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SIRIA PAONE

Created on May 16, 2023

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l'odio online

Parlare dell’odio sul web è nostro dovere, in quanto aspiriamo a poter lavorare in contesti meno ostili e con regole certe e non discrezionali. Si tratta di un argomento complesso che concerne aspetti sociologici e psicologici (quindi individuali) relativi sia alla vittima che al carnefice. Inoltre, attorno al tema dell’hate speech c’è l’importante questione della legislazione adeguata a contrastare il fenomeno e della responsabilità delle piattaforme social sulle quali l’odio imperversa da tempo.

Parlare dell’odio sul web è nostro dovere, in quanto aspiriamo a poter lavorare in contesti meno ostili e con regole certe e non discrezionali. Si tratta di un argomento complesso che concerne aspetti sociologici e psicologici (quindi individuali) relativi sia alla vittima che al carnefice. Inoltre, attorno al tema dell’hate speech c’è l’importante questione della legislazione adeguata a contrastare il fenomeno e della responsabilità delle piattaforme social sulle quali l’odio imperversa da tempo.

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l'odio sul web cos'è???

Le parole d’odio in rete, il cosiddetto hate speech online, rappresentano un fenomeno esteso e trasversale: colpiscono i più vulnerabili sulla base delle origini, della religione, del genere e dell’identità di genere, dell’orientamento sessuale, delle condizioni socio-economiche, dell’aspetto.

I dati ci mostrano che in Italia il fenomeno dell’odio sul web è ormai diventato un problema con il quale tutti dobbiamo fare i conti. Violenza verbale, discriminazioni razziali, di genere, body shaming, cyberbullismo, revenge porn, fake news generate con lo scopo di creare allarmismi e divisioni fra gli utenti del web che poi degenerano in discussioni violente. La definizione di hate speech al momento non è univoca e questo, forse, rappresenta uno dei primi ostacoli alla circoscrizione del fenomeno.

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est. 2019

prechè l'odio sul web accade??

Le parole d’odio in rete, il cosiddetto hate speech online, rappresentano un fenomeno esteso e trasversale: colpiscono i più vulnerabili sulla base delle origini, della religione, del genere e dell’identità di genere, dell’orientamento sessuale, delle condizioni socio-economiche, dell’aspetto. A volte sono incitate da politici e personaggi influenti, in altri casi la scintilla è innescata da notizie o fake news. Quando il livello di odio è già saturo, non c’è neppure bisogno di qualcuno o qualcosa che dia il là alla violenza verbale online.

Che cosa è un amico? Te lo dico io. L’amico è una persona con cui hai il coraggio di essere te stesso

Anche il bullismo, fenomeno che esiste da sempre (chi non ha avuto il bullo in classe e chi non ha dovuto fare i conti con queste persone durante un’età difficile come l’adolescenza ad esempio?), si è trasformato in cyberbullismo amplificandone sensibilmente le conseguenze. Infatti, mentre il bullismo si manifesta in maniera pubblica e visibile all’interno del gruppo dei pari e quindi, in luoghi determinati (quali la scuola, la palestra, i giardini pubblici), con persone e in circostanze tangibili e ricostruibili, nel mondo online non ci sono confini. Pertanto, un video creato per mettere a disagio qualcuno e prenderlo in giro, può diventare virale e uscire completamente dalla sfera di controllo di chi ha commesso l’azione e di chi la subisce, generando effetti di una certa entità sulla vita della vittima.

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la differenza tra odio online e odio offline

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a differenza tra odio online e odio offline L’UNESCO nel ‘Countering Online Hate Speech‘ identifica quattro differenze sostanziali tra hate speech online e quello offline. Innanzitutto, la permanenza. La possibilità che le manifestazioni di odio rimangano attive per lunghi periodi di tempo, in formati diversi. E che vengano trasferite tra piattaforme differenti. Prendendo come esempio Twitter, su questo social media sono i trending topics a fomentare la diffusione di messaggi d’odio e a renderli interessanti. Un’altra differenza è il ritorno imprevedibile dei contenuti di odio online. Rimuovendo il contenuto dal web non si ha comunque la certezza della sua scomparsa. Infatti esso può riapparire in un’altra piattaforma o all’interno della stessa, seppure con una forma diversa o con una diversa intestazione. L’anonimato o l’utilizzo di pseudonimi o nomi falsi è il terzo elemento che contraddistingue le due forme di odio. E questa è forse una delle differenze più importanti. Infatti avendo la possibilità di agire senza essere identificati, molti utenti si sentono ancora più incoraggiati a esprimere l’odio. Con l’anonimato si pensa di non correre nessun pericolo. Infine la transnazionalità, cioè l’assenza di confini che permette la diffusione capillare dei messaggi. Essa alimenta il fenomeno dell’hate speech e rende difficile l’emanazione di leggi per combatterlo. Le misure dell’Unione Europea contro l’odio online

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le misure dell'Unione Europea contro l'odio online

Al momento non esiste una normativa comune a tutti i paesi dell’Unione Europea. Manca anche una definizione unanime sui concetti di hate speech e di istigazione all’odio online. I paesi membri non hanno ancora preso provvedimenti comuni per contenere il fenomeno, per definire i tempi di cancellazione dei messaggi o il ruolo di garanzia della magistratura nella gestione della rimozione dei contenuti quando impatta sulla libertà di espressione. Nel 2018 la Germania è stata uno dei primi paesi a introdurre normative molto severe nei confronti dei contenuti che celebrano l’odio. Le piattaforme sono sanzionate con multe pesanti in caso di inadempimento della tutela. In questo modo si mira a imporre una maggiore collaborazione con i social network più forti. Seguendo l’esempio della Germania, la Francia ha elaborato delle leggi simili, che devono ancora essere approvate dal Consiglio Costituzionale. Gli altri paesi europei – tra cui Polonia, Spagna, Austria e i paesi del Nord Europa – stanno proseguendo con studi e ricerche in questa direzione e nel frattempo hanno lanciato iniziative politiche il cui obiettivo è quello di capire come governare e mitigare questa forma di odio. È nata infatti l’idea di creare consultori, fisici o virtuali, per le vittime e i responsabili dell’odio online. Il tutto collaborando con le piattaforme social.

Come l’AI può contribuire alla lotta contro l’hate speech

Facebook sta lavorando alla rimozione dei contenuti in cui si incita all’odio. E questo è anche possibile grazie a due importanti aggiornamenti fatti ai sistemi di intelligenza artificiale

l secondo aggiornamento riguarda la capacità di analizzare contenuti combinati, cioè composti da differenti tipologie di media – testo, immagini, video, audio.

Instagram e l’aggiornamento delle policy sull’odio

La policy di Instagram afferma che in tema di hate speech non è accettato alcun tipo di insulto od offesa rivolta su base etnica o religiosa. L’anno scorso queste leggi sono state rafforzate con l’adozione di provvedimenti immediati. Tali provvedimenti vengono messi in atto nel momento in cui la piattaforma si rende conto di essere davanti a una forma di hate speech. Nel frattempo, continuano a migliorare gli strumenti per l’identificazione di questo tipo di disagio, in modo da poter agire il più in fretta possibile. In base a quanto affermato da Instagram stesso, tra luglio e settembre dello scorso anno sono riusciti a intervenire contro 6,5 milioni di contenuti sull’hate speech sul social, inclusi i direct. Nel 95% dei casi sono stati rimossi ancora prima di essere segnalati.