presentazione
storia dell'arte
tintoretto e veronese
Nunziati, carrieri cavani, virgilio
biografia
Paolo Veronese, anche conosciuto come Paolo Caliari (1528-1588), è stato uno dei più grandi pittori del Rinascimento italiano. Nato a Verona, ha iniziato la sua carriera artistica come copista di disegni e stampe. Nel 1555 si trasferì a Venezia, dove si affermò come uno dei più importanti pittori della città. Veronese era un grande innovatore del suo tempo, noto per la sua abilità nell'uso del colore e la sua capacità di creare scene grandi ed elaborate. Il suo stile era influenzato dall'arte di Jacopo Tintoretto e Tiziano Vecellio. Le sue opere, tra cui la celebre Cena in casa di Levi, sono caratterizzate dal lusso, dall'eleganza e dalla splendida rappresentazione delle figure umane. Veronese morì a Venezia nel 1588 all'età di 60 anni, lasciando un'eredità significativa nell'arte italiana.
Paolo Caliari (Veronese)
Cena in casa Levi
La cena in casa Levi è un olio su tela di Veronese realizzato nel 1573 per il refettorio del convento veneziano dei Domenicani di San Zanipolo. Si può vedere come la scena non è ambientata né a Venezia, né in nessuna città reale. Viene raffigurato un porticato in stile rinascimentale gremito di persone intente a tenere un banchetto, le quali ricordano molto la nobiltà veneziana del tempo. L'intenzione iniziale era quella di raffigurare l'ultima cena ma, a causa di alcune figure giudicate dissacranti dalla Chiesa, Veronese venne addirittura processato e vennero dati a quest'ultimo tre mesi di tempo per correggere gli errori: Veronese si difese infatti dichiarando che i personaggi secondari non avessero nulla a che fare con il vero significato dell'opera.
Affreschi di villa barbaro
Gli affreschi di Villa Barbaro dipinti dal Veronese sono la testimonianza di uno dei più alti esempi della pittura del Rinascimento italiano. Questi affreschi, che adornano le pareti e i soffitti della villa, sono il risultato di un'opera collettiva in cui il Veronese collaborò con altri artisti, tra cui Giambattista Zelotti, Bernardino India e Fumiani. Il tema principale degli affreschi è la vita quotidiana della nobiltà veneziana, con scene di caccia, banchetti e danze. Tra i capolavori di questa opera si annoverano "La Caduta di Fetonte", "L'Adorazione dei Magi" e "Il Trionfo della Primavera". La bellezza e la perfezione delle figure, dei colori e della composizione rendono questi affreschi un'opera d'arte straordinaria e indimenticabile.
Adorazione dei magi
L'adorazione dei Magi è un olio su tela realizzato da Ceronese per la Chiesa di San Silvestro a Venezia. L'ambientazione è un luogo diroccato e pieno di rovine con sfondo un porticato che riprende un arco di trionfo, infatti la capanna è stata costruita nei resti di un palazzo classico. Un cono di luce illumina Gesù e Maria Vergine. Come sempre in veronese si nota una grande cura nel dettaglio e nella composizione dell'opera, si possono individuare due "linee", una che parte dall'angolo beasso sinistro e finisce alle spalle di Giuseppe e l'altra che parte dall'angolo basso destro e finisce sull'elmo del soldato. Questa armoniosità è accentuata dal colore sgargiante tipico del Veronese.
