Want to create interactive content? It’s easy in Genially!

Get started free

I DISTURBI ALIMENTARI

Grieco Bruna

Created on May 17, 2023

Start designing with a free template

Discover more than 1500 professional designs like these:

Tarot Presentation

Vaporwave presentation

Women's Presentation

Geniaflix Presentation

Shadow Presentation

Newspaper Presentation

Memories Presentation

Transcript

DISTURBI

ALIMENTARI

Definizione

I Disturbi dell’alimentazione sono patologie gravi e complesse caratterizzate da un comportamento alimentare scorretto, un’eccessiva preoccupazione per il peso e un’alterata percezione dell'immagine corporea. Non si riconosce un DA solo dal peso in quanto anche condizioni di normopeso e sovrappeso, fino all’obesità, possono essere associate alla presenza di disturbi dell’alimentazione

Definizione

Questi sono diffusi specialmente nelle giovani dai 12 ai 25 anni, anche se con il tempo sono sempre più in aumento nei maschi o sono presenti primi segni anche dall’età di 8 anni. Ciò che scatena un DA può essere legato a fattori sociali o psicologici e, se in forma grave, scatenano molte altre gravi malattie come depressione, disturbo bipolare, disturbi di ansia, disturbi dell’immagine corporea ecc., portando persino all’uso di sostanze stupefacenti o al suicidio.

Definizione

Il rapporto con il cibo di chi soffre di questi disturbi e compromesso e allo stesso modo con ogni atto legato ad esso. Riuscire ad avere controllo sul cibo, per alcuni diventa l’unico modo efficace per sentire di avere controllo sulla propria vita, aumentando così anche il proprio livello di autostima che spesso rappresenta la causa di questi disturbi. Spesso si pensa erroneamente che un DA sia legato all’estetica e al voler essere magri, ma c’è molto più di questo: chi soffre di DA è ossessionato dai pasti al punto da non provare più interesse ed entusiasmo verso altri ambiti della vita, dalle relazioni affettive al lavoro o alla scuola.

Definizione

Se riconosciuto rapidamente e trattato in maniera adeguata , è possibile guarire da un DA che altrimenti può diventare una condizione permanente che compromette la salute di tutti gli organi. Ovviamente, al fine di guarire, è necessario l’intervento di tanti specialisti differenti che devono intervenire tempestivamente, specialmente in età evolutiva, con lo scopo di prevenire danni sullo sviluppo e sulla crescita

Disturbi alimentari

Esistono diversi DA, tutti di pari gravità e che necessitano di diagnosi specifica da parte di specialisti

Anoressia Nervosasignifica “mancanza nervosa di appetito”, seppure è impropria come definizione in quanto chi ne soffre rifiuta il cibo ma ha comunque un’intensa fame. Chi soffre di anoressia nervosa limita eccessivamente l’assunzione di cibo per paura di prendere peso nonostante questo non stia accadendo o si trovi già in una situazione di grave sottopeso. Ai comportamenti di restrizione alimentare si possono accompagnare episodi di abbuffate compulsive e successivo vomito autoindotto, esercizio fisico eccessivo, uso improprio di farmaci lassativi e diuretici.

Bulimia nervosa

significa “fame da bue”, infatti chi ne soffre, ricade frequentemente in abbuffate, seguite da episodi di vomito autoindotto e forti sensi di colpa. È una forma quasi sottostimata di DA perché spesso a soffrirne è chi è in normopeso, rendendo dunque difficile riconoscere la presenza di un problema dall’esterno.

Disturbi alimentari

Binge-Eating Disordertradotto in italiano “Disturbo da alimentazione incontrollata”, porta chi ne soffre a episodi ricorrenti di abbuffate con la differenza rispetto a chi soffre di bulimia che questi non sono seguiti da condotte compensatorie.

Ortoressia

ossessione del “mangiar sano” e continua ricerca spasmodica del “cibo giusto”, genuino e naturale che impegna la maggior parte della giornata.

Vigoressia o Bigoressia

dipendenza ossessiva dall’esercizio fisico a causa di una preoccupazione eccessiva per il proprio aspetto fisico, spesso accompagnata da diete iperproteiche o dall’uso di farmaci.

Drunkoressia

limitazione del consumo di cibo, per compensare le calorie, con bevande alcoliche, che chiaramente non compensano questa mancanza ma portano ad un grave stato di malnutrizione.

