Tasse e tributi a roma
Si dice che due cose siano certe nella vita: la morte e le tasse. Niente di più vero. Le tasse sono sempre state riscosse, fin dall’antichità. Anche la loro funzione è sempre stata la stessa: finanziare i servizi pubblici destinati alla collettività. Senza le tasse lo Stato non potrebbe pagare la sanità, le strutture pubbliche, i servizi scolastici; insomma, tutto ciò che è messo a disposizione dei cittadini.
Edoardo
Il tributum, il soldum, la vectigalia, il fiscus e l'aerarium.
Il tributum
A differenza degli stati odierni, a Roma la cassa pubblica era alimentata dai numerosi bottini di guerra portatti dalle diverse battaglie intraprese dall'esercito, perciò il concetto di tassa dal cittadino alle casse dello stato si affermò solo nel IV secolo a.C., quando a casusa di campagne particolarmente prolungate, i cittadini dovettero cominciare a pagare appunto il tributum per fornire la paga, il soldum, ai cittadini occupati nella guerra.
Marco
Con il passare del tempo però...
Nel 167 a.C. però, a causa della crescente espansione di Roma, con bottini di guerra sempre più grandi e importanti, il tributum venne abolito, dato che non aveva niente a che fare con la normale amministrazione dello stato.Con l’annessione di nuove province si fece largo l’idea che i
cittadini romani dovessero essere sollevati dal tributum e che quest’ultimo dovesse invece
ricadere sui soli provinciali, cioè su coloro che non erano in possesso della cittadinanza
romana.
Marco
Fra le diverse tasse dell'antica Roma le due piu importanti erano senza dubbio il tributum capitis, e il tributum soli.
Il tributum soli
Il tributum capitis
Il tributum soli, o tassa fondiaria, era una tassa determinata in base alle dimensioni e alla qualità del terreno. Da questa tassa derivò l'istituzione del catasto, registro nel quale venivano catalogati i fondi per estensione e qualità dei terreni.
Il tributum capitis, o imposta personale, era una tassa che doveva essere pagata da tutti i cittadini delle province romane, apparte appunto i cittadini della capitale e i loro schiavi.
Marco
I vectigalia
Se il tributum possiamo associarlo oggi alle tasse dirette, i vectigalia rappresentavano tutte le tasse indirettte che contribuivano alle casse di Roma. Questa tassa includeva anche il pagamento dei servizi publici, usati da privati , allo stato. fra i diversi vectigalia troviamo:
I portoria
Il portorium
Il vectigal
Marco
Il fiscus e l'aerarium
Il fiscus è la cassa ed il tesoro privato dell'imperatore romano, distinto dall'aerarium militare e dall'aerarium Saturni.
Aerarium Saturni
01
03
02
Il fiscus
Aerarium militare
Marco
I munera
Un dovere dei cittadini
Con questo termine furono designati nel mondo romano, genericamente, gli oneri addossati al cittadino in base al principio che una parte della sua attività e del suo patrimonio era dovuta allo stato.
I munera civilia, dovuti al municipium, ne furono la specie più importante e vasta: variavano però secondo i luoghi. Soleva farsene una triplex divisio, distinguendo i munera personalia, i munera patrimonii e i munera mixta.
È ovvio infine che il munus personale poteva facilmente trasformarsi in munus patrimonii, qualora al cittadino venisse addossato, oltre che il corporis labor, anche la spesa relativa: era il caso dei munera mixta.
Salvo
Tipologie di tassa
Dazi doganali
Tassa sul trasporto delle merci
Imposta sulle successioni
Imposta sulla manomissione
Imposta fondiaria
Tassa sul celibato
Salvo
Dazi doganali
d. d’esportazione, che non hanno invece avuto mai grande diffusione, dato il favore con cui sono in genere viste le esportazioni, a meno che non si tratti di evitare l’uscita di materie prime indispensabili allo sviluppo delle industrie nazionali; e d. di transito, aboliti quasi ovunque al fine d’incoraggiare il commercio di transito. Il d. impone una differenza tra i prezzi stabiliti dai mercati internazionali e quelli entro il paese che li impone. Attraverso il d. i governi possono rendere più onerosi i prezzi delle merci importate rispetto a quelle nazionali.
Il dazio era ed è ancora oggi un'imposta indiretta sui consumi che colpisce la circolazione dei beni da uno Stato all’altro ( d. esterno) o anche, in passato, da un Comune all’altro ( d. interno).
