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LOCUS AMOENUS NELLA LETTERATURA ITALIANA E LATINA

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Transcript

IL LOCUS AMOENUS NELLA LETTERATURA

ITALIANAE LATINA

Alessandro Galeotto 4A

INDICE ARGOMENTI TRATTATI

1 Cos'è il locus amoenus?

6. Tasso

Il locus amoenus tra i vari autori affrontati della letteratura:

7. Dante

8. Verga

2. Teocrito, Virgilio, Seneca, Orazio e Omero

9. Leopardi, Pascoli, D'Annunzio e Montale

3. Petrarca

10. Nell'arte... (anche moderna)

4. Boccaccio

5. Iacopo Sannazzaro e Shakespeare

Cos'E' il locus amoenus?

Il locus amoenus è un termine usato in letteratura, che si riferisce ad un luogo idealizzato e piacevole, in cui si svolge parte della trama della storia. E' un posto immerso tra piante ed alberi (vegetazione), spesso situato nelle vicinanze di una fonte o di un ruscello, ricco di ombra, ed in qualche modo simile al Paradiso terrestre. Sono presenti segni di vita animale, come il canto degli uccelli, che possono contribuire al quadro naturale rappresentato. L'uomo qui non compare in gruppo, ed è quindi in una dimensione privata interamente volto alla contemplazione e all'osservazione della natura.

Cos'E' il locus amoenusIN teocrito, virgilio, seneca e orazio

Questo tòpos letterario nasce con Teocrito di Siracusa, che negli Idilli descrive realisticamente la vita dei pastori, usando però come sfondo un paesaggio stilizzato, che diventerà poi canonico (legittimo): un ambiente campestre ameno, luminoso, con la presenza di una fonte o di un corso d’acqua, di una vegetazione rigogliosa, e allietato dai suoni della natura e dal canto dei poeti, un luogo naturale, ma fortemente antropizzato e influenzato dall'uomo.

Teocrito era un uomo di città, e vedeva in quel mondo lontano da lui una vita diversa da quella cittadina a cui era abituato, proprio per questo non si immerge mai in quella campagna né si immedesima nei pastori di cui parla, mantenendo un certo distacco.Virgilio si ispirerà all’opera di Teocrito per descrivere l’Arcadia delle sue Bucoliche, ma se Teocrito contempla quelle campagne con sobrietà e ironia, Virgilio caricherà il locus amoenus della valenza affettiva del luogo da lui rimpianto, perché sede dei ricordi della sua infanzia, cioè la campagna mantovana. Con Virglio si crea quindi un legame fra il mondo naturale, vegetale e l’uomo.

Seneca ricorrerà a questo tópos nella scrittura del suo epistolario, ma in modo diverso rispetto agli autori dell’età augustea. Nelle Epistulae ad Lucilium, lettere filosofiche, l’autore si pone l’obiettivo di condurre l’amico Lucilio Iuniore alla filosofia, alla virtù, e alla perfezione interiore, esortandolo a dedicarsi all’otium e l’invito al secessus. In questa prospettiva il fascino del paesaggio non fa altro che condurlo nella direzione opposta, anziché nella proprio interiorità, risultando quindi estraneo all’interesse e alla visione del filosofo, che infatti dichiarerà nell’epistola 104 l’inutilità dei viaggi (epist. 28), anzi l’eccessiva amenità di un luogo finisce per togliere energia allo spirito dell’individuo (epist. 51) e qualunque gioia che provenga dall’esterno risulta effimera (epist. 23,5).

In Seneca quindi l’elemento del locus amoenus non è più la dimensione positiva e fantastica come è descritta da Teocrito e Virgilio, bensì un espediente per catturare l’attenzione del lettore, per poi spostarla sull’animo umano, vera sede della tranquillità. E' però possibile individuare precisi temi: il paesaggio, l’angulus come luogo di poesia, l’amicizia, la vocazione poetica. Il paesaggio può essere fortemente stilizzato secondo il modello del locus amoenus: una campagna tranquilla, sede di un convito, dove il riposo e la vita rustica regnano sovrani. Orazio descrive anche un paesaggio più “dionisiaco, fatto di rupi, boschi e fonti, dove l’uomo non ha mai messo piede".

L’angulus per Orazio è il piccolo podere personale, luogo privilegiato perché noto e sicuro, figura simbolica dell’esistenza del poeta, e figura simbolica della sua esperienza poetica. L’amicizia di Orazio è fondamentale ed è particolareggiata a seconda della persona. Il tema della vocazione poetica si può riassumere nell’entusiasmo del poeta per la funzione che gli è stata assegnata dalle Muse e dalle altre divinità.

