarne ingenti guadagni. Così, per quanto formassero una classe (ordo publicanorum) ragguardevole per ricchezza e considerazione, godevano la fama di esosità e di mancanza di scrupoli.
La figura del pubblicano è particolarmente sviluppata dagli evangelisti Matteo e Luca.
Quella di Luca invece ha uno scopo ben preciso. Essi sono una categoria di persone considerate “senza speranza”, per le quali cioè, neppure Dio può far nulla. Il loro peccato, secondo il comune modo di pensare, non può conoscere redenzione. Essi, Ebrei, approfittano dell’invasione sacrilega dei Romani per un loro personale vantaggio.
L’attenzione di Matteo è più che comprensibile, visto che lui stesso era un pubblicano prima di seguire Gesù.
"Vocazione di San Matteo"
Il dipinto intitolato Vocazione di San Matteo, di Caravaggio, raffigura il momento, narrato nei Vangeli, nel quale Gesù incontra Matteo, impegnato nel suo lavoro, e lo invita a seguirlo nella predicazione.
Matteo era un esattore delle tasse, quindi, legato ad un’attività materiale e molto distante dalla spiritualità predicata dal Messia.
Nel dipinto non è chiaro chi sia Matteo. Tradizionalmente, secondo alcuni storici è l’uomo con la folta barba che indica a sinistra. Recentemente è stata proposta l’ipotesi che, invece, Matteo sia il ragazzo seduto a capotavola, su di una sedia con la spalliera ricurva.
"Zaccheo non è ricco perché è pubblicano ma è pubblicano perché è ricco: si è comprato l'appalto delle imposte con il denaro che possiede in abbondanza."
Ma dentro di sé scoprì un altro desiderio, voleva qualcos'altro, e questo desiderio divenne l'obiettivo di tutta la sua vita. L'invito della Chiesa, del vangelo e di Cristo ci provoca a desiderare altro, a non accontentarci, a cercare dentro di noi ciò a cui teniamo di più.
La parabola esprime il giudizio di Dio: il pubblicano torna a casa sua giustificato, il fariseo no. Ciò non significa che venga lodata la condotta peccaminosa del pubblicano, ma che la giustificazione giunge all'uomo non per quanto fa, ma come un dono di Dio da accogliere nell'umiltà.
"Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». Il pubblicano, invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato."
Citazioni Nuovo Testamento, testimonianze
Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: "Maestro, che dobbiamo fare?". Ed egli disse loro: "Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato".
Tutto il popolo che lo ha ascoltato, e anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio ricevendo il battesimo di Giovanni.
In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto.
Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?
UTILIZZO DELLE TASSE
Come sappiamo lo Stato romano chiedeva delle tasse ma esse non andavano tutte all' imperatore o, in epoca republicana, al Senato. Esse venivano utilizzate in diverso modo anche in base alle necessità territoriali e della popolazione.
IMPERODI AUGUSTO
ETÀ MONARCHICA
ETÀREPUBBLICANA
NELLE PROVINCE
LE TASSE NELLA MONARCHIA
Bisogna fare una distinzione tra epoca monarchica e repubblicana poichè le tasse erano ben diverse e con il tempo aumentarono con l'aumento delle esigenze del popolo e dell' Urbe. Infatti c'erano solo due tasse importanti le quali servivano per espandere Roma (tasse sul commercio) e finanziare le spese durante il lunghi periodi di guerra (tasse militari).
La monarchia è nata con Roma ma il primo ad utilizzare un sistema di tassazione fu Servio Tullio (578-35 a.C.) con un primo censimento che divise la popolazione di Roma in 5 classi.
LE TASSE DELL' ETÀ REPUBLICANA
In età republicana è molto diverso poichè cerano molte più fonti. Una delle tasse indirette, come precedentemente detto, era la VECTIGALIA la quale serviva come fondo economico per lo Stato. Esse mantenevano tutti i magistrati ma servivano anche per costruire monumenti. Poi c'erano le tasse dirette le quali servivano ed erano imposte in caso di guerra per finanziamenti militari ma al contrario della monarchia, quando i cittadini riempivano il tempio di Apollo (antica cassa romana) con le tasse, in epoca republicana quando si vinceva una guerra i cittadini anzichè ricevere una parte del bottino avevano uno sconto sulle tasse future.
Un nuovo censimento veniva fatto ogni 5 anni per aggiornare la popolazione. Per aggiornare il numero di coloro che venivano sottoposti alla tassazione.
LE TASSE DELL' ETÀ IMPERIALE
Augusto divise in due parti l'impero: una prima parte era affidata al Senato, ma le regioni più importanti erano seguite dall' impero poichè erano regioni di confine dove erano stanziate le legioni militari.
Con Augusto c'è una vera e propia rivoluzione sulla tassazione che ha fatto crescere l'impero.
FISCO
ERARIO
AERARIUM
Per Erario si intendeva a volte il sistema amministrativo delle casse dello stato, a volte il tesoro delle monete conservato nel Tempio di Saturno, ottenuto dalle riscossioni dello Stato dai cittadini con le tasse e dai paesi stranieri sia come bottino di guerra che come tributo annuale dai popoli sottomessi.
Sempre all’imperatore Augusto si deve l’istituzione di un erario militare, destinato a pagare le spese dell’esercito.
CASSA DEL SENATO
Erano tutte le tasse che servivano per mantenere la città, per la costruzione di monumenti e i beni di necessità della popolazione. Il Senato controllava le province.