Biografia
Jacopo Robusti, detto il Tintoretto perché suo padre, Giovanni Battista Robusti, era un tintore di tessuti, è un pittore manierista della scuola veneziana che vive tra il 1519 e il 1594. Aiutando il padre a miscelare i colori si appassiona di pittura. Jacopo ha una vita lunga ed operosa caratterizzata da polemiche e turbolenze. Ad eccezione di un viaggio a Roma (1545) ed una visita a Mantova (1580), Tintoretto trascorre tutta la sua vita a Venezia. Sembra che, giovanissimo, abbia frequentato la bottega di Tiziano. Jacopo ha un’indole irrequieta e versatile quindi si distacca dal classicismo veneto. L’artista risente della pittura del Parmigianino ed è in influenzata ll’arrivo sulla scena veneziana di Paolo Veronese nel 1553. Tintoretto ha una vita privata movimentata, molte donne e molti figli legittimi e illegittimi. In particolare si prende cura di una bambina avuta da una prostituta tedesca, la cresce nella propria famiglia e ne farà una pittrice, “La Tintoretta”. Tintoretto ha una personalità contraddittoria, plurima, da una parte è legato ai piaceri materiali e nello stesso tempo è molto religioso. Viene descritto da Giorgio Vasari, nella sua opera "Vite": "stravagante, capriccioso, presto e risoluto: il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura". In un mercato veneziano influenzato da Tiziano, Tintoretto fa, inizialmente, molta fatica ad affermarsi non è ben visto negli ambienti aristocratici e nei circoli intellettuali, deve quindi ingegnarsi in ogni modo, ma alla lunga il suo carattere determinato lo premia, Tintoretto dipinge in breve tempo, instancabilmente, innumerevoli tele.
Jacopo Robusti (Tintoretto)
determinante l’aiuto della figlia Marietta (la Tintoretta), e del figlio Domenico. L’artista ritrae i suoi soggetti preoccupandosi di evidenziare non tanto il loro rango ed il ruolo potere che detengono quanto l’aspetto umano..
Negli ultimi anni della sua vita l’artista dipinge abbastanza poco, l’ultima opera che realizza è La deposizione di Cristo nel sepolcro (1992-94) per la Chiesa e Convento di San Giorgio Maggiore, è forse la sua opera più toccante e verte sul tema della morte. Tintoretto è un grande innovatore.
Egli elabora un’arte di forte impatto visivo, caratterizzata scorci arditi e forti contrasti luminosi. I suoi quadri mirano ad emozionare e turbare lo spettatore.
Lo stile di Tintoretto si caratterizza per la notevole abilità nella resa della luce, in particolare nelle scene cupe squarciate da lampi di luce, attraverso le quali vuole trasmettere la potenza dell’intervento divino.
Tintoretto usa il colore per accendere di luce il disegno, e la luce evidenzia i personaggi staccandoli dal contesto reale per proiettarli in uno spazio scenografico che precorre la sensibilità barocca.
Il pittore muore il 31 maggio del 1594 dopo una malattia di 15 giorni. Con questo grande artista si conclude il Rinascimento, l’epoca dell’espressione immediata dei sentimenti, già si preannuncia l’età barocca.
Tra i primi committenti di Jacopo c’è lo scrittore Pietro Aretino che gli commissiona un opera da soffitto per la camera da letto della sua abitazione: Apollo e Marsia. Dopo aver seguito un apprendistato lungo dieci anni (1538-48), la prima opera che permette a Tintoretto, allora ventinovenne, di acquisire notorietà è Il miracolo dello schiavo. E’ un’opera rivoluzionaria per l’epoca sotto molti aspetti, per come è ideata, per il disegno e per i colori, per gli scorci molto arditi e per l’ambientazione. E’ un quadro di grandi dimensioni che suscita ammirazione e grande clamore. Jacopo si cimenta in una gran varietà di generi, dalla pala d’altare, alla favola profana fino alla pittura allegorica. Dipinge una decina di ultime cene, ognuna vista da una prospettiva diversa. Nel 1564 si verifica un evento decisivo per la sua carriera: diventa il pittore ufficiale della Scuola Grande di San Rocco, incarico che comporta di affrescare le varie stanze della Scuola, attività immane che Tintoretto porta avanti per più di vent’anni. Nel corso degli anni l'attività dell'artista va sempre più aumentando ed egli si avvale sempre più della collaborazione dei figli e degli allievi per realizzare le opere che gli vengono commissionate. La bottega di Tintoretto ricava le maggiori fonti di entrata dai ritratti, ambito in cui si rivela
Il miacolo dello schiavo
Il Miracolo dello Schiavo, chiamato anche il Miracolo di san Marco, viene dipinta da
Tintoretto per la Scuola Grande del santo omonimo. Si tratta di un grande olio su tela
realizzato fra il 1547 e il 1548.