Locus amoenus IN petrarca

«Chiare, fresche et dolci acque»

È la canzone più celebre della raccolta e una delle liriche più note della poesia italiana, delle origini e della nostra letteratura in assoluto: il testo propone una rievocazione di un incontro tra Petrarca e Laura sulle rive del fiume Sorga, nei pressi di Valchiusa, dove la donna era solita fare il bagno e dove il poeta la ammirava estasiato. Nella cornice di un "locus amoenus" di derivazione classica e stilnovista, Petrarca sente prossima la propria morte e si augura come estrema consolazione di poter essere sepolto in quel luogo, sperando che Laura giunga sulla sua tomba e pianga per lui invocando il perdono di Dio per i suoi peccati commessi.

Nonostante la presenza di numerosi motivi della tradizione poetica cortese, la canzone propone in realtà una situazione decisamente classica e incline all'espressione di un amore sensuale, molto lontano dalla spiritualizzazione dello Stilnovo e dei poeti precedenti. Conforme a questa novità è anche la descrizione di Laura come donna crudele che non ricambia il poeta, qualificando l'amore di Petrarca come infelice e senza speranza. All'inizio si rivolge agli elementi del paesaggio (le acque del fiume, il ramo, l'erba, i fiori, l'aria) pregandoli di ascoltare il suo lamento amoroso, quindi esprime il desiderio che Laura torni lì e pianga sulla sua tomba, invocando per lui il perdono divino, nella consapevolezza che il suo amore è frutto del peccato e da condannare sul piano morale. L'immagine sarà ripresa e rovesciata da Torquato Tasso nel libro VII della Gerusalemme liberata, quando Erminia, ospitata dai pastori, si augurerà che l'amato Tancredi possa capitare sulla sua tomba posta in quel luogo idilliaco e piangere per lei, cosa che non ha fatto in vita ignorando il suo amore.

Locus amoenus IN BOCCACCIO

IL "DECAMERON"

I locus amoenus nel Decameron sono molti. E' la storia di 7 ragazze e 3 ragazzi che abbandonano la chiesa di Santa Maria Novella per fuggire dalla peste e trovano rifugio nella campagna fiorentina. Con locus amoenus si intende (nel Decameron), sia giardini, frutto dell’intervento ingegnoso e creativo dell’uomo, che luoghi naturalistici di straordinaria bellezza. Nel Decameron sono presenti entrambi e, essi non sono solo uno sfondo piacevole per le novelle raccontate, ma un elemento costitutivo del Decameron che serve al Boccaccio a realizzare il suo obiettivo denunciato nel proemio. Anche nel Ninfale Fiesolano (1344) e nella Commedia delle ninfe fiorentine (1342) si era cimentato con questo tema.

Locus amoenus IN iacopo sannazzaro e shakespeare

I secoli che vanno dal XIV al XV coincidono con una felice riscoperta dei modelli classici, più di quanto non avesse già fatto Petrarca nel Medioevo. Il locus amoenus e tutto il suo universo fatto di pastori, fauni e ninfe si riversa nell’arte e nella letteratura. In questo periodo riveste grande importanza Iacopo Sannazzaro con l’Arcadia, opera pubblicata nel 1504. In questo prosimetro di 12 ecloghe e 12 prose viene narrata la storia del pastore Sincero che, per dimenticare una delusione d’amore, scappa dalla città per rifugiarsi nell’Arcadia, la regione greca dove i pastori trascorrono il tempo a coltivare i campi e intonare canti con la lira.

La caratteristica peculiare dell’Arcadia è che si tratta di una sorta di romanzo autobiografico, dove il poeta proietta le figure di amici e famigliari nei personaggi dell’opera. Sincero è lo stesso Sannazzaro che vorrebbe fuggire dal caos che imperversa nel regno di Napoli (verso la fine del ‘400 era in corso la crisi della corona aragonese, che finì con la salita al trono di Federico I di Napoli). Spostandoci in Inghilterra questo tema si ritrova anche in molte opere di William Shakespeare, come nella commedia Sogno di una notte di mezza estate, scritta attorno al 1595. Il bardo sceglie come locus amoenus della sua opera la città di Atene (specchio della società elisabettiana), che oltre agli elementi della mitologia greca contiene anche quelli del folklore inglese (un complesso generico di materiali della tradizione come miti e leggende popolari), con tutti i suoi folletti e fate. Si viene così immersi in un’atmosfera fiabesca e idilliaca, dove gli eventi della quotidianità hanno un loro impatto.