I d. esterni, detti anche d. di confine, d. doganali, diritti doganali o semplicemente dogane, colpiscono le merci che entrano nello Stato, ne escono o lo attraversano, e si distinguono quindi in: d. d’importazione, che sono economicamente e finanziariamente i più importanti;
Salvo
Imposta sulle successioni
L’imposta di successione è molto antica: il primo a introdurla fu Augusto con un’aliquota del 5% che si applicava ai lasciti a favore di persone diverse dalla moglie e dai figli del defunto. Infatti, a Roma era costume diffuso lasciare in eredità parti del proprio patrimonio a persone non legate da vincoli di parentela. L’imposta così garantiva un gettito certo e al tempo stesso funzionava come incentivo a mantenere il patrimonio in famiglia, senza disperderlo: l’esatto contrario della visione liberale. L’imposta fu più volte ritoccata dai successori di Augusto, sempre bisognosi di risorse, finché Diocleziano eliminò anche le esenzioni a favore dei familiari.
Salvo
Tassa sul trasporto delle merci
La tassa sui trasporti trovò la sua spiegazione per il naturale sviluppo del trasporto di merci, soprattutto per via navale. Per il suo progredire lo Stato impiegava ingenti somme economiche per cui era necessario attingere a fonti di finanziamento. Il relativo ammontare era calcolato applicando l'aliquota del 10 per cento sul prezzo delle merci trasportate nell' Impero.
Salvo
Tassa sul celibato
Prima...
e dopo...
Durante la sua opera moralizzatrice, Augusto (27 a. C.-14 d. C.) introdusse un’imposta sui senatori che non avevano ancora preso moglie, allo scopo di salvaguardare l’istituzione della famiglia.
Il 13 febbraio 1927, in pieno regime fascista, in Italia, fu istituita l'imposta sul celibato. Tutti i celibi di età compresa tra i 25 e i 65 anni, a seconda dell'età e del reddito, dovevano pagare un tributo che variava da 70 a 100 lire.
Salvo
Imposta sulla manomissione
Nell’antica Roma, la manomissione era l'atto con il quale il dominus (padrone) proclamava libero il suo schiavo, rinunciando alla potestà o manus che aveva su di lui e facendogli acquistare la libertà e la cittadinanza, con gli annessi diritti civili e politici. Tali effetti si perfezionavano, fin dall’età più antica, secondo tre diverse formalità, a scelta del dominus:
01
02
03
manumissio vindicta
manumissio censu
manumissio testamento
L'iscrizione del servo direttamente nelle liste del censo.
La celebrazione di un finto processo di libertà davanti al magistrato.
La predisposizione di un’apposita clausola di ultima volontà .
Salvo
Imposta fondiaria
L'imposta fondiaria, invece, riguardava i terreni e veniva pagata in proporzione alla produttività del suolo. Da questa tassa è derivata l'istituzione del catasto, registro nel quale venivano catalogati tutti i fondi per estensione e qualità.
L'imposta sul valore fondiario è un'imposta sul valore non lavorato della terra. È un'imposta sul valore della terra che non riguarda il valore degli edifici, i beni mobili ed altri miglioramenti. L'IVF è differente da altre tipologie di imposizione patrimoniali, poiché queste ultime sono imposte sull'intero valore del bene immobile: risultante dalla combinazione di terra, edifici e miglioramenti del sito.
Salvo
La tassa sull'urina
La tassa sull'urina fu introdotta dall'imperatore Vespasiano nella prima metà del primo secolo avanti Cristo.L'urina era usata per la pulizia e persino nel campo della medicina.
Simone
Gli usi dell'urina
01
02
03
04
La conciatura delle pelli: ammollare le pelli nell'urina auitava a rimuovere peli e sporcizia.
Come medicina: veniva usata per curare malattie sia animali che umane. Spesso veniva usata per curare pecore e api malate.
Per sbiancare i vestiti: venivano raccolti mucchi di vestiti, venivano immersi nell'urina e infine degli uomini ci saltavano sopra. Questo solo per sbiancare delle toghe.
Come dentifricio: essendo formata da urea, che veniva trasformanta da alcuni batteri in ammoniaca, l'urina veniva usata per sbiancare i denti, sebbene non si sapesse tutta la chimica che conosciamo oggi.
Simone
Ma, a Roma, chi riscuoteva queste tasse?
Edoardo
Il pubblicano
In realtà, durante l'età repubblicana, non esisteva una figura dello Stato a cui era assegnato questo lavoro. Infatti a occuparsi di ciò era il pubblicano, che stipulava con il senato di Roma contratti pubblici, i cui fini erano vari. Il sistema era assai particolare, il pubblicano realizzava le opere pubbliche per conto di Roma e poi riscuoteva per conto proprio la cifra equivalente al prezzo dell’opera realizzata. Si trattava, in buona sostanza, di un vero e proprio appalto di imposte: le opere per la collettività venivano commissionate ai pubblicani i quali le realizzavano chiedendo poi i tributi ai romani.
