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WOMEN PRESENTATION

Annachiara Conte

Created on May 20, 2023

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Transcript

Annachiara Conte VA

da Gauguin a frida kahlo

le donne nell'arte

TIMELINE

LE DONNE NELL'ARTE

Cubismo

Post-Impressionismo

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1940

1901

1907

1892

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Modernismo

Surrealismo

01

POST IMPRESSIONISMO

Gauguin realizzò Aha oe feii? (trad. Come! Sei gelosa?) agli inizi del suo primo soggiorno a Tahiti, nel 1892, sulla base di numerosi appunti grafici e schizzi preparatori. Il risultato finale lo soddisfò molto, tanto che una volta confidò ad un amico: «Ho fatto ultimamente un nudo a memoria, due donne sulla spiaggia, credo che sia anche la mia cosa migliore fino ad oggi». Le circostanze che hanno ispirato Gauguin nell'esecuzione del dipinto sono riportate nel suo libro Noa noa:

Museo Puskin

Mosca

come! sei gelosa?-Gauguin

Sulla spiaggia due sorelle che avevano appena fatto il bagno, distese in voluttuosi atteggiamenti casuali, parlano di amori di ieri e di progetti d’amore di domani. Un ricordo le divide: "Come, sei gelosa?''

Paul Gauguin

''E' chiaro che i selvaggi sono migliori di noi''

DESCRIZIONE/ANALISI CRITICA

Il quadro, con tutta evidenza, non si limita semplicemente a illustrare l'episodio ma lo rielabora, trascurando i valori descrittivi a vantaggio di quelli esclusivamente pittorici. Gauguin ha veduto e rammenta le due ragazze sulla spiaggia ed è proprio nella sua memoria che si svela il senso della scena di cui è stato spettatore involontario.

Le due donne sono raccolte in un colloquio muto ed enigmatico, perché ambientato in un luogo reso mitico e primordiale dalla scelta di colori innaturali. La sabbia infatti è rosa, i riverberi dell'acqua sono chiazze colorate di grigio, nero, arancio e ocra. Da un punto di vista prettamente compositivo, le due ragazze appaiono l'una come il rovescio dell'altra. La prima, distesa, è pienamente illuminata dal sole. La seconda, più inquieta e misteriosa, è accoccolata, appoggiata sul braccio destro e quasi completamente in ombra. Le teste delle due donne sono agli estremi della stessa direzione; i loro corpi sembrano fusi in una massa compatta, in parte chiara e in parte scura. Al perizoma rosso della fanciulla sdraiata corrisponde la veste rossa a fiori dell'altra. I capelli della ragazza seduta, raccolti dietro la nuca, sono fermati da un nastro azzurro; una ghirlanda di fiori bianchi le cinge la testa. Il suo volto e il suo corpo bruno, trattati sinteticamente, sprigionano una forte carica erotica.

Paul Gauiguin, Come! Sei gelosa? (Aha oe feii?), 1892. Olio su tela, 66 x 89 cm. Mosca, Museo Puskin

Con opere del genere, Gauguin voleva proprio esprimere l'innocenza degli indigeni, che vivevano una sessualità non repressa, immune da sensi di colpa e tale da arricchire l'amore di una profonda sacralità.

''E' chiaro che i selvaggi sono migliori di noi'', scrisse.

GIUDITTA I-G.KLIMT

In clima simbolista la figura di Giuditta si presta alla esaltazione della femme fatale crudele e seduttrice, che porta alla rovina e alla morte il proprio amante

Il soggetto è stato sempre utilizzato quale metafora del potere di seduzione delle donne, che riesce a vincere anche la forza virile più bruta.

Vienna

Belvedere Museum

02

IL MODERNISMO

DESCRIZIONE/ANALISI CRITICA

In Giuditta I si codifica il tipo klimtiano della donna fatale. Il tema della donna seduttrice e crudele fu molto diffuso nella letteratura e nelle arti visive tra il 1890 e il 1914 e fu affrontato in modo ricorrente dai pittori simbolisti e secessionisti. L'eroina biblica, presentata da Klimt come un'efferata assassina, ha le sembianze di Adele Bloch-Bauer, moglie di un industriale che commissionò varie opere all'artista).