L’affresco rappresenta un episodio narrato nella Legenda aurea di Jacopo da Vergine:
uno schiavo cristiano sta per essere ucciso perché si è recato a venerare le spogli
dell’evangelista Marco, morto nella battaglia tra cristiani e musulmani ad Alessandria
d’Egitto. Lo schiavo viene salvato dal santo e fa si ciò che spezzi i strumenti del martirio.
Olio su tela, 416 x 544 cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia.
L’artificio dalla diversa illuminazione dello sfondo rispetto al primo piano, viene reso più
chiaro da un fascio di luce che proviene da destra, determina un effetto drammatico,
che rafforza il senso del prodigioso (il miracolo).
Le proporzioni sinuose e allungate delle figure, testimoniano l’interesse di Tintoretto
per il Manierismo artificioso ed anti naturalistico di Parmigianino. Il colore collabora
con il disegno dando credibilità alla scena; nel primo piano il colore è violento e pastoso
mentre sullo sfondo diventa più tenue.
Lo spazio in cui si svolge il miracolo del santo viene svolta in uno spazio simile ad un
palcoscenico delimitato da quinte architettoniche. La costruzione prospettica della
pavimentazione indirizzalo sguardo verso il centro, la linea d’orizzonte è abbastanza
alta simbolicamente a metà tra cielo e terra.
Vi sono 3 punti focali:
1) Lo schiavo ed i suoi torturatori.
2) In cielo appare san Marco.
3) A destra siede un vecchio probabilmente un giudice o lo stesso padrone al quale
Il Carnefice di Destra mostra l’ascia miracolosamente spezzata.
La disposizione dei personaggi, data da delle diagonali, focalizza l’attenzione sul primo
piano dove è presente il corpo dello schiavo liberato. La folla che assiste al miracolo è
percorsa da un moto violento, quella di sinistra si sporge verso destra per guardare
meglio, quelli di destra si ritraggono fra la meraviglia e il senso dell’orrore.
Il san Marco rappresenta una figura fortemente scorciata perché sembra che il suo
sguardo precipita sulla folla dall’alto, suggerendo l’idea di apparizione straordinaria.
L'ultima cena
L'opera fu completata nello stesso anno della morte del Tintoretto, nel 1594, dopo essere stata avviata nel 1592. Si trova all'interno del presbiterio, sulla parete destra, nella Chiesa palladiana di San Giorgio Maggiore a Venezia. La commissione per il dipinto venne dalla Scuola del SS Sacramento.
Ci sono tre livelli di luminosità: profana, religiosa e spirituale. La luminosità profana è rappresentata dalla lampada a soffitto che irraggia l'ambiente e colpisce i vari personaggi. La luminosità religiosa è data dall'aureola degli apostoli e di Gesù Cristo. La luminosità spirituale deriva dalle figure fatte solo di luce, usate dal pittore per conferire spiritualità alla scena.
Olio su tela, 365x568 cm., Venezia, Chiesa di San Giorgio Maggiore
La scena dell'Ultima Cena si svolge in una locanda veneziana del XVI secolo, parzialmente illuminata dalla luce proveniente da una lampada ad olio appesa al soffitto (in alto a sinistra).
Attorno a una tavola apparecchiata, si possono distinguere i seguenti personaggi:
- Gesù Cristo, in piedi e illuminato dalla luce dell'aureola, sta distribuendo la comunione agli Apostoli
- Giuda Iscariota, l'unico senza aureola, è raffigurato in modo spregevole, vestito in modo trasandato e con un aspetto sinistro.
- Gli Apostoli si scambiano sorrisi sorpresi, creando un movimento che riflette la rivelazione dell'evento mistico.
- Due donne dietro gli Apostoli sembrano essere al servizio della tavola, anche se in realtà non hanno nulla da offrire. Rappresentano simbolicamente la Chiesa degli Ebrei e la Chiesa dei Gentili che si sottomettono al servizio della nuova Chiesa cristiana.