Di solito i vari pubblicani erano organizzati e riuniti in societas
Edoardo
I vari tipi di pubblicani
Inoltre, proprio perchè i fini dei contratti dei pubblicani erano molti, esistevano vari tipi di pubblicani, ognuno con un incarico diverso.
01
03
publicani pecuarii
Erano incaricati di riscuotere la tassa sui pascoli.
publicani decumani
02
Riscuotevano le tasse sul grano.
publicani aratores
Le loro tasse riguardavano la terra arata.
Edoardo
Inoltre i pubblicani avevano una pessima reputazione perchè le tasse nell’antica Roma non erano determinate in modo specifico nel loro ammontare. Pertanto, non poche volte i pubblicani approfittavano di questa indeterminatezza per riscuotere molto più del dovuto. In pratica avevano una reputazione simile a quella degli usurai.
Edoardo
Tuttavia, c'è da dire che non fu sempre così, infatti, con lo scorrere del tempo, non furono più solo i pubblicani a svolgere questo "lavoro". La riscossione delle tasse venne affidata a funzionari imperiali, come i censori, i questori e i procuratori.
In questo modo, il sistema di riscossione delle tasse nell’antica Roma si è decisamente avvicinato a quello classico che ben conosciamo anche noi: le tasse possono essere riscosse solamente da chi è appositamente incaricato dallo Stato.
Edoardo
Matteo l'evangelista
San Matteo e' ritenuto il patrono di: banchieri, bancari, doganieri, cambiavalute, commercialisti, esattori e contabili. Ma, quale e' il motivo?
La risposta è semplice, egli era un pubblicano!
Infatti, nei vangeli di Marco e di Luca si racconta l’incontro tra Gesu' e un pubblicano. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo segui'. (Marco 2,14) Dopo cio' egli usci' e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzo' e lo segui'. (Matteo 9,9) Ma anche nel Vangelo di San Matteo troviamo cio': Andando via di la', Gesu' vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzo' e lo segui'. (Matteo 9,9)
E' plausibile che Levi e Matteo siano la stessa persona. Probabilmente, quando ricevette da Gesù la chiamata per divenire apostolo, il pubblicano Levi cambio' il proprio nome, come fecero altri apostoli. Il significato del nome Matteo, che vuol dire Dono di Dio non fa che avvalorare questa ipotesi.
Edoardo
Vespasiano
Vespsiano è stato il decimo imperatore romano oltre alle numerose opere pubbliche e all'inziare il progetto del Colosseo, è important e per il suo intervento nel sistema delle tasse romane.La tassa da lui introdotta era la tassa sull'urina.
Simone
Augusto
Augusto fu il primo imperatore di Roma e apportò all'impero molti cambiamenti politici, militari, religiosi, culturali ed economici.
Simone
I progressi dell'Impero sotto Augusto
Introdusse nuove leggi
Introdusse la cassa dell'imperatore
Formò una gerarchiadi funzionari per l'amministrazione dell'Impero.
Creò il fisco
Cambiò il sistema delle tasse
Simone
La tassa di Augusto
In cosa consisteva?
Perché fu istituita?
Simone
LE MONETE ROMANE
Damiano
All'inizio a Roma si facevano transazioni commerciali attraverso il baratto, ma pure pagando con le pecore, molto in uso tra i pastori romani (non a caso il termine "pecunia" viene da "pecus" pecora, anche se alcuni lo negano) e pure coi metalli.
Pecunia è il nome più antico della moneta perchè nei tempi arcaici dell'età pastorale si usava esprimere il valore delle cose confrontandolo a quello delle pecore, che
fungevano anche da mezzo di pagamento attraverso il baratto, il termine passò poi ad indicare la successiva moneta metallica.
Damiano
Soldo è un nome antico derivante da una prestigiosa moneta aurea, il Solidum, che da Costantino, nell'anno 312 fu posta alla base del sistema monetario romano; successivamente il nome si deformò prima in Solido e poi in Soldo.
Questa moneta dominò la grande economia fino alla caduta dell'impero e si protrasse nella monetazione bizantina e barbarica. Con i Soldi si pagarono i militari che perciò vennero detti assoldati e in seguito soldati.
Damiano
AES RUDE
Dalla fondazione di Roma (21 aprile 753 a.c.) a tutto il periodo monarchico (753-509 a.c.) e parte del periodo repubblicano, fino al III secolo a.c., il commercio non si basava sull'uso della moneta, ma su una specie di baratto o di pseudo monetazione per cui il mezzo di scambio erano gli scarti di lavorazione del bronzo (aes rude), in base al valore del metallo e quindi del suo peso.