Locus amoenus IN tasso

Anche Torquato Tasso nell’Aminta riprende il genere bucolico. Questa fu composta nel 1573, in un periodo in cui Tasso era assillato dagli schemi poetici e letterari della Santa Inquisizione, ma attuava lo stesso una rivoluzione: il Manierismo, che poi si sarebbe trasformato in una vera e propria rivoluzione col Barocco. Tasso rievoca il locus amoenus dell’età dell’oro, per rimpiangere la libertà, un luogo dove tutto è lecito se appoggiato dalla natura. Egli trasporta il lettore in un mondo di sogno fuori dal tempo, un mondo di pastori poeti in cui vigila la leggerezza, la semplicità accompagnate dall’amore.

L’età dell’oro viene richiamata come regno della libera espansione dell’erotismo, dando libero spazio al senso del peccato, ritornando ad uno stato di natura lontano dai vincoli sociali e religiosi del tempo, al contrario della Gerusalemme Liberata, dove Tasso aveva espresso una sensualità ma poi repressa dagli scrupoli morali della sua religiosità.

Locus amoenus IN DANTE

Il genere bucolico viene ripreso anche da Dante nel canto XXVIII del Purgatorio. Il canto parla del Paradiso Terrestre. Questa si presenta come una foresta viva, popolata da uccelli, ricca di alberi di ogni genere e attraversata da due fiumicelli.Il paradiso è diviso in due selve: una molto oscura, ricca di vegetazione intrecciata, popolata da bestie selvagge, l’altra chiara e serena, dove c'è luce e gli uccelli cantano gioiosamente. Entrambe hanno un valore allegorico: una rappresenta il lato negativo e oscuro dell’uomo, la sua caducità e malvagità, il lato peccatore, e l’altra rappresenta la salvezza dell’uomo attraverso il cammino verso il paradiso.

Infatti il locus amoenus dell’età dell’oro di Dante è caratteristico per le due facce che rappresentano la salvezza dell’uomo: l’incontro con i mostri può solo essere utile all’uomo per scappare dal peccato e andare incontro alle creature belle,e ai pastorelli, con le loro storie d’more, che ti avviano alla verità e ti distolgono dall’errore.

Locus amoenus Giovanni verga

Vita dei campi è una raccolta di otto novelle pubblicate nel 1880. I temi portanti sono così la radicale distanza tra il mondo moderno e l’incontaminato mondo di natura siciliano. Rosso Malpelo, una delle più celebri novelle di Vita dei campi, è anche la prima in ordine di composizione tra quelle che Verga riunisce nella raccolta. Rosso Malpelo tocca una questione ben presente all’opinione pubblica del tempo: il lavoro minorile, cui il Parlamento aveva provato inutilmente a porre rimedio con un’apposita legislazione nel 1879. Nel mondo della cava, dove Malpelo lavora, vige del resto una dura legge di sopraffazione; la morte del padre.

Verga descrive senza indulgenza il mondo contadino della sua Sicilia. Il personaggio chiamato Mazzarò nel racconto “La roba”, che diviene successivamente il protagonista del romanzo “Mastro don Gesualdo”, incarna l’attaccamento primitivo alla terra, il desiderio di esserne parte per non doversi mai staccare, neppure con la morte, dai propri beni, accumulati con il duro lavoro di un’intera vita. Il verismo verghiano, sulla scia del naturalismo francese, mette in rilievo l’analogia tra le dinamiche sociali e quelle biologiche, su cui la storia intesse le sue vicende. L´amore per la terra e la campagna, è indissolubilmente legato ai rapporti di potere esistenti nel Meridione dal feudalesimo in poi.

il Locus amoenus tra il 1800 e 1900 con leopardi, pascoli, d'annunzio e montale

Facendo un grande balzo di tanti anni non mancano tra il XIX e il XX secolo autori che usano il motivo del locus amoenus nelle proprie opere, seppur il genere pastorale si possa considerare oramai decaduto. Tra il 1819 e il 1821 Leopardi scrive i Canti. Dei 41 componimenti (se si contano anche i cinque frammenti), 6 costituiscono i piccoli idilli. Un nome che si ricollega quindi a Teocrito, ma rispetto ai modelli classici si tratta di una poesia intimista. La natura “matrigna” fa soltanto da sfondo, sostituita dall’io-lirico del poeta.

Ma quando si pensa a una poesia fatta di “natura e vita campagnola” nel ‘900 il primo nome che viene in mente è quello di Giovanni Pascoli, che nel 1903 pubblica l’edizione definitiva di Myricae: una raccolta poetica che testimonia il legame con il Virgilio delle Bucoliche, del quale rielabora il secondo verso della quarta egloga: «(Non omnes) arbusta iuvant humilesque myricae» “(Non a tutti) piacciono gli arbusti e le umili tamerici”. Spinto anche da motivi strettamente biografici Pascoli si abbandona a una poesia umile e semplice dove, rispetto a Leopardi, la natura ha un valore simbolico. Tuttavia è ben lontana dalla rassicurante immagine di un paesaggio incantato e spensierato tipica del locus amoenus. Se Virgilio si era battuto il petto affinché il cantare i boschi avesse la stessa dignità del cantare le gesta epiche, Pascoli preferisce mantenere l’umiltà di temi e di linguaggio di quella poesia, privando la natura della funzione di rifugio, ruolo che invece viene dato al nido familiare.