Disturbi alimentari

Diabulimia

riguarda chi soffre di diabete e consiste nel perdere peso saltando le iniezioni di insulina. Questo può però diventare estremamente pericoloso perchè livelli alti di glucosio nel sangue a lungo possono provocare cecità, danni cardiovascolari, ai reni e ai centri nervosi.

Sindrome Alimentazione Notturna

insonnia e risvegli notturni con conseguenti episodi di “fame nervosa” e abbuffate per riuscire a dormire.

Pregoressia

“anoressia della gravidanza” che porta le donne a vivere le trasformazioni fisiche durante la gravidenza come un trauma, al punto di sottoporsi a diete ipocaloriche e allenamenti prolungati, causando anche gravi danni nutrizionali al bambino.

Disturbi alimentari

Disturbo Restrittivo dell’Assunzione di Cibo comprende sotto un solo nome diverse patologie come, la disfagia funzionale, la paura di mangiare cibi solidi per paura di restare soffocato, l’alimentazione selettiva, limitata a pochi cibi (sempre gli stessi, generalmente carboidrati), il picky-fussy eating, il mangiare troppo poco in modo schizzinoso e capriccioso scartando continuamente i cibi, generalmente tipico di bambini di età inferiore a 13 anni.

Disturbi alimentari

Fra i disturbi dell’alimentazione dell’infanzia sono anche piuttosto diffusi comunque più rari la Pica, caratterizzata da persistente ingestione di sostanze non commestibili e il Disturbo da Ruminazione caratterizzato da ripetuto rigurgito di cibo, che può essere rimasticato, ingerito o sputato.

COGLIERE I PRIMI SINTOMI PER INTERVENIRE TEMPESTIVAMENTE

Il confine tra quella che può essere considerata un’innocua attenzione per la dieta e per le forme del corpo, specialmente per i giovani, e l’insorgere di una malattia non è sempre facile da stabilire

I primi due indizi che meritano attenzione sono il drastico cambiamento del regime dietetico, la repentinità con cui questo viene messo in atto e la tenacia con cui viene portato avanti.

Accade spesso che tutto abbia inizio con una semplice dieta fai da te o con l’adesione a modelli alimentarinon tradizionali che rappresentano in realtà una giustificazione per ridurre l’introito alimentare.

segnali di Emergenza, quali sono?

  • Il tono dell’umore diviene instabile, il pianto frequente, la rabbia elevata, la tensione familiare cresce e la comunicazione risulta problematica
  • Riposo notturno disturbato con vera e propria insonnia
  • Pensieri suicidari, atti dimostrativi o comportamenti autolesivi, come infliggersi ferite o ustioni, ma più spesso graffi, escoriazioni, bruciature e simili
  • Aritmie cardiache o dolori al torace, forti dolori addominali
  • Perdite di coscienza, svenimenti

QUALI SONO LE CONSEGUENZE PER LA SALUTE?

Alcuni tra gli effetti della malnutrizione in tutte le sue forme, eccesso o difetto, possono essere:

Psicologici :

  • basso livello di autostima
  • senso di vergogna e colpa
  • isolamento e difficoltà a mantenere relazioni sociali e familiari
  • sbalzi di umore, tendenza a comportamenti manichei e maniacali
  • autolesionismo propensione al perfezionismo
  • alto rischio di suicidio

Fisici:

  • diabete
  • seri danni cardiaci – malattie cardiovascolari
  • ulcere intestinali e danni permanenti ai tessuti dell’apparato digerente
  • disidratazione
  • danneggiamento di gengive e
  • denti, fegato e reni
  • problemi al sistema nervoso, con difficoltà di concentrazione e di memorizzazione
  • danni al sistema osseo, con accresciuta probabilità di fratture e di osteoporosi
  • danni alla fertilità
  • blocco della crescita

QUALI SONO LE CAUSE?

Non esiste una causa unica, ma una concomitanza di fattori sociali, psicologici e biologi che interagiscono tra loro e possono favorire la comparsa e il perpetuarsi del Disturbo.

Fattori sociali: i messaggi veicolati dai mass media e dai canali social sono diventati insostenibili, insidiosi e pericolosi: condizionano in particolare i giovani che essendo alla ricerca di conferme e accettazione, cercano di conformarsi e aderire a ciò che viene proposto.