Questi lingotti irregolari e privi di qualsiasi segno di riconoscimento avevano più funzione di tesaurizzazione che di un uso commerciale giornaliero. La forma più usata era il baratto di farina in cambio di uova, di legna in cambio di pellicce, oppure per le spese più consistenti un pezzo di bronzo tagliato e pesato.
Damiano
AES GRAVE
L’Aes Grave, introdotta nei primi tempi della Repubblica, spesso veniva fusa per ricavarne il bronzo, fin quando il suo valore nominale non superò il valore del metallo. Fiorì con la nascita dei commerci per mare intorno al 335 a.c., sotto i consoli Marco Valerio Corvo IV, e Marco Atilio Regolo Caleno.
L'Aes grave andò dal IV e III secolo a.c. emessa nell'Italia centrale da diverse popolazioni, il suo standard era il peso di una libra che poteva essere di 272, 327 o 341 grammi. Il termine che serviva ad indicare l'Aes era "Æ".
Le prime monete battute emesse da Roma furono alcuni didracmi d'argento e alcune monete frazionarie collegate sia in argento che in bronzo. Queste monete vengono indicate come romano-campane, in quanto furono molto probabilmente coniate, sullo stile di quelle greche, in Campania nel III secolo a.c. allo scopo di facilitare il commercio con le colonie greche del sud Italia.
Damiano
ASSE
All'Aes Grave successe la moneta garantita dallo Stato: l'Asse (in latino as, assis), una moneta di bronzo, in seguito sostituito dal rame, in uso durante la Repubblica e pure durante l'Impero Romano.
Essa venne in uso durante il IV sec. a.c. come una grande moneta fusa di bronzo. Il termine as indicava un'unità di misura di peso, cioè 327 g. La moneta ebbe le sue frazioni e i suoi multipli. Quando si passò dalla monetazione fusa alla monetazione a martello, prodotte da un dischetto liscio di metallo (un tondello) colpito da un martello per produrre l'immagine su entrambi i lati, ebbe valore costante, e funzionò per tutta la repubblica.
Damiano
LE IMMAGINI SULLE MONETE
Una grossa innovazione sulle monete fu portata da Giulio Cesare ponendovi il proprio ritratto, invece di quello dei propri antenati. L'esempio fu seguito anche nel periodo imperiale con l'immagine del capo del governo utilizzata per rafforzare la figura dell'imperatore dello stato e delle sue regole.
Successivamente l'immagine dell'imperatore venne associata a quella delle divinità. Nella campagna contro Pompeo, Cesare emise monete con anche immagini di Venere ed Enea, per propagandare una sua discendenza divina.
Damiano
Commodo addirittura proclamò il suo stato divino emettendo nel 192 una moneta che raffigurava sul dritto il suo busto coperto da una pelle di leone, e sul rovescio un'iscrizione lo proclamava reincarnazione di Ercole. Dal tempo di Augusto fino alla fine dell'impero, infatti, la rappresentazione di antenati venne sostituita da quella dei familiari e degli eredi dell'imperatore, rafforzando l'immagine pubblica di quelli che si voleva venissero considerati all'altezza dell'imperatore stesso e quindi legittimi successori al trono
Damiano
MONETAZIONE IMPERATORIALE
Negli ultimi anni della Repubblica romana, poco prima della nascita del principato, in un periodo dilaniato dalle guerre civili, le monete venivano emesse a nome dei generali che si combattevano tra loro in virtù del loro imperium.
Questo tipo di monetazione venne detto Imperatoriale. Queste monete vennero emesse da Pompeo, Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Labieno, Sesto Pompeo, Lepido, Marco Antonio ed Ottaviano da soli o assieme tra loro o con altre persone. Spesso le monete avevano anche alti contenuti propagandistici.
Damiano
RIFORMA DI AUGUSTO
Con la riforma monetaria di Augusto nel 23 a.c.: - l'asse fu battuta su rame puro rosso; - il sesterzio e il dupondio su una lega color oro detta oricalco (lega di rame e zinco).
Sul dritto era riportato il ritratto dell'Imperatore. Il diritto di coniazione delle monete in argento era riservato al Princeps, l'asse e le altre monete di bronzo venivano coniate su deliberazione del Senato indicato al rovescio con le lettere 'SC', Senatus consultum (delibera del senato).
- L'asse venne prodotta fino al III sec., la moneta di valore più basso prodotta con regolarità durante l'Impero Romano; - i semissi e i quadranti erano meno frequenti e cessarono sotto Marco Aurelio.