La donna ha appena compiuto il suo delitto e tiene tra le mani la testa del generale Oloferne sedotto e ucciso. L'espressione della donna è carica di torbida voluttà: la bocca è infatti dischiusa mentre gli occhi appena socchiusi esprimono un sadico godimento. Pallidissima, seminuda, Giuditta porta al collo un pesante collare barbarico, che le separa nettamente la testa dal corpo. È una sorta di decapitazione simbolica, con la quale l'artista sembra voler vendicare la morte di Oloferne. Dietro la testa di Giuditta, sul fondo oro (che qui inaugura il cosiddetto "periodo aureo" di Klimt), si disegna un paesaggio arcaico di alberi, montagne e viti. Klimt raffigurò nuovamente questo personaggio in un quadro del 1909, che infatti è noto come Giuditta II. Come ben esemplificano questi due capolavori, Klimt seppe creare un suo personale "bizantinismo", adottando suggestioni diverse e molto eterogenee.

  • Trasse dalla ceramografia greca e dall'arte egizia l'impostazione delle figure e degli eventi, allineati in simbolica sequenza;
  • ricavò dalle stampe giapponesi la nitidezza incisiva delle linee, dalla decorazione micenea i caratteristici motivi spiraliformi;
  • si ispirò alla scultura africana per elaborare le maschere inquietanti che simboleggiano il male.
  • Le forme monumentali delle sue figure, i corpi dalla muscolatura turgida e ben evidenziata sono invece di estrazione classicistica e accademica.
A differenza di altri secessionisti, Klimt non rinnegò la plasticità classica ma superò la tradizione collocando i corpi entro composizioni ingegnose e assolutamente originali.

Queste intense decorazioni corpuscolari, questi fastosi mosaici composti da rombi, occhi di pavone, curve spiraliformi, tessere brillanti non sono mai abbandonati alla pura casualità e all'arbitrio; al contrario, sono governati da un controllo attento e serratissimo.

Gustav Klimt, Giuditta I. Olio su tela, 84 x 42 cm. Vienna, Osterreichische Galerie

LES DESMOISELLES D'AVIGNON-P. PICASSO

E' uno dei più celebri dipinti di Picasso ed è considerato il manifesto del Cubismo. Venne realizzato ad olio su tela tra la fine del 1906 e il luglio del 1907. Fu il primo quadro cubista dell'artista, appartenente al suo cosiddetto periodo africano, immediatamente successivo alla sua fase nota come periodo rosa.

MoMA

New York City

03

IL CUBISMO

DESCRIZIONE/ANALISI CRITICA

Les demoiselles d'Avignon è un quadro dipinto da Picasso tra il 1906 e il 1907. Quest'opera rivoluzionaria segna l'esordio del Cubismo. Il soggetto è quello di un gruppo di prostitute che si mostrano all'interno di un bordello. Il titolo sembra fare riferimento alla "Maison d'Avignon", un casino a Barcellona frequentato dall'artista. Ideata in origine con un significato erotico-allegorica, l'opera lasciò sconcertati tutti quelli che la videro, infatti l'artista inizialmente si astenne dall'esporla. Rimasta nello studio del pittore fino al 1916, venne subito giudicata "immorale".

Pablo Picasso, Les desmoiselles d'Avignon, 1906-7. Olio su tela, 2,43 x 2,34 m. New York, MoMA

L'artista non era interessato a rendere il senso dei volumi e quindi non adottò alcuna ombreggiatura né chiaroscuri. Inoltre adottò solo due colori, proponendo semplici variazioni dell'ocra e del blu. Stava cercando una via di uscita dalla fase stagnante in cui si trovava l'arte occidentale. Fu così che a dipinto ultimato decise di rendere la sua ricerca artistica ancora più radicale. Eseguì alcuni studi di volti e di nudi e poi intervenne sulle figure già dipinte nella sua tela; ad esempio il viso arancione del nudo accovacciato a destra, con le gambe oscenamente aperte, è alterato da ampie zone blu e in particolare infrange tutti i canoni della prospettiva tridimensionale: pur essendo ripresa di spalle, mostra il volto allo spettatore.

I Cinque nudi di donna, caratterizzati da forme essenziali, sono composti con linee angolose e taglienti. La figura di sinistra, la quale avanza scostando con la mano una tenda rossa (simile a un sipario), rimanda all'arte egizia. Le due figure centrali, hanno invece un'impronta più classicistica, giacché la posa con le braccia alzate e raccolte dietro il capo richiama il Prigione morente di Michelangelo. In primo piano, in basso, si scorge un tavolino su cui è posata un'essenziale natura morta.

Sono due le fonti di ispirazione di quest'opera:

  1. Cézanne, che Picasso ammirava talmente tanto da definire la sua pittura "molto più progressista dell'invenzione della macchina a vapore". Già nell'Ottocento aveva abbandonato la prospettiva rinascimentale, riprendendo le figure da punti di osservazione differenti e creando combinazioni di molteplici vedute.
  2. La scultura africana: un'arte fortemente concettuale, poco condizionata dall'apparenza visiva.