- Gli angeli, che prendono forma attraverso il fumo della lampada,
- Servi e locandieri si muovono freneticamente svolgendo diverse attività. Alcuni dettagli
Alcuni dettagli includono:
- Due inservienti sul retro a destra che stanno togliendo un paiolo dal focolare.
- Una giovane serva inginocchiata che si affanna intorno a un cesto di stoviglie e offre all'oste una ciotola piena di bianchi "confetti".
- L'oste, visto di spalle, mostra una varietà di frutta su un tavolo di servizio.
Un mendicante appena arrivato, nella parte inferiore a sinistra, chiede l'elemosina, ma viene fermato da un apostolo che, attraverso i gesti, spiega che non è il momento giusto. La carità materiale lascia spazio a quella spirituale.
Presentazione arte Veronese e Tintoretto
Carrieri Tommaso
Created on May 17, 2023
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storia dell'arte
tintoretto e veronese
Nunziati, carrieri cavani, virgilio
biografia
Paolo Veronese, anche conosciuto come Paolo Caliari (1528-1588), è stato uno dei più grandi pittori del Rinascimento italiano. Nato a Verona, ha iniziato la sua carriera artistica come copista di disegni e stampe. Nel 1555 si trasferì a Venezia, dove si affermò come uno dei più importanti pittori della città. Veronese era un grande innovatore del suo tempo, noto per la sua abilità nell'uso del colore e la sua capacità di creare scene grandi ed elaborate. Il suo stile era influenzato dall'arte di Jacopo Tintoretto e Tiziano Vecellio. Le sue opere, tra cui la celebre Cena in casa di Levi, sono caratterizzate dal lusso, dall'eleganza e dalla splendida rappresentazione delle figure umane. Veronese morì a Venezia nel 1588 all'età di 60 anni, lasciando un'eredità significativa nell'arte italiana.
Paolo Caliari (Veronese)
Cena in casa Levi
La cena in casa Levi è un olio su tela di Veronese realizzato nel 1573 per il refettorio del convento veneziano dei Domenicani di San Zanipolo. Si può vedere come la scena non è ambientata né a Venezia, né in nessuna città reale. Viene raffigurato un porticato in stile rinascimentale gremito di persone intente a tenere un banchetto, le quali ricordano molto la nobiltà veneziana del tempo. L'intenzione iniziale era quella di raffigurare l'ultima cena ma, a causa di alcune figure giudicate dissacranti dalla Chiesa, Veronese venne addirittura processato e vennero dati a quest'ultimo tre mesi di tempo per correggere gli errori: Veronese si difese infatti dichiarando che i personaggi secondari non avessero nulla a che fare con il vero significato dell'opera.
Affreschi di villa barbaro
Gli affreschi di Villa Barbaro dipinti dal Veronese sono la testimonianza di uno dei più alti esempi della pittura del Rinascimento italiano. Questi affreschi, che adornano le pareti e i soffitti della villa, sono il risultato di un'opera collettiva in cui il Veronese collaborò con altri artisti, tra cui Giambattista Zelotti, Bernardino India e Fumiani. Il tema principale degli affreschi è la vita quotidiana della nobiltà veneziana, con scene di caccia, banchetti e danze. Tra i capolavori di questa opera si annoverano "La Caduta di Fetonte", "L'Adorazione dei Magi" e "Il Trionfo della Primavera". La bellezza e la perfezione delle figure, dei colori e della composizione rendono questi affreschi un'opera d'arte straordinaria e indimenticabile.
Adorazione dei magi
L'adorazione dei Magi è un olio su tela realizzato da Ceronese per la Chiesa di San Silvestro a Venezia. L'ambientazione è un luogo diroccato e pieno di rovine con sfondo un porticato che riprende un arco di trionfo, infatti la capanna è stata costruita nei resti di un palazzo classico. Un cono di luce illumina Gesù e Maria Vergine. Come sempre in veronese si nota una grande cura nel dettaglio e nella composizione dell'opera, si possono individuare due "linee", una che parte dall'angolo beasso sinistro e finisce alle spalle di Giuseppe e l'altra che parte dall'angolo basso destro e finisce sull'elmo del soldato. Questa armoniosità è accentuata dal colore sgargiante tipico del Veronese.