Damiano
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Tasse e tributi a roma
Si dice che due cose siano certe nella vita: la morte e le tasse. Niente di più vero. Le tasse sono sempre state riscosse, fin dall’antichità. Anche la loro funzione è sempre stata la stessa: finanziare i servizi pubblici destinati alla collettività. Senza le tasse lo Stato non potrebbe pagare la sanità, le strutture pubbliche, i servizi scolastici; insomma, tutto ciò che è messo a disposizione dei cittadini.
Edoardo
Il tributum, il soldum, la vectigalia, il fiscus e l'aerarium.
Il tributum
A differenza degli stati odierni, a Roma la cassa pubblica era alimentata dai numerosi bottini di guerra portatti dalle diverse battaglie intraprese dall'esercito, perciò il concetto di tassa dal cittadino alle casse dello stato si affermò solo nel IV secolo a.C., quando a casusa di campagne particolarmente prolungate, i cittadini dovettero cominciare a pagare appunto il tributum per fornire la paga, il soldum, ai cittadini occupati nella guerra.
Marco
Con il passare del tempo però...
Nel 167 a.C. però, a causa della crescente espansione di Roma, con bottini di guerra sempre più grandi e importanti, il tributum venne abolito, dato che non aveva niente a che fare con la normale amministrazione dello stato.Con l’annessione di nuove province si fece largo l’idea che i cittadini romani dovessero essere sollevati dal tributum e che quest’ultimo dovesse invece ricadere sui soli provinciali, cioè su coloro che non erano in possesso della cittadinanza romana.
Marco
Fra le diverse tasse dell'antica Roma le due piu importanti erano senza dubbio il tributum capitis, e il tributum soli.
Il tributum soli
Il tributum capitis
Il tributum soli, o tassa fondiaria, era una tassa determinata in base alle dimensioni e alla qualità del terreno. Da questa tassa derivò l'istituzione del catasto, registro nel quale venivano catalogati i fondi per estensione e qualità dei terreni.
Il tributum capitis, o imposta personale, era una tassa che doveva essere pagata da tutti i cittadini delle province romane, apparte appunto i cittadini della capitale e i loro schiavi.
Marco
I vectigalia
Se il tributum possiamo associarlo oggi alle tasse dirette, i vectigalia rappresentavano tutte le tasse indirettte che contribuivano alle casse di Roma. Questa tassa includeva anche il pagamento dei servizi publici, usati da privati , allo stato. fra i diversi vectigalia troviamo:
I portoria
Il portorium
Il vectigal
Marco
Il fiscus e l'aerarium
Il fiscus è la cassa ed il tesoro privato dell'imperatore romano, distinto dall'aerarium militare e dall'aerarium Saturni.
Aerarium Saturni
01
03
02
Il fiscus
Aerarium militare
Marco
I munera
Un dovere dei cittadini
Con questo termine furono designati nel mondo romano, genericamente, gli oneri addossati al cittadino in base al principio che una parte della sua attività e del suo patrimonio era dovuta allo stato. I munera civilia, dovuti al municipium, ne furono la specie più importante e vasta: variavano però secondo i luoghi. Soleva farsene una triplex divisio, distinguendo i munera personalia, i munera patrimonii e i munera mixta.
È ovvio infine che il munus personale poteva facilmente trasformarsi in munus patrimonii, qualora al cittadino venisse addossato, oltre che il corporis labor, anche la spesa relativa: era il caso dei munera mixta.
Salvo
Tipologie di tassa
Dazi doganali
Tassa sul trasporto delle merci
Imposta sulle successioni
Imposta sulla manomissione
Imposta fondiaria
Tassa sul celibato
Salvo
Dazi doganali
d. d’esportazione, che non hanno invece avuto mai grande diffusione, dato il favore con cui sono in genere viste le esportazioni, a meno che non si tratti di evitare l’uscita di materie prime indispensabili allo sviluppo delle industrie nazionali; e d. di transito, aboliti quasi ovunque al fine d’incoraggiare il commercio di transito. Il d. impone una differenza tra i prezzi stabiliti dai mercati internazionali e quelli entro il paese che li impone. Attraverso il d. i governi possono rendere più onerosi i prezzi delle merci importate rispetto a quelle nazionali.