Fattori psicologici: tratti di personalità ossessiva, sicuramente la bassa autostima e le conseguenze emotive che conseguono a possibili violenze psicologiche o fisiche subite, bullismo, cyberbullismo, aborto, abusi, abbandoni, difficoltà ad essere accettati dalla famiglia o dalla società per quello che si è.

Fattori biologici: escluso quello della predisposizione, sono spesso storie familiari segnate dalla presenza di persone con DA, depressione o abuso di sostanze; una storia di sovrappeso e la scelta di aderire ad una dieta restrittiva: infatti la rigida dieta è una delle cause più negative e ricorrenti.

I DISTURBI ALIMENTARI...UNA MALATTIA

I disturbi alimentari sono una malattia che può essere causata da momenti difficili da capire o gestire. I sintomi, pur rimanendo espressione della malattia, rappresentano il tentativo di guarigione che l’organismo sta mettendo in atto attivando tutte le proprie difese. Il sintomo non va necessariamente soppresso: esso rappresenta il tentativo di comunicazione del corpo che cerca di guarire.

I disturbi alimentari possono essere causati da una cattiva considerazione del proprio corpo: questo può essere visto anche in maniera “distorta”, diversa dalla realtà. Tutto ciò avviene a causa di un insieme di aspetti neurobiologici, psicologici e socio-culturali.

Si parla allora di dismorfofobia, una sorta di preoccupazione legata alla percezione del proprio corpo che crea un grave disagio e una compromissione delle attività quotidiane. Lo specchio diventa così il nemico di coloro che hanno disturbi alimentari.

L'importanza dell'avere qualcuno al proprio fianco

La cura dei disturbi alimentari richiede tempo in primo luogo perché devono essere riconosciuti i sintomi e poi perché questa malattia va accettata. Solo dopo si può iniziare a curarla, ma queste cure possono essere anche rappresentate dalla vicinanza dei familiari e degli amici alla persona con il disturbo. La famiglia, gli amici e i medici rappresentano un punto fondamentale per affrontare questa malattia: loro possono incoraggiare il ragazzo o la ragazza ad uscire da questo baratro.

IL RUOLO DELLA SCUOLA

IL RUOLO DELLA FAMIGLIA

Importante è anche il ruolo della scuola. Questa è un luogo di incontro e di crescita, eppure molte volte diventa luogo di offese e derisioni. È allora fondamentale il ruolo del personale scolastico, che deve cercare di intervenire subito in situazioni dannose.

La famiglia può rappresentare tanto la cura quanto la causa del problema: spesso i disturbi alimentari o altre malattie psicosomatiche sono causate da dinamiche familiari che richiedono di essere corrette e non condannate.

IL RUOLO DEL WEB

Un pericolo per le persone che soffrono di disturbi alimentari è rappresentato da internet. Molte cose che si vedono sulla rete possono condizionare psicologicamente le persone: il web diventa allora un pericolo nell’insorgenza dei disturbi alimentari.

IL RUOLO DEL WEB

Pro e contro dell'utilizzo dei social e di internet:

I social sono un mezzo attraverso il quale viene esposta l’immagine delle persone che si basa, molte volte, solo sull’apparenza. Viene così favorita la competizione e l’ esibizionismo. Vengono creati stereotipi sul concetto di bellezza, che coincide con l’essere magri o palestrati.

CONTRO

Il web e i social network possono costituire però anche un luogo positivo, virtuoso e di ispirazione per la sfida dei disturbi alimentari. Questi possono infatti essere mezzo in cui condividere messaggi positivi, testimonianze di guarigione e modelli reali di bellezza.

PRO

Dialogo e ascolto

Se si pensa che una persona cara possa soffrire di un disturbo alimentare la situazione non è da sottovalutare. La figura dell’esperto molte volte viene chiamata in causa quando la malattia è ormai a uno stato avanzato la cura sarà più complicata e dolorosa (i tempi sono soggettivi) per chi ne è affetto.

Non esiste una cura universale per il DA, ma ciò che conta è il dialogo. Spesso le persone provano vergogna e paura nell’avere questi tipi di disturbi, quindi tendono a isolarsi aggravando ulteriormente la situazione. L’unico rimedio è affidarsi a un esperto e cercare di liberarsi dai sensi di colpa, allontanandoci dal passato.