Biografia
Jacopo Robusti, detto il Tintoretto perché suo padre, Giovanni Battista Robusti, era un tintore di tessuti, è un pittore manierista della scuola veneziana che vive tra il 1519 e il 1594. Aiutando il padre a miscelare i colori si appassiona di pittura. Jacopo ha una vita lunga ed operosa caratterizzata da polemiche e turbolenze. Ad eccezione di un viaggio a Roma (1545) ed una visita a Mantova (1580), Tintoretto trascorre tutta la sua vita a Venezia. Sembra che, giovanissimo, abbia frequentato la bottega di Tiziano. Jacopo ha un’indole irrequieta e versatile quindi si distacca dal classicismo veneto. L’artista risente della pittura del Parmigianino ed è in influenzata ll’arrivo sulla scena veneziana di Paolo Veronese nel 1553. Tintoretto ha una vita privata movimentata, molte donne e molti figli legittimi e illegittimi. In particolare si prende cura di una bambina avuta da una prostituta tedesca, la cresce nella propria famiglia e ne farà una pittrice, “La Tintoretta”. Tintoretto ha una personalità contraddittoria, plurima, da una parte è legato ai piaceri materiali e nello stesso tempo è molto religioso. Viene descritto da Giorgio Vasari, nella sua opera "Vite": "stravagante, capriccioso, presto e risoluto: il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura". In un mercato veneziano influenzato da Tiziano, Tintoretto fa, inizialmente, molta fatica ad affermarsi non è ben visto negli ambienti aristocratici e nei circoli intellettuali, deve quindi ingegnarsi in ogni modo, ma alla lunga il suo carattere determinato lo premia, Tintoretto dipinge in breve tempo, instancabilmente, innumerevoli tele.
Jacopo Robusti (Tintoretto)
determinante l’aiuto della figlia Marietta (la Tintoretta), e del figlio Domenico. L’artista ritrae i suoi soggetti preoccupandosi di evidenziare non tanto il loro rango ed il ruolo potere che detengono quanto l’aspetto umano.. Negli ultimi anni della sua vita l’artista dipinge abbastanza poco, l’ultima opera che realizza è La deposizione di Cristo nel sepolcro (1992-94) per la Chiesa e Convento di San Giorgio Maggiore, è forse la sua opera più toccante e verte sul tema della morte. Tintoretto è un grande innovatore. Egli elabora un’arte di forte impatto visivo, caratterizzata scorci arditi e forti contrasti luminosi. I suoi quadri mirano ad emozionare e turbare lo spettatore. Lo stile di Tintoretto si caratterizza per la notevole abilità nella resa della luce, in particolare nelle scene cupe squarciate da lampi di luce, attraverso le quali vuole trasmettere la potenza dell’intervento divino. Tintoretto usa il colore per accendere di luce il disegno, e la luce evidenzia i personaggi staccandoli dal contesto reale per proiettarli in uno spazio scenografico che precorre la sensibilità barocca. Il pittore muore il 31 maggio del 1594 dopo una malattia di 15 giorni. Con questo grande artista si conclude il Rinascimento, l’epoca dell’espressione immediata dei sentimenti, già si preannuncia l’età barocca.