Il dazio era ed è ancora oggi un'imposta indiretta sui consumi che colpisce la circolazione dei beni da uno Stato all’altro ( d. esterno) o anche, in passato, da un Comune all’altro ( d. interno). I d. esterni, detti anche d. di confine, d. doganali, diritti doganali o semplicemente dogane, colpiscono le merci che entrano nello Stato, ne escono o lo attraversano, e si distinguono quindi in: d. d’importazione, che sono economicamente e finanziariamente i più importanti;
Salvo
Imposta sulle successioni
L’imposta di successione è molto antica: il primo a introdurla fu Augusto con un’aliquota del 5% che si applicava ai lasciti a favore di persone diverse dalla moglie e dai figli del defunto. Infatti, a Roma era costume diffuso lasciare in eredità parti del proprio patrimonio a persone non legate da vincoli di parentela. L’imposta così garantiva un gettito certo e al tempo stesso funzionava come incentivo a mantenere il patrimonio in famiglia, senza disperderlo: l’esatto contrario della visione liberale. L’imposta fu più volte ritoccata dai successori di Augusto, sempre bisognosi di risorse, finché Diocleziano eliminò anche le esenzioni a favore dei familiari.
Salvo
Tassa sul trasporto delle merci
La tassa sui trasporti trovò la sua spiegazione per il naturale sviluppo del trasporto di merci, soprattutto per via navale. Per il suo progredire lo Stato impiegava ingenti somme economiche per cui era necessario attingere a fonti di finanziamento. Il relativo ammontare era calcolato applicando l'aliquota del 10 per cento sul prezzo delle merci trasportate nell' Impero.
Salvo
Tassa sul celibato
Prima...
e dopo...
Durante la sua opera moralizzatrice, Augusto (27 a. C.-14 d. C.) introdusse un’imposta sui senatori che non avevano ancora preso moglie, allo scopo di salvaguardare l’istituzione della famiglia.
Il 13 febbraio 1927, in pieno regime fascista, in Italia, fu istituita l'imposta sul celibato. Tutti i celibi di età compresa tra i 25 e i 65 anni, a seconda dell'età e del reddito, dovevano pagare un tributo che variava da 70 a 100 lire.
Salvo
Imposta sulla manomissione
Nell’antica Roma, la manomissione era l'atto con il quale il dominus (padrone) proclamava libero il suo schiavo, rinunciando alla potestà o manus che aveva su di lui e facendogli acquistare la libertà e la cittadinanza, con gli annessi diritti civili e politici. Tali effetti si perfezionavano, fin dall’età più antica, secondo tre diverse formalità, a scelta del dominus:
01
02
03
manumissio vindicta
manumissio censu
manumissio testamento
L'iscrizione del servo direttamente nelle liste del censo.
La celebrazione di un finto processo di libertà davanti al magistrato.
La predisposizione di un’apposita clausola di ultima volontà .
Salvo
Imposta fondiaria
L'imposta fondiaria, invece, riguardava i terreni e veniva pagata in proporzione alla produttività del suolo. Da questa tassa è derivata l'istituzione del catasto, registro nel quale venivano catalogati tutti i fondi per estensione e qualità.
L'imposta sul valore fondiario è un'imposta sul valore non lavorato della terra. È un'imposta sul valore della terra che non riguarda il valore degli edifici, i beni mobili ed altri miglioramenti. L'IVF è differente da altre tipologie di imposizione patrimoniali, poiché queste ultime sono imposte sull'intero valore del bene immobile: risultante dalla combinazione di terra, edifici e miglioramenti del sito.
Salvo
La tassa sull'urina
La tassa sull'urina fu introdotta dall'imperatore Vespasiano nella prima metà del primo secolo avanti Cristo.L'urina era usata per la pulizia e persino nel campo della medicina.
Simone
Gli usi dell'urina
01
02
03
04
La conciatura delle pelli: ammollare le pelli nell'urina auitava a rimuovere peli e sporcizia.
Come medicina: veniva usata per curare malattie sia animali che umane. Spesso veniva usata per curare pecore e api malate.
Per sbiancare i vestiti: venivano raccolti mucchi di vestiti, venivano immersi nell'urina e infine degli uomini ci saltavano sopra. Questo solo per sbiancare delle toghe.
Come dentifricio: essendo formata da urea, che veniva trasformanta da alcuni batteri in ammoniaca, l'urina veniva usata per sbiancare i denti, sebbene non si sapesse tutta la chimica che conosciamo oggi.
Simone
Ma, a Roma, chi riscuoteva queste tasse?
Edoardo
Il pubblicano
In realtà, durante l'età repubblicana, non esisteva una figura dello Stato a cui era assegnato questo lavoro. Infatti a occuparsi di ciò era il pubblicano, che stipulava con il senato di Roma contratti pubblici, i cui fini erano vari. Il sistema era assai particolare, il pubblicano realizzava le opere pubbliche per conto di Roma e poi riscuoteva per conto proprio la cifra equivalente al prezzo dell’opera realizzata. Si trattava, in buona sostanza, di un vero e proprio appalto di imposte: le opere per la collettività venivano commissionate ai pubblicani i quali le realizzavano chiedendo poi i tributi ai romani.