Invece Gabriele d’Annunzio celebra il connubio tra uomo e natura ne "La pioggia nel Pineto", contenuta nella raccolta poetica Alcyone (1903). Tuttavia anche qui non si può parlare di locus amoenus in senso stretto giacché lo scrittore si concentra più sulla simbiosi tra l’elemento naturale e quello umano (il panismo) che sulla rievocazione di un paesaggio idilliaco. La pioggia che dapprima bagna il paesaggio circostante finisce per bagnare i volti del poeta e della donna amata, Ermione, che si trovano nella pineta di Marina di Pietrasanta, divenendo anche loro parte della natura (E immersi/ noi siam nello spirto/ silvestre,/ d’arborea vita viventi).

Va citato "Egloga", componimento contenuto nella raccolta "Ossi di seppia" pubblicata nel 1925 da Eugenio Montale. Qui la descrizione del locus amoenus con tutte le sue caratteristiche (uccelli che cantano, ulivi, prati alti) viene bruscamente interrotta dal sopravanzare di elementi tipici della modernità: “un rombo di treno”, “uno sparo”, “una canea” (i cani dei cacciatori che inseguono la preda). Ricollegandolo al tessuto del passato, Montale annuncia la morte della poesia pastorale, segnata dall’immagine di un pino che viene abbattuto e, naturalmente, dai simboli del mondo contemporaneo dove «Tosto potrà rinascere l’idillio».

il Locus amoenus Nell'arte (anche ai nostri tempi)

Come nella letteratura, anche nell’arte sono innumerevoli gli artisti che hanno adottato questo topos: per Monet era il giardino di Giverny. Gauguin trovò la sua pace su un’isola della Polinesia. Mentre Van Gogh trovava ispirazione solo nella natura. Così dalla pace dell’animo e dalla bellezza di luoghi sono nati grandi capolavori che hanno segnato profondamente la storia dell’arte.

GLI ARTISTI:

Valerio Ferrante: Dalla fine degli anni ’90 l’artista romano perfeziona con sempre più rigore, precisione e maniacalità le sue opere ad olio su tela. Prospettive, umani, animali, esseri immaginari. Il tutto in una veste surreale che proietta in una condizione di mistero e di enigma. Dove l’uomo è al centro: in ricerca esistenziale, in critica, in ragionamento ad approssimazioni successive. Mette a nudo la società senza cercare compromessi.

GLI ARTISTI:

Pavel Pashkin: L’artista russo è una sopresa che dalla città di Samara, dopo molte importanti mostre, anche a Mosca, e collezionisti in Francia ed Australia (oltre che in Russia), arriva in Italia con un’opera, simbolo di una delle sue dimensioni principali (che si sviluppano su astrattismo, surrealismo/concettuale e ritratto) medievale russo.

GLI ARTISTI:

QiUENi (Jieun Kim): Dalla Corea del Sud (Repubblica di Corea), questa giovanissima e sorprendente artista correla il Locus Amoenus con l’isola di Calypso: un paradiso apparso quando Ulisse era in pericolo. Un paradiso che però Ulisse abbandona per perseguire i propri obiettivi (il ritorno ad Itaca nel poema Omerico).

https://www.eroicafenice.com/salotto-culturale/locus-amoenus-da-teocrito-al-900/ https://slideplayer.it/slide/522093/ https://site.unibo.it/griseldaonline/it/didattica/hans-honnacker-loci-amoeni-decameron-giovanni-boccaccio-antidoto-pandemia https://seneca289417341.wordpress.com/locus-amenus/ https://doc.studenti.it/appunti/italiano/confronti-genere-bucolico.html https://it.wikipedia.org/wiki/Locus_amoenus https://library.weschool.com/definizione/locus-amoenus.html#:~:text=Espressione%20latina%20(locus%20amoenus%2C%20%E2%80%9C,del%20mondo%20urbano%20e%20cittadino. https://www.medinaroma.com/events/locus-amoenus-i-luoghi-dellanima/ http://www.animamediatica.it/animamediatica/index.php?option=com_content&view=article&id=102:la-campagna-ed-il-mondo-contadino-nella-letteratura-italiana&catid=13:letteratura&Itemid=155&lang=pt https://library.weschool.com/lezione/vita-dei-campi-giovanni-verga-riassunto-tematiche-poetica-5074.html APPUNTI QUADERNO

BIBLIOGRAFIA

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Alessandro Galeotto 4A