Chi soffre di DA oscilla tra il desiderio e la paura di chiedere aiuto, però non si può forzare una persona a farsi aiutare. Nonostante ciò è importante esprimere le proprie preoccupazioni offrendo vicinanza e presenza, restando calmi

Dialogo e ascolto

Nel caso, in cui, la persona affetta da un DA è un figlio è essenziale cercare di offrire un ascolto libero da giudizi e pregiudizi, che rispetti spazi senza accanirsi, ma sapere che da soli non possono curare chi soffre. Non bisogna neanche aspettarsi che la malattia passi in fretta, anzi, il genitore deve dare tutto l’appoggio possibile al figlio e avere molta pazienza. Inoltre non bisogna né banalizzare il problema né negare l’evidenza. Mentre nel caso ad ammalarsi è un partener bisogna esprimere la propria preoccupazione per la sua sofferenza e il desiderio di aiutarla/o, senza però assumere un atteggiamento da genitore.

Come comportarsi a tavola?

A tavola bisogna evitare che le conversazioni siano solo sul cibo, così facendo si mette solo pressione alla persona affetta da DA, ma bisogna cercare di trovare argomenti diversi per instaurate un dialogo e distoglierla/o (e distogliervi) dal problema alimentare.

Quali esami bisogna controllare per diagnosticare un DA?

La diagnosi di un DA è complessa e non esiste alcuno strumento che ci dia una diagnosi perfetta certa. Solo un insieme di dati clinici e di laboratorio, di valutazioni psicologiche e comportamentali, di dati derivanti dall’anamnesi, ci permette di arrivare a una diagnosi sicura.

Dove cercare aiuto?

Per trovare un rimedio a queste problematiche bisogna confrontarsi con il medico di famiglia o il pediatra, i quali possono fare da tramite con i servizi dedicati ai DA oppure ci si può rivolgere direttamente ai servizi pubblici o in centri specializzati. I servizi specialistici sono fondati sul principio di multidisciplinarità in cui ci sono figure esperte come: psicologico, psichiatrico, nutrizionale e riabilitativo. Il ricovero può essere necessario per consentire alla persona il recupero di una condizione fisica e psicologica compromessa. Anche il farmacista può essere un prezioso aiuto nell’indicarti il percorso da intraprendere. Un trattamento può durare a lungo (ciò però è soggettivo), però poi la vita di chi soffre riprenderà il suo corso normale.

Trattamento e cure

  • Il trattamento ambulatoriale: questo trattamento per essere efficace deve essere effettuato da un’equipe che sia in grado di affrontare tutti gli aspetti del disturbo. Inoltre il trattamento ambulatoriale include i trattamenti psicologici raccomandati dalle linee guida internazionali. I familiari vanno sempre coinvolti nel trattamento dei pazienti minorenni, ma anche in quello di pazienti maggiorenni, però con il consenso di questi ultimi.
  • L’ambulatorio intensivo o centro diurno: è una forma intermedia di assistenza è rappresentata dall’ambulatorio intensivo, dove il paziente svolge un programma che permette di svolgere una riabilitazione senza interrompere la propria quotidianità.
  • Il ricovero d’urgenza: nei casi gravi il ricovero in ospedale è necessario. Questo tipo di ricovero dovrebbe essere effettuato in strutture ospedaliere preparate ad accogliere questo tipo di pazienti e per il minore tempo possibile. Anche in questo caso è necessario che sia presente almeno un consulente psichiatra o psicologo, che possa aiutare la gestione del paziente e dei suoi genitori.

Trattamento e cure

  • Il trattamento residenziale: è necessaria l’adesione delle pazienti al programma con incontri preliminari di motivazione e con la costruzione di un contratto terapeutico. La durata della degenza varia dai 3 ai 5 mesi ed è tale da consentire il recupero ponderale, il miglioramento della psicopatologia e lo sviluppo di abilità per prevenire le ricadute.

La continuità delle cure

Uno degli aspetti più difficili da gestire per i pazienti e i loro familiari è la continuità delle cure. È necessario che questo processo di transizione sia gestito interamente dall’equipe dei curanti, concordando con la famiglia e il paziente questo passaggio e rassicurando tutti sul fatto che cambiamento del progetto terapeutico non è necessariamente negativo.

GRAZIE!

Alba FrancescaAlessandria Rebecca Chiruzzi Marco Grieco Bruna 4As