Di solito i vari pubblicani erano organizzati e riuniti in societas
Edoardo
I vari tipi di pubblicani
Inoltre, proprio perchè i fini dei contratti dei pubblicani erano molti, esistevano vari tipi di pubblicani, ognuno con un incarico diverso.
01
03
publicani pecuarii
Erano incaricati di riscuotere la tassa sui pascoli.
publicani decumani
02
Riscuotevano le tasse sul grano.
publicani aratores
Le loro tasse riguardavano la terra arata.
Edoardo
Inoltre i pubblicani avevano una pessima reputazione perchè le tasse nell’antica Roma non erano determinate in modo specifico nel loro ammontare. Pertanto, non poche volte i pubblicani approfittavano di questa indeterminatezza per riscuotere molto più del dovuto. In pratica avevano una reputazione simile a quella degli usurai.
Edoardo
Tuttavia, c'è da dire che non fu sempre così, infatti, con lo scorrere del tempo, non furono più solo i pubblicani a svolgere questo "lavoro". La riscossione delle tasse venne affidata a funzionari imperiali, come i censori, i questori e i procuratori.
In questo modo, il sistema di riscossione delle tasse nell’antica Roma si è decisamente avvicinato a quello classico che ben conosciamo anche noi: le tasse possono essere riscosse solamente da chi è appositamente incaricato dallo Stato.
Edoardo
Matteo l'evangelista
San Matteo e' ritenuto il patrono di: banchieri, bancari, doganieri, cambiavalute, commercialisti, esattori e contabili. Ma, quale e' il motivo?
La risposta è semplice, egli era un pubblicano!
Infatti, nei vangeli di Marco e di Luca si racconta l’incontro tra Gesu' e un pubblicano. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo segui'. (Marco 2,14) Dopo cio' egli usci' e vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzo' e lo segui'. (Matteo 9,9) Ma anche nel Vangelo di San Matteo troviamo cio': Andando via di la', Gesu' vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzo' e lo segui'. (Matteo 9,9) E' plausibile che Levi e Matteo siano la stessa persona. Probabilmente, quando ricevette da Gesù la chiamata per divenire apostolo, il pubblicano Levi cambio' il proprio nome, come fecero altri apostoli. Il significato del nome Matteo, che vuol dire Dono di Dio non fa che avvalorare questa ipotesi.
Edoardo
Vespasiano
Vespsiano è stato il decimo imperatore romano oltre alle numerose opere pubbliche e all'inziare il progetto del Colosseo, è important e per il suo intervento nel sistema delle tasse romane.La tassa da lui introdotta era la tassa sull'urina.
Simone
Augusto
Augusto fu il primo imperatore di Roma e apportò all'impero molti cambiamenti politici, militari, religiosi, culturali ed economici.
Simone
I progressi dell'Impero sotto Augusto
Introdusse nuove leggi
Introdusse la cassa dell'imperatore
Formò una gerarchiadi funzionari per l'amministrazione dell'Impero.
Creò il fisco
Cambiò il sistema delle tasse
Simone
La tassa di Augusto
In cosa consisteva?
Perché fu istituita?
Simone
LE MONETE ROMANE
Damiano
All'inizio a Roma si facevano transazioni commerciali attraverso il baratto, ma pure pagando con le pecore, molto in uso tra i pastori romani (non a caso il termine "pecunia" viene da "pecus" pecora, anche se alcuni lo negano) e pure coi metalli. Pecunia è il nome più antico della moneta perchè nei tempi arcaici dell'età pastorale si usava esprimere il valore delle cose confrontandolo a quello delle pecore, che
fungevano anche da mezzo di pagamento attraverso il baratto, il termine passò poi ad indicare la successiva moneta metallica.
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Soldo è un nome antico derivante da una prestigiosa moneta aurea, il Solidum, che da Costantino, nell'anno 312 fu posta alla base del sistema monetario romano; successivamente il nome si deformò prima in Solido e poi in Soldo.
Questa moneta dominò la grande economia fino alla caduta dell'impero e si protrasse nella monetazione bizantina e barbarica. Con i Soldi si pagarono i militari che perciò vennero detti assoldati e in seguito soldati.