- Tasse sul terreno coltivato; - Percentuale dei beni del testamento; - Percentuale sulla libertà degli schiavi; - Percentuale sullo scambio degli schiavi;
FISCUS
Fu invece l’imperatore Augusto ad istituire il fiscus e ad affiancarlo all’aerarium. Il fisco rappresentava la cassa delle entrate dell’imperatore.
Il fiscus aveva perciò il compito di raccogliere tutte le entrate delle province non pacatae, attraverso i vari governatori provinciali. Il fiscus raccoglieva anche multe ed imposte indirette (vectigalia), le eredità private (bona caduca e vacantia) oltre ai bona damnatorum (confische di beni).
Il fiscus nacque dall'esigenza di amministrare le entrate provenienti dalle province imperiali.
CASSA DELL' IMPERATORE
Erano tutte le tasse che servivano all' imperatore per mantenere l'esercito e per tutti i finanziamenti militari in fase di guerra.
ERARIO MILITARE
- Province imperiali; - Beni senza testamento; - Beni dei condannati; - Multe;
Consisteva in una paga per l'esercito poichè in età imperiale scoppiarono diverse rivolte. La causa era data dal fatto che erano pagati dal bottino del generale e non ricevevano contributi da parte dello stato.
- Percentuali sulla sucessione del testamento; - Percentuale sulla donazione di beni; - Percentuale sulla vincita in un'asta;
CASSA DELLE PROVINCE
Erano quelle tasse che tutti i cittadini dei nuovi territori di Roma dovevano pagare. Consisteva nel dare a Roma la decima parte del raccolto se il terreno era fertile altrimenti veniva convertita la somma in denaro. Però l' imperatore potteva decidere di mettere nella nuova provincia ulteriori tasse, che sarebbero servite per migliorare il regno e soprattutto la capitale Roma. Ad esempio:
I publicani davano in anticipo i soldi allo stato ma successivamente li chiedevano ai cittadini delle province con imposte più alte per guadagniarci poichè era il loro unico stipendio.
- Imposta per abitante; - Imposta sull' industria; - Tributo sul capitale; - Tasse sulle nuove infrastruttore nella capitale;
- Alloggio ai militari; - Donazioni al governatore
Le differenze tra le tasse ieri e oggi
Le tasse sono state un aspetto fondamentale della gestione finanziaria sia nel passato che nel presente. Esaminando le differenze tra le tasse nell' antica Roma e quelle attuali, emergono varie disparità che riflettono le diverse struttture e società delle epoche.
Una delle principali differenze tra le tasse nell' antica Roma e quelle attuali riguarda la loro natura e scopo. Nell' antica Roma, le tasse erano principalmente destinate a finanziare le spese militari e l'amministrazione dell' impero. L' impero romano dipendeva in gran parte dalle entrate fiscali provenienti dalle province conquistate. Le tasse venivano spesso raccolte in natura, come grano, bestiame o altri prodotti agricoli, che venivano poi utilizzati per l' esercito e per sostenere l'élite romana. Spesso chi possedeva schiavi non pagava le tasse di propria tasca ma erano i suoi schiavi a pagarne una buona parte a testa.
Differenze tra scopi e metodi di pagamento.
Nel mondo comtemporaneo, le tasse sono invece utilizzate per finanziare una vasta gamma di servizi pubblici, come L' istruzione, la sanità, l'infrastruttura e la sicurezza sociale. Le tasse attuali sono in gran parte raccolte in denaro e basate su altre attività economiche. Esistono anche diverse forme di tasse indirette, come L' IVA e le accise, che vengono applicate su beni e servizi specifici.
Differenze sulla raccolta
Un' altra differenza significativa riguarda la struttura fiscale. Nell' antica Roma, le tasse erano spesso regolamentate attraverso un sistema di contratti con privati, come già detto, chiamate pubblicàni, che si occupavano della raccolta delle imposte per conto dello Stato. Questo sistema era noto per la sua corruzione e spesso metteva un onere eccessivo sulle popolazioni locali.
Nel mondo moderno, la raccolta delle tasse è di solito affidata a enti governativi o agenzie specializzate. Ci sono regole e procedure chiare che disciplinano la tassazione, e gli evasori fiscali sono soggetti a sanzioni legali. Inoltre, i governi attuali adottano politiche fiscali che cercano di garantire una distribuzione equa del carico fiscale, prendendo in considerazione il reddito e altre variabili socioeconomiche.
Infine, una differenza fondamentale tra le tasse nell' antica Roma e quelle attuali riguarda il concetto di cittadinanza associati ad essa. Nell' antica Roma, solo i cittadini romani erano soggetti alle tasse, mentre gli schiavi e altre popolazioni conquistate erano generalmente esenti (tuttavia con il passare degli anni anche gli stranieri e i popoli conquistati furono sottoposti a tassazione e costretti a cedere dei tributi).
Differenze tra concetto di tasse associate alla cittadinanza tra ieri e oggi.
Al contrario, nei sistemi fiscali moderni, le tasse sono applicate a tutti i cittadini e residenti legali, indipendentemente dallo status sociale o della cittadinanza. In conclusione, le tasse nell' antica Roma e quelle attuali differiscono notevolmente nella loro natura, scopo, struttura e inclusività. Mentre le tasse dell' antica Roma erano volte a sostenere l'impero, le tasse attuali sono volte allo sviluppo e al mantenimento della società.
Italia moderna
Antica Roma
Grazie per l'attenzione!