AUTORITRATTO CON I CAPELLI TAGLIATI

Nell’opera l’artista messicana vuole mettere in evidenza le differenze esistenti e persistenti, nella società, come anche nell’arte, tra uomo e donna.

Dopo la separazione da Diego Rivera, Frida sceglie di abbandonare la sua immagine femminile. Questo autoritratto esprimeva il suo desiderio di essere indipendente e di non dipendere dagli uomini.

MoMA

Frida

New York City

Kahlo

04

SURREALISMO

DESCRIZIONE/ANALISI CRITICA

Frida Kahlo dipinse questo autoritratto nel 1940 poco dopo il doloroso divorzio da Diego Rivera.

Frida Kahlo è generalmente associata ai surrealisti e il dipinto ha qualità coerenti con quel movimento. È eseguito nello stile ingenuo adottato e preferito da molti surrealisti, e c'è un senso di atmosfera onirica nella scena mentre i capelli attorcigliati sembrano animarsi, contorcendosi per terra ora che sono tagliati via. In una caratteristica tipica del surrealismo ci sono alcune parole aggiunte in alto sul quadro: si tratta di una parte di un testo di una canzone messicana: Questo indica forse che dobbiamo leggere l'azione come una sfida. Se il taglio dei capelli viene dopo la separazione ed è stato il risultato, non una causa, della presunta perdita dell'amore, allora l'azione è stata una ribellione deliberata. Forse l'artista sta cercando di rivendicare e possedere la sua ritrovata indipendenza. Eppure è anche curiosamente passiva: le forbici giacciono inerti nella sua mano. Siamo entrati in scena dopo che la sua parte è cessata, ogni passione si è dissipata, lasciando solo la contemplazione del suo sguardo distratto.

L'artista siede sconsolata tra le trecce nere mozzate che suo marito amava tanto. I capelli tagliati sono l'unico lemento che appare dinamico: si appendono alla sedia e spargono sul pavimento fino all'orizzonte di un paesaggio indefinito che si allunga intorno a lei. Lei era una prolifica pittrice di autoritratti, spesso con indosso gli abiti Tehuana riccamente ricamati e colorati, un'immagine tradizionale messicana della femminilità. Qui, in netto contrasto con la femminilità dei dipinti precedenti, è raffigurata con indosso un abito oversize (forse quello di Rivera), con i capelli tagliati che indica la sua trasformazione in una donna più dura e indipendente dove le uniche concessioni alla femminilità sono gli orecchini e i tacchi. La monotonia scura dell'abito e il grigiore del paesaggio si aggiungono a una sensazione di malinconia che pervade il dipinto.

'Guarda, se ti ho amato è stato per i tuoi capelli. Ora che sei senza capelli, non ti amo più.'

Frida Kahlo, Autoritratto con i capelli tagliati, 1940. Olio su tela, 40 x 28 cm. Frida Kahlo Museum, México

UN Focus SUL SURREALISMO

Il Surrealismo è un movimento artistico-letterario nato ufficialmente in Francia nel 1924 ad opera di André Breton con la pubblicazione del “Manifeste Surréaliste’’ e sviluppatosi polemicamente almeno fino alla fine della II Guerra Mondiale. Fu un vero e proprio movimento d’avanguardia che ebbe la sua massima espansione nel periodo fra le due guerre.

Attraverso tecniche non tradizionali, i surrealisti miravano all’espressione il più possibile spontanea, casuale, di elementi onirici e inconsci. Contrari a ogni logica formale, a ogni separazione di campo tra discipline, ambiti culturali, piani espressivi, tentavano nelle loro opere di suggerire imprevisti ponti tra vita sensoriale e libera immaginazione, mondi possibili e fantastici.

È un’evoluzione del dadaismo ma, se questo ha l’obiettivo di abbattere tutte le “restrizioni” artistiche radicate da secoli, il surrealismo rovescia l’idea distruttiva dadaista attribuendo all’arte un ruolo edificante suggerito dall’interiorità dell’uomo. Elementi sostanziali del pensiero surrealista sono la riconsiderazione della componente irrazionale della creatività umana e la volontà di esprimere, attraverso l’arte, le manifestazioni del subconscio: un rifiuto della logica umana e delle restrizioni della civiltà a favore di una totale libertà di espressione che trova riferimento teorico nelle innovative ricerche psicanalitiche di Freud. Estrema conseguenza del decadentismo, il Surrealismo rivaluta il sogno, l’irrazionalità, la follia, gli stati di allucinazione, cogliendo l’essenza intima della realtà.

Tra i pittori che aderirono al surrealismo ricordiamo:

Renè

Salvador

Joan

Magritte

Dalì

Mirò

THAnkS