Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

LOCUS AMOENUS

Veronica Spagnardi

Created on May 20, 2023

Viaggio nella letteratura

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Tarot Presentation

Vaporwave presentation

Women's Presentation

Geniaflix Presentation

Shadow Presentation

Newspaper Presentation

Memories Presentation

Transcript

LOCUS AMOENUS

VIAGGIO NELLA LETTERATURA classica e italiana

start

SPAGNARDI VERONICA IV A

Indice

sannazaro

introduzione

TASSO

OMERO

teocrito

VERGA

virgilio

PASCOLI

orazio

d'annunzio

SHAKESPEARE

tibullo

nell'arte

Petrarca

boccaccio

rapporto uomo-natura

IL LOCUS AMOENUS

DEFINIZIONE

Espressione di origine latina (locus amoenus= "luogo felice, sereno, ameno") che indica, nella tradizione letteraria classica, il topos, cioè un tema ricorrente, di un luogo ideale collocato in un perfetto mondo di natura, caratterizzato da un'eterna bellezza, fertilità, abbondanza d'acqua, luminosità, animali docili e amabili, splendore dei colori, i profumi inebrianti, una staticità quasi divina ed estraneo alle tensioni del mondo urbano e cittadino. Qui si svolege la vita serena e pacifica dei contadini-pastori che si dedicano al canto alla poesia e ai piaceri disinteressati dell'amore.

OMERO

Omero è stato riconosciuto dai critici letterari come “il primo naturalista” della storia della letteratura, in vari passi il poeta accompagna la descrizione dei personaggi con quella della natura circostante. Come emblema del locus amoenus, nell'Odissea ritroviamo due archetipi, due spazi che hanno le caratterstiche tipiche del topos:

Il giardino di Alcinoo, che colpisce per “la ricchezza e l'abbondanza delle verdure e degli alberi da frutto che producono a ciclo continuo ... i peri, i meli, i fichi, la vite, mostrano contemporaneamente verdi germogli, fiori, frutti acerbi e frutti maturi ... vi sono anche due fonti, una che si spande per tutto il giardino, l'altra che corre fino al palazzo e fornisce acqua agli abitanti. Vi è anche una vigna piena di grappoli; alcuni seccati al sole, altri in attesa di essere vendemmiati o pigiati. Verso la fine del giardino crescono ogni sorta d'ortaggi di colore verde lucente.

Lo splendido parco che circonda la grotta di Calipso, nell'isola diOgigia dove la natura è bella, serena, priva di tragicità, un'oasi di fecondità che emerge dal mare. Qui appaiono “un bosco rigoglioso in cui svettano ontani, pioppi e odorosi cipressi ... prati fioriti di viole, l'acqua che sgorga da quattro fonti (numero magico della perfezione e dell'ordine) che si diramano in direzioni opposte; sul bosco volteggiano uccelli e cornacchie marine ... all'imbocco della grotta profonda in cui Calipso canta e tesse, si allunga una vigorosa vite dal ricco fogliame e dagli abbondanti grappoli”.

TEOCRITO

GLI IDILLI

Personaggio di cui sappiamo pochissimo, ma molto importante nella cultura greca perchè fu l'inventore della "poesia bucolica", tra il IV e il III secolo a.C., in piena età ellenistica, Il poeta siracusano, fra l’Italia e l’Egitto, scrive trenta idilli poetici, dove tratta svariati temi all’insegna dell’armonia e della tranquillità. Dieci di questi idilli sono di ambientazione “bucolica“, cioè agreste: le campagne siciliane diventano teatro di un ideale paesaggio rurale, dove i contadini svolgono senza fatica il proprio lavoro e singolari figure di “poeti-pastori” si sfidano in sublimi agoni lirici, onorando la natura, le divinità e i sentimenti. La ricerca di tale mondo interpretativo non risponde solo al gusto alessandrino di calcare vie letterarie nuove ed originali. Teocrito sembra tenere sempre uno sguardo sinceramente interessato verso questo ambiente, per rifugiarsi e riflettere in ambienti dove la storia e l’azione logorante del tempo e della guerra passano in secondo piano.

VIRGILIO

bucoliche

La raccolta è costituita da dieci egloghe ad intonazione pastorale, che seguono il modello letterario teocriteo. L’etimologia del titolo ne riflette il contenuto: Bucoliche, infatti, deriva dal greco e designa la figura del pastore, mandriano. La contestualizzazione storico-letteraria dell’opera è inserita nell’Italia del I secolo a.C. Virgilio assistette alla congiura di Catilina, all’ascesa di Giulio Cesare, ed al suo assassinio avvenuto nel 44 a.C. A trionfare, in seguito, è Ottaviano: espropria i suoi contadini dalle terre per distribuirle come ricompensa ai milites come ringraziamento dei servigi resi. Virgilio vive questa decisione come sintomo di sopruso, tanto da rimanerne drammaticamente colpito. L’obiettivo del poeta poggia sull’aspirazione di costruire un mondo coeso e pregno di solidarietà, dove gli uomini si supportino l’un l’altro. Abbandona l’ideale dell’egoismo e dell‘homo homini lupus per concentrarsi sulla reciprocità solidale teorizzando un rinnovamento sociale: teorizza il sopraggiungere di un’età aurea dove sarà un puer a ristabilire gli interi principi della societas romana.

Differenze tra Teocrito e Virgilio

A differenza di Teocrito, la poesia pastorale di Virgilio non è mero esercizio letterario, ma connesso alle sue esperienze. La poesia e la natura sono l’unico mezzo per evadere dalla realtà e superare la tragicità della vita. Virgilio si immedesima nei suoi pastori: ispiratosi all’antica e mitica regione greca dell’Arcadia per la stesura dell’opera, non ne condivide le ambientazioni: le Bucoliche, infatti, sono sempre fredde e ambientate al crepuscolo; mentre gli Idilli di Teocrito sono ambientati in Sicilia, dove il rigoglio della natura è scalpitante. Virgilio rinuncia all’ambientazione felice poiché, ormai, i pastori siciliani al servizio dei latifondisti romani, non sono più considerabili come mandriani dell’amore o del canto. Tuttavia, la differenza sostanziale sta nel lessico: Teocrito scrive delle condizioni realistiche dei pastori utilizzando un linguaggio arcaico. L’aspetto fisico rustico dei mandriani teocritei è reso quasi piacevole dallo scandire della scelta metrica e del linguaggio. I pastori dell’Arcadia virgiliana non sono logori, né compiono lavori che li degradino: intonano canti silvestri con il loro flauto e nel loro mondo campestre si rifugiano da una realtà tragica. Virgilio si distacca dal realismo ambientando le vicende nell’Arcadia, locus amoenus dei pastori descritti da Virgilio, luogo mitico d’amore e civiltà privo dall’impellenza delle barbarie, un ambiente dove sentirsi protetti sospeso fra spazio e tempo dove nulla si trasforma.

ORAZIO

la campagna

Una tipica esortazione nella lirica oraziana è di accontentarsi del poco che è veramente necessario, e godersi serenamente, finchè è possibile, una condizione dignitosa, i piaceri della giovinezza e dell'amore, ma anche la serenità di scene conviviali, che sono ancora più godibili quando si inseriscono in un contesto lontano dalla città, in sedi ideali di tranquillità, lontano dallo sfarzo della vita romana e dalle sue preoccupazioni. La campagna è per Orazio il locus amoenus per eccellenza, priva di ricchezza e di angoscia, dove l'uomo può vivere in pace, accontentandosi della sua condizione modesta ma non povera, dove regnano la bellezza e la quiete della natura che sono negte alla vita caotica della città.

TIBULLO

l'idealizzazione della campagna

Come tutti gli elegiaci, anche Tibullo canta l'amore, ma come un sentimento che cresce attorno ad una relazione instabile. Esiste però un ambiente in cui sarebbe ancora possibile la vita tranquilla e gioiosa degli amanti, un tradizonale locus amoenus, la campagna. Simile a quella delle Bucoliche, è più un modello simbolico che un luogo reale: sede di una religiosità (frequenti inviti a celebrare le divinità dei campi come: Cerere, Pale, Priapo... e della casa) e di un sistema di valori tradizionale, in cui predominano le attività del lavoro e la parsimonia.

PETRARCA

CHIARE, FRESCE ET DOLCI ACQUE

Le 5 stanze in cui è suddivisa la canzone del Canzoniere, ripercorrono i momenti vissuti da Petrarca con Laura in questo luogo idillico, in cui il poeta spera un giorno di essere sepolto, per ritrovare il contatto con la donna amata anche oltre la vita terrena. L’intera canzone si configura come un dialogo con la natura, una natura che si veste della bellezza di Laura. Tutto: i fiori, l’acqua scrosciante, l’atmosfera paradisiaca, persino l’erba, hanno una delicatezza che ricorda la bellezza femminile, e Petrarca non può che ricordare i dolci istanti trascorsi in compagnia di Laura, venendo a contatto con questo locus amoenus. E sebbene la maggior parte dei versi evochi la dolce serenità originata dalle memorie di Petrarca e Laura riuniti amorevolmente, in alcuni frangenti del componimento, l’atmosfera si tinge di un’oscura malinconia, dettata dalla consapevolezza che in un attimo tutto possa sparire con la morte.

BOCCACCIO

DECAMERON

L’opera più celebre di Boccaccio, racconta la vicenda di dieci giovani che, per sfuggire alla peste del 1348, si ritirano in una villa di campagna, dove trascorrono dieci giornate narrandosi vicendevolmente delle novelle per ingannare piacevolmente il tempo. L’autore racconta le vicende della “brigata dei narratori" che rifugiandosi nel Contado fiorentino, luogo che ha le tipiche caratteristiche del locus amoenus, cercanno di ricostruire tutti quei valori cortesi che la desolazione del morbo ha abbattuto, in modo da ritrapiantarli nella città quando questa non sarà più un cimitero a cielo aperto.

SANNAZARO

L'ARCADIA

“Sogliono il più delle volte gli alti e spaziosi alberi negli orridi monti dalla natura produtti, più che coltivate piante da dotte mani expurgate negli adorni giardini, a’ riguardanti aggradare; e molto più per i soli boschi i selvatichi ucelli, sovra i verdi rami cantando, a chi gli ascolta piacere, che per le piene cittadi, dentro le vezzose e ornate gabbie, non piacciono gli ammaestrati”

L’Arcadia, regione storica della Grecia, collocata nella penisola del Peloponneso, è stata elevata nel corso della storia della letteratura a topos letterario del locus amoenus. Secondo la mitologia greca era la deserta e vergine casa di Pan, dio delle montagne e della vita agreste.L’opera narra la storia di Sincero, che abbandonata la natia Napoli in seguito ad una delusione amorosa, si rifugia in Arcadia. È la storia di un viaggio, è la descrizione di paesaggi, costumi, popoli, remoti e fantastici effettuata da un narratore che afferma di averli osservati di persona. E come ogni viaggio letterario, è anche la storia di una maturazione: il protagonista tornerà mutato dall’esperienza arcadica.

TASSO

L'AMINTA

Anche Tasso nell’Aminta, una favola pastorale, riprende il genere bucolico, fu composta nel 1573, in un periodo in cui Tasso era assillato dagli schemi poetici e letterari della Santa Inquisizione, ma attuava una rivoluzione: il Manierismo.Tasso rievoca il locus amoenus dell’età dell’oro, per rimpiangere la libertà, un luogo dove tutto è lecito se appoggiato dalla natura, un mondo di sogno fuori dal tempo, di pastori poeti in cui vigila la leggerezza, la semplicità accompagnate dall’amore. L’età dell’oro viene richiamata come regno della libera espansione dell’erotismo, dando libero spazio al senso del peccato, ritornando ad uno stato di natura lontano dai vincoli sociali e religiosi del tempo,

VERGA

VITA DEI CAMPI

Vita dei campi è una raccolta di novelle pubblicata nel 1880 che comprende otto racconti. L'ambientazione è quella del mondo rurale siciliano e tra i protagonisti spiccano figure caratteristiche della vita contadina del Sud Italia. In quest'opera l'autore mette al centro la materia rusticana, che costituisce il fulcro di Vita dei campi, presentata in tutta la sua durezza e crudeltà. Chi lo abita infatti è vittima della povertà ed è destinato alla sofferenza. Le vicende raccontate hanno sempre per protagonisti uomini e donne costretti a lavorare nei campi o nelle miniere senza sosta per assicurarsi lo stretto necessario per vivere. Fatica e dolore caratterizzano l'esistenza di questi personaggi che occupano l'ultimo posto nella scala sociale. Completamente opposto al concetto di locus amoenus, questo può essere considerato un locus horridus.

Il pensiero verghiano affonda le radici nel materialismo che tende a ridurre la società alla natura e gli uomini agli animali. Da qui l'idea che la selezione naturale e la lotta per l'esistenza sono proprie anche degli esseri umani dal momento che ciascuno di loro tenta di affermarsi sull'altro. Vince così il più forte che schiaccia il più debole secondo la legge di natura. Un celebre esempio è la storia di "Rosso Malpelo" .

D'ANNUNZIO

LA PIOGGIA NEL PINETO

Gabriele d’Annunzio celebra il connubio tra uomo e natura ne "La pioggia nel Pineto", contenuta nella raccolta poetica Alcyone (1903). Tuttavia qui non si può parlare di locus amoenus in senso stretto giacché lo scrittore si concentra più sulla simbiosi tra l’elemento naturale e quello umano (il panismo) che sulla rievocazione di un paesaggio idilliaco. La pioggia che dapprima bagna il paesaggio circostante finisce per bagnare i volti del poeta e della donna amata, Ermione, che si trovano nella pineta di Marina di Pietrasanta, divenendo anche loro parte della natura (E immersi/ noi siam nello spirto/ silvestre,/ d’arborea vita viventi). L'uomo diventa un tutt'uno con la natura, in quanto creatura naturale.

PASCOLI

D'ESTATE

Poesia contenuta nella raccolta Myricae in cui Pascoli dà voce alla sua visione della natura come “madre dolcissima e previdente” rivelando una concezione positiva e consolatoria. Si tratta di una lirica breve ma significativa che contiene tutte le principali tematiche pascoliane: il rimando al mondo classico attraverso l’apologia dell’idillio campestre; la visione positiva della natura e il tema della fratellanza. Ogni elemento, anche quello più picccolo, della natura concorre a un fine preciso e permette di preservare l’armonia invisibile dell’universo che si rivela, come una folgorazione inattesa, nell’incanto di un giorno d’estate. Pascoli torna al mito a lui caro della campagna, luogo che rimanda all’infanzia e quindi alla contemplazione ingenua e incantata del fanciullino.

"Le cavallette sole sorridono in mezzo alla gramigna gialla; i moscerini danzano nel sole trema uno stelo sotto una farfalla."

SHAKESPEARE

sogno di una notte di mezza estate

Spostandoci in Inghilterra questo tema si ritrova anche in molte opere di William Shakespeare, come nella commedia Sogno di una notte di mezza estate, scritta attorno al 1595. Il bardo sceglie come locus amoenus della sua opera la città di Atene (specchio della società elisabettiana), che oltre agli elementi della mitologia greca contiene anche quelli del folklore inglese, con tutti i suoi folletti e fate. Si viene così immersi in un’atmosfera fiabesca e idilliaca, dove gli eventi della quotidianità hanno comunque un loro impatto.Shakespeare sembra condividere con Sannazzaro molte cose. In primis l’antica intenzione di creare una dimensione antitemporale, ma soprattutto la volontà di prefigurare elementi della realtà in un ambiente incantato.

NELL'ARTE

“Il giardino dell’artista a Giverny” di Claude Monet – noto anche come “Iris nel giardino di Monet” – è un olio su tela (81 x 92 cm) realizzato nel 1900 e visibile oggi al Musée d’Orsay di Parigi. È una delle tante opere che l’artista realizza durante l’ultima parte della vita, quando si stabilisce a Giverny, un piccolo paese dell’Alta Normandia. I protagonisti della tela sono gli Iris del giardino di Monet: disposti in file diagonali rispetto al piano dell’immagine e sotto gli alberi, assumono tonalità cangianti grazie alla luce filtrata dalle foglie. Sullo sfondo, tra gli alberi, si intravede anche la casa del pittore.

Paul Gauguin, Acqua deliziosa (Nave nave Moe), 1894. Olio su tela, 74 x 100 cm. San Pietroburgo, Hermitage. Gli elementi del dipinto La fonte delle delizie Nave nave moe sono quelli delle composizioni polinesiane: sullo sfondo il grande albero di mango e, a destra, la danza rituale davanti alle statue delle dee Hina e Fatou.

“Il raccolto”, 1988 – Wikimedia Commons In questo dipinto van Gogh ha catturato l’atmosfera di un paesaggio di campagna intorno ad Arles in un giorno d’estate. L’artista mostra la vita contadina ed il lavoro della terra dipingendo varie fasi del raccolto. Combinando l’azzurro del cielo con i toni del giallo e del verde van Gogh trasmette l’aridità ed il calore della stagione. “Il raccolto” è il suo lavoro preferito.

Rapporto uomo-natura

oggi

L'uomo e la natura sono stati legati fin dall'inizio dei tempi. Sin da quando gli esseri umani hanno cominciato ad abitare la Terra, hanno interagito con l'ambiente naturale circostante, utilizzandolo per le proprie esigenze. Tuttavia, negli ultimi decenni, il rapporto tra l'uomo e la natura è diventato sempre più complesso e problematico. L'inquinamento, la deforestazione, la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico sono solo alcune delle minacce che l'umanità sta affrontando oggi. L'attività umana ha causato danni irreparabili all'ambiente, mettendo a rischio la sopravvivenza di numerose specie animali e vegetali e causando gravi problemi di salute pubblica. È cuindi importante che l'uomo si impegni a proteggere la natura e trovare un equilibrio sostenibile tra le proprie attività e l'ambiente naturale.

La natura è bella e buona quando ci è propizia, brutta e cattiva quando ci affligge. Sovente è ai nostri stessi sforzi che essa deve almeno una parte del suo fascino.

Denis Diderot, Salon, 1767

Thanks!