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AES RUDE
Dalla fondazione di Roma (21 aprile 753 a.c.) a tutto il periodo monarchico (753-509 a.c.) e parte del periodo repubblicano, fino al III secolo a.c., il commercio non si basava sull'uso della moneta, ma su una specie di baratto o di pseudo monetazione per cui il mezzo di scambio erano gli scarti di lavorazione del bronzo (aes rude), in base al valore del metallo e quindi del suo peso. Questi lingotti irregolari e privi di qualsiasi segno di riconoscimento avevano più funzione di tesaurizzazione che di un uso commerciale giornaliero. La forma più usata era il baratto di farina in cambio di uova, di legna in cambio di pellicce, oppure per le spese più consistenti un pezzo di bronzo tagliato e pesato.
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AES GRAVE
L’Aes Grave, introdotta nei primi tempi della Repubblica, spesso veniva fusa per ricavarne il bronzo, fin quando il suo valore nominale non superò il valore del metallo. Fiorì con la nascita dei commerci per mare intorno al 335 a.c., sotto i consoli Marco Valerio Corvo IV, e Marco Atilio Regolo Caleno. L'Aes grave andò dal IV e III secolo a.c. emessa nell'Italia centrale da diverse popolazioni, il suo standard era il peso di una libra che poteva essere di 272, 327 o 341 grammi. Il termine che serviva ad indicare l'Aes era "Æ". Le prime monete battute emesse da Roma furono alcuni didracmi d'argento e alcune monete frazionarie collegate sia in argento che in bronzo. Queste monete vengono indicate come romano-campane, in quanto furono molto probabilmente coniate, sullo stile di quelle greche, in Campania nel III secolo a.c. allo scopo di facilitare il commercio con le colonie greche del sud Italia.
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ASSE
All'Aes Grave successe la moneta garantita dallo Stato: l'Asse (in latino as, assis), una moneta di bronzo, in seguito sostituito dal rame, in uso durante la Repubblica e pure durante l'Impero Romano. Essa venne in uso durante il IV sec. a.c. come una grande moneta fusa di bronzo. Il termine as indicava un'unità di misura di peso, cioè 327 g. La moneta ebbe le sue frazioni e i suoi multipli. Quando si passò dalla monetazione fusa alla monetazione a martello, prodotte da un dischetto liscio di metallo (un tondello) colpito da un martello per produrre l'immagine su entrambi i lati, ebbe valore costante, e funzionò per tutta la repubblica.
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LE IMMAGINI SULLE MONETE
Una grossa innovazione sulle monete fu portata da Giulio Cesare ponendovi il proprio ritratto, invece di quello dei propri antenati. L'esempio fu seguito anche nel periodo imperiale con l'immagine del capo del governo utilizzata per rafforzare la figura dell'imperatore dello stato e delle sue regole. Successivamente l'immagine dell'imperatore venne associata a quella delle divinità. Nella campagna contro Pompeo, Cesare emise monete con anche immagini di Venere ed Enea, per propagandare una sua discendenza divina.
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Commodo addirittura proclamò il suo stato divino emettendo nel 192 una moneta che raffigurava sul dritto il suo busto coperto da una pelle di leone, e sul rovescio un'iscrizione lo proclamava reincarnazione di Ercole. Dal tempo di Augusto fino alla fine dell'impero, infatti, la rappresentazione di antenati venne sostituita da quella dei familiari e degli eredi dell'imperatore, rafforzando l'immagine pubblica di quelli che si voleva venissero considerati all'altezza dell'imperatore stesso e quindi legittimi successori al trono
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MONETAZIONE IMPERATORIALE
Negli ultimi anni della Repubblica romana, poco prima della nascita del principato, in un periodo dilaniato dalle guerre civili, le monete venivano emesse a nome dei generali che si combattevano tra loro in virtù del loro imperium. Questo tipo di monetazione venne detto Imperatoriale. Queste monete vennero emesse da Pompeo, Giulio Cesare, Bruto, Cassio, Labieno, Sesto Pompeo, Lepido, Marco Antonio ed Ottaviano da soli o assieme tra loro o con altre persone. Spesso le monete avevano anche alti contenuti propagandistici.
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RIFORMA DI AUGUSTO
Con la riforma monetaria di Augusto nel 23 a.c.: - l'asse fu battuta su rame puro rosso; - il sesterzio e il dupondio su una lega color oro detta oricalco (lega di rame e zinco). Sul dritto era riportato il ritratto dell'Imperatore. Il diritto di coniazione delle monete in argento era riservato al Princeps, l'asse e le altre monete di bronzo venivano coniate su deliberazione del Senato indicato al rovescio con le lettere 'SC', Senatus consultum (delibera del senato). - L'asse venne prodotta fino al III sec., la moneta di valore più basso prodotta con regolarità durante l'Impero Romano; - i semissi e i quadranti erano meno frequenti e cessarono sotto Marco Aurelio.
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