Operetta MORALE: Il dialogo di Malambruno e di Farfarello
Giacomo Leopardi
SOREN BUDUISSON, LEONE ELKANN E VITTORIA ODDENINO
STRUTTURA composizione e personaggi
2)TRAMA
1)STRUTTURA
3)PERSONAGGI
Farfarello: spirito dell’abisso, servitore Malambruno: Mago potente si rivolge agli spiriti per una questione molto importanteBelzebù: Il diavolo
ALCUNE tematiche principali
L'INFELICITÀ UMANAIL FALSO MITO DEL PROGRESSO LE VANE SPERANZE LA DECADENZA MORALE L’ILLUSIONE DELLA FELICITÀ LA VITA: OSTACOLO ALLA FELICITÀ
UN DESIDERIO IRREALIZZABILE
Morale
La natura stessa della vita nega all'uomo la felicità.
«Il non vivere è sempre meglio del vivere»
LA STRUTTURA
Il “Dialogo di Malambruno e di Farfarello” è il sesto componimento delle operette Morali di Leopardi. Viene composto a Recanati nell’aprile del 1824 e rappresenta la prima vera introduzione del concetto di infelicità all’interno delle Operette. Il dialogo in sé è brevissimo con frasi che giungono velocemente a loro perché Leopardi vuole approdare subito il concetto. Manca qualsiasi forma di barocchismo nella scelta del registro linguistico e l’effetto sul lettore è quindi un po ' dirompente. Il dialogo è fortemente legato col successivo che approfondirà questioni legate a coloro che sono in grado di sentire fortemente la vita. Nella sua parte conclusiva, il dialogo si presenta come un monologo che svolge un concetto piuttosto pesante cioè la giustificazione del suicidio secondo ragione.
TRAMA
Composto dal 1° al 3 aprile del 1824, questo dialogo tocca del tema dell’infelicità umana. Malambruno scongiura gli spiriti infernali perché uno di loro venga a usare le forze dell’abisso in suo servizio. Giunge Farfarello che gli spiega che può farlo ricco, potente e pieno di donne se solo lo desidera, ma è richiesto da Malambruno un unico favore: potere godere di un attimo di felicità. Questo però non è nelle facoltà di Farfarello, né sarebbe in quelle dello stesso Belzebù, perché l’infelicità nasce dall’eccesso di amor proprio e l’amor proprio è connesso alla natura umana. Quindi, poiché l’infelicità umana è impossibile da evitare, Farfarello si dichiara disposto a portare via l’anima di Malambruno prima del dovuto perché sostiene che non vivere sia meglio di vivere.
MORALE
La natura stessa della vita nega all'uomo la felicità. Nel suo fato, l’uomo resterà sempre frustrato e inappagato poiché niente lo appagherà visto che non potrà mai colmare i suoi infiniti desideri. Provare emozioni e essere coscienti della propria esistenza è, dal punto di vista di Leopardi, un sinonimo di patire perché l'essere umano, attraverso i propri sentimenti, sperimenta il distacco esistente tra ciò che desidera e ciò che la realtà può effettivamente concedergli. L'unico rimedio, oltre al dormire senza sognare, è la morte:
«Il non vivere è sempre meglio del vivere», afferma Malambruno,
Poi continua Farfarello che dice «la privazione dell'infelicità è sempre meglio dell'infelicità.»
Operetta Morale V
Vittoria Oddenino
Created on May 17, 2023
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Transcript
Operetta MORALE: Il dialogo di Malambruno e di Farfarello
Giacomo Leopardi
SOREN BUDUISSON, LEONE ELKANN E VITTORIA ODDENINO
STRUTTURA composizione e personaggi
2)TRAMA
1)STRUTTURA
3)PERSONAGGI
Farfarello: spirito dell’abisso, servitore Malambruno: Mago potente si rivolge agli spiriti per una questione molto importanteBelzebù: Il diavolo
ALCUNE tematiche principali
L'INFELICITÀ UMANAIL FALSO MITO DEL PROGRESSO LE VANE SPERANZE LA DECADENZA MORALE L’ILLUSIONE DELLA FELICITÀ LA VITA: OSTACOLO ALLA FELICITÀ UN DESIDERIO IRREALIZZABILE
Morale
La natura stessa della vita nega all'uomo la felicità.
«Il non vivere è sempre meglio del vivere»
LA STRUTTURA
Il “Dialogo di Malambruno e di Farfarello” è il sesto componimento delle operette Morali di Leopardi. Viene composto a Recanati nell’aprile del 1824 e rappresenta la prima vera introduzione del concetto di infelicità all’interno delle Operette. Il dialogo in sé è brevissimo con frasi che giungono velocemente a loro perché Leopardi vuole approdare subito il concetto. Manca qualsiasi forma di barocchismo nella scelta del registro linguistico e l’effetto sul lettore è quindi un po ' dirompente. Il dialogo è fortemente legato col successivo che approfondirà questioni legate a coloro che sono in grado di sentire fortemente la vita. Nella sua parte conclusiva, il dialogo si presenta come un monologo che svolge un concetto piuttosto pesante cioè la giustificazione del suicidio secondo ragione.
TRAMA
Composto dal 1° al 3 aprile del 1824, questo dialogo tocca del tema dell’infelicità umana. Malambruno scongiura gli spiriti infernali perché uno di loro venga a usare le forze dell’abisso in suo servizio. Giunge Farfarello che gli spiega che può farlo ricco, potente e pieno di donne se solo lo desidera, ma è richiesto da Malambruno un unico favore: potere godere di un attimo di felicità. Questo però non è nelle facoltà di Farfarello, né sarebbe in quelle dello stesso Belzebù, perché l’infelicità nasce dall’eccesso di amor proprio e l’amor proprio è connesso alla natura umana. Quindi, poiché l’infelicità umana è impossibile da evitare, Farfarello si dichiara disposto a portare via l’anima di Malambruno prima del dovuto perché sostiene che non vivere sia meglio di vivere.
MORALE
La natura stessa della vita nega all'uomo la felicità. Nel suo fato, l’uomo resterà sempre frustrato e inappagato poiché niente lo appagherà visto che non potrà mai colmare i suoi infiniti desideri. Provare emozioni e essere coscienti della propria esistenza è, dal punto di vista di Leopardi, un sinonimo di patire perché l'essere umano, attraverso i propri sentimenti, sperimenta il distacco esistente tra ciò che desidera e ciò che la realtà può effettivamente concedergli. L'unico rimedio, oltre al dormire senza sognare, è la morte: «Il non vivere è sempre meglio del vivere», afferma Malambruno, Poi continua Farfarello che dice «la privazione dell'infelicità è sempre meglio dell'infelicità.»