Tra i primi committenti di Jacopo c’è lo scrittore Pietro Aretino che gli commissiona un opera da soffitto per la camera da letto della sua abitazione: Apollo e Marsia. Dopo aver seguito un apprendistato lungo dieci anni (1538-48), la prima opera che permette a Tintoretto, allora ventinovenne, di acquisire notorietà è Il miracolo dello schiavo. E’ un’opera rivoluzionaria per l’epoca sotto molti aspetti, per come è ideata, per il disegno e per i colori, per gli scorci molto arditi e per l’ambientazione. E’ un quadro di grandi dimensioni che suscita ammirazione e grande clamore. Jacopo si cimenta in una gran varietà di generi, dalla pala d’altare, alla favola profana fino alla pittura allegorica. Dipinge una decina di ultime cene, ognuna vista da una prospettiva diversa. Nel 1564 si verifica un evento decisivo per la sua carriera: diventa il pittore ufficiale della Scuola Grande di San Rocco, incarico che comporta di affrescare le varie stanze della Scuola, attività immane che Tintoretto porta avanti per più di vent’anni. Nel corso degli anni l'attività dell'artista va sempre più aumentando ed egli si avvale sempre più della collaborazione dei figli e degli allievi per realizzare le opere che gli vengono commissionate. La bottega di Tintoretto ricava le maggiori fonti di entrata dai ritratti, ambito in cui si rivela
Il miacolo dello schiavo
Il Miracolo dello Schiavo, chiamato anche il Miracolo di san Marco, viene dipinta da Tintoretto per la Scuola Grande del santo omonimo. Si tratta di un grande olio su tela realizzato fra il 1547 e il 1548. L’affresco rappresenta un episodio narrato nella Legenda aurea di Jacopo da Vergine: uno schiavo cristiano sta per essere ucciso perché si è recato a venerare le spogli dell’evangelista Marco, morto nella battaglia tra cristiani e musulmani ad Alessandria d’Egitto. Lo schiavo viene salvato dal santo e fa si ciò che spezzi i strumenti del martirio.
Olio su tela, 416 x 544 cm, Venezia, Gallerie dell’Accademia.
L’artificio dalla diversa illuminazione dello sfondo rispetto al primo piano, viene reso più chiaro da un fascio di luce che proviene da destra, determina un effetto drammatico, che rafforza il senso del prodigioso (il miracolo). Le proporzioni sinuose e allungate delle figure, testimoniano l’interesse di Tintoretto per il Manierismo artificioso ed anti naturalistico di Parmigianino. Il colore collabora con il disegno dando credibilità alla scena; nel primo piano il colore è violento e pastoso mentre sullo sfondo diventa più tenue.
Lo spazio in cui si svolge il miracolo del santo viene svolta in uno spazio simile ad un palcoscenico delimitato da quinte architettoniche. La costruzione prospettica della pavimentazione indirizzalo sguardo verso il centro, la linea d’orizzonte è abbastanza alta simbolicamente a metà tra cielo e terra. Vi sono 3 punti focali: 1) Lo schiavo ed i suoi torturatori. 2) In cielo appare san Marco. 3) A destra siede un vecchio probabilmente un giudice o lo stesso padrone al quale Il Carnefice di Destra mostra l’ascia miracolosamente spezzata. La disposizione dei personaggi, data da delle diagonali, focalizza l’attenzione sul primo piano dove è presente il corpo dello schiavo liberato. La folla che assiste al miracolo è percorsa da un moto violento, quella di sinistra si sporge verso destra per guardare meglio, quelli di destra si ritraggono fra la meraviglia e il senso dell’orrore. Il san Marco rappresenta una figura fortemente scorciata perché sembra che il suo sguardo precipita sulla folla dall’alto, suggerendo l’idea di apparizione straordinaria.
L'ultima cena
L'opera fu completata nello stesso anno della morte del Tintoretto, nel 1594, dopo essere stata avviata nel 1592. Si trova all'interno del presbiterio, sulla parete destra, nella Chiesa palladiana di San Giorgio Maggiore a Venezia. La commissione per il dipinto venne dalla Scuola del SS Sacramento.
Ci sono tre livelli di luminosità: profana, religiosa e spirituale. La luminosità profana è rappresentata dalla lampada a soffitto che irraggia l'ambiente e colpisce i vari personaggi. La luminosità religiosa è data dall'aureola degli apostoli e di Gesù Cristo. La luminosità spirituale deriva dalle figure fatte solo di luce, usate dal pittore per conferire spiritualità alla scena.
Olio su tela, 365x568 cm., Venezia, Chiesa di San Giorgio Maggiore
La scena dell'Ultima Cena si svolge in una locanda veneziana del XVI secolo, parzialmente illuminata dalla luce proveniente da una lampada ad olio appesa al soffitto (in alto a sinistra).
Attorno a una tavola apparecchiata, si possono distinguere i seguenti personaggi:
Alcuni dettagli includono: